io gli direi come Carlomagno a Desiderio:
. . . . . . . cosa mi chiedi
Tal che da me non otterria Bertrada.
da ora in poi:
Tu vêr Gerusalemme io verso Egitto;
perchè la nostra amicizia è arrivata al _laus Deo_.
— E questo non fa nè anco una grinza, ma poniamo caso che lo zio Orazio
pregasse lo zio Orazio.
— Se ciò accadesse e Orazio riuscisse, da ora in poi mentre io
radendomi la barba mi guardassi nello specchio, direi: questa è la
faccia del primo sciagurato, che Dio abbia messo in questo mondo.
Potrebbe accadere che il castigo cascasse addosso a te solo, ma da ora
innanzi la colpa sarebbe di tutti e due, e poi si ha da intendere del
castigo del mondo, perchè quanto al castigo di Dio a me non potrebbe
mancare la sua parte.
— Voglia almeno la bontà del mio zio concedermi, che io mi sono trovato
a darci dentro col capo senza accorgermene nè manco.
— E sia, ma pensi tu che ti giovi cotesto? Anzi ti condanna. Per me
giudico la sventatezza più biasimevole della premeditazione assai:
invero questa commette il peccato per pensarci troppo, quella per non
pensarci punto, onde si ha da credere che chi molto almanacca, non
trovando il proprio conto a commettere una mala azione, se ne astenga,
mentre il capo sventato la commetterà sempre.
— Tanto è, un divario ci corre, e venisse Marco Tullio in persona non
saprebbe persuadercelo, perchè gli è il cuore, propriamente il cuore,
che lo insegna.
— Io tengo fermo, e aggiungo per tuo uso, che se ti capiterà dì
sdrucciolare in prigione a vanvera vedrai che ti ci tratteranno come se
tu ci fossi entrato a caso pensato.
— Dunque veniamo al grano. Che consiglio mi dà, zio? Deh! non me lo
neghi; consideri che fuoco per accendere il sigaro e avvertimenti
di buona condotta in Italia non si ricusano a nessuno; anzi qui in
Piemonte ho sentito dire che non si nega neppure una terza cosa a cui
la domanda, ed è la croce dei Santi Maurizio e Lazzaro, sicchè pensi se
può onestamente rifiutarmi i suoi savi consigli!
— _Osanna in excelsis!_ L'alba del buon senso comincia ad apparire anco
pel mio nepote; veramente può chiamarsi l'alba dei tafani, che spuntava
a mezzo giorno; ma non fa nulla; porgi gli orecchi e ascolta.
— Dacchè tu ti sei fatto canzonare in quattro parti del mondo io non ci
vedo altro rimedio, che tu provi la quinta. Va in Australia, immagina
che tuo zio sia morto e tu abbia rifinito il suo patrimonio, cose, come
vedi, che vanno si può dire pei loro piedi. Tu dimentica me... cioè
non mi hai a dimenticare, bensì non fare più capitale di casa tua;
io dimenticherò te... o piuttosto addormenterò la mia memoria, e la
sveglierò di qui a cinque anni: allora urlerò ai quattro venti della
terra:
Chi avesse o sapesse chi avesse,
come fu la grida per le calze di Messere Andrea, e qui darò i tuoi
segnali: naso lungo, pelle filigginosa, gambe storte, mani di falco,
una spalla più alta dell'altra quattro dita, occhi colore di sospiro
di amante disperato, capelli tinti nella coscienza di un moderato
aristocratico: età quella del giudizio, che, bene intesi, ei non ha
avuto mai, e come nella grida di Messere Andrea aggiungerò:
Chi lo avesse trovato non lo bea,
ma lo riporti al curato della Madonna degli Angeli, che gli sarà usata
cortesia. Se riportato o venuto da te, ti troverò _quadrato_ nelle
massime del ben vivere, allora io ti aprirò la casa mia, e con la casa
il mio cuore. Se no, no.
— Ora basta; ma, zio, non mi vuole dare altro, mentre sto in procinto
di separarmi forse per sempre da lei? Ella pure mi ha detto che mi fu
padre e madre; ora che fanno eglino i genitori quando i figliuoli vanno
lontano da casa?
E tale favellando Marcello s'inginocchiò davanti allo zio; questi con
una mano tenendosi sempre forte al tavolino, e l'altra abbassando sul
capo di Marcello, disse:
— I fabbricanti di drammi pei teatri diurni tanto non hanno potuto
sciupare le benedizioni, che non sieno sempre atti solenni; ecco io ti
benedico per conto di tuo padre e di tua madre, ed anco per conto mio
ricevi questa benedizione con la religione con la quale io te la do; la
virtù, mi giova sperarlo, è come una miniera dentro al tuo cuore, scava
di notte e di giorno e forse tu la troverai.
— Farò quello che potrò, zio: ma mi conservi intiero il suo cuore,
me lo difenda, sa, dagli assalti dei miei nemici, che ora sapendomi
disgraziato stanno come di regola per moltiplicare. La separazione
nuoce sempre, sia che si parta, sia che si rimanga; infatti Agamennone
tornando a casa trovò che la moglie, mentr'egli attendeva a coronarsi
il capo di allori su lo Scamandro, ella glielo aveva inghirlandato di
bene altre frasche in Argo; e per giunta Egisto lo ammazzò; e quella
povera fanciulla ebrea, che non si sa nè manco come si chiamasse e fa
piangere tanto, per essere corsa verso il padre reduce dalla battaglia,
dopo aver pianto la sua verginità su i colli (allora le ragazze
piangevano la verginità su i colli, adesso non ci è più pericolo che la
piangano nè su i colli nè pei piani), ebbe a sentirsi segata la gola da
quel malanno d'Jefte.
— O Marcello, tu mi rammenti cose tanto _fuori di squadra_, che io
non ho mai saputo accordare con la idea dello eterno _Architetto_.
Io non so se veramente Dio ci abbia fatto a similitudine sua; questo
altro so bene, che gli uomini hanno fatto Dio a similitudine di loro
e lo hanno conciato pel dì delle feste. Quando l'Angiolo scese dalla
parte di Dio a comandare ad Abramo di ammazzargli il suo figliuolo
Isacco, Abramo doveva mandare pei gendarmi e fare mettere l'Angiolo in
prigione; e quando Jefte si presentò al gran sacerdote dicendogli: — ho
fatto voto a Dio di segare la gola della mia figliuola, costui doveva
rispondergli: — sega la tua, matto da catena; — ma qual sacerdote
dissuase mai un galantuomo da commettere qualche bestialità? — Però ora
non corre tempo di queste novelle... alzati e pulisciti i ginocchi....
— Il nostro Redentore, continuò Orazio, mandando gli apostoli a bandire
la divina parola pel mondo disse loro: — picchiate e vi sarà aperto:
oggi bisogna confessare che i tempi sono mutati; perchè se tu andassi a
picchiare agli usci altrui, saresti sicuro che non ti sarebbe aperto,
bensì ti rovinerebbero addosso cose più o meno solide con pronta tua
edificazione; onde io ti munisco del debito viatico — e qui, tratto
dalla cantera un portafogli, lo porse al nipote, che voleva schermirsi
dall'accettarlo, se non che Orazio insistendo favella:
— Piglia, Marcello, e fa conto di vedere redivivo in me uno degli
antichi Narbonesi, i quali prestavano il danaro per riaverlo nell'altro
mondo; solo procura risparmiarli, perchè questi ti do volentieri, ma
ti avviso che quando me ne chiederai degli altri, sarà lo stesso che
chiederli al Conte Verde su la piazza del Municipio.
E tacquero: da una parte e dall'altra si erano detto tutto quello che
avevano voluto dirsi; e pure stavano fermi uno di faccia all'altro
senza osare guardarsi; due tazze colme fino all'orlo poste sopra uno
zoccolo di granito, per tempo che volga, non traboccheranno mai; ed
essi non erano diversi da queste. Marcello si attentò muovere un passo
a ritroso. Sperava o no lo richiamasse lo zio? Questo non possiamo
dire; certo è però che egli si trattenne alquanto sul primo, più
risoluti impresse gli altri, a mezza stanza voltò le spalle e corse via
a precipizio.
Corse e saltò gli scalini a quattro a quattro, ma giusto nello aprire
l'uscio di casa si accorse di due cose, ch'ei giudicò nella diversa
loro importanza ugualmente necessarie, pigliare il cappello e dire
addio a Betta. Però da storici fedeli qui dobbiamo narrare come
innanzi tratto egli pensò a Betta; ond'egli accostossi alla cucina,
aperse piano piano l'uscio e sporgendo il capo vide Betta, la quale,
malgrado la buona volontà, era stata vinta dal sonno, e con la faccia
abbandonata sopra le spalle dormiva. Marcello si peritò svegliarla
ed ebbe ragione, perchè sarebbe stato proprio peccato; tanto appariva
piena di beatitudine; pareva che, come il patriarca Giacobbe, ella nei
suoi sogni contemplasse gli angioli andare su e giù per la scala, che
dalla terra arrivava fino alla botola del paradiso, a mo' di guardie
del fuoco, che si affrettino a spegnere lo incendio; e se il signor
Bersezio criticando osservasse che Betta non poteva rassomigliare
il patriarca Giacobbe, perchè questi portava la barba e Betta no,
gli risponderei, la si dia pace, caro signor Bersezio, che anche
Betta la sua brava barba l'aveva, e se non se la faceva radere, non
era certo per obbedire al divieto della legge delle dodici tavole,
che probabilmente Betta non aveva letto mai e il signor Bersezio
nemmeno[2]. Pertanto Marcello richiuse l'uscio, ed appoggiò il capo
al pannello, giusto in mezzo al lunario che Betta ci aveva impastato
sopra. In cotesto atto esclamò:
— O Betta, a te non correva debito amarmi, e pure mi amasti come madre;
tu nel tuo cuore di donna hai trovato sempre una parola di conforto
pei miei dolori, e nelle tasche del tuo grembiale uno scudo alle mie
matte spese; tu benefica come il sole, senza curarti se ti avessi preso
in uggia, tutti i giorni ti sei levata per me, mi hai schiarito e mi
hai riscaldato. Quando ti sveglierai e mi saprai partito, tu certo mi
accuserai di cuore sconoscente, e pure non è così; non potendoti fare
adesso, come non ti ho fatto mai, verun bene, non mi è bastato l'animo
di torti la pace del sonno! O Betta, ecco io piango per te, io, che
non ho pianto nello staccarmi dallo zio; ma tu queste lacrime non vedi
e non le crederai. O Santi, che formate tutto questo lunario su cui
appoggio il capo, se durate in paradiso ad essere quei fiori di virtù
che già foste in terra, deh! siatemi testimoni voi presso Betta della
sincerità delle mie lacrime nel separarmi da lei.
E staccò il capo dal lunario, ma il lunario non si staccò da lui: come
il Crocifisso, dicesi, si sconficcò dalla croce per istrignere nelle
amorose sua braccia (bisogna avvertire per ogni buon rispetto ch'egli
rimase sempre inchiodato nei piedi) santa Caterina da Siena, così il
lunario si spastò dall'uscio per unirsi a Marcello, il quale lo rimise
al posto per benino dicendo: Sta al tuo posto, che dei lunarii da
qui innanzi parmi che io ne avrò da rivendere. Essendosi accorto poi
di avere lasciato il cappello in camera dello zio, salì nella sua,
ne prese un altro, e se ne uscì di casa, abbottonandosi il vestito
fino al mento; e proponendosi di non tornarci finchè non avesse messo
insieme quattordici milioni. Una voce interna si attentò obbiettargli:
— O se fossero dieci non ci torneresti? — No signore, hanno da essere
quattordici: cascasse un quattrino, non se ne fa nulla.
Betta, svegliatasi di soprassalto, corse nello studio di Orazio, e lo
trovò sul pavimento svenuto: non si smarrì di animo la buona femmina,
lo fece rinvenire, lo spogliò, lo sovvenne a coricarsi a letto, lo
vegliò tutta la notte e per altre sei consecutive, finchè non si fu
rimesso in piedi di cotesta batosta.