Qui conta come seguitò la guerra de’ Baroni di Francia, e come ’l Re la
menò a suo prode, e ne seguì pace.
Appresso che il buon Re ebbe soggiogato e vinto il Conte Piero di
Brettagna all’aiuto del Conte Tebaldo di Sciampagna, i Baroni di
Francia furono molto indignati contra quest’ultimo, ed entrarono in
opinione di diseredarlo, come quegli ch’era figliuolo del secondo
genito Tebaldo, chiamando a ciò la Reina di Cipri, ch’era invece
prima figliuola d’Errico stato il primogenito di Sciampagna. La
qual cosa, se loro apparve moltissimo profittevole, non fu a tutti
parimente in grado, per che alcuni di quei Baroni, e per non trovarvi
pronto guadagno, e per non iscovrirsi commettitori di male, si fecero
intraprenditori di far la pace tra li duo Conti e fu la cosa tanto
menata in trattato d’una e d’altra parte, che, per lo appuntamento
d’essa pace, il Conte Tebaldo di Sciampagna promise prendere a donna
la figliuola del Conte Piero di Brettagna. E fu la giornata assegnata
a ciò fare, e che si devesse la damigella ammenare per le sponsalizie
ad una Badia de’ Fratelli Predicatori che è presso Casteltierry, in
una villa che l’uomo dice Valserra. Ed, in così com’io intesi dire,
il Conte Piero di Brettagna coi Baroni di Francia, che gli erano quasi
tutti consorti, si partirono insieme per voler la damigella ammenare al
Munistero di Valserra; e mandarono dicendo al Conte Tebaldo, che era a
Casteltierry, che venisse a impalmar la donzella secondo la promessa.
Ed egli bene il volea fare, quand’ecco arrivare a lui Messer Goffredo
de la Cappella, che gli presenta lettere da parte il Re, per le quali
gli scriveva così: — Sire Tebaldo di Sciampagna, io ho inteso che voi
avete pattuito e promesso di prendere a donna la figliuola del Conte
Piero di Brettagna. Pertanto vi mando che, sì caro come avete tutto
quanto amate nel Reame di Francia, sì nol facciate punto. Lo ’mperchè
di ciò voi ben vel sapete, poichè non ho io trovato giammai chi m’abbia
voluto peggior male di lui. — E quando il Conte Tebaldo ebbe ciò
inteso, tuttocchè si fosse mosso per andare a sposare la damigella di
Brettagna, nullameno se ne ritornò a cheto in Casteltierry donde s’era
partito.
Or come il Conte Piero di Brettagna, e li Baroni di Francia contrari
al buon Re, i quali erano in attesa a Valserra seppero e videro che
il Conte Tebaldo li aveva ingannati e delusi, per subito dispetto ed
ira grandissima ch’e’ concepirono contra il detto Conte di Sciampagna,
mandarono prestamente alla reina di Cipri; e questa venne a loro
senza tardanza, e sì tosto ch’ella fu venuta, tutti d’uno comune
assentimento, dopo aver fatto loro posture e conventi, inviarono
cercare, ciascuno da sua parte, tanto di genti d’arme come ne poterono
avere, e partironsi la bisogna intra loro per entrare di verso Francia
nel paese del detto Conte, e così in Bria come in Sciampagna. E così
menarono loro intelligenza col Duca di Borgogna, che aveva in donna la
figliuola del Conte Roberto di Dreues, che da sua parte egli entrerebbe
nella Contea di Sciampagna. Ed alla giornata assegnata ch’essi si
dovevano tutti trovar insieme davanti la città di Troye per prenderla,
il buon Re Luigi lo seppe, il quale parimente mandò tutte sue genti
d’armi per andare al soccorso del Conte Tebaldo di Sciampagna. E di
fatto li Baroni ardevano e bruciavano da loro parte tutto il paese
per ove essi passavano, ed altresì faceva il Duca di Borgogna dal
canto suo che s’intendeva con loro. Or quando il buon Conte Tebaldo
si vide così fortemente assalito d’una parte e d’altra, bruciò elli
medesimo e distrusse alquante ville di suo paese, e per ispeciale
Esparné, Vertù e Sezanna, affinchè li Baroni e il Duca di Borgogna non
le trovassono assai fornite come l’altre ville e cittadi, e così gli
tornassono a nocumento. Or quando li borghesi di Troye videro ch’essi
avean perduto il soggiorno del loro buon maestro e signore Conte di
Sciampagna, di subito mandarono a Simone signore di Gionville, padre di
quel Sire di Gionville che al presente è, e di cui è questo dittato,
perchè li venisse soccorrere. Nè il buon Signore mancò all’invito,
che anzi fu egli sì prestamente dinanzi la cittade a tutte sue genti,
e sì vi fece d’arme a meraviglia che li Baroni fallirono a prendere
la buona cittade, e fu lor forza passar oltre e andar a tendere gli
alloggiamenti alla scoverta insieme col Duca di Borgogna. Or quando
il buon Re di Francia seppe ch’essi furono là, egli con sue genti
mosse dritto verso loro per combatterli. Il che veggendo i Baroni, gli
mandarono per preghiera e richiesta che suo piacer fosse di tirare
indietro suo corpo, ch’essi allora andrebbono combattere contra il
Conte di Sciampagna e il Duca di Lorena e tutte lor genti d’arme, con
trecento Cavalieri meno di quelli che il Conte e ’l Duca non avrebbono.
E il Re loro rispose, che nullamente essi si combatterebbono alle sue
genti, s’egli pure non vi fusse di sua persona. Il che udendo i Baroni,
incontanente presso che confusi gli mandarono che assai volontieri
farebbono intendere la Reina di Cipri a far pace col Conte Tebaldo di
Sciampagna. Ma il buon Re mandò loro che a nulla pace non intenderebbe
nè soffrirebbe che vi intendesse il Conte di Sciampagna, sino a che
essi si tenessero armati nella Contea di Sciampagna. Perchè, dopo la
risposta udita, se ne partirono di là, e senz’arrestarsi presero loro
alloggiamenti sotto July. Ed il Re s’andò alloggiare ad Ylles donde
elli li avea cacciati. Quando li Baroni videro che il Re li perseguiva
così da presso, isloggiarono essi da July, e s’arrestarono a Langres
che era nella Contea di Nevers, la quale parteggiava con loro. E così
il buon Re San Luigi, dopo avere isgombra la Sciampagna accordò la pace
tra quel Conte e la Reina di Cipri oltre il grado e il consiglio de’
Baroni. E la pace fu fatta tra loro in tal maniera che per partaggio e
diritto di successione, il Conte donò alla Reina in tutto duo mila lire
di terre e rendite, oltre a quaranta mila lire che il Re pagò a una
sol data pel Conte di Sciampagna, per gli dispendii della detta Reina.
Per le quali quaranta mila lire il Conte vendette al Re li feudi e
signorie seguenti, cioè il fio del Conte di Blois, quello della Contea
di Chartres, e della Contea di Sanserre, e ’l fio del Viscontado di
Castelduno. E sebbene in quell’ora alcuni dicessero che il Re teneva li
detti feudi in solo gaggio, pur ciò non è verità, perch’io il dimandai
al buon Re, istando con lui oltremare, ed e’ mi rispose, che ciò era
stato per piano accatto.