Come finalmente scendemmo al porto di Yeres in terra di Provenza, e di
ciò che ivi avvenne.
Alla fine di dieci settimane, in che noi fummo in mare navigando,
arrivammo al porto di Yeres, davanti il castello che era al Conte di
Provenza, il quale fu dappoi Re di Sicilia. E la Reina, e tutto il
Consiglio del Re lo pregarono ch’ei là discendesse poi ch’egli era
nella terra di suo fratello. Ma il Re disse ch’elli non discenderebbe
punto, sin tanto ch’e’ non fusse in Acquemorte che era sua terra. E
sovra questo disparere ci tenne il Re il mercoledì e il giovedì, senza
che nullo lo potesse fare accordare a discendervi. E il venerdì, come
il Re era assiso su l’uno de’ seggi della nave, egli mi appellò, e mi
domandò consiglio s’egli si doveva discendere, o no. Ed io gli dissi:
Sire, e’ mi sembra che voi deggiate discendere senza fallo, perchè
una fiata Madama di Borbone salita in questo porto medesimo non si
volle discendere, anzi si rimise sopramare per andare ad Acquemorte:
ma ella a suo gran disagio dimorò ben sette e più settimane sul mare
per lo tempo che vi durò contradioso. E adunque il Re a mio consiglio
s’accordò di discendere a Yeres, donde la Reina e la Compagnia furono
molto paghi e gioiosi.
Nel Castello di Yeres soggiornammo il Re, la Reina, i figliuoli loro
e noi tutti domentre che si procacciavano de’ cavalli per venircene in
Francia. L’Abbate di Cluny, che fu dappoi Vescovo d’Oliva, inviò al Re
due palafreni, l’uno per lui, l’altro per la Reina; e dicevasi allora
ch’e’ valevano bene ciascuno cinquecento lire. Or quando il Re ebbe
accettati que’ due bei cavalli, Messer lo Abbate richiesegli ch’elli
potesse parlare con lui la dimane toccante li suoi affari. Ed il Re
glielo ottriò. E quando venne il domani, lo Abbate parlò al Re, il
quale lo ascoltò lungamente ed a gran piacere. E quando quello Abbate
se ne fu partito, io domandai al Re s’egli soffrirebbe ch’io volessi
conoscere da lui qualche cosa; ed egli mi rispose che sì. Adunque
io gli domandai: Sire, non è egli forse vero che voi avete ascoltato
Messer lo Abbate così lungamente per lo dono dei suoi due cavalli? E
il Re da capo mi rispose: che sì certamente. Ed io allora gli dissi
ch’io m’era ardito d’indirizzargli tale domanda affinch’egli difendesse
alle genti di suo Consiglio giurato, che quand’essi arriverebbero in
Francia, non prendessero niente da quelli che avessero per bisogne
a venir loro davanti: perchè siate certano, Sire, dissi io, che, se
essi prendono, ne ascolteranno più diligentemente e più lungamente i
donatori così come voi avete fatto dello Abbate di Cluny. Allora il Re
appellò tutto suo Consiglio, e loro contò in ridendo la domanda ch’io
gli avea fatta, e la ragione d’essa domanda; ma non meno per ciò gli
rispuosono i Consiglieri ch’io gli aveva dato un savio e bontadioso
consiglio.
Ora sappiate che a Yeres correan novelle di un Cordigliere molto
valente, il quale andava predicando per mezzo il paese, e si appellava
Fra Ugo. Perchè il Re s’ismosse nel volerlo vedere ed udir parlare.
E il giorno istesso ch’elli arrivò a Yeres noi andammo davanti il
suo cammino, e vedemmo che una gran quantità d’uomini e di femmine
lo andavano accompagnando e codiavanlo tutti a piè. Quando ci fummo
accontati, il Re lo fece predicare, ed il primo Sermone ch’egli fece fu
sulle genti di religione ch’e’ cominciò a biasmare, per ciò che nella
compagnia del Re ce n’era a gran numero: e diceva ch’essi non erano
punto in istato di salvarsi, ove non mentissero le Sante Scritture,
il che non poteva esser vero: perchè le Sante Scritture dicono che
un Religioso non può vivere fuor del suo chiostro senza cadere in
più peccati mortali, niente più che il pesce non saprebbe vivere fuor
dell’acqua senza morire. E la ragione era perchè i Religiosi, i quali
seguono le Corti dei Re, bevono e mangiano più fiate diversi vini e
vivande di quel che farebbono s’egli fussero nel loro chiostro. Donde
avviene che l’agio ch’essi ne prendono li invita a peccare meglio che
s’essi menassero austerità di vita. Appresso cominciò egli a parlare al
Re, e gli donò a tenere per insegnamento che s’elli voleva lungamente
vivere in pace ed a grado del suo popolo, ch’elli fosse dritturiere:
e diceva che avea letto la Bibbia e gli altri Libri della Scrittura
Santa, ma che giammai non avea trovato (fusse ciò tra Principi ed
uomini Cristiani o tra miscredenti) che nulla terra o signoria fusse
stata trasferita nè mutata per forza da uno ad altro Signore, fuorchè
per falta di far giustizia e drittura. Per ciò, disse il Cordigliere,
si guardi bene il Re qui presente ch’egli faccia bene amministrar
giustizia a ciascuno in suo Reame di Francia, affinch’e’ possa sino
a’ suoi ultimi di vivere in buona pace e tranquillità, e Dio non gli
tolga il reame a suo danno e vergogna. Il Re per alquante fiate lo
fece pregare ch’e’ dimorasse con lui almeno sin ch’e’ soggiornasse in
Provenza, ma sempre gli fece rispondere ch’egli punto non dimorerebbe
nella compagnia dei Re. Pertanto quel Cordigliere non fu che un giorno
con noi, e la dimane se ne andò contramonte. Ed ho poi udito dire,
ch’egli giace a Marsiglia, là ove Dio gli permette fare di molti bei
miracoli.