LA SCIENZA NELL’ORIENTE CLASSICO[3]

2. =Nell’Egitto antico=. — Le due scienze, particolarmente coltivate

dagli Egizi, furono l’_astronomia_ e la _medicina_. Lo studio dell’una

e dell’altra venne suggerito da ragioni pratiche. Quelle della medicina

sono facili a intendere; quelle dell’astronomia si collegano con la

coltivazione del suolo, tanto curata in Oriente, e che rimane soggetta

all’influenza del cielo e delle stagioni. Lo studio dell’astronomia

venne poi, a quegli antichi, singolarmente agevolato dalla

straordinaria trasparenza dell’atmosfera, che faceva scorgere a occhio

nudo le stelle anche di 4ª e 5ª grandezza, e dal clima mitissimo, che

permetteva di vivere a lungo all’aperto.

_A_). _Astronomia_. — Gli Egizi tengono il primo posto, fra gli antichi

popoli orientali, nello studio dell’astronomia. Essi favoleggiavano che

il Dio _Theut_ avesse loro insegnato tutte le arti e tutte le scienze.

I sacerdoti egizii crearono ovunque nei loro templi scuole di

astronomia e vi stabilirono veri e propri osservatori. I sacerdoti

del Sole studiarono in particolare il sole e giunsero a fissarne la

carta. Poco a poco, grazie a questo studio universale, e a questa vera

e propria collaborazione dei sacerdoti-astronomi dei varii templi,

l’Egitto del _periodo tebano_, verso i secc. XVIII-XVII a. C., potè

vantare la sua _carta del cielo_.

Gli Egizi antichi studiarono anche la luna; misurarono e divisero il

tempo in mesi, calcolati sulle fasi della luna, di 30 giorni l’uno,

e fecero perciò l’anno di 360 giorni (_anno lunare_). Quest’anno

fu distribuito, a sua volta, in tre stagioni (di 4 mesi l’una),

corrispondenti alle tre fasi agricole del Paese: l’inondazione del

Nilo, la raccolta, la seminagione.

Ma notarono bene le differenze tra l’anno regolato sulle fasi della

luna e l’anno regolato sul corso del sole, più lungo di 5 giorni e

1/4.[4] Cercarono di rimediare a tale divario, aggiungendo all’anno

lunare dei giorni _intercalari_, e alla fine adottarono — forse per

primi — l’anno solare.

Probabilmente gli antichi Egizi conobbero altri particolari fenomeni

astronomici: per es., questo, che il circolo, descritto dal giro

annuale del sole sulla sfera celeste — quello che diciamo _eclittica_,

perchè le eclissi hanno luogo quando la luna è in essa o vicina ad essa

— fa un angolo di 23°, 52′ con l’equatore celeste, che si dice appunto

_l’obliquità dell’eclittica_. E dovettero — anch’essi — notare che gli

equinozi e i solstizi cadono gli uni quando l’eclittica solare incontra

l’equatore celeste; gli altri, quando il sole raggiunge la sua massima

distanza dall’equatore.

Pur troppo, come tutti gli Orientali, gli Egizi non isfuggirono al

pericolo di confondere l’astronomia con la magia e con l’astrologia, e

anch’essi credettero che ogni giorno avesse una potenza sua speciale,

che bisognava o fuggire o assoggettare alla potenza umana. _Questa fu,

anzi, per gli Egizi la vera scienza_; l’altra, tutto il complesso delle

loro osservazioni e notazioni positive di astronomia, che tanto oggi

apprezziamo, fu, per essi, come il cascame, il resultato, imprevisto e

trascurato, della «vera» scienza.

_B_). _Medicina._ — Gli Egizi ebbero anche scuole numerose di

_medicina_, in cui si insegnava a diagnosticare e curare le malattie.

Pur troppo, l’eccessivo rispetto, per motivi religiosi, dell’integrità

del corpo umano impedì loro di dedicarsi alla anatomia. In compenso,

la loro medicina fu piena del concetto di _spiriti vitali_, che

presiedessero a tutte le funzioni organiche, e, in pratica, le loro

cure furono grossolanamente empiriche, esclusivamente sintomatiche,

senza che mai i loro medici riuscissero a cogliere e curare la causa

del male. Vigeva però, in questa scienza, una grande specializzazione.

_C_). _Matematiche._ — Per molto tempo si è creduto che gli Egiziani

avessero coltivato l’_aritmetica_ e la _geometria_[5] solo per degli

scopi pratici, come quelli del fare i conti e di misurare i campi,

per cui avrebbero adottato un sistema di misure, analogo al nostro

_decimale_. Ma tale giudizio sull’importanza della matematica, presso

gli Egizi, è assolutamente errato. I vari _Papiri matematici_[6] egizi,

che noi oggi conosciamo, e che ci dànno una chiara idea della coltura

matematica dal 3000 al 500 circa a. C., ci mostrano questa scienza in

pieno sviluppo presso quel popolo.

Essi conoscevano il calcolo delle frazioni, le equazioni di primo

grado a un’incognita, possedevano nozioni di geometria ecc. Gli Egizi,

dunque, pervennero, in questa scienza, in epoca remotissima, a uno

stadio assai elevato. Soltanto, le loro cognizioni matematiche, dopo il

3000 rimasero stazionarie, non progredirono più, probabilmente perchè

le loro scoperte matematiche (come anche quelle delle altre scienze)

venivano registrate nei loro libri sacri, a cui, in conseguenza, non fu

più lecito apportare modificazioni.

_D_). _Chimica._ — Una scienza, o, piuttosto, una tecnica che

nell’antichità preellenica, sembra essere stata particolare degli Egizi

è la _chimica_, il cui nome è forse egiziano. Questo probabilmente si

dovette alla copia di metalli e pietre preziose, che gli antichissimi

Egizi ebbero a disposizione e alla loro intensa attività industriale.

Essi conoscevano, credendoli tutti minerali, l’oro, l’argento,

l’elettro, il lapislazuli, lo smeraldo, lo stagno, il bronzo, il rame,

il ferro, il piombo (non però il mercurio!). Ne conoscevano i diversi

gradi di purezza, le possibili leghe dell’uno con l’altro. Confondevano

però i metalli naturali con le leghe e con certi minerali, colorati

e brillanti, naturali o artificiali. Tuttavia, ripetiamo, la chimica

degli Egizi (come di tutti i popoli antichi), più che scienza, fu arte

pratica industriale. Essi erano abilissimi nel fabbricare e tingere

il cuoio e il vetro, nel tingere il cotone, nel temprare l’acciaio,

nel fabbricare perle e gemme artificiali,[7] smalti, nel lavorare i

differenti metalli. Inoltre avevano notizia di numerose altre sostanze

— amido, acido acetico, canfora, bitume, nafta, carbonato di sodio ecc.

ecc. — e se ne servivano per gli stessi scopi, per cui oggi noi ce ne

serviamo.

Essi, dunque, conoscevano numerose operazioni di chimica. Ma quale

si fosse la maggior parte di queste operazioni noi non sappiamo, al

solito, perchè le loro industrie erano monopolii statali o di collegi

sacerdotali, e i loro metodi venivano, quindi, circondati da un geloso

segreto, assai più che molti procedimenti industriali dei nostri

giorni.

D’altra parte, la mancanza della libertà di comunicarsi a vicenda

i fatti osservati, nel che consiste una delle principali ragioni

dell’accrescimento della scienza moderna, ne impedì il progresso presso

gli Egizi. Onde, se la chimica fu arte di pratici, non fu mai, in

Egitto, vera scienza, nè dette luogo, come in Grecia, a speculazioni

sulla natura, sull’essenza della materia e sulle sue origini.

3. =In Caldea:= _A_). _Astronomia._ — I Caldei, ossia i Babilonesi,

coltivarono non meno intensamente degli Egizi l’astronomia. Essi

osservarono e notarono un cumulo enorme di fatti astronomici: lo stato

del cielo in ogni notte di ciascun anno, l’aspetto delle costellazioni,

il corso degli anni, il corso e le eclissi solari e lunari. Alessandro,

entrando in Babilonia nel 332 a. C., vi trovò annali astronomici che

rimontavano al 2234 a. C. Ma, più che tra gli Egizi, tutta questa

scienza fu, presso i Caldei, contaminata di misticismo. Per i Caldei,

cioè, lo studio dei fenomeni era nulla. L’importante era la ricerca

delle divinità, che vi presiedessero, nonchè dei mezzi per conquistarne

le volontà. E questa è vera e propria magia o astrologia o scienza

(diciamo così) delle profezie.

Ad ogni modo, i fenomeni, notati dai Caldei, erano un elemento positivo

che non poteva andare trascurato, e che li traeva naturalmente a

indurne delle leggi generali. Tale fu, ad es., quella, preziosa, del

riprodursi delle eclissi totali di sole a periodi di 18 anni e 10 od 11

giorni.[8]

Come gli Egizi, i Caldei misurarono dapprima l’anno secondo le fasi

della luna (_anno lunare_), dividendolo in 12 mesi eguali di 30 giorni.

Poi pervennero a calcolare il più lungo _anno solare_, e, per la misura

del tempo, inventarono l’orologio solare e l’orologio ad acqua.

L’astronomo, che divulgò nel mondo greco la scienza» caldea fu

_Beroso_, un caldeo ellenizzato, che, in sullo scorcio del IV secolo a.

C., fondò una scuola astronomica nell’isoletta di Cos. Dall’astronomia

caldaica i Greci trassero numerose e preziose cognizioni, che

mirabilmente sfruttarono e fecondarono.

_B_). _Medicina; Matematica._ — Quanto alla _medicina_, i Caldei

rimasero molto addietro in confronto agli Egizi, chè, assai più che

dedicarsi allo studio positivo delle malattie, essi si compiacquero di

applicare ai malati riti e formule magiche, nella illusione di curarli.

— Anche i progressi dell’_aritmetica_ e della _geometria_ furono,

presso i Caldei, secondo sembra, minori che presso gli Egizi,

giacchè quelle due scienze servivano loro per iscopi esclusivamente

pratici. I sistemi di misure, da essi adoperati, furono quello

decimale e quello sessagesimale, in cui l’unità è divisa in 60 parti

o in multipli e sottomultipli di 60 (come, ad es. la nostra ora, il

circolo). Conoscevano però le così dette _progressioni, aritmetica_

e _geometrica_,[9] le frazioni; possedevano nozioni elementari di

geometria e pare che nella notazione dei numeri facessero, come noi,

uso del valore di posizione, ossia assegnassero ai numeri un diverso

valore a seconda del posto occupato dalle cifre che li compongono.

4. =Le scienze presso gli altri popoli orientali.= — La scienza degli

altri popoli dell’Oriente classico (Assiri, Ebrei, Fenici, Iranici,

Indiani), che per altro noi conosciamo confusamente, non vanta —

sembra — alcuna originalità. Essa fu attinta per intero a Caldei e ad

Egizi, e non ebbe uno sviluppo indipendente. Ciò si dovette dapprima

all’impero politico, che Egizi e Caldei esercitarono lungamente su gran

parte delle restanti popolazioni orientali; poi, alla unificazione che

dell’Oriente classico fece l’Impero persiano, nella seconda metà del

sec. VI a. C.

Solo gli Indi — abitatori della metà superiore della penisola

dell’Indostan — mantennero una civiltà indipendente. Ma i loro

progressi scientifici rimasero ben lontani dall’altezza da essi stessi

raggiunta nel campo della letteratura e della filosofia. Memorabile

è solo, per noi, la loro matematica. Essi usarono le cifre che noi

diciamo _arabiche_ (perchè trasmessici dagli Arabi), che tanto,

al confronto della numerazione, romana, hanno agevolato i calcoli

aritmetici, perchè in esse il valore dei numeri dipende dalla posizione

delle cifre che li compongono, e tra esse v’ha un segno speciale per

indicare l’assenza di ogni unità: lo _zero_.

Ma questa sarebbe ben piccola cosa. Assai più importante è il

fatto che _gli Indi furono i veri perfezionatori dell’aritmetica

e i creatori dell’algebra_,[10] che pure rimase ignota ai Greci

sino al tardo periodo romano.[11] Anche i Greci, vedremo, furono

maestri in matematica; ma il loro genio si rivelò principalmente

nella _geometria_, nello studio, cioè, delle forme, non dei numeri.

In conseguenza la matematica moderna, sebbene, non influenzata

direttamente dalla matematica indiana, è, nel suo spirito, più vicina a

questa che non alla scienza greca.

Ma, come dicevamo, gli Indi rimasero quasi isolati nello sfondo delle

civiltà orientali più antiche, all’incirca tanto quanto quel popolo

orientale, non classico, nè di razza caucasica, che furono i Cinesi, i

quali pervennero a parecchie delle scoperte scientifiche cui il mondo

doveva giungere più tardi, ma senza avere la fortuna di comunicarle

altrui.

Viceversa, una parte importante nello scambio della coltura

scientifica, specie di quella suscettibile di applicazioni pratiche,

la matematica commerciale e la chimica, ebbero i Fenici, la cui breve

civiltà si svolge tra il crepuscolo dell’età micenea e l’aurora della

civiltà greca (XIII-VIII sec. a. C. circa).

Ma l’importanza di tutta la scienza orientale è di avere costituito

il terreno storico, da cui spiccherà il suo volo superbo la scienza

greca. Questa scienza, appunto, si inizierà nelle contrade orientali,

sulle coste dell’Asia Minore, colonizzate dagli Elleni, e tutti

gli scienziati greci dell’età classica attingeranno largamente alla

Caldea, all’Egitto, persino all’India, di cui leggeranno i libri,

interrogheranno i sapienti, studieranno con religione le dottrine.

5. =La scienza etrusca.= — Ma per un’altra via la scienza orientale

influì sull’Occidente: attraverso la coltura etrusca, ossia con la

migrazione, dall’Oriente, nell’Italia antica, della civiltà degli

Etruschi, popolo, intimamente penetrato di coltura orientale. Quivi,

infatti, nell’Italia antica, la scienza etrusca dominò nettamente, dal

X o IX sec. a. C., il mondo, italico e romano, fino a che non vi rimase

soverchiata dalla scienza greca.

_A_). _Astronomia e fisica._ — Come gli Egizi al dio _Theut_, così

gli Etruschi credevano di essere debitori degli elementi di tutte le

scienze a _Tagete_, semidio meraviglioso, incarnazione quasi della

Intelligenza.

Anch’essi studiarono l’astronomia. Fu questo còmpito dei sacerdoti

etruschi (come lo era stato di quelli egizi e caldei). La studiarono,

al solito, e ne notarono scrupolosamente i fenomeni, a fine di

penetrarne il significato, e trarne insegnamenti per l’avvenire. Ma,

dalle continue, sistematiche osservazioni, essi non solo ricavarono la

conoscenza di un mondo di fenomeni celesti, ma finirono con avvertirne

i legami, le leggi che li regolavano. Essi giunsero così a conoscere

il corso degli astri — specie del sole e della luna —, a determinare

l’_anno solare_, a dividere questo in mesi e a ripartirne i mesi in

periodi minori, così come insegnarono ai Romani.

L’osservazione degli Etruschi si stendeva anche a molti fenomeni

dell’atmosfera: piogge, venti, uragani, nubi, e specialmente i fulmini.

Onde essi per tal modo gettarono le fondamenta della _meteorologia_

(studio dei fenomeni atmosferici). Compilarono in proposito calendarii,

con indicazioni meteorologiche, riguardanti l’intera annata; conobbero

taluni degli effetti chimici della elettricità (per es. il cangiamento

dei colori, prodotto dal fulmine), tennero diarii del ripetersi dei

tuoni, notarono come l’Italia, in quanto penisola assai allungata,

fosse più di altri Paesi, adattissima alla generazione dei fulmini ecc.

ecc. E se la scienza astronomica e meteorologica degli Etruschi non

fece ulteriori progressi, ciò si dovette, al solito, all’essere stata

l’attenzione degli studiosi distratta dall’osservazione dei fenomeni e

rivolta alla inutile ricerca dei loro arcani significati.

Ma la fisica fu concepita specialmente dagli Etruschi come scienza

pratica, come scienza di applicazione. Perciò furono maestri in quel

ramo di questa disciplina che si denomina meccanica. Le loro mirabili

costruzioni di vòlte, l’uso delle colmate per prosciugare le paludi, i

molini a braccia, ecc. presuppongono numerose nozioni, specialmente di

meccanica.

_B_). _Chimica_. — Lo stesso è a dire della chimica: tutto il complesso

delle notizie che noi possediamo sulla vita etrusca, sulla direzione

delle loro conquiste, sulla loro attività industriale, c’impone il

convincimento che essi dominassero la chimica non meno profondamente

degli Egizi.

_C_). _Medicina_. — La medicina etrusca (come quella caldaica) fu

traviata da pregiudizi mistico-religiosi. Essa era considerata come

arte sacra concessa all’uomo per rivelazione, e perciò affidata ai

soli sacerdoti. Tuttavia gli Etruschi riuscirono a conoscere, la virtù

curativa di molte piante, e seppero estrarne i farmaci; conobbero

la virtù di molte acque. E la stessa arte degli arùspici, sacerdoti

incaricati di ricercare nelle viscere degli animali i segni, onde

preveder l’avvenire, fu, per gli Etruschi, un ottimo mezzo, con cui

acquistare indirettamente cognizioni anatomiche sul corpo umano. La

stessa arte etrusca rivela nelle sue rappresentazioni questa conoscenza

realistica del corpo degli animali.

Storia delle scienze ad uso dei licei scientifici · 第 10 / 18 题