Qui tocca il conto dello fiume meraviglioso d’Egitto che l’uomo dice
Nilo.
Qui si convien parlare del fiume meraviglioso che passa per lo paese
dell’Egitto, e che viene, secondo ch’uom dice, dal Paradiso terrestre.
Perchè queste cose uopo è sapere chi vuol intendere mia materia.
Codesto fiume è istrano e diverso da tutte l’altre riviere: perchè
quanto più in una grossa riviera ne cadono di minori, ed acque vi
convengono da ogni lato, tanto più la medesima si sparpaglia e prende
terreno, e vi si dirama entro in ruscelli; ma codesto fiume viene tutto
solitario ed unito, e quand’egli è in Egitto, da sè medesmo gitta sue
branche qua e là per mezzo il paese, e quando il tempo viene intorno
alla San Remigio, egli da sè si espande per le branche sue in sette
riviere, le quali cuoprono le terre piane; e poi quando l’acque si son
ritirate, i lavoratori del paese vengono a lavorarvi la terra intrisa
con aratri senza ruote, e vi sementano frumento, orzo, riso, comino;
e tutto vi prova sì bene che nulla v’ha di che ammendare. L’uomo non
sa donde venga quella crescita d’acque fuor che della santa grazia
di Dio: e se ella non fusse, egli non verrebbe nullo bene nel paese
d’Egitto per li grandi calori che vi regnano, sendo più presso al Sol
levante, e non piovendovi come punto, o solo di lungi a lunge. Ancora
sappiate che quel fiume è tutto torbato per lo scalpiccìo ed il viavai
delle genti del paese che vi accorrono verso la sera per trarne acqua a
bere, ma pur solo che in essa acqua e’ vi schiaccino quattro mandorle
o quattro fave, ed ecco la dimane l’acqua si è tanto buona a bere che
è meraviglia. Inoltre quando quel fiume entra in Egitto, egli vi ha
genti tutte sperte ed accostumate, (come a dir sarebbono li pescatori
delle nostre riviere) le quali a sera gittano loro reti incontro le
correnti d’essa riviera, ed al mattino sovente vi trovano e prendono
le spezierie che si vendono in queste parti di qua assai caramente,
ed a picciol peso; siccome cannella, gengiovo, rabarbaro, gherofani,
legno d’aloè ed altre buone e rare cose: e dicesi nel paese che cotali
cose vengono del Paradiso terrestre, e che il vento le abbatte di buoni
alberi che colà sono, in così appunto come il vento abbatte il seccume
nelle foreste de’ paesi nostri: perchè poi ciò che cade nel fiume, e
l’acqua ammena alla china, e’ mercatanti raccolgono come vi dissi a
gran reti per rivenderlo poscia ad oncia ad oncia nelle parti nostre.
E si diceva nel paese di Babilonia che molte volte il Soldano aveva
tentato di sapere donde il fiume veniva, per genti sperte che ne
seguissero il corso a ritroso, e portassono con loro per vivere del
pane, che vien detto biscotto, perciò ch’essi non ne avrebbono punto
trovato. E queste genti una fiata gli rapportarono ch’essi avevano
seguito quel fiume contramonte tanto che erano giunti sino ad una
serra di roccia tagliata a picco, sulla quale serra e roccia non era
possibile montare sì per l’ertezza scogliosa, e sì per l’acque del
fiume che, quasi da cateratta aperta, se ne versavano a piombo. E
loro era stato avviso che in sull’alto della montagna fossero alberi
a fusone, ed aggiugnevano che colassù avean visto gran quantità di
bestie selvatiche, e di molte strane fazioni, come lioni, serpenti,
elefanti ed altre paurose e diverse, che stavano a riguardarli, se pure
ardissono di montare; perchè le genti del Soldano, impauratesi, se ne
erano ritornate, senza osare di passar oltre.