[71] Il diligentissimo Giovanni Gotthelf Stritter ha compilati, raccolti
e tradotti in latino tutti i passi della Storia Bisantina che si
riferiscono ai Barbari nelle sue _Memoriae populorum, ad Danubium,
Pontum-Euxinum, Paludem Maeotidem, Caucasum, mare Caspium, et inde magis
ad septentriones incolentium_, Pietroburgo, 1771-1779, 4 tomi, o 6
volumi in 4; ma col merito del suo lavoro non ha fatto spiccare il
valore di questi indigesti materiali.
[72] _V._ il capitolo XXXIX della presente opera.
[73] Teofane, p. 296-299, Anastasio, pag. 113; Niceforo, C. P. p. 22,
23. Teofane colloca l'antica Bulgaria sulle rive dell'Atell, o del
Volga; ma asserendo egli che questo fiume mette foce nell'Eussino, un
errore si grossolano, gli toglie fede anche nel rimanente.
[74] Paolo Diacono (_De gestis Langobard._, l. V, c. 29, p. 881, 882),
Camillo Pellegrino (_De ducatu Beneventano, dissert. 7, in scriptores
rerum ital._, t. V, p. 186, 187), e il Beretti (_Chronograph. Ital.
medii aevi_, p. 273 ec.), conciliano facilmente le apparenti differenze
che si ravvisano fra lo Storico Lombardo, e i Greci mentovati nella nota
precedente. Questa colonia di Bulgari si stanziò in un cantone deserto
del Sannio, ove imparò la lingua latina senza dimenticare la nativa.
[75] Nella disputa di giurisdizione ecclesiastica fra i Patriarchi di
Roma e di Costantinopoli, queste province dell'Impero vennero,
adoperando il linguaggio del Baronio (_Annal. eccles._ A. D. 869, _n.
75_), assegnate al regno de' Bulgari.
[76] Cedreno (p. 713) indica chiaramente la situazione di Licnido, o
Acrida, e il regno di cui questa città era la Capitale. La traslazione
dell'Arcivescovato o Patriarcato di _Justinianea prima_ a Licnido e indi
a Ternovo, ha portata confusione nell'idee e nelle espressioni de'
Greci. Niceforo Gregoras (l. II, c. 2, p. 14, 15), Thomassin
(_Discipline de l'Eglise_, t. I, l. I, c. 19-23), e un Francese
(d'Anville) mostrano di avere sulla geografia del greco Impero assai più
precise nozioni (_Hist. de l'acad. des inscriptions_ t. 31).
[77] Calcocondila, atto a profferir giudizio su di tale argomento,
afferma l'identità dell'idioma de' Dalmati, de' Bosnj, de' Serviani, de'
_Bulgari_ e de' Polacchi (_De rebus turcicis_, l. X, p. 283), e altrove
de' Boemi (l. II, p. 38). Il medesimo autore ha accennato qual fosse
l'idioma particolare degli Ungaresi.
[78] _V._ l'opera di Gian Cristoforo Giordano (_De originibus
sclavicis_; Vienna 1745, in quattro parti, o due vol. in fol.). La
Raccolta, e le Ricerche di questo Autore portano schiarimenti sulle
antichità della Boemia e de' paesi circonvicini; ma troppo limitato è il
suo disegno, barbaro lo stile, ne è superficiale la critica, e si vede
che il Consigliere aulico non si è liberato affatto dalle pregiudicate
opinioni d'un Boemo.
[79] Giordano ammette la ben nota e verisimile etimologia di _Slava,
laus_, gloria, termine di uso famigliare ne' varj dialetti, e che forma
la desinenza di chiarissimi nomi (_De originibus sclavicis_, pars. I, p.
40: para. IV, 101, 102).
[80] Sembra che tal cambiamento di un nome proprio in un nome
appellativo, sia accaduto nel duodecimo secolo presso gli abitanti della
Francia orientale, ove i Principi e i Vescovi aveano molti Schiavoni, in
istato di cattività, _non della schiatta boema_, esclama Giordano, _ma
di quella de' Sorabi._ Indi il termine divenne di un uso generale,
passando nelle lingue moderne e persin nello stile degli ultimi autori
di Bisanzio (V. i Glossarj greci e latini). La confusione poi del nome
σερβλοι _Serviani_ e del latino _Servii_, anche maggiormente si propagò,
ed era più famigliare ai Greci del basso Impero (Costant. Porfir. _De
administrando imperio_, c. 32, p. 99).
[81] L'imperatore Costantino Porfirogeneta, esattissimo allorchè parla
degli avvenimenti del suo tempo, ma favoloso oltre ogni dire, quando
racconta cose accadute prima di lui, narra diverse particolarità intorno
agli Schiavoni della Dalmazia (c. 29-36).
[82] _V._ la Cronaca anonima del secolo XI, attribuita a Giovanni
Sagornin (p. 94-102) e la Cronaca composta nel secolo XIV dal Doge
Andrea Dandolo (_Script. rerum ital._, t. XII, pag. 227-230), i due più
antichi monumenti della Storia di Venezia.
[83] Gli Annali di Cedreno e di Zonara parlano, nelle note che a ciò si
riferiscono, del primo regno de' Bulgari. Lo Stritter (_Memoriae
popolorum_, t. II, part. II, p. 441-647) ha raccolti i materiali
somministrati dagli Autori bisantini, e il Ducange ha determinata e
posta in ordine la serie dei re della Bulgaria (_Fam. byzant._, p.
305-318).
[84] _Simeonem semi-Graecum esse aiebant, eo quod a pueritia Byzantii
Demosthenis rhetoricam et Aristotelis syllogismos didicerat_ (Luitprand,
l. III, c. 8). Questo autore dice in altro luogo: _Simeon, fortis
bellator, Bulgariae praeerat; christianus, sed vicinis Graecis valde
inimicus_ (l. I, c. 2).
[85]
_ — Rigidum fera dextera cornu_
_Dum tenet infregit, truncaque a fronte revellit._
Ovidio (_Metamorph._, IX, 1-100) ha dipinte arditamente le pugne fra i
nativi del paese, e gli stranieri, sotto figura del Dio del fiume e
dell'eroe.
[86] L'ambasciatore di Ottone sentì fin ribrezzo delle scuse che i Greci
fecero a questo re: _Cum Christophori filiam Petrus Bulgarorum VASILEUS
conjugem duceret, Symphona, id est consonantia, scripto juramento
firmata sunt ut omnium gentium apostolis, id est nunciis, penes nos
Bulgarorum apostoli praeponantur, honorentur, diligantur_ (Luitprando,
_in Legatione_, p. 482). _V._ il _Cérémonial_ di Costantino
Porfirogeneta t. I, p. 82; t. II, p. 429, 430-434, 435-443, 444-446,
447, colle Osservazioni del Reiske.
[87] Un vescovo di Virtzburgo sottomise questa opinione al giudizio di
un reverendo Abate, che gravemente decise essere _Gog_ e _Magog_ i
persecutori spirituali della Chiesa, perchè _Gog_ significa il fasto e
l'orgoglio degli eretici, e _Magog_ la conseguenza del fasto, vale a
dire la propagazione delle loro Sette. Questi erano nullameno gli uomini
che pretesero imprimere rispetto in tutto il genere umano! (Fleury,
_Hist. eccles._, l. XI, p. 594, ec.).
[88] I due Autori ungaresi de' quali più mi sono giovato, sono Giorgio
Pray (_Dissertationes ad Annales veterum Hungarorum_, etc., _Vienna_,
1775, in folio), e Stefano Katona (_Hist. critica ducum et regum
Hungariae stirpis Arpadianae_, Pest, 1778-1781, 5 vol. in 8). Il primo
comprende un grande intervallo di tempo, sul quale non può spesse volte
formare che congetture. Il secondo, per dottrina, sagacità e senno,
merita il nome di Storico critico.
[89] Vien dato all'autore di questa cronaca il titolo di notaio del re
Bela. Il Katona che lo colloca nel dodicesimo secolo, lo difende contro
le accuse del Pray. Sembra che il ridetto Autore di annali, malgrado la
sua rozzezza siasi giovato unicamente di alcuni monumenti storici,
poichè così si esprime con dignità, _Rejectis falsis fabulis rusticorum,
et garrulo cantu joculatorum._ Queste favole poi vennero raccolte nel
secolo XV dal Tutotzio, e abbellite dall'italiano Bonfini (V. il
discorso preliminare della _Historia critica, Ducum_ p. 7-133).
[90] V. Costantino (_De administrando imperio_, c. III, 4-13-38-42). Il
Katona con assai d'intelligenza ha riferita la data di quest'opera agli
anni 949, 950, 951 (p. 4-70). Lo storico critico (p. 34-107) s'ingegna
provare l'esistenza e le geste del Duca Almo, padre di Arpad, cose
tacitamente ricusate da Costantino.
[91] Il Pray (_Dissert._ p. 37-39) riporta, e chiarisce i passi
originali de' missionarj ungaresi, Bonfini ed Enea Silvio.
[92] Vedonsi ne' deserti posti a libeccio di Astrakan, le rovine di una
città detta _Madsciar_, che attesta essere soggiornate in questi luoghi
bande di Ungaresi, o _Magyar_ (_Précis de la Géogr. univ._, di
Malte-Brun, t. I, pag. 353). (Nota dell'edit.)
[93] Il Fischer (_Quaestiones petropolitanae, de origine Hungarorum_) e
il Pray (_Dissert._ 1, 2, 3, ec.), hanno pubblicate diverse tavole di
confronto fra la lingua degli Ungaresi, e i dialetti finnici. L'affinità
è grande; ma brevi sono i cataloghi, e le parole che ne' medesimi si
rinvengono, sono state scelte con troppo studio. Leggo poi nel dotto
Bayer (_Comment. acad. Petropol._, t. X, p. 374) che, comunque la lingua
degli Ungaresi abbia ammesso un grande numero di voci finniche
(_innumeras voces_), le due lingue differiscono fra loro _toto genio_ et
_natura._
[94] Nel paese di Turfan che i geografi cinesi chiaramente e
partitamente descrivono (Gaubil, _Histoire du grand Gengis-Kan_, pag.
13; de Guignes, _Histoire des Huns_, t. II, pag. 31 ec.).
[95] _Historia genealog. de' Tartari_, di Abulghazi-Bahadur-Khan (part.
II, p. 90-98).
[96] Isbrand Ives (Harris's _Collection of Voyages and Travels_, vol.
II, p. 920, 921), e Bell (_Travels_, v. I, p. 174), andando alla Cina,
trovarono i Vogulitz ne' dintorni di Tobolsk. Mettendo i vocaboli alla
tortura, come gli etimologisti hanno l'arte di fare, _Ugur_ e _Vogul_
offrono il medesimo nome. Le montagne circonvicine vengono di fatto
chiamate _Ugriane_, e fra tutti i dialetti finnici, il voguliano è
quello che si avvicina meglio all'ungarese (Fischer, _Disser._ I p.
20-30; Pray, _Dissert._ 2, p. 31-34).
[97] Le otto tribù della schiatta finnica veggonsi descritte nella opera
apprezzabilissima del signor Levesque (_Hist. des Peuples soumis à la
domination de la Russie_, t. I, p. 361-561).
[98] Questa pittura degli Ungaresi e de' Bulgari è tratta principalmente
dalla Tattica di Leone (p. 796-801), e dagli Annali latini riportati dal
Baronio, dal Pagi, e dal Muratori, A. D. 889 ec.
[99] Buffon (_Hist. nat._, t. V, p. 6, in 12). Gustavo Adolfo si
accinse, ma senza frutto, ad instituire un reggimento di Lapponi. Il
Grozio parlando di queste tribù antiche si esprime: _Arma, arcus et
pharetra, sed adversus feras_ (_Annal._ l. IV, pag. 236). Indi,
conformandosi all'esempio di Tacito, procura di colorare con una vernice
filosofica la brutale ignoranza di costoro.
[100] Dalle osservazioni di Leone apparisce che il governo dei Turchi
era monarchico; e che presso queste genti si usava di rigorose punizioni
(Tattica p. 86; απεινεις και βαρειας). Reginone (in Chron., A. D. 889)
mette il furto fra i delitti capitali, il che è confermato dal codice
originale di S. Stefano (A. D. 1016). Se uno schiavo commettea un
delitto, per la prima volta gli venia tagliato il naso obbligandolo a
pagar cinque vacche; la seconda volta perdea le orecchie ed era
costretto ad un'ammenda simile alla prima; la terza volta veniva punito
di morte; quanto all'uomo libero non soggiaceva al supplizio capitale
che dopo il quarto delitto, giacchè in pena del primo perdea soltanto la
libertà (Katona, _Hist. regum hungar._, t. I, p. 231, 232).
[101] _V._ Katena, _Hist. ducum Hungar._, p. 321-352.
[102] _Hungarorum gens, cujus omnes fere nationes expertae saevitiam_,
etc. Così comincia la prefazione di Luitprando, (l. I, c. 2 ) che assai
si diffonde sulle sciagure della sua età (V. l. I, c. 5; l. II, c. 1, 2,
4, 5, 6, 7, l. III, c. 1, ec. l. V, c. 8, 15, _in Legat._ p. 485). Le
tinte di questo Storico sono vivaci, ma fa duopo correggerne la
cronologia, seguendo le osservazioni del Pagi, e del Muratori.
[103] Il Katona (_Hist. ducum_ ec. p. 107-499) ha diffusa la luce della
critica sui tre regni sanguinosi di Arpad, di Zoltano e di Toxo. Egli ha
cercato accuratamente tutto quanto riferivasi ai nativi del paese, e
agli stranieri; nondimeno a questi annali di gloria e di devastazione ho
aggiunta la distruzione di Brema; fatto storico che l'Autore sembra
avere ignorato; così Adamo di Brema (1, 43).
[104] Il Muratori con patriottica accuratezza ha esaminati i pericoli ai
quali fu esposta Modena, e i modi che questa città avea per liberarsene.
I cittadini supplicarono S. Geminiano loro avvocato a distorre da essi,
mediante la sua intercessione, la rabies, il _flagellum_ etc.
_Nunc te rogamus, licet servi pessimi,_
_Ab Ungarorum nos defendas jaculis._
Il Vescovo edificò mura per la pubblica difesa, non già contra _Dominos
serenos_ (_Antiq. Italic. med. aevi_, t. I, _Dissert._ 1, p. 21, 22); e
la canzone della guardia notturna non è priva di eleganza e di utilità
(t. III, Dissert. 40, p. 709). Questo Autore degli Annali d'Italia ha
accennata con molta esattezza la sequela delle correrie degli Ungaresi
(_Annali d'Italia_, t. VII, p. 365-367-393-401-437-440; t. VIII, p.
19-41-52 ec.).
[105] Gli annali dell'Ungheria e della Russia suppongono che gli
Ungaresi assalissero, assediassero, o per lo meno insultassero
Costantinopoli (Pray, _Dissert._ 10, pag. 239; Katona, _Hist. ducum_, p.
354-360). Gli Storici di Bisanzio (Leone Grammatico, p. 506; Cedreno t.
II, p. 629) quasi concedono un tal fatto; ma il Katona, ed anche il
notaio di Bela, lo impugnano, o certamente lo mettono in dubbio, benchè
glorioso, alla loro nazione. Degno d'elogi è un tale scetticismo:
certamente non poteano nè copiare, nè ammettere le _rusticorum fabulae_;
ma il Katona avrebbe dovuto far caso della testimonianza di Luitprando:
_Bulgarorum gentem atque_ GRAECORUM _tributariam fecerant_ (_Hist._, l.
II, c. 4, p. 435).
[106]
─ λεονθ’ ως δηρινθητην
Οτ’ ουρεως κορυφεσι περι κταμενης ελαφιοιο
Αμφω πειναοντε μεγα φρονεοντε μαχεςθον
_Contendeano come due leoni i quali nelle vette di un monte combattono
affaticati e animosi per una cerva uccisa._
[107] Il Katona (_Hist. ducum_, p. 360-368-427-470) discute a lungo
tutto quanto a queste due battaglie si riferisce. Luitprando (l. II, c.
8, 9) offre sicurissime testimonianze intorno alla prima, e Witichin
(_Annal. Saxon._ l. III) sulla seconda; ma uno Storico critico non potrà
starsi dal far qualche osservazione sulla cornetta d'un guerriero
conservata, ivi dicesi, a Jaz-Berin.
[108] _Hunc vero triumphum tam laude quam memoria dignum, ad Meresburgum
rex in superiori caenaculo domus per_ ζωγραφιαν, _idest, picturam
notari, praecepit, adeo ut rem veram potius quam verisimilem videas_
(Luitprand. l. II, c. 9). Carlomagno avea fatti dipingere argomenti
sacri in un altro palagio dell'Alemagna, e il Muratori giustamente
osserva: _nulla saecula fuere in quibus pictores desiderati
fuerint_(_Antiqu. ital. med. aevi,_ t. II, _Dissert._ 24, p. 360, 361).
Le pretensioni degli Inglesi all'antichità dell'ignoranza e
dell'imperfezione originale, per valermi delle pungenti espressioni del
Signor Walpole, hanno una data assai più recente (_Anecdotes of
Painting_, vol. I, p. 2 ec.).
[109] _Non è superstizione l'invocare i Santi nelle disgrazie; il
Cattolico che gli ammette e crede alla loro intercessione sente,
chiamandoli, un conforto alla sua debolezza, e al tristo suo stato;
perchè toglierglielo?_ (Nota di N. N.)
[110] _V._ Baronio (_Annal. Eccles._ A. D. 929, n. 2, t. 5), Luitprando
(l. IV, c. 12); Sigeberto, e gli Atti di S. Gerardo, testimonj di fede
degnissimi, parlano della lancia di Gesù Cristo; ma quanto ho detto
delle altre reliquie, non è fondato che su l'opera _Gesta Anglorum post
Bedam_, (l. XI, cap. 8).
[111] Katona (_Hist. ducum Hungar._ p. 500, ec.).
[112] Fra queste colonie possono distinguersi, 1. i Chazari, o Cabari
che si unirono agli Ungaresi. (Costant. _De admin. imper._ c. 39, 40, p.
108, 109); 2. i Giazigi, i Moravi e i Siculi che gli Ungaresi trovarono
sul territorio ove posero domicilio; questi ultimi, forse gli avanzi
degli Unni di Attila, ebbero l'incarico di guardare i confini; 3. i
Russi, che, come gli Svizzeri oggidì presso i Francesi, diedero il loro
nome ai portinai de' reali palagi; 4. i Bulgari, i Capi de' quali (A. D.
956) vennero chiamati, _cum magna multitudine_ HISMA-HELITARUM. Che mai
alcuni di questi Schiavoni avessero abbracciato l'Islamismo? 5. i
Bisseni, e i Cumani, miscuglio di Patzinaciti, di Uzi e di Cazari ec.,
dilatatisi fino alla parte infima del Danubio. I Re Ungaresi (A. D.
1239) ricevettero e convertirono l'ultima colonia di quarantamila
Cumani, e da essi ottennero un nuovo titolo (Pray, _Diss._ 6, 7, p.
109-173; Katona, _Hist. ducum_, pag. 95-99, 259-264, 476-479; 483, ec.).
[113] _Christiani autem, quorum pars major populi est, qui ex omni parte
mundi illuc tracti sunt captivi_, ec. Così parlava Piligrino il primo
missionario che entrasse nell'Ungheria (A. D. 973). _Pars major_ è molto
dire (_Hist. ducum_, p. 517).
[114] Gli antichi diplomi fanno menzione de' _fideles Teutonici_ di
Geisa; e il Katona colla solita sua abilità è giunto a calcolare con
giustezza la forza di queste colonie, cotanto esagerata dall'italiano
Ranzani (_Hist. crit. ducum_, p. 567-681).
[115] Presso i Greci questo nome di nazione è espresso da Ρως, _Ros_,
parola indeclinabile, che ha dato luogo a molte immaginarie etimologie.
Ho letta con piacere e vantaggio una dissertazione _De origine Russorum_
(_Comment. acad. Petropolitanae_, t. VIII, p. 388-436) di Teofilo
Sigefredo Bayer, Alemanno pieno di dottrina, che ha consacrate le sue
fatiche e la vita al servigio della Russia. Ho profittato parimente di
un tratto di Geografia del d'Anville, intitolato; _de l'Empire de
Russie, son origine et ses accroissemens_ (Parigi, 1772, in 12).
[116] _V._ tutto il passo (_dignum_, dice il Bayer, _ut aureis in
tabulis figatur_) negli _Annales Bertiniani Francorum_ (_in Script.
ital._ Muratori, t. II, part. I, p. 525) A. D. 839, 22 anni prima
dell'era di Ruric. Luitprando che viveva nel duodecimo secolo parla
(_Hist._ l. V, cap. 6) de' Russi e dei Normanni, come di que' medesimi
_Aquilonares homines_, fattisi soprattutto discernere per la vivacità
del lor colorito.
[117] Io non conosco questi Annali che dalla storia della Russia del
signor Levesque. Nestore il primo e il migliore fra i compilatori degli
Annali russi era monaco a Kiovia, e morì nel principio del duodicesimo
secolo. Ma la Cronaca da esso composta è rimasta poco meno che
sconosciuta sino al 1767, nel qual tempo è stata pubblicata in 4.º a
Pietroburgo. (Levesque, _Hist. de Russie_, t. I, p. 16; Coxe's
_Travels_, vol. II, pag. 184)[118].
[118] _Abbiamo ora una traduzione degli Annali di Nestore eseguita
dall'erudito Schloetzer che vi ha aggiunte note, preziose massimamente
per coloro che di conoscere le antichità russa hanno vaghezza._ (Nota
dell'Editore)
[119] Theophil. sig. Bayer, _De Varagis_ (Così il Bayer li denomina) _in
Comment. Acad. Petropolitanae_, tom. IV, p. 275-311.
[120] Ciò nullameno, nell'anno 1018, Kiovia e la Russia erano tuttavia
difese, _ex fugitivorum servorum robore, confluentium et maxime
Danorum._ Il Bayer, citando (p. 292) la Cronaca di Ditmar, di
Merseburgo, fa osservare che gli Alemanni non prestavano servizio nelle
truppe straniere.
[121] Il Ducange ha raccolti i passi degli autori originali che hanno
scritto dello stato, e della storia de' Varangi a Costantinopoli
(_Gloss. med. et infim. graecitatis, sub voce_ βαραγγοι; _med. et infim.
latinitatis_, sub voce _Vagri. Not. ad Alex. Annae Comnenae_, p. 256,
257, 258; _Notes sur Villehardouin_, p. 296-299). _V._ ancora le note
del Reiske sul Ceremoniale aulae Byzant. di Costantino t. II, p. 149,
150. Sassone il Grammatico assicura che essi parlavano la lingua danese;
ma se si crede al Codino si valsero fino al decimoquinto secolo,
dell'inglese, come idioma nativo. Πολυχρονιζουσι Βαραγγοι κατα την
πατριην γλωσσαν αυτων ητοι Ιγκιληνισι. _Perseverano i Varangi nella
lingua patria come nell'inglese._
[122] Le nozioni che abbiamo sulla geografia, e sul commercio della
Russia vennero pubblicate in quel tempo dall'imperatore Costantino
Porfirogeneta (_De administrat. imperii_, c. 2, p. 55, 56, c. 9, p.
59-61, c. 13, p. 63-67; c. 37, p. 106, c. 42, p. 112, 113), e
rischiarate per le cure del Bayer (_De geographia Russiae vicinarumque
regionam circiter, A. D. 948, tra Comment. academ. Petropol._, t. IX, p.
367-422, t. X, p. 371-421) col soccorso delle Cronache e delle
tradizioni della Russia, della Scandinavia ec.
[123] Il signor Levesque (_Histoire de Russie_ t. I, p. 60), attribuisce
ai tempi che il regno di Ruric precedettero questo orgoglioso proverbio:
«Chi può resistere a Dio, e alla grande Novogorod?» Nel corso della sua
Storia egli parla frequentemente di questa Repubblica, distrutta poi
nell'anno 1475 (tom. II, p. 252-266). Un esatto viaggiatore, Adamo
Oleario, descrive (nel 1035) gli avanzi di Novogorod, e la via che
tennero per mare e per terra gli ambasciadori di Holstein (tom. I, p.
123-129).
[124] _In hac magna civitate, quae est caput regni, plus trecentae
Ecclesiae habentur et nundinae octo, populi etiam ignota manus_
(Eggehardus, ad A. D. 1018, apud Bayer, t. IX, p. 412). Egli cita
parimente (t. X, p. 397) le parole dell'Annalista sassone: _Cujus_
(Russiae) _metropolis est Chive, aemula sceptri constantinopolitani,
quae est clarissimum decus Graeciae._ Kiovia, soprattutto nell'undecimo
secolo, era conosciuta dai geografi arabi ed alemanni.
[125] _In Odorae ostio, qua scythicas alluit paludes, nobilissima
civitas, Julinum, celeberrimam Barbaris, et Graecis qui sunt in
circuitu, praestans stationem, est sane maxima omnium quas Europa
claudit vivitatum_ (Adamo di Brema, Hist. eccles., p. 19); stravagante
esagerazione anche nel labbro di uno scrittore dell'undicesimo secolo.
L'Anderson (_Hist. Deduction of Commerce_) ha trattato accuratamente
tutto quanto al commercio del Baltico e alla Lega anseatica si
appartiene: su di tale argomento non conosco, nelle lingue almeno che ci
sono famigliari, alcun'altra opera così compiuta.
[126] Stando alle nozioni somministrate da Adamo di Brema (_De situ
Daniae_, p. 58) l'antica Curlandia per un tratto di otto giornate
prolungavasi sulla costa; e Pietro il Teutoburgico (p. 68, A. D. 1326)
assegna Memel, qual frontiera comune alla Russia, alla Curlandia e alla
Prussia. _Aurum ibi plurimum_ (dice Adamo) _divinis, auguribus atque
necromanticis omnes domus sunt plenae... a toto orbe ibi responsa
petuntur, maxime ab Hispanis_ (_forsan_ ZUPANIS, _id est regulis
Lettoviae_) _et Graecis._ Davasi ai Russi il nome di Greci, anche prima
della loro conversione; conversione imperfetta assai, se conservarono
l'uso di consultare gli stregoni della Curlandia. (Bayer, t. X, p.
378-402 ec. Grotius _Prolegomen., ad Hist. goth._, p. 99).
[127] Costantino accenna solamente sette cateratte delle quali indica i
nomi in lingua russa e schiavona. Ma tredici ne addita il signor di
Beauplan, ingegnere francese, che avea esaminato il corso e la
navigazione del Dnieper e del Boristene. (_V._ la sua descrizione _De
Lucrania_, Rouen 1660, picciolo in 4). Sfortunatamente la carta che
accompagna quest'opera non trovasi unita all'esemplare che io ne
posseggo.
[128] Nestore, (presso Levesque, _Hist. de Russie_; t. I, p. 78-80). I
Russi, vi si dice, si trasferivano dal Dnieper o dal Boristene nella
Bulgaria Nera, nella Chozaria e nella Siria. Nella Siria! e come, e in
qual tempo, e in qual porto? Invece di Συρια Siria non potrebbe egli
leggersi Σκανια _Scania_ (_De administ. imper._, c. 42, p. 113)? Il
cambiamento è leggiero. La situazione della Scania, posta fra la
Chozaria e il Lazico spiegherebbe il tutto, tanto più che questo nome
adoperavasi anche nell'undicesimo secolo (Cedrenus, tom. II, pag. 770).
[129] Le guerre accadute ne' secoli nono, decimo e undecimo fra i Russi
ed i Greci, vengono raccontate negli Annali di Bisanzio, e soprattutto
dal Zonara e da Cedreno; e le diverse testimonianze di questi scrittori
trovansi unite nella Russica dello Stritter (t. II, part. II, p.
939-1044).
[130] Προσεταιρισαμενος δε και συμμαχικον ου ολιγον αρο των κατοικουντων
εν ταις προσαρκτιοις του Οκεανου νησοις εθων. _Trasferendo anche non
pochi commilitoni dalle genti che abitavano nelle isole settentrionali
dell'Oceano._ (Cedren., in Compend., p. 758).
[131] V. Beauplan (_Description de l'Ukraine_, pag. 54-61). I racconti
di questo autore sono vivaci, esatte le sue descrizioni; ed, eccetto
l'armi da fuoco, quanto egli accenna de' moderni Cosacchi può
perfettamente agli antichi Russi applicarsi.
[132] Abbiamo a dolerci che il Bayer non abbia pubblicato che una
dissertazione _De Russorum prima expeditione Constantinopolitana_
(_Comment. acad. Petrop._ t. VI, p. 365-391). Dopo avere fatto sparire
alcune cronologiche difficoltà, ei porta l'epoca di una tale spedizione
agli anni 864, o 865, la qual data avrebbe dovuto dileguare i dubbj, e
render meno ardue le difficoltà che si trovano sul principio della
storia del sig. Levesque.
[133] Nel tempo che Fozio scrivea la sua lettera circolare sulla
conversione de' Russi, il miracolo non era per anco maturo. Egli
rimprovera alla nazione, εις ωμοθητα και μιαιφονιαν παντας δευτερους
ταττομενον che _educava tutti gli ultimi alla crudeltà e alla strage._
[134] Leone il Grammatico, p. 463, 464; _Constantini, continuator, in
script, post. Theophaneum_, pag. 121, 122; Simeon Logothet., p. 445,
446; Georg. Monach., p. 535, 536; Cedrenus, t. II, p. 551; Zonara, t.
II, p. 162.
[135] _V._ Nestore e Nicone nella _Histoire de Russie_, del signor
Levesque (t. I, p. 74-80); il Katona (_Hist. Ducum_, p. 75-79) usa de'
suoi privilegi per non ammettere una tal vittoria de' Russi, che
toglierebbe splendore all'assedio di Kiovia operato dagli Ungaresi.
[136] Leone il Grammatico, pag. 506, 507: _Incert. Contin._ p. 263, 264;
Simeon Logothet, p. 490, 491; Georg. Monach, p. 588, 589; Cedrenus, t.
II, p. 629; Zonara, t. II. p. 190, 191; e Luitprando (l. V, c. 6), che
descrivendo le cose narrategli dal suocero suo, allora ambasciatore a
Costantinopoli, corresse le esagerazioni della vanità de' Greci.
[137] Non posso citare a tale proposito che Cedreno (t. II, p. 758, 759)
e Zonara (t. II, p. 253, 254); ma le testimonianze di questi Scrittori
divengono più sicure e meritevoli di fede, a proporzione del loro
avvicinarsi ai tempi ne' quali vissero.
[138] Nestore presso Levesque, _Hist. de Russie_, t. I, p. 87.
[139] Questa statua di bronzo veniva da Antiochia, e i Latini la fusero.
Supponeasi rappresentasse Giosuè o Bellorofonte. Bizzarra alternativa!
_V._ Niceta Coniate; (p. 413, 414); Codino (_De Originibus_, C. P. p.
24); e l'Autore anonimo _De Antiquitate_ C. P. (Banduri, _Imp. orient._
t. I, 17, 18) che vivea verso l'anno 1100. Essi attestano che credeasi
alla profezia; non rileva il restante.
[140] Il signor Levesque (_Hist. de Russie_, t. I, p. 94-107) ha
composto, seguendo le Cronache russe, un epilogo della vita di
Swatoslao, o Sviatosla, o finalmente Sphendosthlabus.
[141] Somiglianza che scopresi con grande chiarezza nel nono libro
dell'Iliade (205, 221), e nelle descrizioni della cucina di Achille. Un
poeta che al dì d'oggi tal dipintura offerisse in una Epopea, il suo
lavoro deturperebbe, nè si renderebbe grato ai lettori; ma i versi greci
sono armoniosi; le espressioni di una lingua morta, rare volte, ignobili
o troppo famigliari ne sembrano; oltrechè ventisette secoli trascorsi
dai giorni di Omero aggiungono ai nostri occhi vezzo alle antiche
costumanze.
[142] Il singolare epiteto di _Zimiscè_ dalla armena lingua deriva. I
Greci traducevano la parola ζιμισκες giovandosi dell'altra μουζακιζες o
μοιρακιζης. Il significato dell'una e dell'altra espressione essendomi
ignoto egualmente, mi sarà lecito il chiedere come nella commedia: _Di
grazia quale è l'interprete di voi due?_ Ma dal modo della loro
composizione sembra che corrispondano ad _adolescentulus_ (Leone
Diacono, l. IV, MS., _ap._ Ducange, _Gloss. graec._, p. 1570).
[143] In lingua Schiavona, _Peristhlaba_, equivaleva _a grande o
illustre città, μεγαλη και ουσα και λεγομενη, la quale è veramente, e
vien nomata grande_, dice Anna Comnena (_Alexiade_, l. VII, p. 194).
Della sua situazione posta fra il monte Emo e la parte inferior del
Danubio, potrebbe dirsi che essa occupasse il luogo, o almeno
all'incirca il luogo di Marcianopoli. Non troviamo difficoltà nel
determinare la giacitura di Durostolo o Dristra che agevolmente si
riconosce (_Comment. Acad. Petropol._ t. IX, p. 415, 416; d'Anville,
_Geogr. anc._ t. I, p. 307-311).
[144] Il libro _De administratione imperii_ spiega, soprattutto ne'
sette primi capitoli, la condotta politica tenutasi da' Greci verso i
Barbari e specialmente coi Patzinaciti.
[145] Nel racconto di una tale guerra, Leone il Diacono (presso il Pagi,
_Critica_, t. II, A. D. 968-973) è più autentico, e porta maggiori
particolarità di Cedreno (t. II, p. 660-683) e di Zonara (t. II, p.
205-214). Questi declamatori hanno fatto ascendere a trecento ottomila,
e trecento trentamila uomini il numero delle truppe russe, calcolato con
maggior moderazione e verisimiglianza dai contemporanei.
[146] Phot. _epist._ 2, n. 35, pag. 58 ediz. Montacut. Questo dotto
editore non avrebbe dovuto confondere il grido di guerra de' Bulgari
colle due parole το Ρως _il Ros_, le quali non vogliono dir altro che
_nazione russa_; nè Fozio, uom di senno, dovea accusare gli idolatri
schiavoni της Σλληνικης και αθειου δοξης, _di greca ed atea fede._ Essi
non erano nè Greci nè Atei.
[147] Le notizie più compiute che abbiansi su la religione degli Slavi e
la conversion della Russia, son quelle offerteci dal Signor Levesque
nella sua _Hist. de Russie_, da esso dedotta, così dalle antiche
Cronache, come dalle osservazioni che su queste i moderni hanno fatte,
(t. I, p. 35, 54, 59-92, 93, 113-121, 124-129, 148, 149 ec.).
[148] _V._ il _Cerem. aulae byzant._, t. II, c. 15, p. 343-345, ove Olga
o Elga vien nominata Αρχοντισσα Ρωσιας, _Principe della Rosia_. I Greci,
per indicare la sovrana delle Russie adopravano il titolo di un
magistrato di Atene terminato in desinenza femminina, la qual cosa
avrebbe stranamente sonato all'orecchio di Demostene.
[149] _V._ un frammento anonimo pubblicato dal Banduri (_Imper. or._ t.
II, p. 112, 113. _De conversione Russorum_).
[150] L'Erbestein (_apud_ Pagi, t. IV, pag. 56) narra, che Valadimiro fu
battezzato e maritato a Cherson o Corsun. Novogorod conserva anche ai dì
nostri tale tradizione, e le porte delle quali parlato abbiamo nel
testo. Nondimeno un viaggiatore ed osservatore esatto pretende venute da
Magdeburgo queste porte di bronzo, (Coxe's, _Travels into Russia_ ec.,
v. I, p. 452) e cita un'iscrizione che par fatta per dimostrare tale
assunto. I leggitori non debbono confondere questa Cherson, città della
Tauride, o della Crimea, con una città del medesimo nome, stata
fabbricata alla foce del Boristene, e di recente illustrata da un
parlamento che vi hanno tenuto Caterina II e l'Imperatore Giuseppe.
[151] _V._ Il testo latino o la versione inglese dell'eccellente Storia
della Chiesa del Mosheim, al primo capitolo, ossia alla prima Sezione
intorno ai secoli nono, decimo e undecimo.
[152] _Non solo la religione cristiana differiva, e differisce nella
teoria dall'antico culto degli idoli, come già abbiamo altrove mostrato,
ma anche nella pratica; in questo culto, per esempio, v'erano i
sacerdoti particolari di Giove, di Marte, di Cerere; nel culto cristiano
non ci sono che i sacerdoti, o ministri di Dio; gli altri oggetti del
culto cristiano non hanno sacerdoti proprj: quanto poi a questi oggetti,
cioè alla teoria del culto delle imagini, ripetiamo ciò che ne abbiamo
detto in una nota al vol. IX._ (Nota di N. N.)
[153] Nel 1000, gli ambasciadori di S. Stefano ricevettero da Papa
Silvestro il titolo di Re d'Ungheria, e il donativo d'un diadema che era
lavoro di artisti greci. Doveva esserne presentato il Duca di Polonia,
ma i Polacchi, per lor confessione medesima, erano troppo barbari, e
immeritevoli quindi di una corona _angelica_ ed _appostolica._ (Katona,
_Hist. crit. regum stirpis Arpadianae_, t. I, p. 1-20).
[154] Si ascoltino i cantici trionfali di Adamo di Brema (A. D. 1080)
che hanno un fondo di verità: _Ecce illa ferocissima Danorum, etc.
natio..... jamdudum novit in Dei laudibus alleluia resonare.... Ecce
populus ille piraticus... suis nunc finibus contentus est. Ecce patria,
horribilis semper, inaccessa propter cultum idolorum... praedicatores
veritatis ubique certatim admittit_, etc. (_De situ Daniae_, etc., p.
40, 41, ediz. Elzevir); opera ove scorgesi una pittura originale e
dilettevole del Nort dell'Europa, e della introduzione del Cristianesimo
in questa parte del Mondo.
[155] I _grandi principi_ abbandonarono nel 1156 la residenza di Kiovia,
smantellata indi dai Tartari nel 1240. Mosca divenne nel secolo XIV la
sede dell'Impero. V. il primo e secondo volume della _Hist. de Russie_,
del signor Levesque, e i _Viaggi di Coxe nel Nort_, t. I, p. 241.
[156] Gli ambasciatori di S. Stefano aveano adoperate le rispettose
espressioni di _regnum oblatum, debitam obedientiam_, etc. che Gregorio
VII alla lettera interpretò; onde gli Ungaresi sonosi trovati impacciati
fra la santità del Papa e l'independenza della Corona (Katona, _Hist.
critica_, tom. I, p. 20-25, t. II, p. 304, 346, 360 ec.)