Guido, da principio, fu fedele alla data promessa: ogni settimana
faceva una corsa a quel villaggio e vi rimaneva un giorno con sua
madre; poi rassicurato compiutamente sulla salute di lei, la quale
erasi del tutto ristabilita, cominciò a diradare i suoi viaggi, cui
la lontananza rendevagli troppo disagiati e troppo pregiudicevoli
alle sue artistiche occupazioni. Tanto più che svanendo i suoi timori
intorno alla madre, il suo amore per l'arte aveva presa nuova e
maggiore esaltazione e potenza. La madre se ne accorse e avutolo a sè,
gli strappò la rivelazione ch'egli non sarebbe stato felice finchè
non avesse potuto ammirare i capolavori artistici di Firenze e di
Roma, e immergersi tutto, per così dire, in quell'ambiente di bellezza
e di gusto che li circonda, nelle due gloriose metropoli dell'arte
italiana. Non c'è amore meno egoista di quello materno; e Anna volle
che suo figlio partisse. Si stabilì che Anna e Maria sarebbero rimaste
al villaggio, e Guido sarebbesi recato, per dimorarvi alcuni anni, a
Firenze ed a Roma; e così fu fatto.
Il giovane scultore, rapito dalle bellezze artistiche di quelle
ammirabili città, allettato dai suoi successi, da qualche avventura
amorosa, dalle vicende d'una vita libera e piena di sollazzi insieme
e d'emozioni, stette fuori assai più tempo di quanto avesse voluto
dapprima, e sei anni passarono prima che tornasse a rivedere il suo
Piemonte e riabbracciare la madre sua.
A Maria, Guido aveva rivolto così poco il pensiero, che quasi può
dirsi niente affatto. Sua madre però glie ne aveva scritto di quando
in quando, e sempre le più belle e lusinghiere cose: che nel mentre
la veniva rimettendosi in salute e vantaggiando di fisico, progrediva
pure di cuore e d'intelletto; che essa, Anna, applicatasi ad insegnare
a quella poveretta tutto quanto era in suo potere e sapere, cominciava
a ricever lusinghiero compenso della sua pazienza e de' suoi sforzi;
che quell'astrattaggine e quasi assenza temporanea d'intelletto, di cui
Guido l'aveva vista afflitta, diminuiva sensibilmente, lasciando luogo
soltanto a una freddezza e ad un riserbo che ora parevano orgoglio,
ora indifferenza; ma che questa stranezza di modi proveniva nella
fanciulla dall'indole speciale del carattere, non già da mancanza di
cuore, perchè verso di lei Anna, la beneficata, tuttochè non uscendo
da quel suo riserbato contegno, sapeva pur dimostrare un vero affetto
e una vera gratitudine, e non ometteva cura e riguardo che si potessero
immaginare.
Quest'ultima cosa era quella che interessava solamente a Guido di
sapere; e quando la madre gli scriveva a tal proposito i più caldi
elogi di Maria, egli ricordavasi di mettere nella risposta un motto
amichevole di saluto per la cuginetta.
Quando Guido annunziò il suo ritorno, le due donne vennero a Torino ad
aspettare l'arrivo del reduce. La buona Anna nel riabbracciare dopo
tanto tempo suo figlio provò la maggiore dolcezza che sentir possa
cuore amoroso di madre.
Guido non era più un giovanetto. I sei anni trascorsi e gli studi e
le lotte della vita ne avevano fatto un uomo. Aveva trentun anno, la
fronte un po' più ampia pel cader de' capelli, e nelle nerissime chiome
già alcun filo d'argento. Ma il suo sguardo aveva lo stesso fuoco e
la stessa animazione di prima; e la sua bellezza, fatta più virile,
lo rendeva ancora meglio osservabile a chi ne mirasse la nobile ed
espressiva fisonomia.
Poichè furono iterati parecchie volte gli appassionati abbracciamenti
colla madre, e dato un primo sfogo a quell'ardore affettuoso di domande
reciproche, Guido si guardò intorno, si meravigliò di non vedere presso
sua madre la cugina Maria e ne domandò novelle.
“Non siamo giunte dal villaggio che ieri,” Anna rispose. “C'è tutto da
mettere in ordine nella casa; e Maria, che s'è fatta la miglior massaia
del mondo, è tutta occupata in queste faccende.”
“Bene bene,” rispose Guido. “E pare che i suoi uffizi da massaia le
stieno più a cuore che il veder me, tanto poca premura ci mette a venir
a salutarmi. Andrò io a cercare di lei.”
“Eccola qui,” disse la madre, mentre l'uscio si apriva pian piano, e
una forma di donna che pareva sorvolare sul pavimento, non camminare,
sì leggiera e graziosa aveva l'andatura, s'avanzava tranquillamente
verso Guido.
Questi mandò un'esclamazione di meraviglia.
“Che?” esclamò egli. “Sarebbe questa la Maria?”
“Essa stessa:” rispose la madre sorridendo lietamente.
Guido fece ratto due passi verso la fanciulla che lo guardava
calma, senza pure un'ombra di emozione, e ripetè la sua esclamazione
ammirativa.
Aveva dinanzi un tipo perfetto di bellezza, una meraviglia di figura di
donna.