Si accorse ben presto e dolorosamente d'essersi sbagliato. Il lavoro
di Guglielmo procedeva a sbalzi, irregolarmente, falsamente; qualcuna
delle sue facoltà si era affievolita qualche altra eccisivamente
esaltata. L'amico si rimproverò di averlo un poco abbandonato, e
benchè non fosse sempre benissimo ricevuto, ripigliò le sue visite
frequenti come prima. Era stupito, e qualche volta un po'
paurosamente, dell'umore variabilissimo di Guglielmo, il quale passava
con la massima facilità, in un giorno, dall'orgoglio dell'assoluta
confidenza alla triste spossatezza dello scoraggiamento.
Lo trovò una sera in quest'ultima fase, completamente abbattuto. Se ne
stava al cembalo con la testa tra le mani ed i gomiti appoggiati alla
tastiera in un'attitudine d'istupidimento morale. Non si mosse punto
udendo qualcuno entrare, e non fu che dopo aver fatto uso
alternativamente delle preghiere e delle minaccie, come si fa coi
fanciulli, che si potè udire il suono della sua voce. Ma, rotta la
diga, uscì un torrente di parole che pareva non si dovesse arrestare.
Ripeteva spesso, cambiando solo di modo, le medesime idee; disse che
non vi era alcuna speranza per lui, che ogni tentativo era inutile,
che gli uomini e le cose, tutto gli era ostile. Cadeva in
contradizione, ora malediceva l'ingiustizia umana, ora diceva che
nulla gli poteva arridere, ma che lo meritava, il suo genio essendo
una illusione e nulla più. L'amico riuscì a calmarlo un tantino, ma lo
lasciò senza poter nascondere a sè stesso che quello stato non era
certo rassicurante.
Nell'uscire trovò Maria sulla scala.--Dica, esclamò appena lo vide,
come sta il signor Guglielmo?
--Abbastanza bene, egli rispose, un poco stupito dell'inquietudine
della fanciulla.
--Ah! signore, riprese Maria, la guardi che non v'è bisogno d'essere a
letto per essere ammalato.
--Ma Guglielmo non è ammalato.
--Voglia il cielo ch'ella possa aver ragione! Eppure, a dirle il vero,
ho paura ch'ella si sbagli. Quel ragazzo si rovina a forza di studiare
sulle note....
È impossibile farsi un'idea dell'effetto straziante che facevano
quelle parole da nonna, dette da quella fanciulla. La voce malferma
indicava poi chiaramente ch'ella era turbata. Che accadeva in
quell'anima oscura?
--Maria, disse il giovane, sono assai contento d'averti trovata; puoi
essere utile a me ed a Guglielmo.
Gli occhi infossati della fanciulla sfavillarono.
--E come?
--Ascolta: io dovrò probabilmente partire per qualche giorno, forse
per qualche settimana. È meglio che ti confessi che anch'io non sono
tranquillissimo sul conto di Guglielmo; badaci dunque tu più che ti
sia possibile durante la mia assenza. Spero di poter venire ancora
domani, ma se dovessi subito partire, te lo affido fin da oggi. Guarda
come sta, osservandolo bene, e al mio ritorno, che affretterò, sappimi
dire cosa fece in questo tempo.
--Stia sicuro, si fidi pur di me. Le saprò dir tutto.--Poi aggiunse
con una paurosa espressione di tristezza:--speriamo che stia bene.
--Addio, Maria. Non dubito di te. Vedo che Guglielmo ti sta molto a
cuore.
Dicendo queste parole guardò fissamente la poveretta con un lieve
sorriso, ed ella, forse per la prima volta, arrossì.
È necessario dire quanto Maria fosse felice della missione affidatale?
Ora aveva una scusa per entrare il più sovente possibile nella
stanzuccia dell'artista (giacchè oramai l'aspettarlo sulla scala era
inutile), una scusa anche verso sè stessa, per occuparsi di lui il più
che le venisse concesso. L'indomani di buon mattino entrò da Guglielmo
portandogli un mazzetto di fiori, di cui egli quasi non si accorse.
Nella mezz'ora che rimase nella stanza si rese colpevole d'un furto
che non vogliamo tacere: rubò un ritratto di donna che trovò a caso
tra due fogli di musica.
Lo stato di Guglielmo parve migliorare, poichè dallo scoraggiamento
eccessivo era passato, come gli accadeva, alla eccessiva speranza. Era
sicuro di riuscire, sentiva che sarebbe diventato il primo maestro del
mondo, non si accorgeva più dei cento mali che prima lo facevano
soffrire. Ma la Maria non era sì facilmente ingannata dalle apparenze,
giacchè l'amore è talvolta assai meno cieco di quello che si crede, e
deperiva ella pure contemporaneamente ai progressi che il male, forse
da lei sola traveduto, faceva in Guglielmo.
Quasi senza confessarlo del tutto nemmeno a sè medesima, come accade
ben sovente, ella ne era davvero innamorata. Ogni suo pensiero, ogni
suo sentimento era volto verso quella stanza; ella piegava tutta verso
lui. In lui era la sua vita, solo su di lui i suoi occhi, fissandosi,
non si toglievano più. Le preghiere, imparate da bambina, prendevano
ora un significato novello; poichè la sua mente non poteva rivolgersi
al cielo senza al tempo stesso rivolgersi a lui; pregava perchè fosse
fortunato. Aveva, ancor più di prima, lunghissime ore di distrazione,
talvolta non capiva quando le si rivolgeva la parola, tanto la sua
mente era costantemente altrove. I suoi zii si accorgevano che una
metamorfosi si stava compiendo in lei, senza che giungessero a
comprenderla.
Guglielmo dal canto suo non vedeva nulla, ed ella soffriva
maggiormente di questa sua indifferenza che di qualunque altra cosa.
Anche senza essere riamata, le sarebbe paruto un altissimo grado di
felicità ch'egli indovinasse ciò ch'ella non osava dirgli. Perfino la
sua gentilezza, non essendo motivata da alcun sentimento, le riusciva
quasi molesta. Sarebbe morta per lui, ma non poteva sopportare la sua
noncuranza.
Se si volesse tentare di analizzare l'effetto prodotto dall'amore in
quella meschina, si potrebbe scrivere lungamente senza forse aver
finito. Quel sentimento era gradatamente penetrato in lei e l'aveva
tutta invasa, ed ora non poteva più negarselo, poichè s'affliggeva, si
tormentava, si struggeva e ben sovente nella notturna solitudine
piangeva.