E siccome la vergine incominciava più disperatamente

che mai a fare il mulinello col suo pudore, egli

si affrettò a soggiungere ingrossando la voce:

--Il bianco della sua veste può infiammargli la

retina, è meglio la si tiri in disparte.--

Lo stesso consiglio fu dato con un cenno dal

dottor Q...; e allora Agenore dimenticò la prudenza

e trasse dolcemente la signorina dietro il seggiolone.

Leonardo ed Ernesta si abbracciarono stretti,

senza parole, senza lagrime....

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Tante commozioni e tanti contrasti furono funesti

all'amabile cuginetta.

Due giorni dopo il dottor Agenore, recandosi a

far visita a Leonardo, si vide venire incontro Ernesta

con modi da indovinello, tra il serio ed il burlesco.

--Presto, presto, dottore, si ha bisogno di lei.

--Leonardo?

--Sta benissimo, non si tratta di lui, ma di mia

cugina Rinucci....

--Oh!

--Sicuro, è stata colta da un'emicrania orribile,

ha il suo mal di nervi, un mal di nervi tutto

suo, come dice lei, nessuno ha mai provato l'uguale....

sono stati a cercarlo a casa e non l'hanno trovato,

allora sono venuti qui.

--Sono venuti a cercar me?

--Già!...

--Proprio me?

--Proprio lei.--

--Agenore non sapeva uscire dallo stupore; sentiva

un curioso imbarazzo in faccia ad Ernesta, e

senza una ragione al mondo, invece di spicciare la

sua visita medica, tirò in lungo.

--Cattivo!--gli disse Ernesta quando fu per

andarsene.

E rise.

L'eco di quella risata, accompagnò lungamente il

disgraziato dottore.

Nessuno seppe mai che cosa avvenisse in quel

primo incontro del medico colla pudibonda ammalata,

al cospetto solenne di babbo e mamma Rinucci.

Curiosa come donna e come cuginetta, Ernesta

assediò di domande Agenore, il quale si tenne sulle

sue un pezzo, finchè un bel giorno, in faccia ai due

coniugi riuniti, uscì in questo aforisma balzano:

«Ogni donna è un'amazzone, o combatte colla civetteria

o col pudore; la civetteria, che assalisce

da lontano e tira a cimento i paladini, può fallire;

il pudore no; è impossibile accostarsi ad una donna

che faccia il mulinello con quello spadone a due

tagli senza buscarsele.

--E significa?

--Significa.... significa.... non lo so nemmeno io

che cosa significa.

--Ah!... ed è proprio guarita bene la mia Virginia?

--Proprio bene.--

XXIII.

L'ultimo tiro del dottor Agenore.

Leonardo entrò presto in convalescenza; mano

mano gli fu concesso di star senza la benda nelle

ore del crepuscolo, di andarsene in campagna, di

far uso degli occhi con occhiali; e finalmente

Agenore disse all'amico con una solennità insolita:--la

cura è finita; tu ci vedi meglio di me, e solo

che rinunzi alla vita di stravizzi, che non vegli di

notte....--

Leonardo lo interruppe:

--Che non perda il mio tempo al caffè od al circolo,

che non mi avveleni a stilla a stilla colla noia,

che non intorpidisca le fibre coll'ozio, che non

corra pazzamente dietro alla felicità colla felicità

stretta nel pugno.... solo ch'io faccia tutto ciò,

sono al sicuro da una ricaduta. È questo che vuoi

dire?

--È questo.

E appena Agenore se ne andò a girare pei campi

col fucile ad armacollo, il poveretto corse in una

stanzetta piccina e gentile, si arrestò sull'uscio

come sul limitare d'un tempio, finchè la sacerdotessa

gli venne incontro ad introdurlo colla cerimonia

d'un sorriso e d'un bacio. Ed allora essa

sedette sopra una poltroncina, egli se le inginocchiò

ai piedi e cercò il suo cielo in quegl'occhi neri

lucenti; e fra il sorriso amoroso ed una stretta di

mano tenace ed un amplesso misurato dal palpito

robusto e sereno del cuore, sentì il bisogno di ripeterle

per la centesima volta:

--Ti ricordi, quando vivevo al tuo fianco senza

saperti leggere dentro, quando te bella, gentile,

appassionata possedevo indifferente, ed i tuoi sentimenti

ed i tuoi affetti non comprendevo o sdegnavo

come un impaccio?

--Sta zitto--disse Ernesta,--sta zitto.

--No, non sto zitto; te ne ricordi? Ti ricordi il

giorno che ti rimproverai l'amore innocente dei tuoi

fiori, e beffai la canzone del tuo canarino, e risi del

santo culto dei tuoi poveri morti? Te ne ricordi?

Ebbene, allora, allora più che mai, allora solo ero

cieco.

--Sta zitto.

--No, non sto zitto. Io che le ho provate entrambe,

lo posso dire: più della cecità degli occhi,

è paurosa e crudele la cecità dello spirito. E se la

notte, quando sogno di essere ancora cieco o mi

sveglio d'improvviso nel buio e mi coglie una terribile

paura, se allora mi si proponesse di scegliere

tra la luce che illumina la mia pupilla e quella che

m'illumina il cuore....

--Sta zitto.... ascolta....--

E così dicendo, si levò in piedi, socchiuse un'imposta

della finestra, e col braccio tenne lontano Leonardo,

perchè il raggio che penetrò nella cameretta

non gli battesse sul viso.

Era l'ora del mezzodì; sotto la sferza del sole

nessun uccello si avventurava sugli alberelli vicini,

nessun passero saltellava sulle sabbie ardenti dei

viali, ma giù nel boschetto, che pareva tuffarsi nel

lago, l'usignuolo levava ogni tanto la voce di mezzo

al confuso chiacchierio di mille voci.

Un pezzo stettero silenziosi, colle mani strette; si

guardavano ogni tanto e si sorridevano a vicenda.

All'improvviso s'udì uno sbatter d'ali, e un corpo

nero fendette l'aria. Ernesta, che l'aveva visto

colla coda dell'occhio, ebbe appena tempo di voltarsi;

in mezzo al verde chiaro d'una robinia essa

riconobbe uno stornello. L'audace pennuto pareva

proprio rivolgersi a lei, spiegando tutta la sonorità

della propria voce di contralto, in un saluto.

--Stallo a sentire--disse Ernesta.

Ma in quella lo stornello spiccò il volo ed andò

a posarsi in cima ad un noce altissimo, dove ripigliò

il suo gorgheggio.

Ernesta mise il capo fuori della finestra per vedere

chi l'avesse fatto fuggire, e vide.... orrore! il

dottor Agenore che, col fucile spianato, toglieva

la mira verso il noce. Un grido ed uno sparo....

tacque il gorgheggio.... un brevissimo istante di silenzio,

e finalmente l'uccello si staccò dalla pianta

volando in direzione del boschetto.

--Sbagliato!--gridò Ernesta battendo le mani;--bravissimo!

--Dica che sono un asino! venti metri di distanza

al più, carica di pallini da lepre.... è la prima

volta che sbaglio.--

In così dire Agenore entrava in casa. Ernesta e

Leonardo gli vennero incontro.

--Sono un asino, non me la perdonerò mai....

--Ma perchè pigliarsela con uno stornello?

--Perchè? Per non pigliarmela cogli usignuoli

e coi fringuelli; questo vostro boschetto non ha

mai visto la coda d'una lepre e non ne vedrà probabilmente

fino al prossimo cataclisma.

--E allora lei non ci sarà.

--È vero; ma pare impossibile.... ho mirato giusto,

dovevo colpire.--

Ernesta non rispose nulla, ma, seria seria in viso,

faceva di no col capo.

Agenore guardò la bella, poi la faccia sorridente

di Leonardo; depose lo schioppo in un canto e ripigliò

a dire beffandosi:

--Sarà.... ogni anno ne passa uno, s'invecchia, si

perde la fermezza del braccio, la sicurezza dell'occhio....

--E quando si ha perduto la fermezza del braccio

e la sicurezza dell'occhio.... si piglia moglie.--

La bella donna rideva dicendo queste parole,

Agenore anch'esso si provò a ridere, ma non gli

riuscì.

--Ernesta ha ragione,--aggiunse Leonardo.

--Trovatemi voi altri la sposa....

--L'ho bell'e trovata.... mia cugina!

--Ah! perchè no? Lunga, asciuttina, coi capelli

color di stoppa.... una connocchia vestita.... perchè

no? io sono grassoccio, ho i capelli neri....

--Arturo Shopenhauer benedirà le nozze--entrò

a dire Leonardo.

--Mia cugina non legge altro; ha sempre il

suo Arturo al capezzale.... non è mica geloso, dottore?

--Procurerò di farmi forza....--

.... Alla sera, quando Agenore, col fucile ad armacollo,

fu scomparso allo svolto del viale, Ernesta

si rivolse sorridendo al marito e gli disse con un

bizzarro accento quest'unica parola:

--Scommetti?--

XXIV.

Catastrofe.

È passato un anno. Virginia Rinucci è riconoscibile

solo al colore dei capelli ed alla linea corretta

del naso; nel rimanente è mutata; prima di

tutto ingrassa, il che la fa parere meno lunga, e

poi, invece del sussiego ad intermittenze d'una volta,

ha una serena gravità di modi che non dispiace; e

poi, e più, non s'impunta per il minimo contrasto,

nè le corrono i rossori al viso per ogni nonnulla....

è una donnetta piuttosto amabile, e tra per merito

proprio e della sarta, belloccia; in fine Virginia

Rinucci non è più Rinucci, nè Virginia. È sposa e

madre e non sa se più adori il suo piccolo od il

suo grosso Agenore.

Il dottore si lascia adorare, si lascia dire che è

bello, bello, bello, e quando si specchia negli occhietti

sbigottiti della sua creatura, trova che sua

moglie ha proprio ragione. Fa spesso visita a Leonardo

in campagna, e piglia gusto a dar del _tu_

alla cognatina; infine incomincia a credere che la

_grossa corbelleria_ non sia così grossa come gliela

facevano vedere.

--La mia Virginia,--disse una volta ad Ernesta,--si

è proposta di assomigliarti; tienilo per

te, e bada che così hai doppia responsabilità, tu

sei il suo modello.--

Ed un'altra volta disse:--la trasformazione di

mia moglie non ha nulla che non sia nell'ordine

fisiologico; le fanciulle che rimangono troppo lungamente

zitelle sono come i cardini delle porte che si

aprono di rado--s'irruginiscono e stridono; l'igiene

è questa: olio ai cardini, marito alle fanciulle....

--Hai ragione,--diceva Leonardo.

--E tu, cognatina, non mi dai ragione?

--Te ne do cento.... e come sta il piccino?

--Ingrassa, ingrossa. Virginia dice che è tutto

il mio ritratto, mentre invece è tutto il suo; è

biondo...

--Tutti i bambini sono biondi....

--Ma il mio ha un biondo speciale che non sbaglia....

io dico che, mutato il sesso e l'età, è Virginia

tale e quale....

--Ha dell'uno e dell'altro,--entrò a dire Leonardo,--e

non può essere altrimenti colla teorica

del completamento.

--Povero completamento!--disse Ernesta quando

fu sola col marito.

--Perchè?

--Perchè quella creaturina non assomiglia nè a

Virginia nè ad Agenore; la mamma ha gli occhi

azzurri, il babbo neri, e il piccino non li ha di nessun

colore.... in compenso ha il naso rivolto in su,

mentre la mamma lo ha affilato ed il babbo aquilino....

ha.... Via, diciamolo, non ce n'ha colpa.... ma

è bruttino....

--Il nostro sarà più bello,--disse Leonardo.

--Sicuro che sarà più bello--conchiuse Ernesta

ridendo.

Uscendo di casa verso il crepuscolo per far la

solita passeggiata nel viale, i colombi si affacciarono

dalla piccionaia per vederli passare, e gli stornelli

si staccarono in nugolo dal tetto per formare in

alto, in alto, una corona sul capo della coppia felice.

Ma ahi! sciagura!--ieri l'altro ancora, al caffè

_Cova_ ed al _Circolo_ si faceva un gran ridere alle

spalle di Leonardo e del dottor Agenore.

FINE.

Estratto dalla _Nuova Antologia_.

INDICE

CAPITOLI PAG.

I.--In cui la signora si confida col suo spirito

famigliare................................................ 5

II.--In cui il signore si confida col suo medico ........ 17

III.--Missione diplomatica............................... 33

IV.--In cui si fa una rivelazione e si mostra un

disegno.................................................. 41

V.--Il dottor Agenore intraprende una cura radicale...... 45

VI.--«Non è lui! Non è lui!»............................. 57

VII.--Voci della campagna................................ 69

VIII.--Voci della città.................................. 73

IX.--In cui si leggono i caratteri dell'amabile cuginetta

......................................................... 87

X.--Cieco!............................................... 95

XI.--Crepuscolo e notte................................. 103

CAPITOLI PAG.

XII.--Soliloquio........................................ 115

XIII.--In cui il dottor Agenore ne fa una grossa........ 119

XIV.--Primi bagliori nel buio........................... 127

XV.--Inventario di cose e d'uomini...................... 133

XVI.--Risultato ultimo d'una discussione filosofica..... 141

XVII.--Un sogno ad occhi aperti......................... 151

XVIII.--Una rivelazione del dottor Agenore.............. 159

XIX.--È lui, è lui!..................................... 167

XX.--La luce?........................................... 179

XXI.--La luce........................................... 185

XXII.--Emicrania e mal di nervi......................... 191

XXIII.--L'ultimo tiro del dottor Agenore................ 197

XXIV.--Catastrofe....................................... 203

Milano--TIPOGRAFIA EDITRICE LOMBARDA--Milano

RACCONTI E ROMANZI

CONTEMPORANEI

Auerbach----La Scalza--Traduzione di

E. DE BENEDETTI--Un volume in-16

di pagine 300.................................... L. 2--

Bersezio V.--Cavalieri, Armi ed Amori

--Due volumi..................................... » 5--

Cantù--Abisso e riscatto, _scene domestiche

per letture di famiglia_--Un

volume in-16 grande di pagine 200................ » 1 50

De Amicis E.--Pagine sparse--Un volume

in-16............................................ » 1 50

Donati C.--Povera vita!--Un vol. in-16........... » 3--

Farina S.--Il tesoro di Donnina--Un

volume di pagine 416............................. » 3--

--Fante di picche--Un eleg. vol. in-16........... » 1 50

--Amore bendato--Un vol. in-16................... » 2--

Lioy--Chi dura la vince.......................... » 2 50

Ruffini--Un angolo tranquillo nel Giura,

--Un vol. in-16 grande di pag. 360............... » 2 50

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Amore bendato · 第 8 / 8 段