Ma le condizioni di Firenze erano molto diverse da quelle di Pisa
e di Lucca. Queste due città, già lo vedemmo, erano da gran tempo
state piú prospere. Esse avevano spesso combattuto fra loro; Pisa,
fiera e baldanzosa sui mari, aveva, sin dalla metà del decimo secolo,
cominciato una guerra lunga ed ardita contro i Musulmani in Sicilia,
nella Spagna, in Africa.[97] Firenze, invece, parteggiando per Matilde,
si trovava di necessità nemica di tutta quella grossa nobiltà feudale
del contado, che da ogni parte la circondava, e che, sin dai tempi di
Bonifazio III, scontenta del modo come era stata trattata dai marchesi
di Toscana, aderiva in parte non piccola all'Impero. Il suo antagonismo
con la Città era reso maggiore, non solamente dall'essere i nobili
di origine germanica, come germaniche erano le istituzioni feudali,
quando invece in Firenze s'era riunita una popolazione principalmente
artigiana, di origine e di tradizioni romane; ma anche dalla stessa
posizione geografica della Città. Se questa fosse stata sulla pianura,
come Pisa e Lucca, o sul monte, come Siena ed Arezzo, la nobiltà
feudale avrebbe avuto assai maggiore interesse ad entrarvi. Ma si
trovava in una valle, in mezzo ad un cerchio di colline, su cui s'erano
incastellati i nobili, che da ogni lato la circondavano minacciavano e
stringevano, chiudendo tutte le vie al suo commercio.
Queste condizioni geografiche portarono conseguenze non lievi nel
destino futuro di Firenze; anzi contribuirono non poco a dare alla
sua storia la particolare fisonomia che essa ebbe. Prima di tutto ne
resultò piú inevitabile, piú sanguinoso il conflitto tra i nobili
feudali e la Città, che sin dal principio dimostrò un carattere
assai piú democratico; ne fu inoltre molto ritardata la proclamazione
d'indipendenza. Perché questa fosse possibile, era infatti necessario
che Firenze giungesse ad aver forze sue proprie, tali da poter
combattere contro i tanti nemici che l'accerchiavano. Fino a che
ciò non avveniva, ogni suo interesse la induceva a starsene amica
e sottomessa a Matilde, che sola poteva tenere a freno i nobili, e
che, abbandonandola, l'avrebbe lasciata in preda sicura ai loro odî.
Ciò spiega, insieme col ritardo della proclamata indipendenza, anche
la totale mancanza di documenti intorno alle origini di un Comune,
il quale aveva già acquistato forze notevoli, e cominciava a far
guerre per suo conto, prima che avesse una esistenza ufficialmente
riconosciuta. Quelle guerre continuavano ad esser fatte in nome di
Matilde, che qualche volta si trovava presente in campo; la Città non
compariva nei pubblici atti, perché non aveva ancora una personalità
propria. Ciò non ostante, noi dobbiamo riconoscere i primi segni della
sua vita comunale nelle guerre da essa cominciate contro i nobili del
contado, a tutela del proprio commercio, guerre che andarono sempre
crescendo di numero e di forza, né cessarono mai fino al totale
annientamento d'ogni nobiltà feudale. Questo fu il punto di partenza e
il punto di mira di tutta quanta la storia fiorentina.
Di certo, sin dal principio noi troviamo anche in Firenze non poche
famiglie che possono dirsi nobili. Tali sono i Donati, i Caponsacchi,
gli Uberti, i Lamberti e quegli altri che abbiam visti nei tribunali,
e troveremo fra poco nel Consolato. Sono essi che comandano, che
governano, che stanno alla testa della Città. Ma non erano né conti,
né marchesi, né duchi, come i conti Cadolingi, Guidi, Alberti, che
dimoravano nel contado; non appartenevano a quei _Cattani lombardi_,
come li chiamavano allora, per indicare appunto la loro origine
germanica. Piú che veri nobili, essi erano dei _Boni Homines_, dei
Grandi,[98] senza titoli feudali; gente salita in Città a maggiore
fortuna, o discesa dalla piccola nobiltà feudale, oppressa nel contado,
e rifugiatasi perciò dentro le mura. Essi ben presto s'assimilarono
col popolo, alla cui testa si trovarono; presero parte a tutte le sue
guerre contro i vicini castelli, e le guidarono. Né è raro il caso,
come vedremo, di trovare piú tardi alcuni di essi, che esercitano
il commercio o sono a capo delle Arti, non appena che queste si
furono costituite un po' stabilmente. Ed è un fatto certo non privo
d'importanza, il vedere che nei tumulti seguiti a Pisa, a Siena,
altrove, s'incontrano spesso veri e propri nobili cittadini, come
conti, visconti e simili, i quali non s'incontrano mai a Firenze. Nei
documenti non c'è quasi mai avvenuto, quando si parla dei Fiorentini,
d'imbatterci nella parola _nobiles_, che invece è usata non di rado
quando si parla dei Pisani, dei Senesi o di altri. Troviamo, è vero,
di frequente, la parola _Milites_; ma se questi non erano popolani,
che certo allora non facevano parte della cavalleria, non erano in
Firenze neppure nobili feudali; erano quei maggiori cittadini, che
non attendevano ai mestieri, quei Grandi, di cui abbiamo piú sopra
fatto cenno. Accolti da Matilde nei tribunali, adoperati da lei in piú
modi, essi comandavano il _municipale praesidium_, ad essi era molto
probabilmente affidato l'ufficio di _Præses_, essi conducevano le
guerre. Piú culti, piú ricchi, piú adatti alla politica ed alle armi,
perché non costretti al lavoro giornaliero, erano quei _Boni viri_,
quei _Sapientes_, quei _Milites_, che troviamo piú o meno per tutto, e
qui con un carattere diverso.
Ma con questo Preside e presidio, con questi tribunali, sappiamo assai
poco del modo in cui era governata, amministrata una società, la quale
già cominciava a prosperare non poco, ad avere svariati interessi.
Il governo esercitato da Matilde doveva in Firenze essere poca cosa,
una volta che la Città poté cominciare a far guerre per proprio
conto, nel suo proprio interesse, sia pure che le facesse ancora in
nome di lei. A misura che la sua prosperità commerciale cresceva,
e la lotta coll'Impero teneva Matilde sempre piú occupata, la Città
doveva rimanere sempre piú abbandonata a sé stessa. La conseguenza
fu che sin d'allora si andarono formando quelle associazioni, in cui
la cittadinanza si divise ed organizzò, e che piú tardi noi troviamo
già forti e vigorose. Questo faceva sí che quasi senza un governo
centrale, esistesse un governo locale, e che le forze del Comune
s'apparecchiassero di lunga mano, prima che esso proclamasse la
sua indipendenza. E spiega come è che quando esso fu sorto davvero,
poté subito con grande rapidità progredire e mettersi a capo della
Toscana. Certo è che, nella seconda metà del secolo XII, noi vediamo
da una parte i Grandi o, se cosí vogliamo chiamarli, i nobili ordinati
in Società delle torri, delle quali ben presto troveremo anche gli
statuti; e vediamo dall'altra le associazioni delle Arti non solo
esistere, ma avere anche una politica importanza tale da far loro
assumere qualche volta la rappresentanza stessa della Repubblica.
È possibile supporre che ciò avvenisse senza una lunga preparazione
antecedente? Le _Scholae_, da cui vennero poi le Arti, non continuarono
nel basso Impero, non le troviamo in tutto il Medio Evo dividere
la società intera, anche l'esercito, anche gli stranieri a Roma, a
Ravenna? Potevano averle distrutte i barbari, che non esercitavano
i mestieri, di cui pure avevano bisogno? Il commercio e l'industria
fiorentina erano già, sotto la contessa Matilde, cresciuti di certo.
Il diploma del 1081 ce ne ha dato una prova, e le prime guerre
iniziate dai Fiorentini, nell'interesse del loro commercio, ce ne
dànno una sicura conferma. Se in tali condizioni noi non ammettessimo
le associazioni delle Arti, dovremmo ammettere sin d'allora l'operaio
moderno, isolato, indipendente, il che non è possibile nel Medio Evo.
Era un tempo in cui tutti i mestieri venivano esercitati da gruppi
di famiglie, e tradizionalmente si trasmettevano da padre in figlio.
Spesso anche gli ufficî pubblici venivano serbati ad alcune famiglie.
Era una società di gruppi e di caste, quella da cui il Comune cavò
poi lo Stato moderno, ma di questo non v'era allora neppur l'idea.
Supporre, come fanno alcuni, che le Arti sieno cominciate solo quando
ebbero proprî statuti, è assurdo. Questi formularono sempre ciò che
da un pezzo già esisteva, ed a Firenze ogni cosa ci fa credere che
le associazioni, sebbene ancora embrionali, delle Arti e delle Torri,
dovettero precedere la formazione del Comune, che da esse si svolse.