Della nascita e coronazione del buon Re, e come portò arme primamente.
Qui comincia la seconda parte del presente libro, nella quale come ho
detto dinanzi, voi potrete udire li grandi fatti e le Cavallerie del
buon Re. Questi, secondo quanto più volte udii dire, fu nato il giorno
e festa di Monsignore San Marco Apostolo ed Evangelista[39]. Quel
giorno portavansi le croci a processione in molti luoghi di Francia,
e vi eran dette le croci nere[40] il che accennò quasi profeticamente
alle genti che in gran moltitudine morirono crocesignate durante li
santi viaggi d’oltremare in Egitto ed in Cartagine; donde molto gran
duolo ne è stato fatto e menato in questo mondo, ed ora se ne mena gran
gioia in paradiso di coloro che, a gloria della Croce, hanno saputo
acquistarlo.
Egli fu coronato la prima domenica di Avvento[41] della cui Domenica
la Messa si comincia a queste parole: _Ad te levavi animam meam_, il
che vale a dire: Bel Sire Iddio, io ho levato mia anima e mio cuore
in verso te, e in te mi fido. Nelle quali parole aveva il buon Re gran
fidanza, in dicendole di sè, e ciò per lo carico grande ch’elli veniva
a prendere. Egli ebbe in Dio molto gran fidanza dall’infanzia sua
sino alla morte; perchè alla fine de’ suoi ultimi dì sempre invocava
Dio i suoi Santi e Sante, e specialmente aveva egli per intercessori
Monsignore San Iacopo, e Madama Santa Genevieva. Per le quali cose fu
elli guardato da Dio, dalla sua infanzia sino allo ultimo punto, quanto
all’anima sua. E così per li buoni insegnamenti di sua Madre, la quale
ben l’insegnò a Dio credere, temere, ed amare in giovinezza, egli ha
dippoi bene e santamente vissuto secondo Dio. Sua Madre gli attrasse
tutte genti di religione e gli faceva udire nelle Domeniche e Feste,
Sermoni riferenti la santa parola di Dio. Donde più volte rammentò
che sua Madre gli aveva spesso ripetuto che ella amerebbe meglio ch’e’
fusse morto ch’egli avesse commesso un sol peccato mortale.
E ben gli fu bisogno che di sua giovine età Dio l’aiutasse, perchè
sua madre era d’Ispagna, paese istrano talchè dimorò senza nullo
parente nè amico nel Reame di Francia[42]. E perciò che li Baroni di
Francia videro lui e Sua Madre come stranieri senza sopporto fuorchè
di Dio, essi fecero del Conte di Bologna, che era zio del Re suo
padre ultimamente trapassato, il loro capitano, e lo teneano come
per loro Signore e Maestro. Onde avvenne che, appresso che il buon
Re fu coronato giovincello, per cominciamento di guerra, alcuni dei
detti Baroni di Francia richiesero a sua Madre, ch’ella loro volesse
donare certa gran quantità di terre nel reame. E per ciò ch’ella nol
volle, non appartenendole di diminuire il Reame oltre il volere dil
figliuol suo ch’era già Re coronato, quei Baroni si assembrarono tutti
a Corbello. E mi contò il santo Re ch’egli e sua Madre, i quali erano a
Montelery, non ne osarono andare sino a Parigi, tanto che quelli della
Villa li vennero cercare in arme in molto gran quantità. E mi disse
anche che da Montelery sino a Parigi il cammino era pieno ed allistato
di genti d’arme e di popolo, che a Nostro Signore gridavano tutti ad
alta voce, che gli donasse vita e vittoria guardandolo e mantenendolo
contra tutti i nemici suoi; il che veramente Dio fece in alquanti
luoghi e passaggi, come voi udirete qui appresso.
Avvenne che i Baroni di Francia si assembraro a Corbello, e
macchinarono intra loro di comune assentimento ch’e’ farebbono si che
’l conte di Brettagna si leverebbe contra il Re. E puosero tra loro per
gran tradigione, che se il Re li volesse inviare contra esso Conte,
andrebbono bensì al comandamento, ma non vi menerebbero con loro che
due Cavallieri ciascuno, affinchè più agiatamente il Conte potesse
vincere il buon Re Luigi e sua Madre che era donna di strania nazione
come avete udito. Ed in così che que’ Baroni promisero al detto Conte
di Brettagna, e così fecero: ed ho udito dire a molti che il Conte
avrebbe distrutto e soggiogato il Re e sua Madre, se non fusse stata
l’aìta di Dio che giammai non gli fallì. Perchè, come per permissione
divina, al grande bisogno ed alla grande strettezza del buon Re, il
Conte Tebaldo di Sciampagna si sentì ismosso a voler soccorrerlo[43],
e di fatto si partì con ben trecento Cavallieri molto bene in punto di
battaglia, ed arrivarono a buon ora colla grazia di Dio. Sicchè per lo
soccorso di quel Conte di Sciampagna convenne al Conte di Brettagna
rendersi al suo Signore ed a lui gridare mercè. Ed il buon Re, che
nullamente ne appetiva vendetta, considerò che la vittoria avutane era
stata per la possanza e bontà di Dio ch’avea promosso il valente Conte
di Sciampagna a venirlo vedere, e ricevve quello di Brettagna a mercè,
ed allora andò il Re securamente per le sue terre.
E qui è a dire siccome talvolta insorgano in alcune materie delle
incidenze, le quali pur si deggiono isporre per servir meglio il
proposito, tuttocchè vi si mostri di lasciar per poco il principale
dell’istoria. E qui è appunto l’occasione di recitarvi alcune cose che
in mestieri tornano a poter bene intendere il trattato nostro. Perchè
diremo tutto per lo vero così. Il buon Conte Errico di Sciampagna,
detto il Largo, ebbe dalla Contessa Maria sua donna, che era sorella
del Re di Francia e della fidanzata di re Riccardo d’Inghilterra, due
figliuoli, de’ quali il primogenito ebbe nome altresì Errico, e l’altro
Tebaldo. Errico se n’andò crociato in Terra Santa col Re Filippo
Augusto di Francia e col Re Riccardo d’Inghilterra, li quali tre
assediarono la città di Acri e la presero. E tantosto che ella fu presa
lo re Filippo se ne rivenne in Francia, donde elli fu molto biasmato.
Dimorò il Re Riccardo in Terra Santa e là fece grandissimi fatti d’arme
sui miscredenti, e Saracini; tanto che il ridottarono sì forte, ch’egli
è scritto ne’ Libri del Viaggio della Santa Terra che, quando i piccoli
fanciulli de’ Saracini gridavano, le madri dicevan loro:_ Vè qua Re
Riccardo che ti vien caendo_, e tantosto, della paura che que’ piccini
traevano dal solo udirlo nomare, essi cagliavano e ammutolivano. E a
simiglianti quando Saracini e Turchi erano al campo, e ch’e’ cavalli
loro, aombrando, barberavano e si gittavan per paura in sinistro,
dicevan loro frizzandoli: _che? credi forse che sia costà Re Riccardo?_
Il che tutto sta chiaramente a dimostrare ch’egli facea su loro di gran
fatti d’arme, e ch’egli n’era a dismisura temuto. Ora quel Re Riccardo
tanto procacciò per sue prodezze e bontadi ch’egli fece dare in donna
al Conte Errico di Sciampagna, ch’era dimorato con lui, Isabella reina
di Gerusalemme. E questo Errico, innanzi sua morte, ebbe dalla detta
Reina sua moglie due figliuole Alice e Filippa, delle quali la prima fu
reina di Cipri, e l’altra andò in donna a Messer Airardo di Brienne,
donde grande lignaggio è uscito, siccome appare in Francia e in
Sciampagna. Ma di Filippa di Brienne non vi dirò io nulla al presente,
anzi vi parlerò della Reina di Cipri, per ciò ch’egli licitamente si
conviene a continuare mia istoria, e dirovvene appunto così.