Della gran Corte che ’l Re bandì a Salinaro, poi della fellonia del
Conte della Marca, e come questi ne fu punito.
Ora ritorneremo a nostro proposito e materia, e diremo che, appresso
queste cose, il Re tenne una gran corte e magione aperta a Salmur in
Angiò, e ciò ch’io ne dirò sarà di tutta verità per ciò ch’io vi era.
E ben vi certifico che ciò fu la più impareggiabile cosa ch’io vedessi
anche, e la più adorna ed apprestata. Alla tavola del Re mangiavano
il Conte di Poitieri, cui egli avea fatto novellamente Cavaliere
il giorno di Santo Giovanni che non ha guari era passato, il Conte
Giovanni di Dreux ch’egli avea fatto altresì Cavaliere novello, il
Conte della Marca e il Conte Piero di Brettagna. E ad un’altra tavola
davanti il Re all’indiritto del Conte di Dreux, mangiava il Re di
Navarra che molto era parato ed adorno di drappi d’oro in cotta e
mantello, la cintura, il fermaglio e la corona d’oro fino, davanti il
quale io trinciava. Davanti il Re San Luigi servivano del mangiare
il Conte d’Artois e suo fratello, ed il buon Conte di Soissone, il
quale trinciava del coltello: e per la tavola del Re guardare erano
Messere Umberto di Belgioco, che poi fu Connestabile di Francia, e
Messer Onorato di Coucy, e Messer Arcimbaldo di Borbone. E ci avea
dietro questi tre Baroni ben trenta de’ loro Cavalieri in cotte di
drappo di seta per buona guardia, e dietro questi Cavalieri ci avea
gran quantità di Uscieri d’arme e di sala, che erano al Conte di
Poitieri e che portavano sue armi battute sopra zendado. Il re si era
abbigliato orrevolmente il più ch’egli avea saputo farlo, sicchè saria
cosa meravigliosa e lunga a raccontare; a tanto che udii dire a molti
della compagnia che giammai essi non avean veduto tanto di sorcotti
nè d’altri guarnimenti di drappo d’oro a una festa, com’egli ci avea a
quella là.
Appresso quella Festa il Re condusse il Conte di Poitieri sino al
detto loco di Poitieri per riprendere suoi feudi e signorie; ma
uno inconveniente arrivò allora al Re dal Signore della Marca, che
pure avea mangiato alla sua tavola a Salmur. Perchè assembrò egli
segretamente gran genti d’arme tanto quanto potè incontra il Re, e le
rattenne a Lesignano presso Poitieri. Il buon Re avrebbe ben voluto
essere a Parigi; e gli fu forza di soggiornare a Poitieri quindici
giorni senza ch’egli ne osasse sortire. E si diceva che il Re e ’l
Conte di Poitieri aveano fatto malvagia pace col Conte della Marca.
Perchè egli convenne che ’l Re, per accordarsi, andasse parlare al
Conte della Marca ed alla Reina d’Inghilterra sua donna, la quale era
madre dello Re d’Inghilterra.
E tantosto appresso che ’l Re se ne fu ritornato di Poitieri a Parigi,
non tardò guari che il Re d’Inghilterra e il Conte della Marca si
allearono insieme a guerreggiare contro il buon Re San Luigi colla più
gran compagnia di guerra ch’essi poterono ammassare e soldare; e si
recaro di Guascogna davanti il castello di Taglieborgo, che è assiso
sopra una molto maschia riviera che ha in nome Carenta, sulla quale
non avea là presso che uno piccolo ponte di pietra assai stretto per
ove si potesse passare. E quando il Re lo seppe, mosse e s’addirizzò
verso loro a Taglieborgo. E sì tosto come le nostre genti appercepiro
quelle dell’oste nimica che aveano dal loro lato il detto castello di
Taglieborgo, incontanente molto perigliosamente si presero a passare
gli uni per di sovra il ponte, gli altri per battelli, e cominciaro a
correr sovra gli Inghilesi, ed a donare ed a ricevere grandi colpi. Il
che veggendo il buon Re, se ne va egli in gran periglio a mettersi per
mezzo gli altri. E bene ci avea il periglio molto grande perchè, per un
uomo che ’l Re aveva quando e’ fu passato, gl’Inghilesi ne aveano ben
cento. Ma ciò non ostante quando essi Inghilesi videro il Re passato si
cominciaro ad isbigottire così come Dio volle, e se n’entraro di dentro
la città di Saintes. Ed egli avvenne che nella mislea ci ebbe alquanti
di nostre genti per mezzo gl’Inghilesi che entraro con essi nella
cittade e vi furono presi.
Donde poi ho udito dire ad alcuno di loro che in quella nottolata
il Re d’Inghilterra e il Conte della Marca ebbero grande discordia
l’uno all’altro nella detta cittade di Saintes, secondo che poterono
intendere. E dicea lo Re d’Inghilterra che il Conte della Marca lo avea
inviato chiedere dietro promessa ch’e’ troverebbe in Francia grande
favore e soccorso; il che non essendo, e facendone dibattimento, si
mosse il Re d’Inghilterra della città di Saintes, e se ne andò in
Guascogna d’onde s’era partito; sicchè vedendo il conte della Marca
ch’egli era solo dimorato, e conoscendo ch’e’ non poteva ammendare
il mal fatto, si rese prigioniero del Re con sua donna e figliuoli.
Donde poi avvenne che ’l Re n’ebbe gran quantità di terre dal Conte
donandogli pace, ma io non so bene appunto chente e quali, per ciò
ch’io non c’era presente, giacchè non avea allora vestito anche
usbergo[44], e solo ho per udita che insieme alle terre il Conte quetò
al Re ben diecimila lire di parigini di rendita che ciascun anno esso
riceveva da lui.