NOTE:

[534] Anna Comnena racconta le conquiste fatte dal padre suo nell'Asia

Minore (_Alexiad._, l. XI, p. 321-325, l. XIV, pag. 419); la guerra di

Cilicia contra Tancredi e Boemondo (p. 228-342); la guerra di Epiro con

insopportabile ampollosità (l. XII, XIII, pag. 345-406); la morte di

Boemondo (l. XIV, p. 419).

[535] Cionnullameno i Re di Gerusalemme ad alcune forme di dependenza si

sottomisero; e nelle date delle loro iscrizioni, una delle quali è

tuttavia leggibile nella chiesa di Betlem, al proprio nome, quello del

regnante Imperatore rispettosamente anteponevano (_Dissertat. sur

Joinville_, XXVII, pag. 319).

[536] Anna Comnena, a compimento della sua favola, aggiunge che venne

rinchiuso entro la bara in compagnia del cadavere d'un cuoco, e si degna

fare le maraviglie che questo Barbaro abbia potuto sopportare tale

imprigionamento e l'odore d'un morto. La ridicola novelletta dai Latini

non è conosciuta.

[537] Απο Θυλης, nella geografia bisantina dovrebbe significare

Inghilterra. Pure sappiamo, in modo da non dubitarne, che Enrico I non

permise a Boemondo il levar truppe dall'Inghilterra (Ducange, _Not. ad

Alexiad_, p. 41).

[538] La copia del Trattato (_Alexiad_, l. XIII, p. 406-416), è un

documento meritevole di curiosità, che per essere inteso bene avrebbe

d'uopo della carta del Principato di Alessandria: ma potrebbe anche

fornire i dati per disegnarla.

[539] _V._ nella dotta opera del de Guignes (t. II, part. II) quanto

sulla storia de' Selgiucidi d'Iconium, di Aleppo e di Damasco si è

potuto raccogliere dagli autori Greci, Latini, ed Arabi; ma questi

ultimi poco istruiti degli affari di Rum si dimostrano.

[540] Iconium viene citato da Senofonte, come posto fortificato; lo

stesso Strabone lo accenna col nome equivoco di Κωμοπολις, _Comopoli_

(Cellarius, t. II, p. 121): nondimeno S. Paolo trova questo sito abitato

da una _moltitudine_ πληθος di Ebrei, o Gentili. Abulfeda lo descrive,

sotto la corrotta denominazione di Kunigià, come città grande, bagnata

da un fiume, ricca di sontuosi giardini, distante tre leghe dalle

montagne, e ornata, non so il perchè, dal mausoleo di Platone (Abulfeda,

_Tabul._ XVII, p. 304, vers. Reiske, e l'_Index geographicus_ di

Schultens, tolto da Ibn Said).

[541] Come supplimento alla storia della prima Crociata, _V._ Anna

Comnena (_Alexiad_, l. XI, p. 331 ec.) e il libro ottavo di Alberto

d'Aix.

[542] Intorno la seconda Crociata di Corrado III e di Luigi VII, _v._

Guglielmo di Tiro (l. XVI, c. 18-29), Ottone di Freysingen (l. I, cap.

34-45, 59, 60), Mattia Paris (_Hist. Mayor._, p 68), Struve (_Corpus

Hist. Germanicae_, p. 372, 373), _Scriptores rerum Franc._, del

Duchesne, t. IV; Niceta, _in Vit._ Manuel, l. I, c. 4, 5, 6, pag. 41-48;

Cinnamo (l. II, p. 41-49).

[543] Intorno alla terza Crociata di Federico Barbarossa _V._ Niceta in

Isacco l'Angelo (l. II, cap. 3-8, pag. 257-266), Struvio (_Corpus Hist.

Ger._ p. 414), e due istorici che probabilmente furono spettatori:

Taginone (_in Script. Freher._, t. I, p, 406-416, ediz. Struvio) e

l'Anonimo _de Expeditione Asiatica, Fred. 1_ (_in Canisii antiquit.

Lection._, t. III, part. II, p. 498-526, ediz. Basnage).

[544] Anna Comnena che pone di quarantamila uomini a cavallo e di

centomila fanti il numero di questi migrati, li chiama Normanni, e

assegna loro per condottieri i due fratelli di Fiandra. I Greci erano in

singolarissima guisa ignoranti sui nomi delle famiglie e de'

possedimenti de' Principi latini.

[545] Guglielmo di Tiro e Mattia Paris contano in ciascun esercito

settantamila _loricati._

[546] Il Cinnamo cita questo conto imperfetto (εννενηκοντα μυριαδες,

novecentomila), che Odone di Diogile presso il Ducange (_ad Cinnamum_)

riduce alla esattezza col profferire un numero di novecentomila

cinquecentocinquantasei individui. Perchè dunque la traduzione e il

comentario si stanno al calcolo non compiuto di novecentomila? Goffredo

di Viterbo esclama (_Pantheon_, p. 19 Muratori, t. VII, p. 462).

_— Numerum si poscere quaeras,_

_Millia millena milites agmen erat?_

[547] Questo stravagante calcolo è di Alberto di Stade (_V._ Struvio, p.

414). Il mio è tolto da Goffredo di Viterbo, da Arnoldo di Lubecca,

citato dallo stesso Goffredo, e da Bernardo il Tesoriere (c. 169, p.

804). Gli autori originali tacciono a tal proposito. I Maomettani

faceano ascendere il loro esercito a dugento, o dugentosessantamila

uomini (Bohadin, _in vit. Saladin_, p. 110).

[548] Mi è d'uopo notare che nella seconda e nella terza Crociata, i

Greci e gli Orientali chiamano i sudditi di Corrado e di Federico

_Alamanni._ I _Lechi_ o _Tzechi_ del Cinnamo sono i Polacchi e i Boemi;

questo autore conserva ai Francesi l'antica denominazione di Germani.

Cita ancora i Βριταονοο _Britanni_ o Βριττο, _Britti_.

[549] Niceta, tuttavia fanciullo ne' giorni della seconda Crociata,

durante la terza, difese contro i Franchi la rilevante piazza di

Filippopoli. Cinnamo non respira che orgoglio e parzialità di nazione.

[550] Niceta biasima la condotta tenutasi dagli abitanti di Filadelfia,

intanto che l'anonimo Alemanno accusa i proprj compatriotti (_culpa

nostra_). Sarebbe da augurarsi che solamente contraddizioni di questo

genere la Storia offerisse. Gli è ancora da Niceta che sappiamo il pio

dolore, e gli umani sentimenti dimostrati da Federico.

[551] Χθαμαλη εδρα, _bassa sedia_, vocabolo che il Cinnamo traduce in

latino come se fosse un sinonimo di Σεδδιον, _sella_. Il Ducange si

adopera a tutt'uomo per coonestare questa circostanza umiliante pel suo

Sovrano e per la sua patria (_sur Joinville, Dissert. 27_; pag.

317-320). In appresso Luigi insistè per un parlamento, _in mari ex

aequo_, e non _ex equo_, come fu scioccamente in alcuni manoscritti

copiato.

[552] _Ego Romanorum imperator sum, ille Romaniorum_ (Anonimo Canis.

pag. 512). Lo stile pubblico e storico dei Greci era Ρεξ _Rex o

princeps_; però il Cinnamo riguarda come sinonimi Ιμπερατορ,

_Imperatore_ e _Re_ Βασιλευς.

[553] _V._ nell'_Epistole_ di Innocenzo III (13, p. 184), e nella

_Storia di Boadino_ (pag. 129, 130) quali fossero su di un tal genere di

tolleranza le opinioni di un Papa e quelle di un Cadì.

[554] Come conti di Vexin, i re di Francia prestavano omaggio di

vassalli al monastero di S. Dionigi, e riceveano dall'Abate la bandiera

del Santo, che era di forma quadrata, e di colore rosso fiammeggiante

(_flamboyant_); e dal duodecimo fino al quindicesimo secolo l'oriflamma

sempre innanzi ai francesi eserciti sventolò (Ducange _sur_ Joinville,

_Dissert._ 18, p. 244-253).

[555] I materiali delle storie francesi della seconda Crociata si

trovano nell'Opera _Gesta Ludovici VII_, pubblicata nel decimoquarto

volume dalla Raccolta del Duchesne. Questo volume medesimo contiene

molte lettere originali del Re, del ministro Suger ec., documenti i più

autentici fra quanti la Storia ne somministri.

[556] _Terram horroris et salsuginis, terram siccam, sterilem,

inamaenam_ (Anonim. Canis., p. 517). Modo di esprimersi enfatico e

confacevole all'uom che soffriva.

[557] _Gens innumera, sylvestris, indomita, praedones sine ductore_; in

somma tal genia d'uomini che lo stesso Sultano di Cogni potea

sinceramente allegrarsi della lor distruzione (Anon. Canis., p. 517,

518).

[558] _V._ nello Scrittore anonimo della Raccolta di Canisio, in

Taginone e Boadino (_vit. Saladin._ p. 119 e 120) la condotta ambigua

tenutasi da Kilidge Arslan, sultano di Cogni, che detestava e temeva nel

modo medesimo Saladino e Barbarossa.

[559] Il vezzo di mettere in paralello due grandi uomini, ha tratti

molti scrittori a credere, o almeno a voler sostenere, che Federico

annegò nel Cidno, famoso per la morte di Alessandro che imprudentemente

vi prese un bagno (Q. Curt., l. III, c. 4, 5). Ma la strada tenuta

dall'imperatore Barbarossa, m'induce piuttosto a pensare che il Saleph

sia tutto un fiume col Calicadno, riviera men rinomata del Cidno, ma nel

suo corso più lunga.

[560] Marino Sanuto mette per principio (A. D. 1321) _quod stolus

Ecclesiae per terram nullatenus est ducenda_; e coll'attribuire a

straordinario soccorso celeste il buon esito della prima Crociata,

distrugge l'obbiezione, che questa alla massima da esso annunziata

opporrebbe (_Secreta fidelium crucis_, l. II, pars II, c. 11, p. 37).

[561] _Ma questo sepolcro era quello di Gesù Cristo, riguardato da'

Crociati, come una cosa preziosissima[*]._ (N. di N. N.)

* Alla pia osservazione dell'Autore di queste note un'altra ne

aggiugneremo, filosofica semplicemente. I Crociati, e massimamente i

loro condottieri, non erano dalla sola pietà guidati a queste imprese,

ma dal desiderio di conquistare ricchezze e novelli regni, come lo

stesso sig. Gibbon ha osservato nel precedente capitolo. L'esperienza

poi delle sciagure de' predecessori non poteva essere di tanto peso,

massimamente ne' secoli della cavalleria, per uomini ardentissimi di

gloria militare, avvezzi a non calcolare, può dirsi, nulla la vita sol

che vedessero una lontana speranza di superare ostacoli da niuno ancor

superati. Forse minori pericoli non disprezzavano, e non disprezzano

tuttavia, dopo la scoperta del Nuovo Mondo, quegli arditi naviganti,

che, avidi di trovare nuove terre, nuovi animali, nuove meteore,

affrontano incogniti fondi, furor di selvaggi, e mostri, e fame, e mari

di diaccio. (_Nota dell'Editore_)

[562] I più autentici schiarimenti intorno a S. Bernardo si trovano ne'

suoi scritti medesimi pubblicati nella edizione corretta del padre

Mabillon, e ristampati a Venezia nell'anno 1750 in sei volumi

_in-folio._ Tutto quanto l'affezione personale ha potuto raccogliere,

tutto quanto la superstizione è stata capace di aggiungere, trovasi

nelle due vite di questo Santo, composte da' suoi discepoli, nel sesto

volume. Tutto ciò che l'erudizione e la sana critica possono ammettere,

leggesi nelle Prefazioni degli Editori benedettini.

[563] Chiaravalle, detta _la valle di Assinto_, è situata nelle foreste

vicino a Bar di Aube, nella Sciampagna. S. Bernardo arrossirebbe oggidì

al vedere il lusso della sua Chiesa; cercherebbe la biblioteca, nè

rimarrebbe molto edificato trovando un tino di capacità eguale ad

ottocento botti, quasi somigliante a quello di Eidelberga. (_Mélanges

d'une grande Bibliothèque_, t. XLVI, p. 15-20).

[564] _Secondo l'Autore il carattere di Santo non è interamente

combinabile colla ragione e coll'umanità. Ma il vocabolo_ Santo, _altro

non vuol dire, che buono, nel suo senso generale, applicabile a

qualunque uomo, di qualunque nazione, e religione; e l'uomo buono pensa,

ed opera secondo la ragione, e l'umanità; dunque non è vero essere il

carattere di_ Santo _in generale, e nel suo vero significato non

combinabile colla ragione, e coll'umanità. Riferendo poi l'Autore il

vocabolo Santo ai Cristiani, fra' quali era S. Bernardo, avverta il

lettore, che vie più, quando veramente lo meritino, il vocabolo_ Santo

_è, loro bene applicato nel suo vero senso, inseparabile dall'uso della

ragione, e dai sentimenti di umanità: nè varrebbe l'opporre alcuni fatti

di zelo eccessivo e condannevole._ (N. di N. N.)

[565] I discepoli del Santo (_vit. prima_, l. III, c. 2, p. 1232; _vit.

secunda_, c. 16, n. 45, p. 1383) raccontano un esempio sorprendente

della pietosa apatia del loro maestro. _Juxta lacum etiam Lausannensem

totius diei itinere pergens, penitus non attendit, aut se videre non

vidit. Cum enim vespere facto, de eodem lacu socii collequerentur,

interrogabat eos ubi lacus ille esset; et mirati sunt universi._ Per

farsi idea del senso che una tal distrazione di S. Bernardo dovea

eccitare, vorrei che il leggitore avesse, come io in questo momento,

dinanzi alle finestre della sua Biblioteca, la deliziosa prospettiva di

un sì ammirabil paese.

[566] Ottone di Freysingen, l. I, c. 4; S. Bernardo, _epist._ 363, _ad

Francos orientales_, _Opp._, t. I, pag. 328; _vit. prima_, l. III, c. 4,

t. VI, p. 1235.

[567] _Mandastis et obedivi.... multiplicati sunt super numerum;

vacuantur urbes et castella; et pene jam non inveniunt quem apprehendant

septem mulieres unum virum; adeo ubique viduae vivis remanent viris_ (S.

Bern. _epist._ pag. 247).

[568] _Quis ego sum ut disponam acies; ut egrediar ante facies

armatorum, aut quid tam remotum a professione mea, si vires, si peritia,

ec._ (_Epist._ 256, t. I, pag. 259). Parla con disprezzo di Piero

l'Eremita, _vir quidam_ (_ep._ 363).

[569] _Sic dicunt forsitan isti, unde scimus quod a Domino sermo

egressus sit? Quae signa tu facis ut credamus tibi? non est quod ad ista

ipse respondeam; parcendum verecundiae meae, responde tu pro me, et pro

te ipso, secundum quae vidisti et audisti, et secundum quod te

inspiraverit Deus._ (_Consolat._, lib. II, cap. 1, _Opp._, tom. II, p.

421-423).

[570] _V._ le testimonianze, _in vit. prima_, l. IV, c. 5, 6, _Opp._, l.

VI, p. 1258-1261, l. VI, c. 1-17, p. 1286-1314.

[571] Filippo, arcidiacono di Liegi, che accompagnava S. Bernardo ha

composta una narrazione de' miracoli che attribuivansi a questo Santo, e

che, stando al detto del narratore, non erano meno di trentasei al

giorno (Fleury, _Hist. eccles._ l. LXIX, n. 16). (_Nota dell'Editore_)

[572] _I Miracoli di S. Bernardo, senza entrare nell'esame delle

particolarità del loro numero, della loro qualità, e delle loro

circostanze, furono creduti; ma oggidì pei progressi delle cognizioni si

distinguono gli effetti delle cause naturali, da quelli di una

soprannaturale; e la filosofia mostra come sieno da separarsi le

illusioni della calda immaginazione e della prevenzione, dalla realità,

o l'imposture dalle verità. Molti luoghi poi di S. Bernardo, e

specialmente quello_ sic dicunt farsitanae _mostrano la sua abilità

nell'arte rettorica. La grandissima prevenzione del popolo a di lui

favore, doveva rendere sempre vittoriosa la di lui facondia, che tutti i

popoli spingeva alla crociata in Palestina, onde ne venivano disertate

le province. Oggidì la facondia di S. Bernardo non produrrebbe alcun

effetto._ (Nota di N. N.)

[573] Abul-Mahazen, presso il De Guignes, _Histoire des Huns_, t. II,

part. II, p. 99.

[574] _V._ l'articolo _Sangiar_ nella Biblioteca orientale del

d'Herbelot, e il de-Guignes (t. II, part. 1, pag. 230-261). Per suo

splendente valore, fu soprannomato dagli Orientali il secondo

Alessandro, e tanto fu l'eccesso dell'affetto de' sudditi verso di lui,

che per un anno intiero dopo la sua morte, continuarono pel Sultano le

lor preghiere. Però Sangiar potrebbe essere caduto prigioniero così de'

Cristiani, come degli Uzj. Regnò cinquant'anni all'incirca (A. D.

1103-1152), e si mostrò proteggitor generoso ai poeti della Persia.

[575] L'Autore della Zaira avea del certo presente all'animo questo

stato politico dell'Oriente in que' giorni, quando facea dire ad

Orosmano:

«Mais la mollesse est douce, et sa suite est cruelle.

Je vois autour de moi cent rois vaincus par elle,

Je vois de Mahomet ces lâches successeurs,

Ces califes tremblans dans leur triste grandeur,

Couchés sur les debris de l'autel et du trone,

Sous un nom sans pouvoir languir dans Babylone;

Eux qui seraient encore, ainsi que leurs ayeux,

Maîtres du monde entier, s'ils l'avoient été d'eux.

Bouillon leur arracha Solyme et la Syrie;

Mais bientôt, pour punir une secte ennemie,

Dieu suscita le bras du puissant Saladin ec.»

(_Nota dell'Editore_).

[576] _V._ la Cronologia degli Atabek di Yrak e della Sorìa nel De

Guignes, t. I, p. 254, e nello stesso autore (t. II, part. 2, p.

147-221) i regni di Zenghi e di Noraddino, da esso descritti valendosi

del testo arabo di Benelatir, Ben-Sciunà e Abulfeda; la _Biblioteca

orientale_, agli articoli, _Atabek e Noradinno_; e le dinastie di

Abulfaragio (p. 250-267, _vers._ Pocock).

[577] Guglielmo di Tiro (l. XVI, capo 4, 5-7) racconta la presa di

Edessa, e la morte di Zenghi. Il nome di Zenghi corrotto e trasformato

in _Sanguino_ somministra ai Latini materia di una goffa allusione e

all'indole del medesimo, che essi fanno _sanguinaria_, e al suo misero

fine: _Fuit sanguine sanguinolentus._

[578] _Noradinus_ (dice Guglielmo di Tiro, lib. XX, 33) _maximus nominis

et fidei christianae persecutor; princeps tamen justus, vafer, providus,

et secundum gentis suae traditiones religiosus._ Possiamo aggiungere a

questa autorità di un Cattolico, quella d'un primate de' Giacobiti

(Abulfaragio, p. 267). _Quo non alter erat inter reges vitae ratione

magis laudabili: aut quae pluribus justitiae experimentis abundaret._

Fra gli elogi fatti ai Re, i più meritevoli di fede sono quelli che

questi ottengono dopo morte, e dal labbro stesso dei loro nemici.

[579] Fondato su i racconti dell'Ambasciatore, Guglielmo di Tiro (l.

XIX, cap. 17, 18) descrive il palazzo del Cairo. Vennero trovati nel

tesoro del Califfo una perla grossa quanto un uovo di colombo, un rubino

che diecisette dramme d'Egitto pesava, uno smeraldo lungo un palmo e

mezzo, e grande numero di cristalli e di porcellane della Cina

(Renaudot, p. 536).

[580] _Mamluc_, al plurale _Mamalic._ Pocock (_Proleg. ad_ Abulfaragio,

pag. 7), e d'Herbelot, pag. 545, definiscono il _Mamluc, servum

emptitium, seu qui pretio numerato in domini possessionem cedit._

Vediamo di frequente i Mammalucchi nelle guerre di Saladino (Bohadin,

pag. 236). I primi Mammalucchi introdotti dai discendenti di Saladino

nell'Egitto, furono i Mammalucchi _Bahartie._

[581] Giacomo di Vitry pretende che il re di Gerusalemme non avesse

condotto con sè più di trecentosettantaquattro cavalieri. Tanto i

Franchi, quanto i Musulmani, attribuiscono la superiorità di numero al

nemico: i quali due calcoli si possono conciliare sottraendo in un

d'essi i timidi Egiziani, nell'altro sommandoli.

[582] Si parla qui di Alessandria degli Arabi, che, quanto ad estensione

e ricchezze, può riguardarsi termine medio fra l'Alessandria de' Greci e

de' Romani, e l'Alessandria de' Turchi (Savary, _Lettres sur l'Egypte_,

t. I, p. 25, 26).

[583] Intorno a questa grande rivoluzione dell'Egitto, _V._ Guglielmo di

Tiro (l. XIX, 5, 6, 7-12-31, XX, 5-12), Boadino (_in vit. Saladin._ pag.

30-39), Abulfeda (_in excerpt._, Schultens, p. 1-12), d'Herbelot (_Bibl.

orient. Adhed_, _Fathema_, ma vi è poca esattezza), Renaudot (_Hist.

patr. Alex._, pag. 522-525, 532-537), Vertot (_Hist. des chevaliers de

Malte_, t. I, p. 141-163, in 4) e de Guignes (t. II, part. II, p.

185-215).

[584] Quanto ai Curdi, _V._ de Guignes (t. I, p. 416, 417), l'_Indice

geografico_ di Schultens, e Tavernier (_Voyages_, part. I, p. 308-309).

Gli Aiubiti discendeano dalla tribù dei Ravadici, una fra le più nobili;

ma essendo infetti della eresia delle Metempsicosi, i Sultani ortodossi

procuravano farli credere non derivati dai Curdi, se non se per parte

della madre che avesse sposato uno straniero stanziatosi fra queste

genti.

[585] _V._ il quarto libro dell'_Anabasis_ di Senofonte. I diecimila

ebbero più a dolersi delle frecce de' Carduchiani che di tutto il

rimanente dell'esercito del gran Re.

[586] Dobbiamo al professore Schultens i materiali i più autentici e

preziosi intorno alla vita di Saladino; e sono: la vita di questo

principe, composta dal suo ministro ed amico, il Cadì Boadino; numerose

compilazioni della storia composta dal parente di Saladino, principe

Abulfeda di Hamà. Aggiugneremo a questi l'articolo _Salahaddin_ della

_Biblioteca orientale_, e quanto è possibile il raccogliere dalle

_Dinastie_ di Abulfaragio.

[587] Poichè il medesimo Abulfeda era un Aiubita, gli si dee merito,

d'avere, almeno col suo silenzio, professata la modestia del fondatore.

[588] _Hist. Hieros._, nell'Opera _Gesta Dei per Francos_, (pag. 1152).

Trovasi un esempio di simil fatta nel Joinville (pag. 42, ediz. del

Louvre); ma il pietoso S. Luigi ricusò agl'Infedeli l'onore di

ammetterli a far parte di un Ordine cristiano (Ducange, _Observ._ p.

70).

[589] A tutti i titoli degli Arabi fa d'uopo sottintendere sempre

l'aggiunto _religionis._ Noraddino _lumen r._; Ezodino, _decus r._;

Amaduddino, _columen r._; il nome proprio del nostro eroe era Giuseppe,

e venne soprannomato Salahaddin, _Salus r._; Al Malicus, Al-Nasirus,

_rex defensor r._; Abu-Modafir, _pater victoriae r._; (Schultens,

_prefazion._).

[590] Abulfeda, nipote _ex-fratre_ di Saladino, osserva, citandone molti

esempj, che i fondatori delle dinastie assumono sopra sè medesimi il

delitto, o il biasimo, e ne lasciano il frutto ai loro innocenti

collaterali (_Excerpt._ p. 10).

[591] _V._ la vita e il carattere di Saladino nel Renaudot (p. 537-548).

[592] Boadino, testimonio oculare, e divoto di buona fede, esalta nel

suo primo capitolo le virtù civili e religiose di Saladino.

[593] L'ignoranza e de' nativi dell'Egitto, e de' viaggiatori, al

proposito di molte di queste fondazioni, e particolarmente del Castello

del Cairo e del pozzo di S. Giuseppe, ha confuse insieme le opere del

Sultano e del Patriarca.

[594] Anon. Caris. t. III, parte 2, p. 504.

[595] Boadino, p. 129-130.

[596] Intorno al regno latino di Gerusalemme _V._ Guglielmo di Tiro, (l.

IX-XXII), Giacomo di Vitry (_Hist. Hieros._, l. I) e Sanuto (_Secreta

fidelium crucis_, lib. III, part. VI, VII, VIII, IX).

[597] _Templarii ut apes bombabant, et Hospitalarii ut venti stridebant,

et barones se exitio offerebant et Turcopoli_ (le truppe leggiere de'

Cristiani) _semetipsi in ignem injiciebant_ (_Ispahani de expugnatione

Kudsitica_, p. 18, presso Schultens). Questo saggio di araba eloquenza è

diverso alquanto dallo stile di Senofonte.

[598] I Latini affermano che Raimondo avea tradito i Cristiani; gli

Arabi lo danno a credere; ma se di questi, egli avesse abbracciata la

religione, sarebbe stato posto dai Maomettani nel novero de' loro Santi

ed eroi.

[599] Rinaldo, Reginaldo, o Arnoldo di Castiglione, è celebre fra i

Latini così per la sua vita, come la sua morte, le cui circostanze

vengono chiaramente raccontate da Boadino e da Abulfeda. Joinville nella

storia di san Luigi (p. 70) racconta un'usanza di Saladino, cioè di non

commettere mai a morte un prigioniero, al quale avesse offerto pane e

sale. Alcuni fra i compagni di Arnoldo caddero trucidati, e può dirsi

sagrificati nella valle della Mecca, _ubi sacrificia mactantur_

(Abulfeda pag. 32).

[600] Vertot che ne ha offerto un racconto ben fatto della caduta del

regno e della città di Gerusalemme (_Histoire des chevaliers de Malte_,

t. I, l. II, p. 226-278) a tal proposito ha aggiunte due lettere

originali di un Templario.

[601] Renaudot, _Hist. patr. Alex._ p. 345.

[602] _Il teologo risponde, che i peccati dei Crociati, già descritti

dall'Autore, tolsero loro l'aiuto di Gesù Cristo, e cagionarono la loro

intera rovina, estesa sopra alcuni milioni d'uomini, malgrado i meriti

dell'impresa._ (Nota di N. N.).

[603] _Il culto delle Immagini bene considerato non è idolatria._ (Nota

di N. N.)

[604] In quanto riguarda la conquista di Gerusalemme, Boadino (p. 67-76)

e Abulfeda (p. 40-43) sono le nostre autorità maomettane. Fra gli

storici Cristiani, Bernardo il Tesoriere (c. 151-157) è il più

abbondante di particolarità, ed il più autentico. _V._ anche Mattia

Paris (p. 120-124).

[605] Intorno agli assedj di Acri e di Tiro ampie nozioni possono

ottenersi da Bernardo il Tesoriere (_De acquisit. Terrae Sanctae_, c.

167-179), dall'Autore della _Hist. Hieros._ (p. 1150-1172), dal Bongars

e d'Abulfeda (pag. 43-60), e da Boadino (p. 75-179).

[606] Mi sono tenuto al racconto più saggio e più verisimile di un tal

fatto. Il Vertot ammette senza esitare una novella romanzesca, giusta la

quale il vecchio Marchese trovasi di fatto esposto ai dardi degli

assediati.

[607] _Northmanni et Gothi, et coeteri populi insularum, quae inter

Occidentem et Septentrionem positae sunt, gentes bellicosae, corporis

proceri, mortis intrepidae, bipennibus armatae navibus rotundis quae

Ysnachiae dicuntur advectae._

[608] Lo Storico di Gerusalemme (p. 1108) aggiugne le nazioni

dell'Oriente dal Tigri all'Indo, e le tribù de' Mauri e dei Getuli; di

modo che l'Asia e l'Affrica combatteano contra l'Europa.

[609] Boadino (pag. 180) e gli storici Cristiani non negano, nè

disapprovano questa carnificina. _Alacriter jussa complentes_ (i soldati

inglesi), dice Goffredo di Vinisauf (lib. IV, c. 4, p. 346), e calcola

di duemilasettecento il numero delle vittime. Roberto Hoveden pretende

sieno state cinquemila (p. 697, 698). Fosse umanità, o avarizia, Filippo

Augusto si piegò a restituire ai suoi prigionieri la libertà, mediante

un riscatto (Giacomo di Vitry, l. I, c. 98, p. 1122).

[610] Boadino, p. 14. Egli cita la sentenza di Baliano e del principe di

Sidon, aggiugnendo: _ex illo mundo quasi hominum paucissimi redierunt._

Fra i nomi de' Cristiani periti sotto le mura di Acri, trovo quelli

degl'Inglesi, Ferrers, conte di Derby (Dugdale, _Baronnage_, part. I, p.

260), Mowbray (_idem._, p. 124); Mandevil, Fiennes, S. John, Scrope,

Pigot, Talbot ec.

[611] _Magnus hic apud eos, interque reges eorum tum virtute, tum

majestate eminens.... summus rerum arbiter_ (Bohadin, p. 159). Non

sembra che questo Storico abbia conosciuti i nomi di Filippo o di

Riccardo.

[612] _Rex Angliae praestrenuus....... rege Gallorum minor apud eos

censebatur, ratione regni atque dignitatis; sed tum divitiis florentior,

tum bellica virtute multo erat celebrior_ (Bohadin, p. 161). È lecito ad

uno straniero l'ammirare queste ricchezze; ma i nostri Storici avrebbero

potuto raccontare a Boadino quali angherie, quali funeste depredazioni

erano state usate per ammassarle.

[613] Joinville (p. 17). «_Guides-tu que ce soit le roi Richard?_»

[614] Egli era nondimeno colpevole di un tal delitto agli occhi de'

Musulmani, i quali attestano che gli assassini confessarono essere stati

inviati dal Re d'Inghilterra (Bohadin p. 225); mentre la difesa del re è

tutta fondata sopra una supposizione evidentemente assurda (_Hist. de

l'Acad. des inscript._, t. XVI, p. 155-163), sopra una pretesa lettera

del Capo degli assassini, lo Sceik, o Vecchio della Montagna, che

giustificava Riccardo, assumendo sopra di sè il biasimo, o il merito di

un tale assassino.

[615] _V._ gli estremi a cui Saladino era ridotto, e la pia fermezza

dell'animo suo nella descrizione fattane da Boadino (p. 7-9, 235-236),

che aringò egli stesso i difensori di Gerusalemme; l'atterrimento loro

non era pei nemici un mistero (Giacomo di Vitry, l. I, c. 100, p. 1123,

Vinisauf, l. V, c. 50, p. 399).

[616] Pure a meno che il Sultano o un principe Aiubita non fosse rimasto

entro Gerusalemme, _nec Curdi Turcis, nec Turci Curdis essent

obtemperaturi_ (Boadino p. 237). Qui lo Storico solleva una falda del

velo politico.

[617] Boadino (pag. 237) e lo stesso Goffredo di Vinisauf (l. VI, c.

1-8, pag. 403-409) attribuiscono allo stesso Riccardo la ritirata, e

Giacomo di Vitry nota che per l'impazienza di partire _in alterum virum

mutatus est_ (pag. 1123). Nondimeno Joinville, cavalier francese, ne dà

colpa alla gelosia d'Ugo, Duca di Borgogna (p. 116), senza supporre,

come Mattia Paris, che questi si fosse lasciato corrompere dall'oro di

Saladino.

[618] Boadino (p. 184-249) e Abulfeda (p. 51, 52) raccontano le

spedizioni di Giaffa e di Gerusalemme. L'autore dell'Itinerario, ossia

il monaco di S. Albano, non può, in ordine alle prodezze di Riccardo,

aggiungere alcuna cosa al racconto che di queste ha fatto il Cadì

(Vinisauf, l. VI, c. 14-24, p. 412-421); _Hist. major._, p. 137-143. In

tutta questa guerra è singolare un accordo che regna fra i Cristiani ed

i Maomettani, quello cioè di esaltarsi per valore scambievolmente.

[619] _V._ il progresso delle negoziazioni e delle ostilità in Boadino

(p. 207, 260), che ebbe parte egli stesso nella conclusione del

Trattato. Riccardo manifestò l'animo suo di ritornare con nuovi eserciti

a compire la conquista di Terra Santa, alla quale minaccia Saladino con

un cortese complimento rispose (Vinisauf, l. VI, c. 28, p. 423).

[620] Fra i racconti che abbiamo di cotesta guerra, il meglio spiegato

trovasi nell'Opera originale di Goffredo di Vinisauf, _Itinerarium regis

Anglorum Richardi et aliorum in terram Hierosolimarum_, diviso in sei

volumi. Lo stesso racconto trovasi per esteso nel secondo volume di Gale

(_Scriptores Hist. Anglicanae_, p. 247-429). Anche Ruggero Hoveden e

Mattia Paris somministrano utili materiali a tale storia: il primo di

essi ne dà a conoscere con molta esattezza lo stato di navigazione e la

disciplina della flotta inglese in que' tempi.

[621] _Così Saladino denominava il culto de' Cristiani; nè un Maomettano

era obbligato a distinguere dall'Idolatria la venerazione che i

Cattolici romani prestano alle Immagini de' Santi. Non mi fermo su

questo argomento per averne già parlato a lungo nelle note precedenti._

(Nota di N. N.)

[622] Anche il Vertot (t. I, p. 251) ammette in questa ridicola favola

della indifferenza religiosa di Saladino; di quel Saladino che fino

all'ultimo respiro rigidamente professò l'Islamismo.

[623] _V._ la genealogia degli Aiubiti in Abulfaragio (_Dynast._, p. 277

ec.), le _Tavole_ del de Guignes, la _Art de vérifier les dates_, e la

_Bibl. orient._

[624] Il Thomassin (_Discipline de l'Eglise_, t. III, p. 311-374) ha

esaminato partitamente l'origine, gli abusi e le restrizioni di queste

decime. Venne sostenuta per qualche tempo una opinione che facea le

decime di legittimo diritto del Papa, come la decima del decimo de'

Leviti dovuta al gran Sacerdote, o Pontefice (Selden, sulle Decime: _V._

le sue Opere, vol. III, parte II, p. 1083).

[625] _Il principale scopo de' Papi, come risulta dalle loro lettere, fu

il togliere a' Maomettani Gerusalemme, ed il sepolcro di Gesù Cristo._

(Nota di N. N.)

[626] V. _Gesta Innocentii III_, nel Muratori, _Script. rerum ital._, t.

III, part. I, p. 486-568.

[627] _Le massime affatto erronee dell'Autore protestante in ordine a

questa materia, sono già state confutate nelle precedenti note._ (Nota

di N. N.)

[628] _V._ la quinta Crociata e l'assedio di Damieta in Giacomo di Vitry

(l. III, p. 1125-1149), in Bongars, testimonio oculare (_Gesta Dei_), in

Bernardo il Tesoriere, contemporaneo (_Script._ Muratori, t. VII, p.

825-846, c. 190-207), in Sanuto, laborioso compilatore (_Secreta fidel.

crucis_, l. II, parte XI, cap. 4-9); e fra gli Arabi in Abulfaragio

(_Dinast._, p. 294) e nella fine dell'Opera del Joinville, pag 533-537,

540-547, ec.

[629] A coloro che presero la Croce contro Manfredi, il Papa (A. D.

1255) concedè _plenissimam peccatorum remissionem. Fideles mirabantur

quod tantum eis promitteret pro sanguine Christianorum effundendo,

quantum pro cruore infidelium aliquando._ (Mattia Paris, pag. 785). Era

già un ragionar molto nel secolo decimoterzo.

[630] Questa semplice idea è conforme al retto sentire del Mosheim

(_Inst. Hist. eccl._, p. 332), e alla illuminata filosofia dell'Hume

(_Storia d'Inghilterra_, v. I, p. 330).

[631] Per rinvenire i materiali di cui la storia della Crociata di

Federico II è composta, vogliono essere consultati Riccardo di S.

Germano nel Muratori (_Script. rer. ital._ t. VII, p. 1002-1013) e

Mattia Paris (p. 286-291, 300-302, 304). I più ragionevoli fra i moderni

sono Fleury (_Hist. eccles._, t. XVI), Vertot (_Chev. de Malte_, t. I,

l. III), Giannone (_Ist. Civ. di Napoli_, t. II, l. XVI) e Muratori

(_Annali d'Italia_, t. X).

[632] _Non della Chiesa, ma della Corte di Roma._ (Nota di N. N.).

[633] Il buon Muratori sa ben che pensare, ma non che dire a tale

proposito; _Chino qui il capo ec._ (p. 322).

[634] Il clero confuse ad arte la moschea ossia la chiesa del Tempio col

Santo Sepolcro, errore volontario, che ha tratti in inganno il Vertot e

il Muratori.

[635] L'Invasione de' Carizmj, o Corasmini viene narrata da Mattia Paris

p. 546, 547, dal Joinville, da Nangis e dagli storici Arabi.

[636] Leggete, se ne avete il coraggio, la vita e i miracoli di S.

Luigi, scritti dal confessore della regina Margherita (Joinville, p.

291-523, ediz. del Louvre).

[637] Egli credea tutto quello che la Santa Madre Chiesa insegnava

(Joinville p. 10); ma dava per avvertimento a Joinville di non entrare

in dispute di religione cogl'Infedeli: «_L'homme lay_ (diceva egli nel

suo vecchio linguaggio), _quand il ot médire de la loi chrestienne, ne

doit pas deffendre la loi chrestienne, ne mais que de l'espée, de quoi

il doit donner parmi le ventre dedens, tant camme elle y peut entrer_»

(p. 12).

[638] _Non è da dirsi superstizione la premura ch'ebbe S. Luigi IX di

togliere a' Maomettani Gerusalemme._ (Nota di N. N.)

[639] Possedo due edizioni di Joinville, l'una di Parigi dell'anno 1668,

utilissima per le unitevi osservazioni del Ducange, l'altra di Parigi,

del Louvre, 1761, preziosa per la purezza e autenticità del testo, il

cui manoscritto è stato recentemente scoperto. L'ultimo editore afferma

che la storia di S. Luigi fu terminata nell'anno 1309; senza però

offerire su di ciò schiarimenti, nè tampoco mostra sorpresa sull'età

dell'autore che, in tale supposizione, dovrebbe avere oltrepassati i 90

anni (_Pref._, p. XI, _Obs._ Ducange, p. 17).

[640] _Bastava dire, che oggidì per prudenza, per amore dell'umanità,

per riguardo alla Sovranità del Gran Signore non s'intraprenderebbe la

guerra di Palestina; l'entusiasmo non è sì caldo oggidì, e si ragiona

alcun poco._ (Nota di N. N.)

[641] Joinville, p. 32; _Extraits arabes_, p. 549.

[642] Gli ultimi editori di Joinville hanno arricchito il loro testo di

molte cose meritevoli di erudita curiosità, e tolte dagli Arabi Macrizi;

Abulfeda ec. _V._ anche Abulfaragio (_Dyn._ p. 322-325) che per

barbarismo chiama il Re de' Francesi _Redefrans_; Mattia Paris (p. 683,

684) ne ha dipinte le folli gare de' Francesi e degl'Inglesi che a

Massura combattettero e vi trovarono la morte.

[643] Il Savary nelle sue dilettevoli lettere intorno all'Egitto ne ha

presentata una descrizione di Damieta (t. I, lettera XXIII p. 274-290),

e un racconto della Spedizione di Luigi (XXV, p. 306-350).

[644] Fu chiesto e conceduto pel riscatto di S. Luigi, un milione di

bisantini; ma il Sultano lo ridusse a soli ottocentomila, la qual somma

Joinville calcola equivalente a quattrocentomila lire francesi de' suoi

tempi, e Mattia Paris a centomila marchi d'argento (Ducange, _Dissert._

20 sopra Joinville).

[645] Joinville assicura, con tutta la serietà, il desiderio manifestato

dagli Emiri per eleggersi S. Luigi in loro Sultano, la quale idea non

trovo tanto assurda quanto al Signor di Voltaire, lo è sembrata

(_Histoire générale_, t. II, p. 386, 387); i Mammalucchi erano eglino

stessi stranieri, ribelli, eguali fra loro, conoscevano il valore del re

di Francia, speravano forse di convertirlo, e in una tumultuosa

assemblea, un tale partito, che non fu poi accettato, poteva anche

essere stato proposto da qualcuno di quegli Emiri, segretamente propensi

al Cristianesimo.

[646] _V._ la Storia di questa spedizione negli annali di S. Luigi,

scritti da Guglielmo di Nangis (p. 270-287), e nell'Opera _Extraits

arabes_ (p. 545-555, ediz. di Joinville, del Louvre).

[647] Voltaire, _Hist. génér._ t. II, p. 391.

[648] La Cronologia delle due dinastie de' Mammalucchi, i Baariti Turchi

o Tartari di Kipsak, e i Borgiti Circassi, trovasi nel Pocock (_Proleg.

ad_ Abulfarage, p. 6-31), e nel De Guignes (t. I, p. 264, 270). Anche la

loro Storia si legge nel De Guignes, che, fino col principio del secolo

XV, ha seguìti Abulfeda, Macrisi, ec. t. IX, p. 110-328.

[649] Savary, _Lettres sur l'Egypte_, t. II. lett. XV. p, 189-208.

Dubito grandemente sull'autenticità di una tale copia; però è vero che

il sultano Selim conchiuse un Trattato coi Circassi o Mammalucchi

d'Egitto, lasciando ai medesimi e armi, e ricchezze, e potere, _V.

Nouvel Abrégé de l'Histoire ottomane_, composto in Egitto e tradotto dal

Signor Digeon (t. I, p. 55-58, Parigi 1781); monumento di storia

nazionale autentico e di vaghezza non privo.

[650] _Si totum quo regnum occuparunt tempus respicias, praesertim quod

fini propius, reperies illud bellis, pugnis, injuriis ac rapinis

refertum_ (Al-Jannabi, _ap._ Pocock, p. 31). Il Regno di Moammed (A. D.

1311-1341) offre una felice eccezione alle cose di sopra affermate (De

Guignes, tom. IV, p. 208-210).

[651] Or sono ridotti ad ottomila cinquecento; ma il mantenimento di

ciascun Mammalucco porta una spesa di circa cento luigi, e l'Egitto geme

per l'avarizia e la tracotanza di cotesti stranieri (_Voyages de

Volney_, t. I, p. 89-187).

[652] _V._ la storia dell'Inghilterra di Carte (v. II, p. 165-175), e

gli originali dai quali è desunta, Tommaso Wikes, e Walter Hemingfort,

(l. III, c. 34-35), _Collezione di Gale_ (t. II, p. 97, 589-592).

Nessuno di questi autori ha inteso far menzione del pio coraggio

dimostrato dalla principessa Eleonora, nel succhiare la piaga avvelenata

del marito e salvargli la vita, a rischio della propria.

[653] Sanuto (_Secret. fidel. crucis_, l. III, part. 12, c. 9), e de

Guignes (_Hist. des Huns_, t. IV, p. 143; desunta dagli autori Arabi).

[654] Tutte le Cronache di que' tempi ne fanno conoscere lo splendore

della città di Acri (l. VII, c. 144). La più copiosa e precisa è quella

del Villani (l. VII, c. 144). _V._ anche Muratori (_Script. rer.

italiae_, t. XIII, p. 337, 338).

[655] _V._ l'espulsione definitiva de' Franchi in Sanuto (l. III, part.

XII, c. 11-22), Abulfeda, Macrizis, De Guignes (t. IV, p. 162-164) e

Vertot (t. I, l. III, p. 407-428).

Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 11 · 第 19 / 22 题