NOTE:

[48] L. _determinato_.

[49] P. 303. _Cletos ..... Lachesis ..... Atropos_.

_Comincia il XXXIV Capitolo_

_Vexilla regis prodeunt inferni_

Verso di noi; però dinanzi mira,

Disse il maestro mio, se tu discerni

In questo ultimo capitolo del primo libro, ultimamente la quarta qualità

del tradimento, cioè quella che trade il servente per più grave di tutte

l'altre, così si conchiude, che siccome ella è più grave di tutte [e]

contrarie al dovere della natura, cioè d'Iddio, così nel più lontano e

contrario sito dal cielo figurativamente qui immaginata si pone, el

quale[50] l'intimo mezzo della terrestre isfera e di tutto l'universo

s'intende, al quale naturalmente, siccome mezzo dell'universo, d'ogni

parte ogni gravezza, si pigne, figurandosi i suoi operanti nella detta

ghiaccia per diversi modi trasvolti, a dimostrare che intorno dal

presente indivisibile punto diversamente il sotto e 'l sopra di loro ad

una vista si ponga; nel quale punto tra gli altri il sommo superbo nel

suo mezzo per più basso considerato si pone, cioè colui che contro al

sommo fattore in prima con superbia s'accese, il quale per questo libro

Dite si chiama, cioè peccato e volgarmente Lucifero. È figurato

grandissimo con tre visi e con tre grandissime ali, a significare che

tutto il peccato del mondo che in lui si raguna, siccome sommo male per

tre modi si piglia, cioè per ignoranza, per odio e per inpotenzia,

siccome nel suo opposito, cioè il sommo bene, ogni bene in tre modi si

prende, cioè per prudenza, per amore e per potenza; delle cui colorate

faccie quella di mezzo, cioè la rossa, a l'iniqua e odiosa ira si

figura, la gialla e bianca mista a l'impotenzia e alla scurità

dell'ignoranza; la nera, delle cui bocche figurativamente son morsi i

tre traditori che le due maggior potenzie tradiro siccome Giuda

Scariotto ispiritualmente in Gesù Cristo, e Bruto e Cassio di Roma in

Cesare, primo [segnore][51] temporalmente, i quali, secondo le storie di

Lucano, in tanta grazia di lui permanieno che ciò che volieno era fatto,

da' quali finalmente per superbia in sul palagio di Roma con due stili

di ferro finalmente a tradimento fu morto. Per lo quale Giuda, siccome

traditore di più alto dominio, la presente ultima qualità Giudecca si

chiama.

Quando noi fummo là, ove la coscia

Si volgie al punto in sul grosso dell'anche

Lo duca con fatica e con angoscia

¶ Qui figurativamente si dimostra per non poter più scendere

l'immaginato trasvolgersi sotto sopra del centro per procedere a salire

nell'opposita parte della determinata infernale, la quale in opposito

emisperio alla quarta abitabile immaginata s'intende, nella cui

sommitade il monte della felicità nostra, cioè il purgatorio immaginato

si pone, siccome nelle chiose del seguente secondo libro si conta.

Levati su, disse il maestro, in piede!

La via è lunga e 'l cammino è malvagio

E già il sole a mezza terza riede

¶ Per dimostrare la quantità del tempo col quale per l'inferno s'è ito,

e simigliantemente di quel col quale partendosi di sopra si torna per la

diversità di due detti emisperii del sole così si ragiona per lo quale

essendosi disceso tutta una notte, come per lo libro in più luoghi si

conta, e finalmente presso che 'n sull'oriente prodotto, nell'altro

emisperio rivolti, il contrario si segue, cioè che la notte vi surga

come nell'altro la luce, la quale a mezza terza, cioè al luogo del

cielo, onde quindi mezza terza si toglie, nel detto emisperio si

tornava. Onde per l'inferno una notte e un'altra sanza mediato giorno

per uscirsene infino al cominciamento del purgatorio per ispazio di

tempo si piglia, la cui allegoria nelle prime chiose assai chiara si

conta, considerandosi cotale emisperio opposito a quello sotto, il cui

colmo, cioè il mezzo, il sito di Gerusalem, dove Cristo fu morto,

siccome mezzo di gran secca, cioè della quarta abitabile permane. E così

dimostrata la prima viziosa infernale qualità in quella di quinci

innanzi secondamente procede, che è tra lei e le stelle.

¶ Compiute le chiose di Dante sopra la prima parte dell'Inferno ovvero

cantico, o comedia, fatte per Iacopo di Dante sido (_sic_) Figliuolo,

Amen[52]

Amen.

Chiose alla cantica dell'Inferno di Dante Alighieri pubblicate per la prima volta in corretta lezione con riscontri e fac-simili di codici, e precedute da una indagine critica · 第 32 / 34 题