L'entrata di Spinello Spinelli ai servigi di mastro Jacopo da
Casentino fece chiasso nella scuola. Egli era caduto là come un sasso
in una pozzanghera, facendo schizzare acqua e fango d'ogni parte.
Sicuro, anche fango. Certe acque non appaiono pulite se non quando e
fino a tanto son chete. Provatevi a rimestarle!
Nella bottega di mastro Jacopo erano cinque garzoni. Di quei cinque,
soli due potevano passare, ed essere considerati come speranze per
l'arte. Gli altri non promettevano nulla, e mastro Jacopo li adoperava
a mesticare i colori, a macinare le terrene sulla pietra, a far le
imbasciate della bottega, a portargli la cartella dei disegni e la
scatola dei pennelli, quando andava a lavorare fuori via.
Quei cinque lasagnoni, com'egli spesso usava chiamarli, con
dimestichezza punto piacevole a loro, si domandavano, Tuccio di Credi,
Lippo del Calzaiuolo, Parri della Quercia, Cristoforo Granacci e
Angiolino Lorenzetti, soprannominato il Chiacchiera. Nessuno di
costoro salì in eccellenza nell'arte del dipingere, quantunque due,
come vi ho detto, lo avrebbero potuto, cioè Parri della Quercia e
Tuccio di Credi. Ma il povero Parri della Quercia morì giovane, non
lasciando raccomandato il suo nome che ad una tavola di Santa
Margherita, nella chiesa cattedrale di Cortona; e Tuccio di Credi....
Quanto a Tuccio di Credi, egli avrebbe fatto opera più degna, morendo
lui, in luogo di Parri della Quercia.
L'apparizione di Spinello Spinelli nella bottega di mastro Jacopo
aveva destato un vero baccano in mezzo a quei cinque fattori. In primo
luogo perchè nessuno sapeva che quel giovinottino elegante fosse un
pittore. Per esser riconosciuti pittori, a quel tempo, bisognava
essere entrati fanciulli ai servizi di un vecchio artista, aver
macinata per qualche anno la terra di Siena, aver fatto cuocere il
travertino, di cui si faceva il bianco per gli affreschi, e portata
magari la zuppa al principale, quando lavorava sui ponti, e non
ismetteva per tutta la giornata, temendo giustamente che gli avesse a
seccare l'intonaco.
Un'altra cagione di meraviglia tra i cinque scolari di mastro Jacopo
era questa, che il nuovo venuto si presentava con un quaderno di
tocchi in penna, che diceva di aver fatti lui, senza preparazione di
studi. Questo, a dir vero, non significava nulla. Ognuno, a cui
piaccia, può imbrattare un foglio di carta e credere d'aver fatto un
disegno. Ma il guaio era che mastro Jacopo aveva lodati i disegni del
nuovo venuto, proponendoli come esempio ai vecchi della scuola.
--Ecco qua,--aveva detto, mettendo il rotolo dei fogli sotto il naso
dei suoi fattori,--lasagnoni, imparate. Quando vi dico che bisogna
copiare dal vero! Voi altri, invece, perdete il vostro tempo a
grattarvi le ginocchia. Si intende, quando non giuocate a zara.--
Rimasti soli davanti ai disegni di quel famoso artista che era piovuto
dalle nuvole, i cinque scolari di mastro Jacopo avevano sfogliato il
quaderno e guardato curiosamente ciò che formava l'argomento delle sue
meraviglie. Si capisce alla bella prima che avevano trovato tutto
mediocre. Non c'era franchezza di tocco; i contorni erano duri; gli
atteggiamenti goffi; le pieghe così trite, che peggio non avrebbe
fatto Cimabue nei suoi primi tentativi. Che cosa aveva inteso il
maestro, proponendo loro ad esempio gli sgorbi di quel principiante?
Di canzonarli, forse?
In quella che stavano guardando e criticando alla libera, uno di essi
scappò fuori con un grido di stupore.
--Che cos'ha veduto, il Chiacchiera?--domandò Tuccio di Credi.--Forse
il basilisco?
--In fede mia,--ripigliò il Chiacchiera,--questo non lo ha veduto di
certo il maestro.
--Che cosa? Il basilisco?--disse ridendo il Granacci.
--Questo ritratto;--rispose il Chiacchiera, senza badare allo scherzo
dei compagni.--Perchè, infatti, è un ritratto. Vedete qua!--
E levato dal quaderno il foglio che aveva destata la sua attenzione,
lo pose sotto gli occhi della brigata.
C'erano parecchie figure disegnate su quel foglio; ma il Chiacchiera
ne indicava una tra tante, che si vedeva nel mezzo, tirata giù alla
brava, come una impressione momentanea. Avete già indovinato che era
una figura di donna. Con due tratti di penna era segnata la veste,
lunga, a larghe pieghe, accennate, anzichè delineate, da qualche
zaffardata d'inchiostro. Le braccia, che escivano di sotto ai lembi
frastagliati del manto, si raccoglievano sul taglio della vita, e la
mano destra, sovrapposta all'avambraccio sinistro, sosteneva un
piccolo uffiziuolo. Sulla testa era gittato un velo che scendeva fino
agli òmeri e si confondeva col manto. I contorni della figura e i
pochi segni con cui era accennato il viso, apparivan di persona viva,
colta da una mano maestra, sull'atto di recarsi alla chiesa.
--Eh, che vi pare?--continuò il Chiacchiera.--Non la riconoscete?
--La figlia del maestro!--gridò Lippo del Calzaiuolo.
--To', è vero;--soggiunse Cristofano Granacci.--È madonna Fiordalisa.
--Infatti,--disse a sua volta Parri della Quercia,--è proprio lei, o
una che le somiglia di molto. Ma perchè dicevi tu dianzi che il
maestro non ha veduto questo disegno! È impossibile che non abbia
riconosciuta la sua figliuola.
--Eh,--rispose il Chiacchiera, stringendosi nelle spalle,--in questo
caso bisognerà dire che si è innamorato dello scolaro in grazia del
ritratto che questi ha fatto della sua Fiordalisa. Già, l'ama tanto!
--Se non c'è bisogno d'altro, per entrar nelle grazie di mastro
Jacopo,--esclamò Cristofano Granacci,--glielo facciamo tutti, il
ritratto a madonna Fiordalisa.
--Credete che sia così facile?--entrò a dire Parri della Quercia.
--Perchè no? Che cosa c'è egli di tanto difficile?--ribattè il
Granacci.
--Tutto;--rispose Parri.---Non avete osservato come ella si muta ad
ogni momento?
--Già,--disse il Chiacchiera,--donna e luna, oggi serena e doman
bruna.
--Non parlo dell'umore, parlo del tipo;--ripigliò Parri della
Quercia.--È un tipo assai delicato, con una certa espressione, che non
è sempre la stessa a tutte le ore del giorno.
--È vero, quel che dice Parri;--notò Lippo del Calzaiuolo.--Ci son de'
momenti che non sembra più lei.--
Tuccio di Credi torse le labbra e diede un'alzata di spalle.
--Baie!--diss'egli---I contorni non si mutano mica così facilmente!
Sarà quistione delle parti mobili, le labbra e gli occhi.
--Già, le labbra e gli occhi;--rispose Parri della Quercia.--E ti par
poco! Ora, se un moto delle labbra, o un diverso grado di forza nello
sguardo, basta a cangiarti l'espressione del volto, mi pare che la
immobilità dei contorni non ci abbia nulla a vedere. Piuttosto è da
chiarire quale delle due parti mobili ha maggiore virtù nel
cangiamento del tipo.
--Dev'esser la bocca;--osservò Lippo del Calzaiuolo.
--Infatti,--disse il Chiacchiera,--quando madonna Fiordalisa sorride,
vi apparisce due tanti più bella.
--Non si tratta di sapere quando apparisca più bella, poichè lo è
sempre moltissimo;--replicò Parri della Quercia.--Io ho detto soltanto
che ella vi muta espressione, e sembra avere un'altr'aria da quella di
prima. È sempre lei, per chi la conosce, e tuttavia è un'altra
bellezza. Il pittore che la ritraesse in uno di quei punti, crederebbe
di non averla resa con verità, se la vedesse in un altro.
--Pure,--notò il Chiacchiera,--questo Spinello, che non è un pittore,
e neanche un principiante, con due tratti di penna ce l'ha fatta
ravvisare alla prima.
--Bella forza!--esclamò Tuccio di Credi.--È una somiglianza ottenuta
nel complesso; buon per lui che non è andato ai particolari. La sua
parsimonia gli ha fatto buon giuoco. Vedete qua; con due tratti di
penna vi ha data un'aria di madonna Fiordalisa. Se ne avesse aggiunti
altri due, gli sarebbe andato a male ogni cosa.
--Che diamine gli è saltato, di fare il ritratto alla figlia del
maestro?--chiese Cristofano Granacci.
--Oh bella!--esclamò il Chiacchiera.--E stenti tanto a capirla? Ne
sarà innamorato. È così naturale che un giovanotto s'innamori d'una
bella ragazza! Domandane a Tuccio di Credi: egli ti risponderà....
--Che sei uno scimunito;--interruppe Tuccio di Credi, dando al
Chiacchiera una guardataccia, che pareva volesse mangiarselo.
Ma il Chiacchiera non si spaventava per così poco.
--Oh, ecco,--gridò egli, ghignando,--ecco una riprova di ciò che ha
detto Parri poc'anzi, sulla varietà delle espressioni. Guardate Tuccio
di Credi, se non sembra tutt'altri. O Tuccio, chi ti facesse il
ritratto in questo momento, in fede mia, non ti renderebbe un
servizio.--
Tuccio di Credi, veduto così sottosopra, cioè computando l'una cosa
per l'altra, poteva anche passare per un bel giovinotto. La
carnagione, è vero, traeva all'olivastro; ma non è detto che
l'olivastro sia un brutto colore, e ci son molti a cui simili impasti
di giallo e di verde non dispiacciono punto. E poi, s'accordavano bene
con quella tinta scura i capegli e le sopracciglia nerissime; di guisa
che sotto quella vigoria di toni fuligginosi, l'olivastro delle carni
poteva acquistare l'apparenza di un amabile pallore. Ma anche Tuccio
di Credi aveva un tipo mobilissimo, che giustificava pienamente
l'osservazione beffarda del Chiacchiera. Incominciamo a dire che nel
suo volto si notavano due parti distinte, la superiore virilmente
modellata, a contorni risentiti e gagliardi, l'inferiore timidamente
condotta, quasi appena accennata. Si sarebbe detto che la natura,
facendo quella testa, si fosse annoiata a metà dell'opera sua. Il
naso, ad esempio, non era in proporzione con l'ampiezza della fronte;
le labbra sottili e smorte mancavano di fermezza; il mento sfuggiva
senz'altro. In quella faccia, fluita di mala voglia, c'era alcun che
di stonato, che i pochi peli vani delle labbra e del mento non
bastavano a dissimulare, e che la barba più folta non avrebbe potuto
correggere. Anche gli occhi, neri, ma senza luce, dipinti di nerofumo,
lasciavano qualche cosa a desiderare. Per solito, li vedevate poco;
sfuggivano ad ogni esame. Quando Tuccio di Credi parlava con voi,
quegli occhi guardavano sempre in basso e da un lato; poi, tutto ad un
tratto, vi passavano dall'altro, senza che li aveste veduti fermarsi
sui legacci del vostro giustacore. Osservando il rapido trapasso di
quei due lumi spenti, pensavate involontariamente alla lucciola, che
nel fosco della notte vi brilla trasvolando da destra, indi vi
apparisce a sinistra, dopo esservi passata davanti alla chetichella,
rattenendo il palpito della sua luce fosforica.
Mastro Jacopo, una volta aveva detto di lui:
--Tuccio di Credi non sarà mai un valente disegnatore. Un uomo che non
guarda mai davanti a sè, può egli vedere quel che si faccia?
Alle beffe dal Chiacchiera. Tuccio di Credi aveva aggrottate le ciglia
e si era morso le labbra. Indi, facendo spallucce, aveva risposto:
--Che grullerie! Basta che il primo venuto dica una cosa per chiasso,
perchè tu ci fabbrichi subito un ragionamento. Già, non l'hanno
battezzato il Chiacchiera per nulla. Oggi tu hai visto l'innamorato in
una figurina di donna, e questo è anche peggio della trovata di Parri
della Quercia. O che? Non si può egli vedere una bella ragazza per
via, e sentire il desiderio di segnarne il profilo sulla carta, come
si segna il profilo d'un frate che va alla cerca, o d'un cane che
s'accosta al muro? L'uomo che vuole avanzare nell'eccellenza
dell'arte, studia tutto quello che vede. E se gli capita di vedere
qualche bella figura di donna, vuoi tu che chiuda gli occhi e dica:
_Domine salvum fac_, come un santo eremita, esposto alle tentazioni
del diavolo?
--Se almeno ce ne fossero due, qua dentro, di donne!--ribattè il
Chiacchiera, che non voleva darsi per vinto.--Ma, a farlo a posta, non
c'è che questa, non c'è.
--Non prova nulla.
--Prova moltissimo. Che non ci sian più belle donne, in Arezzo? O che
abbiano presa l'abitudine di tapparsi in casa, quando passa il Giotto
redivivo?
--Ah sì, Giotto ridivivo! Ben detto!--esclamò Lippo del
Calzaiuolo.--Se ti sente mastro Jacopo, ti abbraccia e ti bacia sulle
gote.
--Chi parla di mastro Jacopo?--gridò una voce, che mise lo scompiglio
nella brigata.--E chi ho da baciar sulle gote, se è lecito?
--Maestro!--dissero i garzoni, tirandosi indietro mogi e confusi.
Il maestro si avanzò in mezzo al crocchio e vide il quaderno dei
disegni di Spinello Spinelli.
--Ah!--riprese egli, con accento mutato.--Studiavate? Ammiravate anche
voi quel che sa fare questo bravo giovinetto? Avanti, su, si faccia
avanti quello che ho da baciar sulle gote, e mi dica cosa pensa di
Spinello Spinelli.
--Maestro,--scappò fuori il Chiacchiera,--io non so se mi bacerete
sulle gote, o se piuttosto non mi allungherete una pedata; ma dico,
con vostra licenza, che questo Spinello ha voluto fare un ritratto, in
questo piccolo schizzo.
--Orbene,--disse mastro Jacopo, rabbruscandosi;--e se avesse proprio
voluto fare un ritratto, che ci vedreste di male voi altri?
--Niente, Dio guardi; niente nell'intenzione. Ma quanto all'esito del
tentativo.... Vedete qua Tuccio di Credi, il quale sostiene che la
somiglianza è tutta dovuta alla parsimonia dei tratti. Il vostro
protetto ha trovata l'aria della figura, e nient'altro. Se dovesse
fare un ritratto, si troverebbe molto impicciato.--
Mastro Jacopo crollò sdegnosamente le spalle.
--Eh via, lasagnoni! Quello è un giovane che, se vorrà fare un
ritratto, anche da pittore novellino qual è, lo farà, in barba a tutti
voi, quando avrete messo su barba.
--Parri della Quercia non è di questa opinione.
--Ah, Parri?... sentiamo qual è l'opinione di messer Parri della
Quercia.--
Parri, così tirato in ballo dalla imprudenza del Chiacchiera, si fece
modestamente a rispondere:
--Io, veramente, maestro, non intendevo di togliere i meriti al vostro
nuovo scolaro. Non lo conosco ancora di persona, ma lo stimo già assai
per questi tocchi di penna, che voi ci avete proposti ad esempio.
Dicevo solamente che madonna Fiordalisa....--
Jacopo di Casentino diede un balzo e guardò il migliore de' suoi
discepoli con aria tra maravigliata e scontrosa.
--Che c'entra madonna Fiordalisa?--diss'egli interrompendolo.
--Eh, c'entra in questo modo,--rispose Parri della Quercia,--che nei
quattro tocchi di cui parlavamo dianzi, quando voi siete capitato....
Eccoli qua, del resto; non ci vedete il ritratto di madonna
Fiordalisa? Almeno almeno, si può dire che arieggiano la sua figura.
---Sia pure;--disse mastro Jacopo, col piglio di chi non vuol negare
nè ammettere una cosa.--E che cosa dicevi tu dunque?
--Dicevo che madonna può riconoscersi in questi contorni, ma che
questo non può dirsi un vero ritratto. Un ritratto della vostra
figliuola io l'ho per la cosa più difficile del mondo, se non per
avventura impossibile. Madonna Fiordalisa ha un'aria così mutevole!
--Aria mutevole! aria mutevole!--borbottò mastro Jacopo.--Non so che
cosa intendiate di dire, con quest'aria mutevole. I vecchi pittori non
le conoscevano, queste novità del vostro gergo.
--Maestro,--entrò a dire il Chiacchiera, vedendo che Parri della
Quercia era rimasto mutolo,--sono le parti mobili del viso, che fanno
di questi scherzi. Il viso ha le sue parti mobili; è l'opinione di
Tuccio di Credi.--
Mastro Jacopo andava di meraviglia in meraviglia.
--Ah sì! Anche Tuccio di Credi ha un'opinione?--chiese egli, con
accento sarcastico.
Tuccio di Credi fu toccato sul vivo da quelle parole, ma più dal tono
canzonatorio con cui erano profferite.
--Che male ci sarebbe, maestro?--disse egli.--E che ci vedreste di
strano?
--Niente, in verità; niente strano in voi altri. E non ci sarebbe
neanche ombra di male, se almeno voleste prendervi il fastidio di
lavorare. Siete lasagnoni, buoni a nulla.... Cioè, mi correggo; siete
buoni a far chiacchiere; tanto che uno di voi ci ha buscato il
soprannome. Ragionare di principii, far trattati, inventar dottrine,
ecco il fatto vostro. Lavoro, vuol essere, lavoro, e poi sempre
lavoro. Le ragioni dell'arte son qui, nel braccio e nella schiena; il
resto non vale più che tanto. Fatemi la grazia di lasciare le ragioni
dell'arte, i principii, i trattati, a coloro che sono invecchiati
nell'operare. Anche voi, un giorno, quando sarete giunti a compieta,
potrete dire ai giovani: così va fatto e così non va fatto. In nome di
che? In nome della vostra esperienza. Senza di questa non ci son
dottrine che tengano.
--Maestro,--osò dire il Chiacchiera,--voi restringete il campo
dell'arte.
--Che campo m'andate voi sfringuellando? Il campo dell'arte! Ecco
un'altra invenzione dei pittori parolai. Dovevate vederlo che cos'era
il campo dell'arte, quando vivevano i grandi maestri. Non le si
conoscevano mica, queste cianciafruscole ai bei tempi di Taddeo Gaddi
e di Giotto!
--Giotto fu un rinnovatore dell'arte;--ribattè il Chiacchiera.--E noi
dobbiam mirar tutti a fare del nuovo.
--Ah sì? E credete che sia possibile, far sempre del nuovo? Badate,
lasagnoni, che le vostre novità non siano ritorni alle mosse. L'unica
novità, che io possa raccomandarvi è questa: fate, fate, non vi
stancate di fare. E per intanto smettete le ciance, che il fistolo vi
colga!--
Ciò detto, maestro Jacopo si allontanò dal crocchio dando una poderosa
alzata di spalle. Al quale atto il Chiacchiera rispose per tutti,
facendo le boccacce. Poco stante si affacciava un giovinotto
sull'uscio della bottega.
--È qui mastro Jacopo di Casentino?--chiese egli con aria peritosa.
--È qui;--rispose il Chiacchiera.--Che cosa volete da lui?--
Mastro Jacopo aveva udito la voce del nuovo visitatore, ed era subito
escito sul limitare della sua camera.
--Oh, bravo, ragazzo mio, fatti avanti!--gridò egli.--Ti aspettavo.
Eccoti in casa tua. Questi sono i tuoi compagni di lavoro; Tuccio di
Credi, Parri della Quercia, Cristofano Granacci, Lippo del Calzaiolo,
il Chiacchiera... cioè, diciamo prima il nome che ha avuto a
battesimo, Angiolino Lorenzetti, e poi diremo quello che gli hanno
appioppato le persone intendenti.--
Il giovane a cui erano presentati in quella forma gli scolari di
mastro Jacopo, li salutò con un cenno grazioso del capo, indi
soggiunse:
--Saremo amici, io spero.
--A voi, lasagnoni,--ripigliò maestro Jacopo,--salutate Spinello
Spinelli, l'autore dei tocchi in penna che avete veduti poco fa. È un
ragazzo che, se non si svia per cammino, farà parlare di sè.--
Gli scolari di mastro Jacopo s'inchinarono davanti a Spinello. Parri
della Quercia gli stese la mano, dicendogli:
--Amico e fratello, se vi piace.--
Ma gli altri non si fecero così avanti, non si buttarono via come
Parri della Quercia.
--Saremo amici, io spero!--ripeteva sommesso il Chiacchiera, rifacendo
il verso del nuovo venuto.--Vedete che degnazione! O che si
crederebbe, per caso, d'essere il duca Namo di Baviera?
--O il Saladino;--soggiunse Lippo del Calzaiolo.
--Sarà poi Calandrino, e nulla più;--conchiuse Cristofano Granacci.
Tuccio di Credi non disse nulla; ma dentro di sè pensava:
--Amico tuo! Sei sciocco, affè mia, se lo speri!--