Era un genio davvero. Dio glie ne aveva data la scintilla immortale.
Egli la volle nascondere, e fece che traversasse ignorata la vita
terrena.
Non vi dirò il luogo in cui il mio eroe, circondato d'oscurità, mise
per anni ed anni tutto il suo impegno a tener segregata dal mondo la
luce della sua intelligenza. Gli ho promesso di tacerlo, e coll'ultima
stretta di mano che abbiamo scambiata, ho dato ragione alla sua
misantropica e valorosa rinuncia. Il suo nome, ch'egli decretò e volle
seppellito nel più profondo oblìo, non comparirà su queste carte.
A me stesso egli lo tacque, e se anche ho potuto indovinarlo, non
contristerò, svelandolo, la memoria di quell'anima infelice.
In uno degli ultimi nostri colloqui, egli mi diceva, con un cotal suo
sorriso, tra bonario ed amaro, che gli era abituale:
— Se invece di questo cimitero di campagna, in cui un'erba pietosa
e non curante agguaglia tutte le fosse e circonda tutte le croci, il
mio cadavere avesse da essere seppellito in un camposanto cittadino,
dove si fa pompa di lapidi e di iscrizioni, vorrei che sulla mia tomba
modesta si scrivesse superbamente: «QUI GIACE UN ANONIMO.» —
Codesto suo detto, fate conto che sia l'epigrafe della mia narrazione.