VI.

Come ha trattato il Manzoni nel suo romanzo la passione d'amore?

Qui ci sarebbe da fare un libro. Si può sapere, domandava stizzito

Luigi Settembrini, di che colore fossero gli occhi di Lucia Mondella?

Non li alza mai! Il Manzoni, difatti, non spende nemmeno una linea a

descriverci fisicamente la bellezza di Lucia; anzi di questa stessa

bellezza ci indurrebbe quasi ad essere dubitosi; perchè, quando arriva

già sposa di Renzo in quel di Bergamo, anche perchè l'avevano troppo

decantata, cominciano le comari e i giovanotti del paese a tagliare a

forbici doppie su questa tanto decantata bellezza, dicendo «ch'era una

contadina come tant'altre.» E non fu senza grande stizza di Renzo, il

quale andò in un altro paesello, dove ebbe la compiacenza di sentir

dire: «Avete veduto quella bella _baggiana_ che c'è venuta?» Certo è

che in questo tema dell'amore il Manzoni procede con una cautela tanto

strana, che qualche volta c'irrita. Si direbbe che egli ne ha paura!

Vi è però una donna che esercita un certo fàscino sulla mente, sulla

fantasia e, direi quasi, nei sensi, del Manzoni: ed è Gertrude, la

Monaca di Monza. Quella «bellezza delicata e sfiorita», quegli occhi

nerissimi che alle volto hanno lampi audaci, alle volte si raccolgono

in una meditazione fredda o triste, quella fronte bianchissima, il

cui candore gareggia con la bianchezza immacolata del velo, quella

slanciata figura femminile, ma un poco curva e quasi raccolta in

sè stessa, che ha movimenti scomposti sotto la sua tonaca monacale,

questa donna, io vi ripeto, deve avere esercitato un certo fàscino

sull'animo del Manzoni; e non ve lo dico a caso. Se anderete a Milano,

e a Brera, nella sala tutta dedicata alla gloria e ai manoscritti del

Manzoni, esaminate i manoscritti dei _Promessi Sposi_. A proposito

della Monaca troverete delle cose interessantissime. Per esempio c'è

un punto in cui il padre provinciale che accompagna Lucia, al solito

sprofondandosi in inchini ripete sempre: — Madre, madre! — E la monaca

lo interrompe: «Ma che madre!» Poi rimasta sola ripete a sè stessa:

«Bella madre!» Quanto significato in quel grido prima, poi in quel

breve monologo! E quella nerissima ciocca di capelli che scappa fuori

del soggólo come un'attestazione d'indisciplina, come una protesta

della vita, del senso, della volontà contro tutte le forze cospirate

dell'albagìa, del sangue, dei pregiudizi sociali che hanno gettato

quella disgraziata in un chiostro, come una protesta contro la crudeltà

delle forbici della tonsura!... Anche quella ciocca di capelli finisce

col persuadervi quanto l'autore ha carezzata questa figura e come se ne

sia pericolosamente invaghito.

Ma qui si ferma. Sopprime lunghi passi nel manoscritto, che risguardano

la Monaca e poi comincia a trattare sul serio la grande questione,

dicendo: «Insomma questo amore uno scrittore deve o non deve

trattarlo?» E intanto, siccome egli era finissimo tormentatore di sè

stesso, il Manzoni sente bisogno di dar forma ai propri giudizi, ai

propri scrupoli, intavolando un dialogo fra sè e un supposto lettore;

e questo dialogo è tutto ciò che si può immaginare di più curioso e

importante. In conclusione il Manzoni dice: «Dato che le parole, dato

che le idee e le immagini sono principio ed eccitamento di azioni, io

non mi sento di promuovere nei miei libri questa misteriosa passione

dell'amore. E sapete perchè? Perchè io sono convinto che l'amore sia

buono in sè, ma che nel mondo ce ne siano almeno seicento volte di più

di quanto abbisogna per la conservazione della nostra riverita specie.»

Certo la differenza è grande, a questo proposito, tra il Manzoni e

i romanzieri dei nostri giorni. Che contrasto con certi romanzi che

probabilmente, o Signore, sono sul vostro tavolino e che leggete con

tanta avidità! Io qui non critico, osservo. In quelli invece, abbiamo

una preoccupazione, un'orientazione completamente opposta. Non solo

l'amore non è temuto e evitato o lievemente trattato, ma diventa il

grande, l'unico bisogno del romanziere. Nei romanzi che avete letto

ieri o leggerete domani, voi fino dalle prime pagine vi accorgerete

come le qualità dei personaggi e l'impostura di tutto il racconto siano

coordinate ad un'unica e grande scena d'amore, che avverrà quanto

prima: e questa scena voi la prevedete e la presentite andando di

pagina in pagina; e voi l'aspettate, voi la volete.... E quando questa

scena si è compiuta sotto gli occhi della vostra fantasia, con maggiore

o minore audacia secondo il temperamento dei diversi romanzieri, voi

sentite improvvisamente che il volume vi si appesantisce fra le mani;

voi sentite che il racconto ha già dato tutto ciò che poteva e voleva

dare!... La linea equatoriale è già stata valicata!... Il libro seguita

perchè il racconto vuole avere uno svolgimento e un fine, ma il lavoro

è finito con questa grande scena erotica, che è il _clou_ di tutto il

libro.

La vita Italiana nel Risorgimento (1831-1846), parte 2 Seconda serie - Lettere, scienze e arti · 第 15 / 30 题