Erano in casa, sull'imbrunire. Laudomia senza rispondere s'alzò, e data

la mano al giovane, lo condusse fuori. Presero taciti il sentiero che

lungo le rive ombrose della Versilia conduce verso Ripa. Giunsero dove

la corrente divisa in due rami cinge un'isoletta piena di salci, di

pioppi e di nocciuoli. Vi si condussero passando sui sassi che disposti

in fila attraversano il torrente, e giunti per uno stretto sentiero ove

sotto una volta di rami e di verzura erano alcuni rozzi sedili, disse

Laudomia:

--Io t'ho condotto in questo luogo remoto, perchè le parole ch'io

debbo dirti son gravissime. Volevo esser certa non venissero udite nè

interrotte da alcuno, promettimi non interromperle neppur tu.--

Lamberto maravigliato e quasi sbigottito lo promise, e Laudomia

soggiungeva:

--L'amor ch'io ti porto, Lamberto, fu benedetto da Niccolò padre

nostro: non debbo dunque arrossire di confessartelo: esso è grande, e

perciò appunto egli è pensoso del tuo bene più che del mio. Lamberto,

lo sai, non sono io sola ad amarti. Della mia bellezza, se pur n'ebbi,

le sventure n'hanno appassito il fiore. Io, poveretta, mai ho avuta

occasione d'incontrar perigli, dolori, travagli, di versare il mio

sangue per amor tuo.... Oh, così l'avessi avuta!.... Io non ebbi campo

di mostrarmi grande, generosa, com'essa.... (è inutile il dire, che

Lamberto fuor di sè voleva ogni tratto interrompere Laudomia, che col

guardo e col cenno gli ricordava la promessa) Tuttociò lo conosco....

ma, Lamberto, rammentalo, te lo dissi la prima volta che mi parlasti

d'amore:... io potrei rinunciarvi, ma non dividerne una menoma parte

con altra donna!.... Essa, lo so, sarebbe stata un tempo indegna troppo

d'un sol tuo pensiero.... ma il pentimento ha virtù di rinnovar l'anima

e tornarla alla prima sua nobiltà.... non apre Iddio al pentimento le

porte del Cielo? Io non posso vederla così misera per cagion mia....

se poi ora, o col tempo, lo divenissi anche tu.... sarebbe troppa

disperazione per la povera Laudomia.... lascia ch'io cerchi riposo in

Dio.... e nel pensiero di sapervi felici....--

Lamberto era pur riuscito sin allora a raffrenar l'impeto che lo

spingeva a gettarsi a' piedi della sua sposa, rattenuto più che altro

dalla dolcezza di contemplar senza velo quell'anima di paradiso, ma non

potè regger più a questo punto, e cadendo colla fronte sul lembo della

sua veste, che baciò mille volte, seppe trovar parole degne di colei

che le udiva, degne dell'amor suo: parole che sciolsero ogni dubbio,

vinsero ogni timore, ritornarono nel cuor di Laudomia una fiducia

tranquilla e serena che le si diffuse sul volto, mentre posando la mano

candida sulla fronte di Lamberto, gli diceva: «Ora dunque, per sempre

son tua»......................... ...........................

Ritornati a casa, che già era notte, non vi trovaron Selvaggia. Sul

tardi comparve un contadino con una lettera, l'aprirono, e vi lessero

queste parole:

«L'ultima mia speranza d'ottener pace è in quel Dio che m'avete fatto

conoscere. Io vado ad implorarlo sul suo sepolcro, in quella terra ove

volle morire per la nostra salute. Io vi porterò sempre nel cuore, voi

che soli al mondo, m'avete amata, mi donaste quel che era in voi di

donarmi; ma questo mio cuore chiedeva di più. Io vi benedico, pregate

per me da Dio pace, e fine al mio patire, ch'io pregherò per voi vita e

felicità.

_La vostra Selvaggia_.»

..........................

Due anni dopo, Laudomia e Lamberto erano una sera nella loro saletta:

egli leggeva una lettera di Bindo, essa avea a' piedi una culla nella

quale dormiva un bel bambino di cinque mesi al quale avean posto nome

Niccolò. Comparve un uomo, che disse loro essere il giorno sbarcata

alla marina una donna, che all'aspetto pareva afflitta da gravissima

infermità: aver voluto avviarsi tosto a Serravezza, ma venendole meno

la lena e la vita, e volendo pur condurvisi ad ogni modo, essere stata

costretta farsi portare su un letto fatto in fretta di rami d'albero

con suvvi un saccone. Giunta alla Madonna di Quercia, e sentendosi

presso al suo fine, s'era fatta deporre sulla porta della chiesa sotto

alcuni cipressi, e mandava pregando Laudomia e Lamberto venissero a lei

prestamente.

Ambedue ad un tempo, dissero:

--È Selvaggia!--

Ed ansiosi di chiarirsene, montati a cavallo, scesero velocemente al

luogo indicato.

La notte era serena, risplendente la luna, che portava sulla facciata

bianca della chiesuola l'ombra opaca de' cipressi. Videro da lontano

il letto. La donna che vi giaceva, un prete al suo fianco, ed a' piedi

un contadino con un cero acceso: punsero i cavalli, ed un momento

dopo stavano entrambi stringendo tra le loro mani quelle della povera

Selvaggia, che appena raffigurarono, tanto era mutata e ridotta

un'ombra.

Guardò Laudomia e Lamberto, e quel suo nobile ed ardente cuore tutto

parve trasfondersi in questi ultimi sguardi. Tacque un momento come per

raccogliere le poche forze che le eran rimaste, poi disse, con parlar

interrotto dall'affanno dell'agonia:

«Non l'ho... trovata mai... la pace.... sapete... Mai!... Sentivo...

invece... crescermi nel cuore.... la morte.... temevo.... non

giunger.... sin.... qui.... vi son giunta.... benedetto sia

Iddio.... benedetti voi ambedue.... che soli amaste.... la povera

cortigiana.... Lamberto, posami la mano.... sulla fronte.... fu

l'ultimo mio desiderio.... in riva al Po.... quella notte.... dimmi

tua.... perdonami Laudomia.... ma io l'amo sin d'ora.... come s'ama in

Cielo....»

Mentre Lamberto poneva la mano sulla fronte alla donna, la sentì

agghiacciarsi, un sorriso le corse a fior di labbra, e la morte ve lo

fissò. Lamberto e la sua sposa piansero lungamente sul corpo freddo

ed esamine di quella cui si dovea molto perdonare, perchè molto avea

amato, poi la seppellirono con onore nel sagrato della chiesuola.......

..........................

Per lunga serie d'anni la vita de' due sposi passò agitata tra continue

e gravi vicende. Geloso custode della fede data a Niccolò, Lamberto

seguì con Bindo e Fanfulla, finchè vissero, la fortuna de' fuorusciti.

La seguì ugualmente dopo la loro morte, e finchè in Italia vi fu una

spada levata contro il dominio de' Medici, ebbe compagna quella di

Lamberto. Alla fine, ceduta ogni speranza, stanco per tante guerre, si

ridusse colla moglie a Genova, e vissero felici quanto si può esserlo

in questo mondo, e soprattutto quanto può esserlo chi abbia perduta la

patria, e la vegga misera ed avvilita.

Qui finisce la storia nostra nella quale, narrando le sventure d'una

sola famiglia, abbiamo inteso raffigurare quella di molte altre, anzi

di un intero popolo.

Coloro che in modo più o meno colpevole e diretto furono autori della

rovina della loro patria, ottennero essi, a prezzo almeno di tante

lacrime e di tanto sangue, quel fine che s'eran prefisso? Vediamolo.

Clemente VII volendo stabilire il dominio del ramo illegittimo di casa

Medici, a danno dell'altro che odiava, e dal quale usciva Giovanni

delle Bande Nere, aprì invece al figlio di questi la strada del

principato, che durò nella sua stirpe fin quasi alla metà del secolo

scorso.

Carlo V il quale, sperando poter trasmettere a Filippo suo figliuolo

la corona imperiale, avea profuso sangue e tesori per raffermare la

sua potenza in Italia, che veniva così a legare insieme le due parti

d'una cotanto vasta monarchia, deluso nella sua speranza, lasciò al

figlio il ducato di Milano ed il regno di Napoli, dominj pericolosi e

lontani, che, a far bene i conti, costarono più che non produssero alla

Spagna, e contribuirono alla fine ad esaurirla nella lunga guerra della

successione.

Se i Fiorentini, che con tanta costanza e per tanto tempo difesero

la loro libertà contro l'usurpazioni de' Medici, riuscissero infine

a sottrarvisi, l'abbiam veduto. Meritarono la loro sorte? Avremo il

coraggio di dirlo? sì; in parte almeno, la meritarono. Volevano libertà

per sè, ed intanto opprimevano le città del loro dominio; procuravano

che i Cancellieri e i Panciatichi di Pistoja si scannassero tra loro,

che i fossi dell'agro pisano si colmassero, onde, co' miasmi de'

paduli, si decimasse la popolazione, che, troppa, potea ribellarsi;

intesero il proprio dritto, e non l'altrui: usarono due pesi e due

misure. Venne il pericolo; le città del dominio cooperaron di mala

voglia e forzate alla difesa di Firenze; la sua caduta parve ad esse

una liberazione, il principato de' Medici, un'eguaglianza colla loro

antica e rigida dominatrice.

I Palleschi e gli Ottimati, che col loro tradimento negli ultimi giorni

dell'assedio avean creduto procurare il trionfo dell'oligarchia, e

s'accorsero troppo tardi d'aver procurato invece quello del dominio

d'un solo, che tolse loro ogni autorità, e li tenne sempre bassi ed

inerti.

Baccio Valori ottenne il premio degno de' traditori; disprezzo da

quelli a pro de' quali avea fatto tradimento, infamia dall'universale,

ed in ultimo dal duca Cosimo la mannaja.

Malatesta anch'esso, predicato traditore da tutta Italia, si ritirò

a Perugia ove non ebbe quell'autorità e quelle grazie che avea

patteggiato con Clemente VII. Travagliato anzi dal cardinal Ippolito

legato della città (che il papa non volle o non seppe raffrenare) e che

favoriva apertamente la parte di Braccio, nemica a Malatesta, egli si

ritirò ad una sua villa, la quale, come dice il Varchi, per passare più

il dolore che il tempo faceva fabbricare, e quivi quattordici mesi dopo

la resa di Firenze, fradicio d'anima e di corpo uscì di vita.

Ecco in qual modo, gli autori di tanti mali, ottennero il fine che

s'eran prefisso.

Non avevam dunque ragione d'avvertire il lettore coll'epigrafe del

frontispizio, ch'egli avrebbe veduto con quanto poca sapienza si

governi il mondo?

FINE.

RETTIFICAZIONE

ERRORI CORREZIONI

Pag. 15 linea 24 coprendosele coprendoselo

" 257 " 15 tendeva stendeva

" 438 " 1 quest'unione, si quest'unione, riuscì

riuscì

" 452 " 1 che al che la

" 453 " 22 soave e puro soave e pura

" 484 " 22 lasciate lasciatene

" 486 " 8 portanti importanti

" 497 " 3 scarpiccio scarpicciò

" 498 " 7 luminiera luminaria

" 500 " 11 infinita indefinite

" 508 " 20 la destra a destra

" 545 " 18 Baracone Baracane

" 546 " 21 Butini Busini

" 547 " 20 fra Rigolo fra Rigogolo

" 548 " 10-11 Polverose Polverosa

" 551 " 25 _la sede_ _la fede_

" 553 " 30 Bibbona Bibbiena

" 554 " 4 Fabbrizi Fabbrizio

" " " 11 _la sede_ _la fede_

" 557 " 15-16 per porta al Prato per porta al Prato Pasquino

Pasquino, Corso col Corso col suo

suo colonnello per colonnello; per la

la porticciuola, porticciuola,

Malatesta Malatesta attelandosi

lungo ec. lungo ec.

" 560 " 3 Balduccio Baldaccio

" 570 " 17 più sollevati già sollevati

" 572 " 18 Via Maggiore Via Maggio

" 573 " 28 Mutato d'animo Mutato animo

" 587 " 2 avrebbe voluto avrebber voluto

" 594 " 27 che un ferro se non ferro

" 596 " 19 Vecchietto Vecchieto

" 611 " 15 con loro Leo Paolo con loro Paolo da

da

" 614 " 8 armeggio armeggiò

" " " 21 e implorasse ajuto n'implorasse l'ajuto

" 616 " 15 Porro Stipicciano Pirro Stipicciano

" 619 " 4 e da que' cittadini ec. ed a que' cittadini ec.

" 621 " 24 Venerata Repubblica Venerata insegna della

Repubblica

" 623 " 10 Resta a saper se Resta a sapere se

" 624 " 16-17 per perduti per perduta

" 627 " 1 abbandonati, a se abbandonati a se soli,

soli

" 629 " 22 il misero venne alla il misero alla presenza

presenza ec. ec.

" 643 " 11 le linee dell'armatura le linee dell'architettura

" 653 " 5 ora spiravan soltanto ora spiccavano soltanto

" 655 " 5 a ogni tempo a ogni tratto

" 668 " 11 noi che i ricchi poi che i ricchi

" 684 " 23 si metta il disordine si metta in disordine

" 689 " 12 non posson farci del non possiam' farci del

male.... male....

" 693 " 10 di questa, di questi

" " " 12 vestivano di caldi vestivano de'

" 696 " 16 intarciate e miste intarsiate e messe d'oro,

d'oro,

" 697 " 20 sormontare sornuotare

" 698 " 19 attellati attelati

" " " 26 che gli stava innanzi che stava innanzi

" 705 " 7 crocicchiavan piegati crocchiavan pigiati

" 709 " 7 ciò che ciò di che

" " " 11 se li lasciava se si lasciava

" 781 " 10 ricomparse ricomparve

" 787 " 12 ora da Bindo e da Bindo

" 797 " 29 corsegli dietro dietrogli

--_in alcune copie_--

" 817 " 11 iscorgere scorgere

" " " 24 ed alto, ed alto:

" 821 " 14 Dalle Delle

" 823 " 7 Se non O non

" 826 " 1 boccate in boccate sin

NOTE:

[1] Eran i tempi della grandezza e della semplicità. Quei mercanti

che servivano il re d'Inghilterra di 20 milioni di fiorini d'oro,

avean appena sulla loro tavola una guastada d'argento, e le loro mogli

audavan la mattina colla fante a far la spesa in mercato.

[2] Vocabolo tutto fiorentino, col quale si distinguevano i capi delle

arti.

[3] «Firenze sarà flagellata, e, dopo i flagelli, rinnovata.»

[4] Pezzo d'artiglieria così chiamato, che i Sanesi avean mandato al

campo con quell'amorevol premura che mostravan gl'italiani in quel

tempo gli uni verso gli altri.

[5] Grandissima colubrina gettata da M. Vincenzo Brigucci. Pesava

diciottomila libbre. Aveva nella culatta una testa d'elefante, ed i

fanciulli le avevan posto nome l'archibuso di Malatesta, il quale era

capitano de' Fiorentini.

[6] Vuol intendere Gio. de' Medici che in quel tempo serviva di

paragone fra i soldati Italiani per dir un uomo d'arme perfetto.

[7] Nome dato per ischermo ai soldati Spagnuoli, perchè i loro

ufficiali nel far gli alloggiamenti usavano chiedere ciò che occorreva

per la loro gente scrivendo polizze che tutte cominciavano colla frase

«C'è bisogno ec.»

[8] Leon X avea spogliata la casa della Rovere del Ducato d'Urbino.

[9] Parole del trattato. «Che Cesare per la quiete d'Italia e pace

universale di tutta la cristianità, dovesse rimettere in Firenze nella

medesima grandezza di prima, l'illustrissima Casa de' Medici a spese

comuni secondochè tra lui ed il papa si deliberasse» Varchi Stor. Lib.

VIII, pag. 216.

[10] Si seppe che la madre del Re avea detto «Che per aver un solo,

non che amenduni i figliuoli del re suoi nipoti avrebbe dato mille

Firenzi.» Varchi lib. IX, pag. 229.

[11] Erano anche dette degli arrabbiati e compagnacci, degli adirati,

de' poveri, ec.

[12] Eran le bande che avea comandate il sig. Giovanni de' Medici, e

che essendosi vestite a lutto dopo la sua morte si chiamavan Nere.

[13] Segni, Stor. Lib. II. Pag. 39.

[14] Apparecchia i broccati che veniamo a comprarli a misura di picche!

[15] Circa le cinque dell'oriuolo così detto francese.

[16] Il Legno Santo era il rimedio più in uso in quel tempo per questa

malattia.

[17] Lo scapulario viene anche detto Pazienza.

[18] Tal crede tosare e torna tosato.

[19] L'arte della seta così nominata in Firenze, per aver avuto

dapprima quasi tutte le sue botteghe in Por S. Maria.

[20] Visse in casa--Filò lana.

[21] V'eran, e vi sono le tombe della casa Medici.

[22] Ciò non era modo di dire, poichè appena cacciati i Medici nel

27, era stato vinto il partito nel cons. magg. di crear G. C. re de'

Fiorentini.

[23] Una delle campane del Palazzo de' Signori avea questo nome.

[24] In Firenze ai tempi della repubblica, si nutrivan leoni a spesa

del comune, e se ne teneva grandissima cura, in onore del Marzocco

(leone di pietra sul canto di Palagio) una delle imprese della città.

Il popolo credeva a molte superstizioni sul fatto de' leoni.

[25] All'epoca della nostra storia le meretrici per esser distinte

dalle altre donne dovevan portar il velo giallo. Più tardi (nel 1600)

un nastro giallo al cordone del cappello: poi l'appuntarono alle

trecce. Alla fine ottennero, pagando una tassa, di smettere codesto

segno.

[26] Varchi, lib VI, pag. 146.

[27] Capo della ciurma.

[28] Anch'essi comandavano la ciurma sotto gli ordini del nostromo.

[29] Una galera ben servita dalla ciurma e di buona proporzione, doveva

prendere sei palate ad ogni impulsione data dai remi: cioè il primo

remo, e così gli altri via via, dovean tuffarsi nel mare, al luogo

istesso ove s'era prima tuffato il sesto remo che gli stava dinanzi

verso prora.

[30] Voga tutto, volea dire vogar con tutto lo sforzo possibile.

[31] Cannon di corsia.

[32] Nei momenti di pericolo si obbligava i galeotti a prender tra i

denti un pezzo di sughero che avevano appeso al collo con una funicella

affinchè non potessero, urlando, destar paura ne' soldati e ne' marinai.

[33] Le convulsioni infantili son chiamate il benedetto dalle donne

Fiorentine.

[34] Prima del concilio di Trento le leggi claustrali, molto rilassate,

permettevano alle monache d'uscire. Molte di esse potevano così

(essendo poverissime) campar delle elemosine che andavano raccogliendo,

come al dì d'oggi fanno i frati mendicanti.

[35] Micce.

[36] --Ora--ora te lo segno in modo questo bambino, che non s'ha a

svegliare sino al dì del giudizio.

--Aspettate------ vediamo prima. Potrebb'essere qualche gran

gentildonna della terra, che fuggisse... e amerei meglio i suoi

fiorini, che le cervella di questo figliuolo d'una.... Oh! non pare che

già gli escano le budella? E che canna che hai al tuo comando, figlio

mio!

[37] --Si fermi, signor cavaliere, si fermi. Siamo poveri zingani, e

venivamo al campo per suonare e tener allegre le signorie loro. Siamo

poveri ora. Ma eravamo ricchi un momento fa. Avevamo una borsa con

100 fiorini, e certi soldati alemanni che passavan di qua ce l'hanno

tolta... que' ribaldi m'hanno spolverato le spalle a me colle loro

alabarde, ed a quella poveretta una ceffatta che ha colto anche il

bambino. Collà! collà guardino tra gli alberi... ancora li vedo che se

ne vanno correndo. Si raggiungano perdio, e della borsa ci daranno poi

quel che parrà loro.

[38] Nardi, libro IV, pag. 120.

[39] Uffiziale nelle bande del conte Pier Maria, che per quistione

avuta con esso fuggì in Firenze. Preso in un fatto d'arme fu scannato

poi dal conte di sua mano.

[40] 1434.

[41] I vecchi del 1530 erano chiamati, per derisione, zazzeroni,

dalla zazzera che portavano secondo l'uso antico di Firenze, mentre i

giovani, secondo la nuova moda, si tosavano, e lasciavan crescer la

barba.

[42] Lastri. Cominciò il Giunta a stampare nel 1494, e durò sino al

1555.

[43] Dice il Varchi, libro IX, che nel 1530 erano in Firenze 75

compagnie di Scolari che si radunavano per attendere insieme a pratiche

divote: erano di molte maniere, e sotto diversi nomi. Quattro nelle

quali non erano se non uomini nubili, e si radunavano solo di notte,

eran dette Buche. Quella di S. Girolamo, (V. Lastri) ebbe principio nel

1410 sul monte di Fiesole nel luogo detto Belcaso, ove Antonio De Conti

Guidi era stato fondatore degli Eremiti Gerolimini nell'anno 1380. Per

comodo dei frequentanti fu trasportata a Firenze sotto lo spedale S.

Matteo.

[44] Varchi, lib. X, pag. 310.

[45] Castel S. Angelo.

[46] Gli amici usavan aspettar la sposa al suo tornar di chiesa, e con

un nastro le sbarravano la porta di casa. Lo sposo comprava il passo

con una mancia, ch'essi spendevano in una cena.

[47] Questa s'appendeva ad un chiodo, e serviva a ripulire i pettini.

[48] Per l'esattezza storica si avverte il lettore, che questa mossa

avvenne circa otto giorni prima di quest'epoca.

[49] Il doge Grilli interrogato dall'oratore fiorentino che mostrava

temere quello che di fatto avvenne, avea risposto «Questa repubblica

non fece mai cose brutte e non comincerà adesso.»

[50] Varchi, lib. X.

[51] Varchi, lib. XI, fol. 349.

[52] Vedi vita di B. Cellini.

[53] Copia estratta dal N. 17 della Lib. Rinucciniana. Mi stimo felice

di poter qui attestare al mar. Rinuccini la mia gratitudine per la

cortesia colla quale mi permise d'usare della sua libreria data in cura

al sig. Ajazzi, nel quale sono al sommo grado riunite gentilezza e

coltura.

[54] Ove oggi è il Gabinetto fisico.

[55] Capo di fanterie, che venuto in sospetto ai Signori fu chiamato

in Palazzo e quivi ucciso, poi gettato in piazza dalle finestre. La

sua vedova fu la virtuosa Anna Lena, fondatrice del convento di questo

nome, ove si ritirò dopo la morte del marito, e finì i suoi giorni.

[56] Varchi lib. XI, foglio 420.. «e a Piagnoni, i quali aveano

affermato, che Ferruccio era Gedeone, e ch'egli dovea esser senza fallo

vittorioso e liberar Firenze, non era altra speranza che quella degli

angioli rimasa.»

[57] Varchi, lib. XI, foglio 427.

[58] Niccolò Capponi, Gli Ottimati.

[59] Per ben intendere le espressioni di Baccio convien sapere che vi

fu sospetto il principe non venisse ucciso se non per ordine di chi

temeva volesse farsi poi egli signore di Firenze. Varchi Lib. XI, fog.

420.

[60] La casa de' Mezzalancia è ora de' Ciampalanti.

[61] Anche in oggi vien detto campo di ferro.

[62] Allude all'assalto dato al convento da' nemici di Fra Girolamo.

[63] Tra i frati minori e quelli di S. Marco ardevan ire e rivalità

fratesche sin da' tempi di Fra Girolamo, alla cui rovina molto

s'adoperarono i primi. Dopo la sua morte ottennero dalla Signoria di

togliere ai Domenicani la campana, e la portarono al loro convento di

S. Francesco, fuor di porta S. Miniato, di dove però fu poi restituita

al primo luogo.

[64] Nel 1496 venne l'imperatore Massimiliano a Livorno colle genti del

Duca di Milano e l'armata de' Veneziani per mutar lo stato di Firenze.

I Fiorentini si tennero perduti, ed i nemici del Savonarola andavan

dicendo tra loro: «Si tu chiaro, che questo frate ci ha ingannati!»

Succeduta la rotta dell'imperatore secondo la predizione di Fra

Girolamo, questi fece una predica, ripetendo in suo favore le parole

de' suoi avversarj onde venne poi chiamata la predica del Sei tu chiaro?

[65] La notte in cui venne espugnato il convento di S. Marco (così

racconta il P. Pacifico Burlamacchi) «Le monache di S. Lucia non

patirono molestia alcuna da maligni spiriti, i quali dissero poi

la mattina per la bocca loro: _Questa notte siamo stati occupati

nell'esercito che era contro alli frati_.»

[66] Fatto narrato dal Burlamacchi nella vita del Savonarola.

[67]

....E 'l suo giubbone

Le mette il tristo e una berretta in testa

E l'usa in ogni ufficio di garzone.

(_Bentivoglio, Satire_)

[68] Per scoprire se fossero rimasti almeno i nomi delle due opposte

fazioni, domandai a un contadino di Gavinana, se usassero da paese

a parse chiamarsi con qualche nome particolare ed oltraggioso, come

accade in altre parti, mi rispose soltanto, che chiamavano Canciugli

quelli di S. Marrello, senza sapermi dir perchè. Sarebbe una corruzione

di Cancellieri? Ma essi invece eran Panciatichi.

[69] Cin da Pistoja.

[70] Dopo scritte queste pagine fu posta finalmente una povera lapide

che indica il luogo ove morì Ferruccio.

[71] Modo toscano per dir vi son gli spiriti.

[72] Natale.

[73] V'era a' Servi un'immagine di Clemente VII appesa alla vôlta,

simile a quelle che trovammo alla buca di S. Antonio. Alcuni giovani la

fecero in pezzi.

[74] Calze, significava allora un vestimento che dai piedi ricuopriva

sin sopra l'anche, come oggi i calzoni.

[75] Quia oneratis homines oneribus quae portare non possunt et ipsi

uno digito vestro non tangitis sarcinas.

_S. Luca c. II, v._ 46

[76] Tra i soldati di quell'epoca erano molte superstizioni di questo

genere. Ad un ferito a morte solevano, per esempio, i troppo zelanti

compagni, empier la bocca di terra per supplire alla comunione.

Niccolò de' Lapi; ovvero, i Palleschi e i Piagnoni · 第 51 / 51 段