CAPITOLO LXVIII.

Dei santi ed ultimi ammaestramenti ch’esso diede al figliuolo.

«Bel figlio, la primiera cosa che t’insegno e ti comando a guardare

si è che di tutto tuo cuore, e sovra tutte cose tu ami Dio, perchè

senza ciò null’uomo non può esser salvato; e guardati bene di far cosa

che a lui dispiaccia, cioè guardati di peccato: giacchè tu dovresti

piuttosto desiderar di soffrire tutte maniere di tormenti, che di

peccare mortalmente. Se Iddio t’invia avversità ricevila benignamente,

e rendigliene grazie, e pensa che tu l’hai ben meritata, e che il

tutto ti ritornerà a prò. S’Egli ti dona prosperità sì ringrazianelo

umilmente, e guarda che per ciò tu non ne impeggiori per orgoglio

o altrimenti: poichè non si dee mica muover guerra a Dio coi doni

ch’egli ci ha fatto. Confessati sovente ed eleggi Confessore idoneo

che produomo sia, e che ti possa securamente insegnare a fare le cose

che sono necessarie per la salute dell’anima tua, ed altresì quelle

da cui tu devi guardarti; e fa d’esser tale che i Confessori tuoi,

i tuoi parenti e famigliari ti possano così arditamente riprendere

del male che tu arai fatto, siccome apprenderti il bene ch’era da

farsi. Ascolta il servigio di Dio e di Nostra Madre Santa Chiesa

devotamente e di cuore e di bocca (e per ispeciale alla Messa dappoi

che la consecrazione del Santo Corpo di Nostro Signore sarà fatta)

senza celiare od ammiccare con altrui. Abbi il cuor dolce e pietoso ai

poveri, e li conforta ed aiuta in ciò che potrai. Mantieni le buone

Costume del tuo Reame, ed abbassa e correggi le malvage. Guardati

della troppo gran cupidigia, e non buttar su al tuo popolo troppo

grandi taglie e sussidii, se ciò non fusse per invincibile nicissità

e pel tuo Reame difendere. Se tu hai alcun misagio in tuo cuore, dillo

incontanente al tuo Confessore, o ad alcuna buona persona che non sia

punto piena di villane parole, ma le abbia soavi e amorevoli, e così

leggermente porrai portare il tuo male, per lo riconforto che l’uomo

savio ed ammisurato ti donerà. Prenditi ben guardia che tu aggia in

tua compagnia genti probe e leali, le quali non siano punto piene

di cupidigia, sieno esse religiose, secolari o altrimente. Fuggi la

compagnia dei malvagi, ed isforzati d’ascoltare le parole di Dio, e

le ritieni in tuo cuore. Procaccia continuamente preghiere, orazioni

e perdoni. Ama il tuo onore. Guardati dal soffrire colui che sia sì

ardito di dire davanti à te parola alcuna, la quale sia cominciamento

d’ismuovere chicchessia a peccato, o che maledica d’altrui assente o

presente per detrazione. Non soffrire che alcuna villana cosa sia detta

di Dio, della sua degna Madre, o dei Santi o Sante. Sovente ringrazia

Dio dei beni e della prosperità ch’egli sarà per donarti. Fa drittura

e giustizia a ciascuno tanto al povero come al ricco. A tuoi servitori

sii leale, e munifico, ma fermo e non voltabile di parola, acciò

ch’essi ti temano ed amino come loro Signore. Se controversia nasce, od

azione alcuna viene intentata, fanne inquisizione fino a raggiugnere

la verità, sia che questa ti favorisca o ti contrarii. Se tu sei

avvertito di avere alcuna cosa d’altri, sia per fatto tuo, sia de’

tuoi predecessori, qualora ne venga certificato, rendila incontanente.

Riguarda con tutta diligenza se le genti a te soggette vivono in

pace ed in drittura, e specialmente nelle buone ville e cittadi.

Mantieni loro le franchigie e libertà, nelle quali i tuoi antenati

le hanno mantenute e guardate, e tienile in favore ed amore: giacchè

per la ricchezza e possanza delle tue buone cittadi i tuoi nemici ed

avversarii si dotteranno d’assalirti e di misprendere inverso di te, e

per ispeciale i tuoi Pari, i tuoi Baroni, ed altri simiglianti. Ama ed

onora tutte le genti di Chiesa e di Religione, e guarda bene che non

loro togliessi li redditi, i doni, e le elemosine che i tuoi antenati

e predecessori hanno lasciato o donato alle medesime. Si racconta del

Re Filippo mio avo che una fiata l’uno de’ suoi Consiglieri gli disse

che le genti di Chiesa gli facevano perdere ed amminuire i diritti, le

libertà, non che le giustizie sue, e che era gran meraviglia ch’egli

il sofferisse così. E il Re mio Avo gli rispose ch’egli il credeva bene

altresì, ma che Dio gli avea fatti tanti beni e tante gratuità donate,

ch’egli amava meglio perdere alcun poco di suo podere che piatire

e contendere colle genti di Chiesa Santa. A tuo Padre e a tua Madre

porta onore e reverenza, e guardati dal corrucciarli per disobbedienza

de’ loro buoni comandamenti. Dona i beneficii che ti apparterranno a

persone buone e di netta vita, e sì fallo per lo consiglio di uomini

probi e savi. Guardati dallo ismuover guerra Contra Cristiani senza

grande consilio, e solo allorchè altrimenti tu non ci possa ovviare:

e se guerra ci avrai, risparmiane le genti di Chiesa, e coloro che in

niente non ti avranno misfatto. Se guerra o dibattimento insorga tra i

tuoi soggetti, pacificali al più tosto che tu potrai. Prendi guardia

sovente a’ tuoi Balivi, Preposti, ed altri Officiali, ed inchiedili

di lor governo, affinchè se cosa v’ha in essi a riprendere che tu lo

faccia. Pon mente gelosa che qualche villano peccato non s’immetta

nel tuo Reame, e principalmente blasfemo e resìa, e s’alcuno ve ne

rampolla fallo togliere e strappar via. Tien modo che tu faccia nella

tua Magione spendio ragionevole ed ammisurato. Supplico poi io a te,

figliuol mio, che dopo il mio fine aggia sovvenenza di me e della

povera anima mia, sicchè ne la voglia soccorrere per messe, orazioni,

preghiere, limosine e buoni fatti in tutto il Reame, e mettimi in parte

e porzione di tutti li beneficii e sante opere che tu farai: ed io dono

a te tutta la benedizione che giammai Padre può donare a figliuolo,

pregando umilmente alla Santissima Trinità del Paradiso al Padre, al

Figliuolo e allo Spirito Santo, sicchè ti guardi e difenda da tutti

i mali, e per ispeciale dal morire in peccato mortale; acciò che noi

possiamo una fiata, appresso questa breve vita mortale, essere insieme

davanti a Dio, a rendergli grazie e lodi senza fine nel suo vero e non

perituro Reame del Paradiso. Amen.»

La sesta crociata ovvero l'istoria della santa vita e delle grandi cavallerie di re Luigi IX di Francia · 第 89 / 97 题