Come amasse lo onore di Dio e de’ Santi e d’altre sue sante costume.
Il buon Re amò tanto Dio e la sua benedetta Madre, e sì li volle
riveriti e onorati che tutti coloro ch’e’ poteva convincere d’aver
fatto alcun villano saramento o detto qualch’altra villana e disonesta
cosa mettendo mala bocca in cielo, egli li faceva grievemente punire.
Ed io vidi una fiata a Cesarea oltre mare, ch’elli fece per ciò
mettere in gogna sulla scala un orafo in sole brache e camicia molto
villanamente ed a suo gran disonore. E così udii dire che (dopo ch’egli
fu ritornato d’oltre mare e durante ch’io era andato a Gionville)
avea fatto marcare a ferro caldo le nari e le labbra d’un borghese di
Parigi per un blasfemo ch’elli avea fatto. Ed udii anche dire al Re
di sua propria bocca, ch’egli stesso avrebbe voluto esser segnato d’un
ferro ardente, se avesse potuto tanto fare ch’egli avesse tolto tutti
i blasfemi e tutte le male giurazioni di suo Reame. In sua compagnia
sono io bene stato per lo spazio di ventidue anni: ma unqua in mia
vita, per qualunque corruccio ch’egli avesse, non l’ho udito giurare
o blasfemare Dio, nè la sua degna Madre, nè alcun Santo, nè Santa.
E quando egli voleva affermare alcuna cosa, solea dire: _veramente
egli è così,_ o: _veramente non va mica così._ E bene apparve che per
nulla cosa egli non avrebbe voluto rinnegare o giurare Dio, quando il
Soldano e gli Almiranti d’Egitto vollero che per maniera di sacramento
esso ammettesse, rinnegherebbe Dio nel caso ch’e’ non tenesse
l’appuntamento della pace da essi voluta: giacchè il Santo Re, quando
gli fu rapportato che i Turchi volevano ch’elli fesse tale saramento,
giammai non lo volle fare, anzi piuttosto arebbo amato morire, com’egli
è messo in conto davanti. Giammai non gli udii nomare nè appellare il
diavolo, se non fusse stato leggendo in alcun libro là ove bisognasse
nomarlo per esempio. Ed è una vergognosa cosa nel Reame di Francia
ed ai Principi mal sedente quella di sofferire ch’e’ sia così soventi
fiate mentovato: perchè voi vedrete che l’uno non dirà punto all’altro
tre motti per occasione di male, ch’egli non dica: _Vattene al
diavolo. Fatti da parte il diavolo_, od in altre maniere lascibili di
linguaggio. Ancora dirò che il Santo Re mi dimandò una fiata, se io
lavava i piedi ai poveri il giorno del giovedì ultimo di Quaresima;
ed io gli risposi che no, e ch’ella non mi sembrava mica essere cosa
orrevole e onesta. Adunque il buon Re mi disse: Ah! Sire di Gionville,
voi non dovete punto avere in disdegno e dispetto ciò che Dio ha fatto
per nostro esempio, che lavolli a’ suoi Apostoli, lui, lui, che era
loro Maestro e Signore: sicchè credo bene che voi a stento fareste ciò
che fa il presente Re d’Inghilterra, il quale a quel giorno del Giovedì
Santo lava i piedi, non ai poveri, ma sibbene ai miselli e lebbrosi, e
poi li bacia.
Avanti che ’l buon Signore Re si ponesse in letto egli aveva sovente in
costume di far venire i suoi figliuoli davanti a lui, e loro ricordava
i bei fatti e’ detti dei Re e Principi antichi, e dicea loro che bene
li dovevano sapere e ritenere per prendervi buono esempio. E parimente
loro rimostrava i fatti dei malvagi uomini, i quali per lussuria,
rapine, avarizie ed orgogli avevano perdute loro terre e loro signorie,
e ne era loro malvagiamente avvenuto; e dette queste cose, soggiungeva
il Re, guardatevene dunque di fare così com’essi hanno fatto,
affinchè Dio non ne prenda corruccio contro di voi. Egli facea loro a
simigliante apprendere l’officio di Nostra Donna, e facea in ciascun
giorno udire e dire in presenza le Ore del giorno secondo i tempi,
affine di accostumarli a così farlo quando essi sarebbero in occasione
di tenere le terre loro. Ancora era un assai largo limosiniere, e
per tutto ov’egli andava in suo Reame, visitava le povere Chiese, i
Lazzaretti e gli Spedali; e s’inchereva de’ poveri gentiluomini, delle
povere femmine vedove, delle povere figliuole a maritare: e per tutti
i luoghi ove egli sapeva avervi necessità, od essere soffrattosi, egli
faceva loro largamente donare di sua moneta. Ed ai poveri mendicanti
facea dare a bere e a mangiare, ed io ho visto più fiate lui medesimo
tagliar loro il pane, e donare a bere. In suo tempo egli ha fatto fare
ed edificare più Chiese, Monasterii e Badie, ciò sono Realmonte, la
Badia di Sant’Antonio allato Parigi, la Badia del Giglio, la Badia di
Malboissone, ed alquante altre per le religioni de’ Predicatori e dei
Cordiglieri. Fece egli similmente la Casa di Dio di Pontosia, quella
di Vernone, la Casa de’ Trecento in Parigi, e la Badia dei Cordiglieri
di San Clù, che Madama Isabella sua sorella fondò a la richiesta di
lui. Quanto a li benefici delle Chiese che iscadevano in sua donagione,
avanti ch’e’ ne volesse provvedere alcuno, s’andava incherendo a
buone e sante persone dello stato e della condizione di coloro che
glieli domandavano, e volea sapere s’essi erano cherci e litterati:
e non voleva giammai che quelli a chi donasse i beneficii altri ne
tenessero più che al loro stato non appartenesse: e sempre come dissi
rilasciavali per grandi ed appensati consigli di genti dabbene.
Or qui appresso vedrete comente egli corresse i suoi Balivi,
Giustizieri, ed altri Officiali, ed i belli e nuovi Stabilimenti
ch’egli fece ed aordinò ad essere guardati per tutto il suo Reame di
Francia, i quali sono i seguenti.