Un’ultima parola sul caro e santo mio Re.
E qui finirebbe il conto s’io non volessi anche aggiungere qualche
cosa in onore del mio buon Re San Luigi. Sappiate dunque che, sendo io
nella mia Cappella a Gionville, egli mi fu avviso ad un cotal dì, nel
quale era tutto insonnolito, ch’e’ mi venisse davanti molto gioioso, e
ch’io parimente fossi assai lieto di vederlo nel mio castello, e che
poi gli dicessi: Sire, quando voi vi partirete di qui, io vi menerò
alloggiare in un altro mio maniere che io ho a Cheviglione: ed anche
m’era tuttavia avviso ch’egli mi rispondesse in ridendo: Sire di
Gionville, per la fe’ che vi deggio, già non mi partirò io sì tosto di
qui, poi che vi sono a mio agio. Quando io mi svegliai pensai allora
in me, che certo era il piacere di Dio e di Lui ch’io lo albergassi
nella mia Cappella; perchè senza più vi ho fatto fare un altare altresì
in onore di Dio e di Lui, e vi ho stabilito, e bene fondato una Messa
perpetua per ciascun giorno dell’anno. E queste cose ho io rammentate a
Monsignor Luigi suo figliuolo[92] affinchè, facendo il grado di Dio, io
possa avere qualche parte delle reliquie del vero Corpo di Monsignore
che fu mio buon Re, per tenerla nella mia Cappella a Gionville, sicchè
quelli che vi vedranno il suo altare possano avere insieme a quel caro
e buon Santo una maggior divozione.
E qui finendo veramente faccio assapere a tutti i lettori di questo
Libro che le cose, ch’io dico aver vedute e sapute di lui, sono al
tutto veraci e fermamente le deggiono credere. E le altre cose, ch’io
non testimonio se non per udita, prendanle in buon senso, se a loro
piace. E qui pure prego a Dio che per la inframmessa di Monsignore
San Luigi, gli piaccia donarci ciò ch’elli sa esserci necessario alla
salute del corpo, e più assai alla salute dell’anima nostra. Amen.