1. =Scienza: obietto e metodo=. — La «scienza», di cui intendiamo
disegnare la storia nelle pagine che seguono, non è da identificare con
la semplice conoscenza, e neanche con ogni forma di sapere. Una storia
della «scienza», in questo secondo significato, sarebbe una storia
universale del pensiero umano in tutti i suoi aspetti: filosofico,
scientifico, artistico, politico, economico ecc. ecc. Neanche la
semplice conoscenza è _scienza_. L’obietto proprio del riassunto che
segue sarà invece _la storia dello svolgimento delle scienze della
natura_, intese nel senso più largo,[1] le quali concernono i fenomeni
che l’antichità e il Medio Evo definirono esattamente _physicà_ (cose
della natura materiale), contrapponendoli a _metafisicà_ (problemi
riguardanti l’_al di là_ della natura sensibile).
Questa conoscenza della natura diviene scienza, allorchè le nostre
cognizioni intorno ad essa si fanno organiche e metodiche, non si
limitano all’accertamento di un fatto, o di più fatti, ma badano a
ritrovare le loro connessioni intime, le condizioni necessarie, per cui
quei fenomeni avvengono, in una parola, la loro _legge_.
Naturalmente, in questa ricerca delle leggi dei fenomeni, di cui,
talvolta, parecchie discendono da una o da più leggi generali, che
anch’esse è possibile stabilire, succede alla scienza di entrare in
contatto con la metafisica e con la religione, due discipline, il cui
compito specifico è perseguire il fine e l’essenza delle cose. Sarà
ciò che osserveremo più volte, ed alla cui considerazione non potremo
sfuggire per le connessioni intime che tale ricerca ebbe, ed ha ognora,
con quella scientifica. Ma bisognerà sempre tener presente che questo
campo superiore non è quello proprio della scienza, la quale intende
solo a riguardare le leggi delle concomitanze e delle successioni
costanti dei fenomeni.
— Elemento importantissimo della scienza è il _metodo_. Parrebbe a
prima vista che ci debbano essere due categorie di scienze: quelle che
_deducono_ le loro leggi da principii più generali ed evidenti, come
le matematiche, scienze (si dice) di puro ragionamento, e quelle della
natura, in cui si osserva la realtà, se ne sperimentano i fenomeni, si
_inducono_ da questi leggi generali, e poi si torna, finchè si può, a
sperimentarle.
Ma è semplice illusione. Le matematiche presentano i loro resultati in
forma deduttiva, ma anch’esse si formarono, ottennero i loro resultati
fondamentali attraverso la osservazione e la successiva _induzione_.
Viceversa, anche la _deduzione_ è usata largamente nelle scienze
della natura, allorquando, da una certa legge, ricavata in seguito
ad osservazioni, si deducono gli effetti possibili, o quando, da una
ipotesi, si deducono conseguenze, che dovranno poi essere sperimentate.
Ogni scienza, può dirsi, ha una fase induttiva in cui l’osservazione
tiene il primo posto, e una fase deduttiva, in cui l’osservazione serve
solo a controllare (non più a suggerire!) la legge. O, per parlare con
maggiore precisione, nel lavoro scientifico, _induzione_ e _deduzione_
(ovverosia _osservazione_, e cioè la considerazione dei fenomeni, che
avvengono fuori di noi allo stato naturale; _ragionamento_, e cioè il
lavoro del pensiero per iscoprirne i varii rapporti; _esperimento_, e
cioè la ripetizione artificiale e consapevole del fenomeno osservato),
sono processi inseparabili e necessari. E, come vedremo, la scienza ha
potuto avanzare solo allorquando fra questi processi s’è avuto perfetto
equilibrio; ha vaneggiato o s’è arrestata, quando la preferenza per uno
solo di essi ha fatto trascurare gli altri.
Le scienze classiche degli antichi furono: astronomia, matematica,
fisico-chimica,[2] medicina, zoologia e botanica. Noi esporremo la
storia della scienza tenendo presente, per maggior chiarezza, anche per
l’età medievale e moderna, questa classificazione. Avvertiremo però
quali mutamenti siano, dall’evo antico ad oggi, avvenuti in codesta
partizione della scienza, e ne accenniamo qui anticipatamente i due
principali: talora, la suddivisione di alcune di queste scienze in
altre, divenute ormai indipendenti; tal’altra volta, l’intreccio, in
uno solo, di più di uno di questi rami, che ha dato luogo a scienze,
che oggi, anch’esse, hanno una personalità indipendente.