Come fusse largo ed allegro elemosiniere.
Sino dal tempo della sua più giovine età fu egli pietoso dei poveri
e dei soffrattosi, e talmente ci si accostumò, che, quanto egli bastò
a regnare, ebbe sempre comunalmente centoventi poveri, i quali erano
pasciuti ciascun giorno nella sua magione, in qualsivoglia parte
egli fusse. Ed in Quaresima il numero dei poveri cresceva, e soventi
fiate li ho visti servire da lui medesimo, e donare delle sue proprie
vivande. E quando ciò avveniva nelle feste annuali, i giorni delle
vigilie, avanti ch’elli bevesse o mangiasse, e’ li serviva a sue mani:
e quando erano pasciuti, asportavano tutti ancora una certa somma di
moneta. E a dir breve, faceva il Re San Luigi tanto di limosine, e
di sì grandi, che a pena le si potrebbono tutte dire e dichiarare.
Donde ci ebbero alcuni de’ suoi famigliari, i quali mormoravano di ciò
ch’elli faceva sì grandi doni e limosine, e dicevano ch’e’ troppo vi
dispendea. Ma rispondeva il buon Re ch’egli amava meglio fare grandi
ispese in limosine, che in vanità ed in burbanze. Nè già per qualunque
grandi limosine ch’e’ facesse, non lasciava a fare grande spendio e
larghezza nella sua magione così intertenendola come apparteneva a tal
Principe, e ben mostrandosi, quale egli era, splendido e liberale.
Durante i Parlamenti e gli Stati ch’e’ tenne per fare i suoi nuovi
Stabilimenti, faceva tutti servire a Corte i Signori, i Cavalieri e
gli altri in più grande abbondanza e più altamente che giammai non
avesser fatto i suoi predecessori. Amava molto tutte maniere di genti
che si mettevano al servizio di Dio, e per ciò fondò egli e fece
assai di belli Monasteri e Case di Religione per tutto il suo Reame; e
medesimamente accerchiò tutta la città di Parigi di genti di religione,
ch’egli vi ordinò, alloggiò, e fondò a suoi danari.