CAPITOLO LXVI.

Come fusse largo ed allegro elemosiniere.

Sino dal tempo della sua più giovine età fu egli pietoso dei poveri

e dei soffrattosi, e talmente ci si accostumò, che, quanto egli bastò

a regnare, ebbe sempre comunalmente centoventi poveri, i quali erano

pasciuti ciascun giorno nella sua magione, in qualsivoglia parte

egli fusse. Ed in Quaresima il numero dei poveri cresceva, e soventi

fiate li ho visti servire da lui medesimo, e donare delle sue proprie

vivande. E quando ciò avveniva nelle feste annuali, i giorni delle

vigilie, avanti ch’elli bevesse o mangiasse, e’ li serviva a sue mani:

e quando erano pasciuti, asportavano tutti ancora una certa somma di

moneta. E a dir breve, faceva il Re San Luigi tanto di limosine, e

di sì grandi, che a pena le si potrebbono tutte dire e dichiarare.

Donde ci ebbero alcuni de’ suoi famigliari, i quali mormoravano di ciò

ch’elli faceva sì grandi doni e limosine, e dicevano ch’e’ troppo vi

dispendea. Ma rispondeva il buon Re ch’egli amava meglio fare grandi

ispese in limosine, che in vanità ed in burbanze. Nè già per qualunque

grandi limosine ch’e’ facesse, non lasciava a fare grande spendio e

larghezza nella sua magione così intertenendola come apparteneva a tal

Principe, e ben mostrandosi, quale egli era, splendido e liberale.

Durante i Parlamenti e gli Stati ch’e’ tenne per fare i suoi nuovi

Stabilimenti, faceva tutti servire a Corte i Signori, i Cavalieri e

gli altri in più grande abbondanza e più altamente che giammai non

avesser fatto i suoi predecessori. Amava molto tutte maniere di genti

che si mettevano al servizio di Dio, e per ciò fondò egli e fece

assai di belli Monasteri e Case di Religione per tutto il suo Reame; e

medesimamente accerchiò tutta la città di Parigi di genti di religione,

ch’egli vi ordinò, alloggiò, e fondò a suoi danari.

La sesta crociata ovvero l'istoria della santa vita e delle grandi cavallerie di re Luigi IX di Francia · 第 87 / 97 题