L'ELEFANTE.

C'è una sola fatica della quale l'uomo civile non senta mai il bisogno

di riposarsi: ed è quella di occuparsi dei fatti del prossimo. Infatti

nelle stazioni climatiche e ai bagni di mare, dove si va per riposare di

tutte le altre fatiche, nessuno pensa a riposarsi di quella.

Sotto questo aspetto, la piccola tribù bagnante di *** potè dirsi

veramente fortunata l'estate scorsa; perchè ai consueti soggetti ormai

tradizionali del luogo se ne aggiunse uno del tutto impreveduto e

imprevedibile.

Si trattava di una enorme femmina piombata là, in quel lembo di spiaggia

adriatica, come un bolide.

Di dove era venuta?

Nessuno lo sapeva.

Era scesa da un vagone-letto proveniente da Brindisi; questo lo

assicurava il giudice Cesti che aveva una passione atavica (diceva lui)

per vedere arrivare i treni. Da ciò, e dall'aver essa con sè una piccola

serva di pelle bruna ed un mostruoso _bulldog_ con i quali conferiva in

inglese, il medesimo giudice aveva indotto che essa «provenisse» (_sic_)

dalle Indie. Senonchè il professor Percossi, insegnante locale di storia

e geografia, era pronto a scommettere qualunque bibita sostenendo che

quella piccola negra era di razza australiana e che perciò la padrona

doveva venire dall'Australia. Ogni volta che il giudice e il professore

si trovavano di fronte, era battaglia dichiarata.

La conclusione era sempre una: non si sapeva donde quell'enorme bolide

carnoso fosse caduto, nè chi fosse.

Appena giunta era salita sull'omnibus-automobile dell'Albergo dei Bagni,

il migliore albergo del luogo, dove ella si era scelta la più bella e

costosa camera, con salotto, lasciando in portineria un nome che poteva

benissimo anche essere il suo: _Miss_ Mary Rudge.

Ma se ne sapeva quanto prima. Il fatto che fosse _miss_ non meravigliò

nessuno: tanto coloro che la giudicavano un giovanissimo fenomeno

vivente, quanto coloro che le regalavano quarant'anni buoni, tutti si

trovavano d'accordo nel crederla destinata ad una eterna verginità:

tutti, perfino il biondissimo trentenne conte Saturni, che s'era di

fresco sposata una signora di sessantaquattr'anni e senza un occhio, per

trecentomila lire di dote! perfino due elegantissimi disperati già noti

rivali del sullodato conte, i quali poi, sia detto in segreto, si

sottoponevano ad acrobatici appostamenti per riescire ad essere notati

dalla enorme _miss_!

Sì, perchè in mezzo a tanto buio, c'era una cosa chiara: _miss_ Mary

Rudge doveva avere di molti ma di molti denari: e questo punto

indiscutibile era anche quello che esasperava tanto la curiosità di

tutti. Figuratevi che, arrivata nei primi giorni di luglio, mentre

ferveva sulla spiaggia il lavoro per la costruzione dei capanni

municipali e privati, essa ne aveva provocato l'immediato arresto,

pretendendo che le si erigesse in quattro e quattr'otto un robustissimo

capanno a due piani, circondato di un ampio recinto di rete metallica,

arredato del necessario per potervi dormire e mangiare, e validamente

munito contro le intemperie. Ebbene: in soli cinque giorni tutto fu

pronto. A tutti i vecchi del paese sembrò un miracolo, e si seppe subito

che esso era dovuto ad una inaudita pioggia di sterline.

Così, dopo cinque giorni, la nostra _miss_ (pur non cessando di tenere

per suo conto la migliore camera dell'albergo) aveva preso regolar

possesso della sua singolare abitazione. Si raccontavano i particolari

del collaudo e se ne facevano gran risa. I due maestri carpentieri

avevano passato un brutto quarto d'ora seguendola nella sua prima

visita. Le più imprevedute e dolorose voci nascevano da ogni parte:

quasi ogni fibra del legno implorava pietà al suo passaggio... Ma poi

come a Dio piacque la cosa aveva avuto buon fine: la _miss_ aveva detto:

«_all right_» e aveva pagato. Da quel giorno nessun piede profano potè

più oltrepassare il recinto, e il luogo si chiamò come l'aveva

battezzato un giovane e allegro falegname, mazziniano per la pelle, che

faceva all'amore con la serva del giudice: _la casa dell'elefante_.

Vorrei però che l'aveste veduta ritornare dalla sua lunga passeggiata

meridiana, la miss gigantesca, ansante e sudante, coperta d'un immenso

accappatoio grigio con la testa riparata da un piccolissimo ombrellino

rosso, accompagnata dalla giovane servetta negra bassa e magrissima,

seguìta ai calcagni dal fedele _bulldog_, il quale, specie nelle

giornate di vento, scompariva tutto sotto il nuvolo di rena alzato dal

poderoso passo del pachiderma.... Scusate! Era così viva la

rassomiglianza, che proprio involontariamente....

Quella passeggiata, forse l'avrete subito indovinato, non era se non una

delle quotidiane torture alle quali la povera _miss_ si sottoponeva con

altrettanto quotidiana fiducia: era un «numero» di quei vorticosi

programmi di cure dimagranti, nei quali l'America del Nord è così grande

maestra.

I più sperimentati caccianasi del luogo, non potendo far altro, si

dedicarono a compilare e a divulgare un particolareggiato resoconto

della giornata dell'_elefante_. Alle sei della mattina: la levata; alle

sette: un bagno di un'ora a 40°, nel vicino stabilimento idroterapico;

alle otto e mezzo in punto: la pesatura. Questa funzione delicatissima e

importantissima si compiva in una saletta terrena dell'Albergo dei Bagni

dove era stata verificata e rinverniciata appositamente una vecchia

stadera automatica. Il cassiere dell'albergo in persona, all'apparire

della _miss_, lasciava il suo scanno, chiudeva a chiave il suo piccolo

ufficio, e fattole un profondo inchino la precedeva nella «stanza della

pesatura»: si levava di tasca due soldi e attendeva con solennità,

tenendoli alti e bene in vista vicino alla bocchetta, pronto a

gettarveli nel momento stesso in cui la piccola piattaforma incominciava

a tremare sotto il primo colpo di piede dell'_elefante_.

Lì per lì la lancetta sembrava impazzita; sotto gli occhietti trepidanti

della _miss_, andava, tornava, si dibatteva.... finchè trovava riposo là

verso i 107 o i 108.... chilo più chilo meno.... Per noi: «chilo più

chilo meno»! non già per lei, poveretta! Una differenza di due

ettogrammi bastava a far scintillare il suo massiccio volto di gioia o a

disegnarvi una smorfia che la faceva improvvisamente rassomigliare al

suo cane. Gioia e dolore erano sempre muti, e ci voleva un vecchio e

appassionato amante delle bestie, qual io mi vanto d'essere, per

commuoversi.

Dopo la pesatura c'era la passeggiata lungo la spiaggia, la quale durava

esattamente quattro ore: dalle nove al tocco dopo mezzogiorno. La

partenza e il ritorno si effettuavano in mezzo alle più varie

manifestazioni di allegria di tutti i gruppi di bagnanti davanti ai

quali la paziente _miss_ era obbligata a passare. Al tocco preciso

giungeva il ragazzo dell'albergo con due portapranzi e un cestino colmo

di frutta. Il cestino rappresentava il vitto giornaliero della piccola

negra. I due portapranzi erano uno per il cane, uno per l'_elefante_.

Mentre la serva rosicchiava le sue frutta durante tutta la giornata,

tanto il cane che l'_elefante_ divoravano in un attimo tutto il loro

pranzo, uno di fronte all'altro, e non rimangiavano più fino al tocco

del giorno dopo. E quello del cane era almeno un vero e proprio pranzo

da cristiani, ma quello della povera _miss_ era semplicemente diabolico.

Mezzo chilo di filetto arrostito, affogato nella salsa di senape, sei

torli d'uovo che essa sbatteva crudi in quattro dita di autentico rum

Jamaica e ingoiava tutti d'un fiato. Per chiudere, un gran limone da

mangiarsi a fette.

I camerieri del Ristorante dei Bagni comunicavano a tutti i clienti

questa lista, con la medesima aria con la quale i guardiani dei giardini

zoologici informano i visitatori sul vitto delle belve.

Del resto in tutto e per tutto la povera _miss_ era ormai considerata

niente più che un raro esemplare di qualche specie creduta scomparsa, e

ognuno avrebbe giurato che quell'animale, sebbene somigliasse

approssimativamente ad una donna, dovesse essere assolutamente incapace

di pensare e sentire come pensano e sentono le nostre donne.

-- Basta un'occhiata per definirla un'apatica tipica! -- sentenziava il

giudice per dimostrare la sua dimestichezza con le più recenti scoperte

della criminologia.

-- Sì.... sì.... finchè fa di queste cacofonie, padronissimo.... ma la

negra è australiana.... glielo dico io! L'etnologia non è un'opinione!

-- ribatteva sistematicamente il professore.

Le signore, specialmente quelle magre, facevano faville per la felicità:

in ogni lazzo, in ogni elaborata freddura del sesso maschile contro quei

poveri innocui 107 chilogrammi esse vedevano un inno ai loro ossetti

snodati, una sconfitta definitiva delle loro amiche grassocce.

Una sera ad una festa (una di quelle compassionevoli feste da piccole

stazioni balnearie, per le quali nessuno vuol cavar soldi e in cui il

miglior divertimento è quello di criticare chi ha sudato per

organizzarle), dinanzi a molte graziose signore nonchè al giudice Cesti,

al professor Percossi e a quei due bellimbusti cacciatori di doti,

arrischiai una timida ipotesi suggeritami da un attento esame degli

occhi della _miss_, al quale esame da qualche giorno m'ero dedicato con

paziente amore.

-- E se dentro a quell'enorme sacco di carne e di grasso battesse un

piccolo e tenero e romantico cuore di donna, in tutto e per tutto simile

a quello che voi signore ci mostrate attraverso i vostri sacchetti

deliziosamente diafani e profumati?... Allora essa sarebbe sacra a un

grande dolore.... e forse.... i suoi occhi lo dicono, per chi sa

leggervi dentro....

Passato il primo stordimento, un urlo selvaggio uscì da quei teneri

cuoricini che mi circondavano e mi troncò la parola sulle labbra. Se

invece d'essere ad una festa, fossimo stati nel centro dell'Africa, non

mi avrebbero troncato soltanto la parola! Il giudice Cesti si limitò ad

abbozzare un sottile sorriso da uomo che la sa lunga e non la beve. Il

professor Percossi invece sembrava preso da un accesso di epilessia,

tanto rideva. I due giovanotti soltanto mi guardarono contemporaneamente

con un infinito senso di gratitudine.

Debbo confessarvi che quando arrischiai la mia ipotesi, io ne ero

tutt'altro che entusiasta; già è straordinariamente raro che io prenda a

cuore le mie opinioni: ma quell'accoglienza così ostile scosse

imprevedutamente il mio amor proprio.

-- Io sono sicuro di quel che ho detto -- gridai -- posso leggere in

quell'anima come in un libro aperto, vedrete! I fatti mi daranno

ragione!...

Mi avvidi io stesso di averla detta grossa. Tanto più che i due

giovanotti di dorate speranze sembrarono aver prese le mie parole come

un complimento o meglio un augurio diretto a loro, e dimostrarono così

ridicolamente la loro compiacenza arricciandosi ambedue i baffi e poi

subito accomodandosi ambedue il nodo della cravatta, che un riso

irresistibile sfrenato pazzesco s'impossessò di tutto il gruppo che mi

circondava, allargandosi anche minacciosamente a tutto l'angolo della

sala.

A mente fredda pensai: ammettendo anche che io non mi fossi

sostanzialmente ingannato nel giudicare un'anima femminile, il buon

_elefante_ sarebbe placidamente partito di lì a quindici o venti giorni,

nessuno avrebbe mai saputo per dove, come nessuno sapeva di dove fosse

venuta.... Quale fatto avrebbe mai potuto rompere la monotonia di quella

cura dimagrante, proprio allora, per far piacere a me?!

Pur cercando con una prudenza da gatto soriano di ricoprire il meglio

possibile di oblio la mia strana profezia, vigilavo.

Volere o non volere era una donna.... e con le donne.... non si sa mai!

Cinque giorni dopo, e precisamente la mattina del 15 agosto, il postino

bussò per la prima volta alla casa dell'_elefante_, e consegnò una

lettera raccomandata alla piccola negra.

-- Di dove viene quella lettera? -- domandai al postino, mentre

aspettava fuor del recinto.

-- Dal Canadà.

-- Dal Canadà?

-- Sì.

Un paese così freddo.... così lontano.... una lettera raccomandata....

Saranno danari. _L'elefante_ sarà canadese (in barba al giudice Cesti e

al professor Percossi) e la sua famiglia le spedirà danari....

Ma ecco apparire fuor della porticina del capanno l'_elefante_ stesso

nel suo consueto accappatoio, incontro alla negra; tendeva le mani

tremanti: il suo gran volto sul grigio accappatoio era bianco e

giallognolo come uno di quei grandi bioccoli di schiuma che il mare

burrascoso abbandona sulle spiagge. La sola vista del postino l'aveva

così commossa.

Con un rapido gesto pieno di fervore si ripose in seno la lettera, firmò

a fatica, poi fuggì dentro, rovesciando tutta una giardiniera piena di

vasetti di gerani in fiore.

Il romanzo c'era, per Bacco! Il difficile era capirci qualche cosa.

Per quel giorno l'_elefante_ non si fece più vivo e io lasciai briglia

sciolta alla mia fantasia.

La mattina dopo alle quattro ero in mare a veder nascere il sole, sulla

mia barchetta a remi; quando, volgendo per puro eccesso di scrupolosità

lo sguardo al capanno della _miss_, vidi che essa ne usciva con la sua

negra. Gran dio! due ore di anticipo sulla levata? Quale misteriosa

ragione....? Semplicissimo: una barca la aspettava sulla spiaggia,

trepidante.... quasi conscia.... Bagnando le sue enormi gambe fino al

ginocchio, ella salì sopra un piccolo masso a fior d'acqua, e di lì,

aiutata un poco dalla piccola negra, un po' più dalle bronzee braccia

del barcaiolo, ma più ancora da qualche ignota e propizia forza

soprannaturale, piombò sulla innocente barca, afferrò i remi e si diede

a remare con tale impeto che il cerro sembrò vimini.

Essa remava di buona scuola: nonostante, la sua barca procedeva,

naturalmente, lenta, e io la seguivo ripensando all'antica prora

dantesca. Poichè il mare incominciò ad essere mosso da un fresco

grecale, sotto il rosso sorriso del sole, la grave barca della _miss_

contro il vento e contro mare quasi non si moveva più. Mi sembrò allora

di vedere Nettuno stesso lasciar le briglie algose dei suoi cavalli e

rotolarsi dentro la sua conchiglia per il gran ridere, mentre una torma

di allegri tritoni si divertisse a trattenere per il timone quella

furibonda rematrice.

Ad ogni modo, il mare aveva trovato un avversario degno di lui. O bene o

male la eroica _miss_ andò avanti verso Greco finchè l'orologio che la

negra osservava non segnò le cinque.

Allora finalmente depose i remi e si concesse un po' di tregua; guardò

il cielo con l'intenzione evidente di bearsene, ma la neonata faccia

rubiconda del sole, non parve piacerle. Ma volgendosi da ponente

s'imbattè nella faccia bianca della luna di poco scema; allora, quasi

con rabbia, abbassò il capo per contemplare il mare. Certo, ella non

poteva guardare nè il sole nè la luna senza ricordarsi della odiata

rotondità del proprio viso.

A un tratto si levò di mezzo al seno una carta, certamente la lettera

del giorno avanti, e si mise a rileggerla, talora sorridendo come la

luna, talora arrossendo tutta come il sole.

Girandole attorno, da pianeta senza scrupoli, potei osservare che la

lettera era di otto pagine, di cui le prime tre erano presumibilmente

piene di dolci e lontani ricordi; la quarta doveva contenere qualche

cosa di decisivo, di grave, di irreparabile forse: le altre quattro, a

giudicare dall'impressione che facevano sul volto di lei, avrebbero

dovuto equivalere ad una buona dozzina di pizzicotti ben assestati. Ebbi

la matematica sicurezza che si trattasse di una lettera d'amore. Esiste

forse nel mondo qualche cosa che rassomigli all'effetto che fa una

lettera dell'uomo amato sopra la donna che lo ama?

Quando la negra avvertì che erano le cinque e mezzo, la miss si

riprofondò nel mezzo del seno la lettera, afferrò con rinnovato impeto i

remi, e fatto cenno al barcaiolo di mettere la prua a terra, rivogò

furiosamente, aiutata, ora, dal vento e dal mare. Scesa a terra, andò

diritta verso il piccolo stabilimento idroterapico dove la aspettava il

suo solito bagno a 40°; alle otto e mezzo: la pesatura; alle nove: in

marcia sotto il sole già fiammeggiante; due ore di andata, due di

ritorno; al tocco: il pasto; alle due: lettura di libri dentro l'ormai

famoso recinto.... _great attraction_ per i bagnanti e sopratutto per i

forestieri di passaggio, mèta di interi eserciti di sbarazzini che si

divertivano a fare andare.... in bestia l'irascibile _bulldog_

attraverso la rete metallica o a fare le boccacce alla servetta negra

costretta a tenere il piccolo ombrellino sul capo della padrona durante

un paio d'ore.

Evidentemente la remata mattutina era un «numero» aggiunto d'urgenza al

suo programma dimagrante; era dunque impossibile non subordinare questo

affrettato bisogno di assottigliarsi all'arrivo della misteriosa

lettera.

Ciò posto, e posto anche un altro fatto importantissimo il quale mi

risultava sicuro, che cioè alla lettera in questione la _miss_ non aveva

risposto affatto, mi parve logico supporre che essa aspettasse

senz'altro un suo amatore canadese. Nessun'altra ipotesi avrebbe potuto

spiegare il profondo mutamento di tutta la psicologia dell'_elefante_.

Al metodo rigido come una regola monacale, cui tetramente essa sembrava

piegarsi prima, con la fredda volontà del cervello, era subentrata ora

una fretta commossa, un'ansia trepidante; i piccoli occhi ceruli

lampeggiavano di speranze visibili, di sogni infuocati; tutti i semplici

atti della sua vita, pur non rinunziando al loro fine terapeutico,

apparivano ora animati di un entusiasmo nuovo....

La sua psicologia era esattamente quella della donna che aspetta una

visita amorosa: figuratevi che essa aveva perfino fatto portare nel

capanno un pianoforte e dopo il tramonto essa lo pestava ululando

appassionatamente!

Pregustando ormai la gioia di un trionfo personale, tacevo e vigilavo.

Purchè questo amatore canadese non mi giocasse il brutto tiro di essere

un altro fenomeno vivente, io mi sarei preso una bella rivincita sulla

intera colonia bagnante, che ormai conosceva la mia profezia e ne rideva

mattina e sera con stupidissima amabilità.

La sera del 19 arrivò alla casa dell'_elefante_ un telegramma. Veniva

dall'Havre.

Era fatta! Il canadese aveva veramente attraversato l'Oceano: non mi

restava che attendere la sorte con animo virile.

Nemmeno al telegramma l'_elefante_ rispose: ossia, rispose remando,

sudando, pesandosi, correndo, soffrendo fame e sete, leggendo e

stonando, con raddoppiato entusiasmo.

Io non abbandonavo ormai più i miei posti d'osservazione, e dove non

potevo essere io, vigilavano fidati informatori. Mi resultava, ad

esempio, che il giorno 20 la stadera aveva segnato chilogrammi 105,300:

una prigione ancora ben solida per un'anima innamorata!... Ma il giorno

21, che, secondo i miei calcoli, poteva essere quello dell'arrivo, volli

assistere io stesso alla pesatura. Ne valeva la pena! La _miss_ giunse

con un quarto d'ora di anticipo: era agitatissima; non s'avvide affatto

di me. Essa non aveva certo mai interrogato il quadrante della stadera

con più straziante trepidazione. Niente di più tragico e di più

umoristico di quelle due facce rotonde che si guardavano, una come

implorasse, l'altra tranquilla e stupida con l'aria di dire: «che ci

posso far io?.... 105 e 700!».

Gli occhietti spaventati della _miss_ aspettarono ancora qualche secondo

sperando in un'ultima misericordiosa oscillazione: ma la lancetta s'era

inesorabilmente fermata. Io, dal mio nascondiglio, vidi nettamente la

disperazione affondarle gli artigli nelle gote, mentre chiedeva di

salire alla sua camera dove da un mese non saliva; e non so chi mi tenne

dal correrle dietro e gridarle: «Coraggio, per Dio! Non saranno certo

quei quattro ettogrammi che potranno spaventare un uomo disposto a

tenere sulle sue ginocchia un quintale!».

Mi limitai ad aspettare che la cameriera guercia, prontamente accorsa,

discendesse dall'averla accompagnata.

La _miss_, in generale così guardinga e gelosa d'esser vista, questa

volta, senza curarsi affatto della presenza della cameriera, era corsa

dinanzi allo specchio dell'armadio, vi si era guardata per un istante,

fremendo tutta, poi (proprio mentre la cameriera chiudeva l'uscio e

metteva contemporaneamente l'unico occhio appositamente risparmiatole

dalla provvidenza al buco della chiave) si era gettata per metà sul

letto, scoppiando in un pianto dirottissimo e rumoroso. La piccola negra

e il _bulldog_ s'erano subito messi a piangere anch'essi. A tratti la

strana e lugubre sinfonia cessava per ricominciare con un attacco

formidabile, da strappare l'anima, finchè si fece nella camera un

silenzio di tomba che durò forse un'ora.

Trascorsa questa, mi si riferì che improvvisamente si era udito un

rumore di casse trascinate, di valigie sbattute, il rumore

caratteristico di chi fa i bagagli. La nuova bastò a mettere in

subbuglio tutto il personale di servizio. Dal cassiere che aveva

anticipato i due soldi giornalieri della pesatura, fino all'ultimo

sguattero, venti persone, come un sol uomo, erano pronte a giurare di

aver reso servizi incalcolabili alla povera _miss_!

Mentre salivo in grave apprensione per le sorti della mia profezia, la

piccola negra scendeva in fretta e la vidi chiamare due facchini che si

precipitarono fuori dietro di lei. Origliando all'uscio della _miss_, la

udii singhiozzare sommessamente. Di lì a un quarto d'ora ritornò la

negra seguìta dai due facchini i quali portavano una cesta ciascuno,

cercando di sudare il più possibile: essi venivano dal capanno: era

chiaro dunque che l'_elefante_ preparava una fuga!

Così si fosse trattato di un vero elefante!

Con quanto piacere gli avrei gettato un buon laccio al piede!

Alla fine _miss_ Rudge uscì dalla camera. Il gran volto mostrava i segni

di una violenta battaglia interna; zone gialle e rosse lo attraversavano

facendolo rassomigliare a un immenso gelato di crema e fragola. I tondi

e piccoli occhi erano sanguigni per il pianto.

Tutto il personale di servizio era scaglionato per il corridoio, lungo

le scale, nell'atrio, sul portone, al predellino dell'omnibus-automobile

che aspettava sussultando, anch'esso, più fragorosamente del solito. Le

mance scivolavano e scomparivano in ogni mano nel medesimo modo, e tutte

le mani rapidamente si vuotavano nelle rispettive tasche, mentre nello

stesso istante i corpi si inchinavano e le bocche belavano o gracidavano

qualche inutile ringraziamento. Inutile, perchè la _miss_ passava tra

loro muta e sorda come una balla di cotone che ruzzolasse.

Fu caricata sull'automobile. Anch'io vi salii. Via facendo il volto

della _miss_ sembrava pacificarsi in una profonda sconfinata malinconia.

Di tanto in tanto la piccola negra piagnucolava in un inglese ben

strano: «Ditemi perchè scappiamo.... prego! ditemelo....» e la _miss_

quasi meccanicamente rispondeva: «Taci, taci, sii buona».

Alla stazione fu circondata da uno stuolo di facchini aspiranti alla sua

generosità. Fece acquistare due biglietti per Brindisi e affidò il suo

_bulldog_ raccomandandolo nel più vero e più grande _volapük_ che

esista: un foglio da dieci lire. Giunse il treno: la _miss_ vi salì

spinta di sotto da due facchini, tirata di sopra da due deputati della

estrema.... Ogni finestrino del treno rideva per dieci bocche almeno!!

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Mentre tutta la colonia bagnante, già informata della improvvisa

partenza, mi aspettava sulla piattaforma dell'unico stabilimento per

coronare degnamente il mio saggio profetico, io parlavo con l'amatore

canadese in persona, passeggiando dinanzi alla deserta casa

dell'_elefante_! Esso era giovane e biondissimo, bello e solido. La sua

particolare eleganza di grosso _farman_ coloniale rivelava la presenza

di un sottostante portafogli degno d'esser sognato da un poeta!

All'annunzio della partenza di _miss_ Mary Rudge comunicatogli dal

portinaio dell'Albergo dei Bagni, il giovane aveva avuto un momento di

profondo sconforto: evidentemente non se l'aspettava. Ma poi pareva

essersi adattato all'idea di inseguire la sua amata intorno a questa

miserabile palla che si fa chiamare pomposamente Mondo, ma che di fronte

al denaro si rimpicciolisce ossequiosamente come un uomo qualunque.

Consultò un orario: alle sei del pomeriggio sarebbe partito per Brindisi

col direttissimo. Si fece sul portone dell'albergo, incerto e

contrariato, guardando meccanicamente per tre o quattro volte

l'orologio. Scelsi quel momento per abbordarlo, e poichè egli se ne

mostrò lieto, ci allontanammo, avviando, non senza fatica, una specie di

dialogo in inglese.

Sembrava che egli trattenesse continuamente con sforzo qualche frase che

gli salisse alle labbra: io credevo di indovinare che egli avrebbe

voluto che parlassimo di lei. Quanto a me, potete bene immaginare con

quanto piacere gli avrei finalmente domandato: «Mi volete dire per quale

ragione voi simpatico, sano, ricco, vi siete innamorato di un fenomeno

vivente come quello?!» ma intanto ci scambiavamo delle stupidissime

domande rese sopportabili soltanto dalla reciproca attesa di dirsi

qualche cosa di molto interessante.

Dove la spiaggia voltava a levante, apparve la gran _casa

dell'elefante_. L'occasione era propizia.

-- Vedete quel casotto? Là abitava giorno e notte _miss_ Rudge!

Gli occhi del giovane brillarono finalmente di vera giovinezza. Fu tale

la piena del suo sentimento che non potè pronunziare più parole di

queste: «Davvero?! oh!!». Ma il suo viso fissava, tutt'occhi, quel

casotto abbandonato, e si vedeva che conteneva il pianto.

-- .... Menava una vita solitaria quasi selvaggia -- continuai io --

.... con la sua piccola negra, col suo terribile _bulldog_.... camminava

moltissimo, remava.... nella mattinata: il giorno leggeva seduta là in

quel recinto fiorito.... e poi a sera cantava accompagnandosi sul

pianoforte.

-- Beato voi che avete sentito ciò! -- non potè fare a meno di esclamare

il giovine.

C'era in questa frase inaspettata tanto di sacro che non risi quasi

nemmeno internamente.

Mentre io dicevo ancora qualche altra cosa di lei, sempre ansioso di

scoprire il filo di Arianna di quell'enigmatico amore, egli stesso

strappando con forza i suoi occhi turchini ad una incantata visione,

uscì a dire:

-- Oh! come sono felice di aver trovato voi! Sentendovi parlare io credo

di vederla là tra quei fiori.... ma chi sa se io me la imagino come essa

è veramente! No.... non è possibile! Dev'essere più bella! è vero che

essa è molto.... molto bella?!

Io non vidi la faccia mia in quel momento: ma se anche l'avessi vista

non riuscirei a descriverla. La gioia di possedere finalmente la chiave

del segreto fu subito superata dalla terribile necessità di rispondere

alle ingenue domande del giovane. Vi giuro che avrei con molto piacere

veduto qualcuno di voi al mio posto!

Mi concessi un piccolo insulto di tosse, poi risposi nell'unico modo

possibile:

-- Oh! -- esclamai -- è veramente bellissima!

Fu come se avessi levato il zipolo ad una botte.

-- Io ormai vi tratto come un vecchio amico.... sapete, quando l'uomo si

è innamorato ridiventa più debole di quando prendeva il latte....

ditemi.... ditemi se indovino oppure mi sbaglio: essa deve essere tenera

come il suo cuore.... sì: dev'essere fine e elegante come una capretta

d'un anno.... la vedo camminare con passo di regina qua su questa

sabbia.... Pensare che tra queste migliaia di orme ci sono anche le sue!

Ah! Se voi me le poteste indicare!... le bacerei!... Ma quando la mia

fantasia si arrende per vinta, credete, mio signore, è se io tento di

imaginarmi il suo viso..,. Oh! essa è stata molto cattiva con me! mai,

mai, assolutamente mai, ha voluto mandarmi un ritratto suo.... che

conforto sarebbe stato per me in questo così lungo tempo! Pensate:

quindici anni che non ci vediamo: ella ne aveva allora nove e io

dieci.... giocavamo molto, ma ci guardavamo poco.... quante volte mi son

pentito poi di non averla allora guardata abbastanza!... Ricordo

soltanto che aveva dei grandi occhi chiari come le ali di certe

farfalle.... ed era bella, oh! bella! la più bella delle mie dodici

cugine. Un triste giorno dovè partire con le sue quattro sorelle minori

per l'Australia dove il padre aveva acquistato delle grandi piantagioni.

Io fui ammalato dal dolore che provai, e mia madre e mio padre ridevano

di ciò. Ci scrivemmo delle lunghe lettere dove raccontavamo quello che

ci accadeva.... Man mano che noi crescevamo però, le nostre lettere

parlavano sempre meno della vita che ci circondava e sempre più della

nostra vita intima, finchè dopo molti anni arrivammo a veder chiaro

nella nostra coscienza e capimmo che quel sentimento così bello che

provavamo era amore!... Giusto tre anni sono, in un tremendo disastro

ferroviario, essa fu sola a salvarsi di tutta la sua famiglia. Sperai di

rivederla presto. Mio padre si era offerto di recarsi in Australia per

liquidare nel miglior modo quei possedimenti e ricondurla con sè nella

nostra colonia. Rifiutò in modo reciso, dicendo che poteva far benissimo

da sè e che appena fatto sarebbe tornata fra noi. Dopo sei lunghi mesi

annunziò finalmente la sua partenza per il Canada.... Imaginatevi come

l'aspettavo! Ebbene: due giorni prima della data che ella aveva fissato

per il suo arrivo, ricevetti un suo telegramma da Hong-Kong.... Che vi

devo dire? Fui per uccidermi dalla disperazione: ma poi mi rassegnai....

era tanta la gioia che provavo leggendo le sue lettere e rispondendole,

che la vita mi parve ancora abbastanza bella. Essa mi confortava ad

aspettare, con pensieri infinitamente delicati, ma non si piegava alle

mie preghiere mai.... e seguitava a girare il mondo in lungo e in largo.

Sei mesi fa mi scrisse da San Francisco di California: credetti

finalmente di averla tra le mie braccia. Dopo un mese era in Cile, poi

in Australia, poi in India, poi in Egitto. Finalmente qua. Mi sembrò di

aver diritto di non aspettare più e le scrissi che sarei venuto

senz'altro a incontrarla in questo paese.... e son venuto.... ma essa è

partita! Come lo spiegate voi?... vi posso giurare che ella m'ama.... ma

perchè fuggirmi così.... perchè?...

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Il caso, tutto sommato, era veramente degno di pietà e mi lasciò la

bocca amara per più giorni, durante i quali mi guardai molto bene dal

mostrarmi tra la gente per non essere seccato dalle loro ironie.

Ma una mattina, ecco precipitarsi nella mia camera il giudice Cesti con

in mano un piccolo giornale di Brindisi che mi cacciò sotto gli occhi

aperto e ripiegato al punto dove dovevo leggerlo:

-- Legga, legga.... me l'ha mandato un mio collega.... veda che cosa ha

fatto la sua _miss_.... però ad ogni modo lei l'aveva indovinata.... è

un bel caso di penetrazione psicologica! Mi rallegro con lei!

Vi regalo addirittura il pezzo di cronaca del giornale di Brindisi del

giorno 22 agosto.

«_Per gli amatori di sciarade_.

«Stamani alle sette, al Grande Albergo delle Indie si presentava un

giovane all'apparenza inglese, di aspetto molto signorile, e chiedeva se

si trovasse ivi alloggiata una certa _miss_ Mary Rudge.

«La detta _miss_ che era effettivamente arrivata questa notte nella

nostra città proveniente da *** ed aveva subito destata la meraviglia

dei nostri nottambuli per le sue gigantesche eccezionali proporzioni, si

trovava alloggiata alla camera N. 18 del detto albergo e doveva

lasciarla oggi a mezzogiorno, imbarcandosi sull'_Urania_ per Bombay.

«Fu dunque risposto al giovane inglese che la _miss_ si trovava nella

sua camera. Parve raggiante di felicità e chiese di essere annunziato.

«Al semplice nome di _mister_ Tompson la _miss_ sembrò impazzire dal

terrore. Chiese un'ora di tempo. Il giovane accettò di buon grado la

dilazione ed entrò nella sala di lettura.

«Intanto una piccola negra, fantesca della _miss_ uscì per recarsi a

consegnare i bauli della padrona al piroscafo _Urania_. _Miss_ Rudge

rimase sola nella sua camera col suo fido _bulldog_. Dopo tre quarti

d'ora gli inservienti dell'albergo notarono che il cane della _miss_

emetteva degli strani ululati. Ne informarono la direzione. Il solerte

direttore in persona salì per constatare il fatto: bussò alla porta,

nessuna voce umana rispose. Soltanto gli ululati del _bulldog_ si fecero

più strazianti.

«Senza por tempo in mezzo il valoroso direttore fece chiamare la forza

pubblica. Nel frattempo anche _mister_ Tompson informato della cosa,

saliva in preda ad una enorme costernazione e chiamava disperatamente:

Mary! Mary!

«Ma nessuno rispondeva.

«Fu deciso di sfondare l'uscio.

«Mentre ciò si effettuava, le molte persone che s'erano raccolte dinanzi

alla porta che già stava per cedere, udirono a un tratto un enorme tonfo

sordo come se una balla di due quintali fosse caduta dal soffitto:

contemporaneamente un disperato guaito del _bulldog_ strappò loro i

timpani. Sfondata la porta si rinvenne il povero cane completamente

schiacciato dall'enorme peso del corpo della _miss_ che gli era cascata

sopra.

«_Miss_ Rudge aveva il collo stretto ancora da una grande ciarpa di seta

cui rimaneva attaccato, all'altro capo, il gancio del lume, strappato

dal trave centrale della stanza.

«La scena fu dai presenti rapidamente ricostruita in questo modo.

«La _miss_ aveva voluto porre fine ai suoi giorni: a questo scopo,

portato il comodino nel mezzo della camera, vi era salita sopra per

mezzo di una seggiola, destando così l'allarme del fedele _bulldog_, ed

era riuscita con un sangue freddo da vera balena (_sic_) ad attaccare la

ciarpa al gancio del lume, a infilare la sua testa in un nodo scorsoio e

a gettare lontano con un calcio sedia e comodino. E qui il _bulldog_

senza dubbio, e con ragione, impressionato, aveva dovuto risolutamente

attaccarsi coi denti alle sottane di lei a più riprese e con tanta

violenza che il gancio cedette e si staccò.

«La _miss_ fu raccolta svenuta, in istato di grave asfissia: prontamente

trasportata al civico ospedale, fu giudicata guaribile in quindici

giorni salvo complicazioni.

«Quanto a _mister_ Tompson, esso fu inutilmente cercato: nessuno riuscì

più a vederlo.»

Storie da ridere.... e da piangere · 第 10 / 16 题