Se una creatura sovrumana, librata nello spazio, avesse allora gettato
uno sguardo su questa nostra terra oscura, certo quel punto le sarebbe
apparso luminoso. Una immensa poesia era raccolta in quell'angolo
obliato. È difficile immaginare qualcosa di più dolce di quel romanzo,
di cui lo scenario è il palazzo ed il parco abbandonati, ed i
personaggi quel vecchio solitario e quei due felici.
Che v'era al di fuori, in quella società turbolenta, infelice,
insaziabile? Essi non lo sapevano, non se ne curavano: qualunque
catastrofe, qualunque trionfo avrebbe potuto accadere a pochi passi;
era possibile che gl'imperi crollassero, che nuovi regni sorgessero,
che tutto venisse sconvolto: essi non se ne sarebbero accorti. Che
premeva loro? Al di là del ricinto il mondo finiva per essi.
Come avevano potuto quei due sottrarsi alla legge comune? Com'era
stato permesso che la villa, inutile da tanto tempo, avesse ora il
cómpito di nascondere quei due evasi della prigione sociale? La
sicurezza in cui si trovavano sarebbe durata a lungo? Era possibile
che l'invidia non venisse tra poco a turbare quella calma beata e
suprema? La loro parte di male non sarebbe venuta a incoglierli? Il
destino li avrebbe per molto tempo ancora dimenticati?
Essi conservavano una indicibile serenità, quella serenità che nega il
male e non vi crede. Parevano una creazione del Tiziano fatta vivente,
di quelle figure eternamente giovanili, bionde e felici, che il grande
artista poneva in mezzo a una di quelle ricche scene veneziane,
fulgenti d'oro e di porpora, con in fondo l'immutabile turchino del
cielo. Essi non erano affetti da alcuna delle malattie moderne, e
certo nessuna malinconia li poteva sorprendere, nessun presentimento
funestare. Il tempo non esisteva quasi per essi, come non esisteva il
mondo circostante. Nello stesso modo che non s'accorgevano della
società, nel loro paradisiaco isolamento, così essi non sapevano
ch'esistesse il passato e l'avvenire, tanto erano assorti nell'ora
presente. Passato non ne avevano; poichè appena usciti dall'infanzia
s'erano trovati immersi d'improvviso, non nella realtà; ma nella
poesia dell'esistenza; avvenire non ne vedevano, non temendo nulla, nè
potevano sperare di più, poichè tutto intorno e dentro loro si fermava
nella suprema beatitudine dell'amore... Com'erano i loro volti rosei e
fulgenti, senza possibilità di rughe, gli occhi tranquilli, illuminati
ed incapaci di pianto, così i loro cuori scevri di timori e di mali,
le loro menti prive di tenebra e di mestizia, Quelle due anime, come
quei due corpi, erano belle, divine, fatte l'una per l'altra.
Essi rappresentavano quella cosa tanto sublime e tanto rara quaggiù:
l'unione di due esseri che realmente devono essere riuniti; l'amore
nella sua perfezione. Poichè è impossibile non appaia chiaro a
chiunque abbia molto pensato, che l'amore su questa terra è una
eccezione. Negare l'amore è la più assurda bestemmia; pretendere che
tutti lo sentano è diminuirlo e non comprenderlo. Moltissime vite son
prive d'amore (naturalmente si prende qui la parola nel suo
significato alto e completo), altre non ne conoscono che dei momenti
fuggevoli, dei tocchi per così dire. Pochissimi lo sentono davvero in
tutta la sua sublime pienezza; quelli amano per sempre.
Tra questi fortunati, i nostri due erano fortunatissimi. Appartenevano
alla classe privilegiata, e s'erano trovati. Quanti sarebbero capaci
d'amare se s'incontrassero! Inoltre, il loro sogno s'era fatto reale
in tutta la sua pienezza. Com'era ciò accaduto? Saremmo tanto
imbarazzati a rispondere, quanto il vecchio Pietro. O non v'erano mai
stati ostacoli fra di essi, o li avevano infranti; ora nulla li poteva
dividere. Come uscivano essi da una società tanto malvagia e ammalata,
irrequieta e falsa? Certo essi ne sorgevano, come talvolta tra le
pietre d'un edificio solenne e senza poesia sboccia un fiore
involontario, profumato. Ma scorre molto tempo prima che una ruvida
mano lo venga a strappare?
Sembrava non travedessero nemmeno la possibilità d'alcun pericolo. Le
ore, i giorni passavano tranquilli e sublimi; senza che la loro
serenità venisse mai meno. Parevano gli abitatori naturali di quel
luogo, sorti d'in tra l'ombre del bosco, creazione spontanea, vivente
emanazione di quella solitudine. Non si rammentavano certo d'esservi
giunti poco prima, non ideavano di dover partire; quel loro soggiorno
non aveva quasi avuto principio, non poteva certo aver fine. L'amore
aveva come consacrato quel sito; quella profonda quiete aveva reso
inaccessibile agli altri la loro felicità. Essi rappresentavano
qualcosa di sovrumano; erano sotto una protezione suprema, e nulla di
terreno poteva riuscir loro pauroso.
E il vecchio Pietro, dopo la sua lunga vita monotona, si scaldava al
sole di quell'amore. Istintivamente, d'improvviso, egli aveva compreso
tutta la poesia che quei due emanavano; e stava assorto dinanzi a loro
in continua contemplazione. Sul principio aveva talvolta sentito per
essi delle strane, inesplicabili malinconie; ma ora erano sparite, non
temeva più, tanto la serenità che spandevano d'intorno era contagiosa.