Anche un’altra _popina_ era sull’angolo della Via delle Terme, e si
denomina di Fortunata, perchè viveva un’iscrizione nella parte esterna
che recava un tal nome, ma che ora è affatto scomparsa. Vi si vendevano
commestibili.
Due osterie erano dirimpetto alle Terme: ivi stavano molti vasi di vino
o _dolia_, come appellavansi allora, e focolari per ammanire vivande.
Vi si scoprì uno scheletro d’uomo, che al momento della catastrofe
s’era per avventura rifugiato sotto di una scala e stringeva ancora
il suo piccolo tesoro, consistente in un braccialetto in cui erano
infilati tre anelli, uno de’ quali con vaga incisione d’una baccante,
due orecchini, il tutto d’oro; settantacinque monete d’argento e
sessantacinque di bronzo, con cui voleva sottrarsi a sì generale
rovina.
A queste _cauponæ_ e _popinæ_ ed _œnopolia_ e _tabernæ vinariæ_ erano
quasi sempre congiunti, come abbiamo veduto, i _thermopolia_, ossia
botteghe per vendita di bevande calde e liquori, come sarebbero a
un dipresso i moderni caffè; poichè si tenesse allora comunemente
più delizioso il bever caldo. Fin il vino si usava imbandir caldo:
lo si cuoceva e lo si dolcificava e medicava con mirra, come pur di
presente usasi in certe circostanze unirvi droghe, e si dava sopratutto
idromele, giusta quanto si apprende in Plauto: