[303] Le particolarità da me narrate sulla vita e l'indole di Mamud sono
tolte dal d'Herbelot (_Bibl. orient., Mahmud_, p. 533-537), dal De
Guignes (_Histoire des Huns_, t. III, p. 155-173) e dal nostro
concittadino il colonnello Alessandro Dow (v. I, p. 23-83), il quale ne
ha offerti i due primi volumi della sua storia dell'Indostan, come una
traduzione dell'opera del persiano Feristà. Ma in mezzo ai pomposi
ornamenti di stile adoperati da questo Scrittore, non è sì facile il
discernere, se veramente sia versione, o originale.
[304] La dinastia de' Samanidi durò cenventicinque anni (A. D. 874-999)
sotto il successivo governo di dieci principi. _V._ la genealogia de'
medesimi, e la caduta della dinastia nelle tavole del sig. De Guignes
(_Hist. des Huns_, t. I, pag. 404-406). Alla suddetta dinastia venne
dopo quella de' Gaznevidi, A. D. 999-1183 (_V._ t. I, p. 239-240). Il
metodo serbato da questo Storico nell'indicare le divisioni de' popoli
ha sparsa non poca confusione sulle epoche, e oscurità quanto ai luoghi.
[305] _Gazna hortos non habet: est emporium et domicilium mercaturae
indicae_ (Abulfeda, _Geogr._; Reiske, _Tabul_ 23, p. 349; d'Herbelot, p.
364). Niuno fra i viaggiatori moderni ha visitata questa città.
[306] Fu anzi l'ambasciatore del Califfo di Bagdad che adoperò questo
vocabolo arabo, o caldeo, ed equivalente al nostro di _Signore e
Padrone_ (d'Herbelot, p. 825). Gli Scrittori bisantini dell'undicesimo
secolo si valgono a tradurlo delle voci Αυτοκρατωρ βασιλευς βασιλεων, e
la voce Σουλτανος o _Soldanus_, dopo essere passata dai Gaznevidi ai
Selgiucidi, e agli Emiri d'Asia e d'Egitto, vedesi usata spesse volte
nel linguaggio famigliare de' Greci e de' Latini. Il Ducange (_Dissert._
16 sopra Joinville, p. 238-240; _Gloss. graec. e latin._) si sforza per
provare che il titolo di Sultano veniva adoperato nell'antico regno di
Persia; ma chimeriche sono le prove dal medesimo adotte: ei fonda tal
sua opinione sopra un nome proprio de' temi di Costantino (II, 11),
sopra un passo di Zonara, che ha confuse le epoche, e sopra una medaglia
di Kai-Kosrù, il quale non è, come pensa il Ducange, il Sassanide del
secolo XVI, ma il Selgiucida d'Iconium che viveva nel tredicesimo secolo
(De Guignes, _Hist. des Huns_, t. I, p. 246.)
[307] Feristà, giusta i racconti del Dow (_Hist. of Hindostan_, v. 1, p.
49), fa menzione di un'arma da fuoco che diceasi adoperata fra gli
eserciti degl'Indù; ma non m'indurrò sì facilmente a persuadermi di tale
uso anticipato dell'artiglieria (A. D. 1008), e piacerebbemi esaminare
prima il testo, indi l'autorità di Feristà che vivea nel secolo XVII
alla Corte Mogolla.
[308] Kinnoga o Canoga (l'antica Palimbotra), vien collocata a 27° 3ʼ
di lat. e 80° 11ʼ di long. _V._ D'Anville (_Antiq. de l'Indie_, p.
60-62), e la correzione del Maggiore Rennel che ha visitati i paesi in
persona. (_V._ la sua eccellente _Memoria_ sulla carta dell'Indostan,
p. 37-43). Molte riduzioni sono da farsi sui trecento gioiellieri, e
sulle trentamila botteghe di noci di _areca_, e sulle sessantamila
bande di musici ec. numerati da Abulfeda (_Geogr. Tab._ XV, pag. 274:
Dow, vol. I, p. 16).
[309] Feristà chiama i Portoghesi gl'idolatri europei (Dow, vol. I, p.
66). _V._ Abulfeda, p. 272, e la _Carte da l'Indostan_, del Rennel.
[310] D'Herbelot, _Biblioth. orientale_, p. 527. Del rimanente queste
lettore, questi apoftegmi ec. offrono di rado il linguaggio del cuore, e
il motivo delle pubbliche azioni.
[311] Essi citano a cagion d'esempio un rubino di quattrocentocinquanta
_miskali_ (Dow, vol. I, pag. 53) ossia di sei libbre e tre once: mentre
il più grosso fra i rubini trovato nel tesoro di Dely non pesava che
diciassette _miskali_ (_Voyages de Tavernier_, part. II, p. 280). Ben
vero è che nell'Oriente si dà il nome di rubino a tutte le pietre
colorate (p. 355), e che il Tavernier ne aveva vedute tre, più grosse e
più preziose del ridetto rubino, fra le gemme _del nostro gran re, il
più potente e il più magnifico di tutti i re della terra_ (p. 376).
[312] Dow, t. I, pag. 65. Dicesi che il sovrano di Kinnoga avea
duemilacinquecento elefanti. (Abulfeda, _Geogr. Tab._ XV, p. 274). Il
lettore può, giovandosi di queste particolarità intorno all'India,
correggere una nota del Capitolo VIII, t. I, o seguendo quella nota
correggere queste particolarità.
[313] _V._ un'esatta e verisimile descrizione di questi costumi
pastorali nella Storia di Guglielmo arcivescovo di Tiro (l. I, c. 7,
_Gesta Dei per Francos_; p. 633-634), ed altra importantissima nota che
è dovuta all'editore della _Histoire généalogique des Tatars_, p.
535-538.
[314] Possono attingersi contezze sulle prime migrazioni dei Turcomanni,
sull'incerta origine de' Selgiucidi nella storia laboriosa degli Unni
scritta dal de Guignes (t. I, _Tables chronolog._ l. V, t. III, l. VII,
IX, X), nella _Biblioth. oriental._ del d'Herbelot (pag. 799-802, 897,
901), in Elmacin (_Hist. Saracen._ pag. 331-333), e in Abulfarage
(_Dynast._, p. 221, 222).
[315] Dow, _Hist. of Indostan_, vol. I, pag. 89, 95, 98. Ho copiato
questo passo, per dare un saggio sul modo di scrivere dell'Autore
persiano: ma suppongo che per una bizzarra fatalità lo stile di Feristà
sarà stato perfezionato da quello di Ossian.
[316] Il Zendekan del d'Herbelot (p. 1028), il Dindaka del Dow (vol. I,
pag. 97), secondo tutte le apparenze sono la stessa cosa che il
Dandanekan di Abulfeda (_Geograph._ p. 345 Reiske), piccola città del
Korasan, distante due giornate da Marù, e celebre in Oriente perchè vi
nasce la bambagia, e gli abitanti suoi la lavorano.
[317] Gli Storici bisantini (Cedreno t. II, p. 766, 767, Zonara t. II,
p. 235, Niceforo Briennio, p. 21), hanno qui confuso le epoche e i
luoghi, i nomi e le persone, le cagioni e gli effetti. L'ignoranza e gli
errori di questi Greci, nè qui mi fermerò a diciferarli, possono
inspirar molti dubbj sulla storia di Ciassare e di Ciro, tal quale la
raccontano i più eloquenti fra i loro predecessori.
[318] Guglielmo di Tiro (l. I, c. VII, p. 633). Il metodo di trar gli
augurj dalle frecce è antico e celebre nell'Oriente.
[319] D'Herbelot (pag. 801). Del rimanente, quando la posterità di
Selgiuk fu pervenuta all'apice delle grandezze, non si mancò di
celebrarlo, come trentaquattresimo discendente del grande Afrasiab,
imperatore di Turan (p. 800). La genealogia tartara di Zingis ne fa
conoscere un altro modo di adulare e un'altra favola: al dir dello
storico Mirkond, i Selgiucidi di Alankavà derivano da una vergine (p.
801, col. 2); e se questi sono i _Zalzut_ di Abulgazi-Bahadur-Kan
(_Hist. généalog._ p. 148) vien citata in favor loro una testimonianza
di molto peso; quella di un principe tartaro, discendente di Zingis, di
Alankavà, o Alancù, e di Oguz-Kan.
[320] Per effetto di un lieve cambiamento, Togrul-Beg trovasi essere il
Tangroli-Pix de' Greci. Il d'Herbelot (_Bib. orient._ p. 1027, 1028) e
il De Guignes (_Hist. des Huns_, t. III, p. 189-201) raccontano con
molta esattezza le particolarità del regno e dell'indole di Togrul.
[321] Cedreno (t. II, p. 774, 775) e Zonara (t. II, p. 257) colle solite
lor cognizioni sugli affari di Oriente, ne dipingono questo ambasciatore
come uno _Sceriffo_ che simile al _Syncellus_ del Patriarca, sia stato
il vicario e il successore del Califfo.
[322] Ho tolta da Guglielmo di Tiro una tal distinzione fra i Turchi e i
Turcomanni, distinzione almeno popolare e spontanea. I nomi sono gli
stessi e la sillaba _man_ ha lo stesso valore negli idiomi persiano e
teutonico. Pochi fra i critici ammetteranno l'etimologia di Giacomo di
Vitry (_Hist. Hieros._ l. I, c. II, p. 1061), secondo il quale,
Turcomanni significa Turci, e Comani un popolo mescolato.
[323] _È vero, che la religione maomettana non ha culto d'Immagini; e se
i Cristiani lo avevano, siccome esso nè per la teoria, nè per la pratica
non era, come pure non è, un'idolatria, così non sembra aver egli potuto
indurre i popoli idolatri del Settentrione ad abbracciare a poco a poco
il Cristianesimo. Molti poi di quei popoli s'erano fatti Ariani, ma non
Cattolici._ (Nota di N. N.)
[324] _Histoire génér. des Huns_, t. III, p. 165, 166, 167. Il De
Guignes cita Abulmahasan, storico dell'Egitto.
[325] _V._ la Biblioteca orientale, agli articoli _Abbassidi_, _Caher_ o
_Cayem_, e gli Annali di Elmacin e di Abulfaragio.
[326] Ho tolte dal signor De Guignes (t. III, p. 197-198) le
particolarità che a questa stravagante cerimonia si riferiscono; e il
dotto Autore le ha tratte da Bondari, che ha composta in arabo la storia
dei Selgiucidi (t. V, p. 365). Nulla mi è noto sul carattere di questo
Bondari, nè intorno al paese, o al secolo, ne' quali ha vissuto.
[327] _Eodem anno_ (A. E. 455) _obiit princeps Togrul-Becus... Rex fuit
clemens, prudens, et peritus regnandi, cujus terror corda mortalium
invaserat, ita ut obedirent ei reges atque ad ipsum scriberent._
Elmacin, _Hist. Saracen._, p. 342, vers. Erpenii.
[328] _V._ intorno le guerre de' Turchi e de' Romani, Zonara, Cedreno,
Scilitzes, il continuator di Cedreno, e Niceforo Briennio Cesare. I due
primi erano frati, uomini di Stato i due ultimi; nondimeno tali erano i
Greci d'allora, che appena distinguesi fra gli uni e gli altri qualche
differenza di stile e di carattere. In quanto spetta agli Orientali mi
sono prevalso, giusta il solito, delle erudite ricchezze del d'Herbelot
(_V._ gli articoli de' primi Selgiucidi), e delle esatte ricerche del
signor De Guignes (_Hist. des Huns_, t. III, l. X).
[329] ’Εφερετος γαρ εν Τουρηοις λογος, ως ειη πεπρωμενον ηαταραφηναι το
Τουρηων γενος απο της τοιαυτης δυναμεως, αποιαν ο Μακεδον Αλεξανδρος
εχωι κατασρεψατο Περσος. _Corse voce fra i Turchi, essere destino che da
tanta potenza fosse rovesciata la stirpe turca, come per Alessandro
Macedone furono sconfitti i Persiani._ (Cedreno, t. II, p. 791). Nulla
v'ha di inverisimile nella credulità del volgo, e i Turchi aveano
imparata dagli Arabi la Storia, o la leggenda di Escander Dulcarnio.
(D'Herb. p. 317, ec.)
[330] _Certamente che Dio fa vedere alcune volte subito, e chiaramente
il suo castigo._ (Nota di N. N.)
[331] Οι και Ιβεριαν ηαι Μεσοποταμιαν, και Αρμενοιαν οικουσι και οι την
Ιουδαικην του Νεσορου και των Ακεφαλων θρησκεδουτιν αιρεσιν, _quelli che
abitano l'Iberia e la Mesopotamia, e l'Armenia, e quelli che seguono
l'eresia giudaica di Nestorio, e degli Acefali. V._ inoltre le
osservazioni di Scilitzes a piè della pagina di Cedreno (t. II, p. 834),
poichè le costruzioni equivoche di questo Greco non mi inducono tuttavia
a credere che egli abbia confuso il Nestorianismo e l'eresia dei
Monofisiti. Egli parla frequentemente di μενις, χολος, οργη Θεου, _ira,
bile, collera di Dio_, qualità che mi sembrano appartenere a tutt'altro
che ad un ente perfetto; ma la cieca dottrina del ridetto scrittore è
costretta a confessare che una tal collera οργε, μενις etc., non tardò a
percotere i Latini ortodossi.
[332] Se i Greci avessero conosciuto il nome di Georgiani (Stritter,
_Memoriae Byzant._, t. IV, Iberica), io ne attribuirei l'etimologia
all'agricoltura di questi popoli, come quella del Εκυθαι γεωδγοι,
_Sciti, Georgj_ (agricoltori) d'Erodoto (l. IV, c. 18, pag. 289, ediz.
di Wesseling). Ma tal voce non rinveniamo nè fra i Latini (Giacomo di
Vitry, _Hist. Hierosol._, c. 79, p. 1095), nè fra gli Orientali
(d'Herbelot, p. 407), se non se dopo le crociate, e divotamente è stata
tolta dal nome di S. Giorgio di Cappadocia.
[333] Mosheim, _Instit. Hist. eccles._, p. 632. _V._ inoltre nei
_Voyages de Chardin_ (t. I, p. 171-174) i costumi e il culto di questa
popolazione tanto avvenente e spregevole. La genealogia da' Principi
georgiani incominciando da Adamo, e venendo sino ai nostri giorni,
leggesi nelle Tavole del sig. de Guignes (t. I, p. 433-438).
[334] Costantino Porfirogeneta fa menzione di queste città. (_De
administ. imper._ l. II, c. 44, p. 119.) Gli Scrittori bizantini
dell'undicesimo secolo ne parlano parimente chiamandola Mantzichierte,
che molti confondono con Teodosiopoli; ma il Delisle, nelle sue note e
nella sua Carta, ha determinata la situazione di Malazkerd. Abulfeda
(_Geogr., Tab._ 18, p. 310) la vuole una piccola città, costrutta di
pietre nere, provveduta d'acqua, ma priva di alberi ec.
[335] Gli Uzj de' Greci (Stritter, _Memor. byzant._, t. III, p. 923-948)
sono i Gozz degli Orientali (_Hist. des Huns_, t. II, p. 122; t. III, p.
533 ec.). Se ne trovano sulle rive del Danubio e del Volga,
nell'Armenia, nella Sorìa, e nel Korasan, e sembra che il nome di Uzj
sia stato dato all'intera popolazione de' Turcomanni.
[336] Gioffredo Malaterra (l. I, c. 33) accenna con distinzione
_Urselius_ (il _Russelius_ di Zonara) fra i Normanni che sottomisero la
Sicilia, e gli attribuisce il soprannome di Baliol. Gli Storici inglesi
raccontano in qual guisa i Bailleul vennero dalla Normandia a Durham;
fabbricarono il castello di Bernard sul Tees; fecero entrare nella loro
famiglia una erede di Scozia ec. Il Ducange (_Note ad Nicephor.
Briennium_, l. II, c. 4) ha fatte diverse indagini su questo argomento
per onorare il presidente di Bailleul, il cui padre avea abbandonato la
professione dell'armi per vestire la toga.
[337] Elmacin (p. 343, 344) accenna un tal numero che il verisimile non
eccede; pure Abulfaragio (p. 227) lo riduce a quindicimila uomini a
cavallo, e il D'Herbelot (p. 102) a dodicimila. Del rimanente lo stesso
Elmacin fa ascendere a trecenmila uomini l'esercito imperiale, ed anche
Abulfaragio si esprime in tal guisa. _Cum centum hominum millibus,
multisque equis et magna pompa instructus._ I Greci si astengono
dall'indicare alcun numero determinato.
[338] Gli autori greci non asseriscono così chiaramente che il Sultano
si sia ritrovato alla battaglia: assicurano che Arslan diede il comando
delle truppe al suo eunuco, e che indi si ritirò lungi dal campo ec.
Parlano forse in tal guisa per ignoranza, o per gelosia, o il fatto
sarebbe mai vero?
[339] Questo Andronico era figliuolo di Cesare Giovanni Duca, fratello
dell'Imperator Costantino (Ducange, _Fam. byzant._ p. 165). Niceforo
Briennio, mentre loda le virtù, e attenua le colpe (l. I, p. 30-38, l.
II, p. 53) di cotest'uomo, confessa ciò nonostante l'odio del medesimo
contra Romano. ου πανυ δε φιλιως εχον προς βασιλεα _non avea dramma
d'affetto pel re_. Scilitzes narra in più chiare note il tradimento di
Andronico.
[340] Niceforo e Zonara operano saggiamente nel tacer questo fatto,
raccontato da Scilitzes e da Manasse, ma che non pare troppo credibile.
[341] Gli Orientali fanno ascendere a tali somme, assai verisimili, il
riscatto e il tributo. Ma i Greci conservano un modesto silenzio,
eccetto Niceforo Briennio, il quale osa sostenere che gli articoli erano
ουκ αναξιας Ρομαιων αρχης _non indegni dell'Impero Romano_, e che
l'Imperatore avrebbe preferita la morte ad un obbrobrioso negoziato.
[342] Le particolarità intorno alla sconfitta e alla prigionia di Romano
Diogene leggonsi in Giovanni Scylitzes (_ad calcem_Cedreni, t. II, p.
835, 843), in Zonara (t. II, pag. 281-284), in Niceforo Briennio (l. I,
p. 25-32), in Glica (p. 325-327), in Costantino Manasse (pag. 134), in
Elmacin (_Hist. Saracen._, p. 343, 344), in Abulfaragio (_Dynast._, p.
227), in d'Herbelot (pag. 102-103), De-Guignes (tom. III, p. 207-211).
Oltre ad Elmacin e Abulfaragio, co' quali ho acquistata famigliarità, lo
Storico degli Unni ha consultato Abulfeda e Bensciuma suo compilatore,
una Cronaca de' Califfi composta da Soyuri, l'egiziano Abulmahasen e
l'affricano Novairi.
[343] Il D'Herbelot (p. 103, 104) e il De Guignes (t. III, p. 212, 213),
sulle tracce degli scrittori orientali, raccontano le circostanze di
questa morte sì rilevante; ma niun d'essi nelle sue narrazioni ha
conservata la vivacità del descrivere di Elmacin (_Hist. Saracen._, p.
344, 345).
[344] Un critico celebre (il defunto dottore Johnson, che ha esaminato
con tanto rigore gli epitafj di Pope) troverebbe forse argomento a
ridire sulle parole di questa sublime iscrizione: Venite a Maru. Chi
legge l'iscrizione, vi si dée già trovare.
[345] La _Biblioteca orientale_ ne presenta il testo per la storia del
regno di Malek (p. 452, 543, 544, 654-655), e la _Histoire générale des
Huns_ (t. III, p. 214-224) ripete i fatti medesimi aggiugnendo quelle
correzioni e que' supplimenti soliti in esse a trovarsi. Confesso che,
se mi mancassero le disamine fatte da questi due dotti Francesi, in
mezzo al Mondo orientale, mi troverei affatto perduto.
[346] V. un eccellente Discorso posto in fine alla _Storia di
Nadir-Shah_, di ser William Jones, e gli articoli de' poeti Amak,
Anvari, Rascidi, ec., nella _Biblioteca orientale._
[347] Questo Principe turco nomavasi Keder-Kan. Provveduto di quattro
sacchi di monete d'oro e d'argento attorno al suo sofà, le distribuiva a
piene mani ai poeti che gli recitavano versi (d'Herbelot, p. 107). Tutte
queste cose possono essere vere; ma non comprendo egualmente la
possibilità che il ridetto principe regnasse nella Transossiana ai tempi
di Malek Sà, e anche meno che il primo oscurasse in fasto e munificenza
il secondo. Credo che Keder regnasse sull'incominciare, non verso la
fine dell'undicesimo secolo.
[348] _V._ Chardin, _Voyages en Perse_, t. II, p. 235.
[349] L'Era Gelalea (Gelaleddin, la Gloria della Fede, era uno fra i
nomi, o titoli attribuiti a Malek-Sà), veniva prefissa ai 15 marzo, A.
H. 471, A. D. 1079. Il dottore Hyde ha riportate le testimonianze
originali de' Persiani e degli Arabi. (_De Religione veterum Persarum_,
c. 16, p. 200-211).
[350] Anna Comnena parla di questo regno de' Persiani come απασης
κακοδαιμονεσερον πενιας, _la maggiore di tutte le calamità._ Ella
toccava i nove anni sul finire del regno di Malek-Sà (A. D. 1092); e
quando narra che questo monarca fu assassinato, confonde il Sultano col
suo Visir. (_Alexias_, l. VI, p. 177, 178).
[351] Sono essi conosciuti sì poco, che il De Guignes, dopo tutte le sue
indagini, si è limitato a trascrivere (t. I, p. 244; t. III, part. I, p.
269, ec.) la storia, o piuttosto il registro de' Selgiucidi di Kerman,
qual trovasi nella Biblioteca orientale. Cotesta dinastia è sparita
prima della fine del duodecimo secolo.
[352] Il Tavernier, solo forse tra i viaggiatori che sia andato sino a
Kerman, ne descrive la capitale, come un grande villaggio caduto in
rovina, situato in mezzo ad una fertile contrada distante di venticinque
giorni da Ispahan, e ventisette da Ormus. (_Voyages en Turquie et en
Perse_: p. 107-110).
[353] Stando ai racconti di Anna Comnena, i Turchi dell'Asia Minore
obbedivano ai _decreti d'arresto_, ossia _Sciaus_ del gran Sultano
(_Alexias_, l. VI, p. 470), il quale, ella dice, teneva alla sua Corte i
due figli di Solimano (p. 180).
[354] Petis de la Croix (_Vie de Gengis-khan_, p. 161), cita questa
espressione che giusta ogni apparenza ad un poeta persiano appartiene.
[355] Nel narrare la conquista dell'Asia Minore, il De-Guignes non ha
potuto giovarsi in modo alcuno degli scrittori arabi o turchi che si
contentano di offerire una sterile genealogia de' Selgiucidi di Rum; e
poichè i Greci furono ritrosi a palesare la propria ignominia, i moderni
storici son ridotti a fondarsi unicamente sopra poche parole sfuggite a
Scilitze (p. 860, 863), a Niceforo Briennio (p. 88-91, 92 ec., 103,
104), e ad Anna Comnena (_Alexias_, p. 91, 92, ec., 168, ec.).
[356] Così il paese di Rum viene descritto dall'armeno Haiton, autore di
una Storia tartara che leggesi nelle Raccolte del Ramusio e del Bergeron
(_V._ Abulfeda, _Geogr._, _Climat_ 17, p. 301-305.).
[357] _Abbiamo già mostrato in una Nota al vol. IX che la Divinità di
Gesù Cristo era già stata creduta anche prima del Concilio generale di
Nicea, adunato nell'anno 325, dove poi fu scritto il Credo ec.
coll'espressione_ Consustantialem, _che spiega, e stabilisce appunto la
Divinità di Gesù Cristo._ (Nota di N. N.)
[358] _Dicit eos quemdam abusione sodomitica intervenisse episcopum_
(Guibert. Abbat., _Hist. Hierosol._, l. I, p. 468). Ella è cosa
singolare che il medesimo popolo ne abbia offerto ai nostri giorni un
non dissimile tratto. «Non vi sono orridezze, dice il Barone di Tott
nelle sue _Memorie_ (t. II, p. 193) che cotesti Turchi non abbiano
commesse; e simili a soldati che senza sentir legge o freno nel sacco di
una città, non si appagano di manomettere tutto a lor grado, ma aspirano
anche a' successi non lusinghieri in modo veruno, alcuni Spai sfogarono
la loro libidine sulle persone del vecchio rabbino della Sinagoga, e
dell'arcivescovo greco».
[359] L'Imperatore, ossia l'Abate Giberto, descrive la scena del campo
turco come se vi fosse stato in persona. _Matres correptae in conspectu
filiarum, multipliciter repetitis diversorum coitibus vexabantur. Cum
filiae assistentes carmina praecinere saltando cogerentur. Mox eadem
passio ad filias_, ec.
[360] _V._ diverse particolarità intorno Antiochia e la morte di
Solimano in Anna Comnena (_Alexias_, l. VI, p. 168, 169), colle note del
Ducange.
[361] Guglielmo di Tiro (l. I, c. 9, 10, p. 635) offre descrizioni le
più autentiche e le più deplorabili sulle conquiste de' Turchi.
[362] Nella sua lettera al conte di Fiandra, sembra che Alessio
avvilisca il suo carattere e il decoro imperiale; pure il Ducange la
ravvisa per autentica (_Not. ad Alexiad._, p. 335, ec.), benchè sia
piuttosto una parafrasi dell'Abate Giberto storico che vivea ai giorni
di Alessio. Il testo greco è perduto e tutti i traduttori e copisti
hanno potuto dire col citato Giberto (p. 475) _verbis vestita meis_,
privilegio d'una indefinita estensione.
[363] Due passi estesissimi ed originali di Guglielmo, arcivescovo di
Tiro (l. I, c. 1-10; l. XVIII, c. 5, 6), il principale autore dell'opera
_Gesta Dei per Francos_, contengono sicurissime particolarità intorno
alla storia di Gerusalemme, cominciando da Eraclio, e venendo sino ai
tempi delle Crociate. Il De Guignes ha composta una dotta Memoria sul
commercio che, prima delle Crociate, avevano nel Levante i Francesi ec.
(_Mém. de l'Acad. des inscript._, t. XXXVII, p. 467-500).
[364] _Secundum dominorum dispositionem, plerumque lucida, plerumque
nubila recepit intervalla, et aegrotantium more, temporum praesentium
gravabatur, aut respirabat qualitate_ (l. I, c. 3, p. 630). La latinità
di Guglielmo di Tiro non è affatto sprezzabile; ma quando egli racconta
essere trascorsi quattrocentonovanta anni fra il tempo della caduta e
quello in cui fu ripresa Gerusalemme, ne mette una trentina di più.
[365] _V._ intorno alle corrispondenze di Carlo Magno con Terra Santa
Eginardo (_De vita Caroli Magni_, c. 16, p. 79-82), Costantino
Porfirogeneta (_De administr. imperii_, l. II, c. 26, p. 80), e il Pagi
(_Critica_, t. III, A. D. 800, n. 13, 14, 15).
[366] Il Califfo concedè diversi privilegi _Amalphitanis viris amicis et
utilium introductoribus_ (_Gesta Dei_, p. 934). Il commercio di Venezia
nell'Egitto e nella Palestina, non può vantare sì antica data, quando
mai non si ammettesse la burlesca traduzione di un Francese che
confondea le due fazioni del Circo (_Veneti et Prasini_) co' Veneziani e
coi Parigini.
[367] _I pellegrini cristiani, a norma della loro fede, dovevano
visitare la tomba di Gesù Cristo, come figlio di Dio, ed i pellegrini
maomettani, secondo la loro credenza, visitavano quella di Maometto come
semplice loro Profeta, ed inviato da Dio._ (Nota di N. N.)
[368] Una cronaca araba di Gerusalemme, presso l'Assemani (_Bibl.
orient._, t. I, p. 628; t. IV, p. 368), attesta l'incredulità del
Califfo e dello storico. Ciò nullameno Cantacuzeno osa appellarsi ai
Musulmani medesimi sulla realtà di questo perpetuo miracolo.
[369] L'erudito Mosheim ha discusso separatamente quanto a tal preteso
prodigio si riferisce nelle sue dissertazioni sulla Storia Ecclesiastica
(t. II, p. 214-306. _De lumine sancti sepulchri_).
[370] _Giacchè Gesù Cristo che ha fatto tanti miracoli, come sappiamo
dagli Evangelisti, poteva operare anche questo, non dovevasi usare
l'espressione_ pia frode. (Nota di N. N.)
[371] Guglielmo di Malmsbury (l. IV, c. 11, 209) cita l'Itinerario del
monaco Bernardo, testimonio oculare, che visitò Gerusalemme nell'anno
870; e la testimonianza di lui vien confermata da un altro pellegrino,
che di alcuni anni avealo preceduto; e il Mosheim asserisce che i
Franchi cotesta frode inventarono poco dopo la morte di Carlomagno.
[372] I nostri viaggiatori, Sandys (p. 134), Thevenot (p. 621-627),
Maundrell (p. 94, 95) ec., descrivono questa stravagante burletta. I
Cattolici si trovano imbarazzati nel determinare il tempo in cui finì il
miracolo, e gli fu sostituita la frode.
[373] Gli stessi Orientali confessano la frode, adducendone poi a
giustificazione la necessità e diverse mire edificanti, per cui fu
inventata (_Mémoires du chevalier d'Arvieux_, t. II, p. 140; Giuseppe
Abudacni, _Hist. Coph._, c. 20); ma io non farò prova, come il Mosheim,
di indicare il modo onde il creduto miracolo si operava; e penso che i
nostri viaggiatori sono caduti in abbaglio volendo spiegare la
liquefazione del sangue di S. Gennaro.
[374] Possono consultarsi il D'Herbelot (_Bibl. orient._, p. 411), il
Renaudot (_Hist. patriar. Alex._, p. 390-397, 400, 401), Elmacin (_Hist.
Saracen._, p. 321-323), e Marei (p. 384-386), storico dell'Egitto,
tradotto dall'arabo nell'alemanno per opera del Reiske, e ch'io mi sono
fatto interpretare verbalmente da un amico.
[375] La religione dei Drusi è nascosta sotto il velo della ignoranza e
della ipocrisia. Il segreto della loro dottrina viene comunicato ai soli
Eletti che conducono una vita contemplativa. Quanto ai Drusi delle
classi comuni, i più indifferenti di tutti gli uomini, si conformarono,
giusta le circostanze, al culto de' Maomettani, o a quello de' Cattolici
dei loro dintorni. Le poche cose che si sanno, o, a dir meglio, le poche
cose che meritano essere conosciute intorno a questa popolazione,
trovansi nel Niebur; il quale Autore ha accuratamente esaminati i paesi
da lui trascorsi (_Voyages_, t. II, p. 354-357), e nel secondo volume
del Viaggio recente ed instruttivo del Sig. Volney.
[376] _V._ Glaber, l. III, c. 7, e gli _Annali_ del Baronio e del Pagi,
A. D. 1009.
[377] _Per idem tempus ex universo orbe tam innumerabilis multitudo
coepit confluere ad sepulchrum Salvatoris Hierosolimis, quantum nullus
hominum prius sperare poterat. Ordo inferioris plebis.... mediocres....
reges et comites.... praesules.... mulieres multae nobiles cum
pauperioribus.... pluribus enim erat mentis desiderium mori priusquam ad
propria reverterentur._ (Glaber., l. IV, c. 6; Bouquet, _Historiens de
France_, t. X, p. 50).
[378] Glaber (l. III, c. 1). Katona (_Hist. crit. reg. Hungar._, t. I,
pag. 304-311) si fa ad esaminare, se S. Stefano abbia fondato un
monastero a Gerusalemme.
[379] Il Baronio (A. D. 1064, n. 43-56) ha copiata la maggior parte de'
racconti originali d'Ingolfo, di Mariano e di Lamberto.
[380] V. Elmacin (_Hist. Saracen._, p. 349, 350), e Abulfaragio
(_Dynast._, p. 237, vers. Pocock). Il De Guignes (_Histoire des Huns_,
t. III, part. I, p. 215, 216) aggiugne le testimonianze, o piuttosto i
nomi di Abulfeda e di Novairi.
[381] Dal tempo della spedizione di Isar Atsiz (A. E. 469, A. D. 1076)
fino all'espulsione degli Ortokidi (A. D. 1096). Ciò nonostante
Guglielmo di Tiro (l. I, c. 16, p. 633) assicura che Gerusalemme rimase
trentotto anni in potere dei Turchi; ed una Cronaca araba citata dal
Pagi (t. IV, p. 202), suppone che un generale Carizmio l'abbia
sottomessa al Califfo di Bagdad, nell'anno dell'E. 463, di Gesù Cristo
1070. Queste date tanto lontano mal si accordano colla storia generale
dell'Asia, e son ben certo che nell'anno di Gesù Cristo 1064 il _regnum
Babylonicum_ (del Cairo) trovavasi tuttavia nella Palestina (Baronius,
A. D. 1064, n. 56).
[382] De Guignes, _Histoire des Huns_, t. I, p. 249-252.
[383] Guglielmo di Tiro (l. I, c. 8, p. 634) si dà molta briga
nell'ingrandire i mali che i Cristiani soffrivano. I Turchi pretendeano
un _aureus_ da ciascun pellegrino. Il _caphar_ de' Franchi è oggidì di
quattordici dollari, nè di tal volontaria tassa l'Europa lamentasi.