L'aver ritrovato i nostri amici, la contentezza di poter passare
qualche ora con loro ci aveva fatto dimenticare il ritrovo, a cui
eravamo stati invitati il dì innanzi dal nostro ufficiale. Un vecchio
soldato arriccerà il naso a questa notizia, e dirà, come di solito,
che primo ed essenziale requisito di coloro che bramano farsi onore e
debellare il nemico è la disciplina: ma noi che abbiamo a noia il
veder l'uomo ridotto allo stato di macchina, noi che siamo persuasi
che l'affezione a un'idea può benissimo generare l'eroe, che non hanno
mai generato le ridicole e assurde pedanterie, noi credemmo di non
aver dicerto peccato, se in quel primo giorno eravamo stati sordi
all'invito, decisi di raggiungere al domani la compagnia, o il
battaglione a cui eravamo stati aggregati.
Perciò appena albeggiò, escimmo di casa e ci avviammo verso il centro
della città per sapere le notizie che ci riguardavano. La piazza della
Mairie, era una delle più belle piazze di Digione: notevole per un
gran numero di baracche e di banchi dove alcune donne, tutte brutte,
ad eccezione di una sola, facevano spaccio, di sigari, di caffè e di
liquori. I volontarii si affollavano intorno a loro, e non avevano
torto: lì con dieci centesimi, avevano quello che nelle botteghe
costava quaranta e anche cinquanta centesimi.
Ad uno di questi banchi trovammo il nostro tenente: meno male!..
questo incontro ci rispiarmava il fastidio di dover interrogare altra
gente e di dovere impazzare per rinvenire la caserma.
--Scusi tanto...--Noi principiammo, avvicinandolo, ma egli tagliò ogni
discorso dicendoci:
--Ieri non si fece nulla..... Vengano oggi a mezzogiorno...è l'ora
delle paga: credo che nessuno mancherà.
--Duuque a Mezzogiorno?
--Sì.
--E dove è il nostro quartiere?
--Vadano alla _Madaleine_ e là troveranno i loro ufficiali... Loro non
dipendono più da me... Io appena che ho accompagnato le spedizioni, me
ne lavo le mani,
--A rivederlo!
--A rivederci!
Andammo allora al quartier generale; per quella mattina, non pareva
che alcuna cosa alla più lontana indicasse qualche probabilità di un
attacco da parte del nemico. I Prussiani difatti avevano sgombrato
Digione, per concentrarsi; si aspettava, che dopo tanti giorni di
quiete una gran massa di Tedeschi, col solito sistema che ha sempre
guidato i movimenti di Moltk, piombasse sulla città principale delle
Côte d'Or. Dicevasi anche che a ciò fosse stato pescelto il corpo
d'armata del principe Federigo Carlo, perché a Versailles si voleva
finirla una volta con questa riunione accogliticcia di giovanastri che
rompevano anche troppo le scatole alle truppe più agguerrite e più
disciplinate del mondo; ad ogni modo, e lasciando da parte qualunque
interpetrazione a cui dava luogo questa continua inazione dei nostri
nemici, quello che si può accertare si è che questi si erano
allontanati parecchi kilometri da Digione; le nostre scorrerie, le
recognizioni che senza posa facevano le truppe di linea, mai si erano
scontrate con loro, e tutti insieme concordavano nell'affermare che di
Prussiani non ci era il minimo segno in tutti i dintorni.
Garibaldi non si lasciava sfuggire questa bella occasione che gli
fornivano i propri avversarii: tutti gli uomini che dipendevano dai
suoi ordini a poco a poco si riunivano nella città dove egli aveva
posto il quartier generale; come abbiamo veduto, il brigadiere Lobbia
era stato da lui inviato verso la direzione di Langres dal lato di
Parigi; Canzio era partito per definire la questione con Frapolli e
portare all'Armata dei Vosgi, tutti quei volontari che fino allora si
erano tenuti lontani dal teatro della guerra. Le circostanti colline
formavano oggetto di studii speciali e si fortificavano alla meglio,
come lo consentivano gli scarsissimi mezzi di cui il governo era largo
con l'armata guidata dall'invitto Eroe dei due mondi.
Tutte le mattine alle quattro il generale esplorava la linea dei
nostri avamposti. Esso percorreva l'immensa estensione in carrozza e
sempre accompagnato da Basso: poi si riduceva al quartier generale da
cui era ben raro che si muovesse durante la giornata. Il povero
vecchio era torturato dai dolori attritici: ben di rado egli
abbandonava le grucce, ma pure si vedeva sempre sorridere, sempre
incoraggiare i soldati, beato di potere offrire anche una volta il suo
braccio in difesa dei santi principii, di cui è sempre stato il più
infaticabile apostolo e il più temuto sostegno. Ah!.. quanto ben
differenti da lui erano certi arfasatti che si erano ficcati nello
stato maggiore e pei quali chiunque è amico della verità, deve avere
delle parole assai dure e dei rimproveri che nessuno può tacciare
d'esagerati, perché naturali in chiunque abbia potuto conoscere vita,
morte e miracoli di quella gente che si muove solamente da casa per
speculare e per farsi ricca nel mentre che una nazione illaguidisce od
è per subire le più grande delle sventure che la possa colpire, voglio
dire le schiavitù. Gli appartenenti allo stato maggior generale, in
buon numero erano francesi; io non intendo minimamente attaccare gli
stati maggiori delle brigate, dove un Castellazzo, un Bizzoni, un
Sant'Ambrogio, un Vichard, un Canessa, e tanti altri, di cui noi non
potemmo sapere il nome, si coprirono di gloria e si mostrarono pari
alle generosissime idee che sempre gli hanno guidati. Io parlo
soltanto di quei famosi strategici, che dipendevano direttamente dal
generale Bordone.
Qui devo dire alcune parole di questo generale da alcuni troppo
abbattuto, da altri troppo esaltato. Io non voglio riandare la vita
passata del nostro capo di stato maggiore; mio compito è il riveder le
buccie a coloro che giraron nel manico durante il periodo che noi
fummo in Francia e non quello di nototmizzare le faccende trascorse
che a noi non riguardano, e delle quali noi non abbiamo a curarsi: noi
pensiamo che chi ha intenzione di far bene, e traduce in atto questa
intenzione, certamente si riabilita da ogni peccato che possa aver
contaminato la di lui fama antecedente.
Bordone era zelantissimo per il bene dei suoi sottoposti: Bordone
aguzzava di minuto in minuto il suo ingegno, si arrovellava, non
dormiva pur di fare all'esercito Garibaldino tutte quelle agevolezze
che da lui dipendevano. Infaticabile sempre, importuno col governo di
Tours egli era giunto ad ottenere armi, denaro, concessioni. Di più,
se si pensa, che rimanendo lui nel suo posto, toglieva all'ambizioso
Frapolli ogni speranza di poter comandare a bacchetta, bisogna
convenire che la cosa migliore per noi era che rimanesse quello che ci
era, invece che venisse fuori uno nuovo che probabilmente avrebbe
mandato in perdizione le nostre povere cose. Lobbia avendo lasciato lo
stato maggiore per assumere il comando della seconda brigata aveva
condotto con se il Castellazzo, nome a cui qualunque elogio sarebbe
superfluo; caro a chi ama la letteratura, come a chi ama la guerra;
eroe in tutte le battaglie che si son combattute, autore del _Tito
Vezio_ negli ozi della pace, in quegli ozi dove tanta gente che fa
professione di far le campagne si butta sull'imbraca e fa rivoltare lo
stomaco alle persone perbene.
Partiti questi, lo stato maggiore rimase molto, ma molto barbino. Mi
rincresce dover dir male di nostri compagni, me ne piange il cuore, ma
il culto della verità deve esser sacro per chi scrive e le segrete
tendenze dell'anima devono essergli sacrificate.
La più completa assenza di nozioni strategiche si poteva chiaramente
osservare in quelle sale dove si dormiva di giorno e dove molte volte
si giocava di notte: cosa quest'ultima che fece esclamare ad uno dei
nostri amici assai noto per le freddure, che stato maggiore più
solerte del nostro era inpossibile ritrovare, avendo i suoi membri ad
ogni ora in mano le carte. Una caterva di giovanotti raggruzzolati non
si sa come, certa gente di cui è bene non dir cosa alcuna, poiché
stando alle dicerie generali, i di lei fatti insudicerebbero troppo le
pagine di qualsivoglia libro... ecco a un dipresso, fatte poche
eccezioni, quale era il corteggio di Bordone. Oh! se non fosse stata
la mente del Generale, il valore e l'intelligenza dei quattro che
comandavano le brigate, l'innegabile slancio dei volontari, per il
nostro stato maggiore se ne poteva passar delle belle, e i Prussiani
potevano agevolmente circondarci in Digione, come avevano circondato a
Metz il famigerato Bazaine.
La maggior parte degli ufficiali, che dovevano provvedere alle sorti
della armata, e che dovrebbero avere avuto l'attribuzione di fare i
piani di guerra, oltre l'esser digiuni di qualunque nozione d'arte
militare, lo erano anche del minimo odore di polvere: tra gli altri
per esempio il figlio di Bordone finì la campagna come capitano: era
un giovanotto che poteva aver tutt'al più ventitre anni e che per la
prima volta si spingeva davanti al fuoco.... delle stufe del quartiere
generale!
Del resto di questi ufficiali improvvisati ve ne era un sacco e una
sporta. Conobbi un volontario che di _motuproprio_ si mise il berretto
di luogotenente e poco dopo ottenne quel grado; non vi è esagerazione
a dire che quando arrivammo a Digione, trovammo più ufficiali che
soldati: i sarti e i cappellai di lassù, che avevano buon naso,
riempivano lo vetrine di monture e di berretti più o meno gallonati.
Fin qui non ci sarebbe statò gran male; ma il male appariva
manifestamente ad ogni persona, quando si pensava che molti e molti
che a forza di fatiche e di sangue erano giunti a conquistarsi un
grado nelle altre campagne, non si erano voluti riconoscere o si erano
portati tanto pel naso che essi troppo disdegnando di sembrare
accattoni e in cerca di una posizione, preferivano servire da semplici
soldati. Il nostro Generale era del tutto estraneo a queste brutture,
le quali possono sembrare a qualcuno inverosimili, ma che sono vere
come la luce del sole. Materassi, Pacini (per non citare molti altri)
capitani nelle altre campagne, non ebbero alcun grado, furono appagati
però con molte promesse, con molte proteste di buone intenzioni, ma,
come dicevano i nostri antichi, di buone intenzioni è lastricato anche
l'Inferno.
Io non sono estraneo all'idea di accogliere gente nuova nelle file di
quei che comandano; il principio di rispettare l'anzianità per me deve
cedere a quello di rispettare il merito: si facciano pure dei nuovi
ufficiali, si cerchi pure di ringiovanire i ranghi della democrazia
militante, ma per attuare questo nobile proposito si possono scegliere
tanti e tanti avanzi della mitraglia, tanti e tanti che tuttora
soffrenti per antiche ferite son corsi di nuovo in faccia al nemico, e
non coloro che non fanno altro che salire e scendere le scale degli
astri maggiori dell'Orizzonte Garibaldino, lisciando tutti,
strofinandosi a tutti, menando buona ogui sciocchezza, ogni
spavalderia, purché venga dall'alto....
Dopo aver confabulato con varii amici nel cortile del quartier
generale, vedendo che l'orologio segnava le undici e mezzo, ci movemmo
verso la _Madaleine_, ansiosi di sapere in qual maniera ci avessero
cucinati. Impazzamo una buona mezza ora per rintracciare questa
caserma, che non era caserma ma un antica prigione, e che era situata
al lato opposto della città. Tra una caserma e una prigione io non so
trovare differenza alcuna e perciò trovai più che coerente colui che
aveva fatta la scelta.
Una scala, mezza rovinata, per la quale era necessario andar di
sghimbescio, portava ad una specie di torrione, il cui interno era
costituito da una stanza, più larga che lunga; il pavimento era tutto
coperto di paglia, sulla quale si vedevano sdraiati una cinquantina di
volontarii che aspettavano a braccia aperte l'arrivo dell'ufficiale
pagatore. Tra questi volontarii alcuni parlavano francese: sarà una
ridicolezza, ma io la voglio confessare tale e quale ai lettori;
d'altronde, dirò con Terenzio:
_Ego homo sum et nihil humanum a me alienum puto;_
Io provai un pò di rabbia a veder vestiti colla camicia rossa
individui che non appartenevano all'Italia; saranno stati fior di
soldati, eccellenti ragazzi, patriotti e repubblicani a prova di
bomba, ma abituato a diffidare degli altri, m'annoiava un pensiero:
Chi sa, se noi avessimo vinto che tutto il vanto della vittoria non
fosse attribuito a quei Francesi che erano nelle nostre file, e che
invece tutte le invettive non si fossero volte al nostro indirizzo,
qualora le sorti dell'armi non ci fossero state propizie?! Eppoi chi
si sacrifica per un'idea buona, non può fare a meno di nutrire una
certa ambizione, ed io sentiva quella di far parte di un corpo
esclusivamente composto d'Italiani, se non altro per mostrare che
pochi o molti, anche nella nostra patria vi sono dei giovani sempre
pronti a versare il lor sangue per la repubblica. Tale idea,
rafforzata, anche dell'altra che forse ci avrebbero tenuto in quel
deposito per chi sa quanto tempo, mi fece prendere il proponimento
deciso di girar largo e cercare un'altro corpo, dove vi fosse la
certezza di prender parte al primo combattimento che sarebbe
succeduto.
Il tenente Zauli venne poco dopo: fece la chiama, diè la paga e poi
annunziò che in quel giorno avremmo goduto della libertà più
assoluta.
Eravamo tuttora lungo la scala, allorché comunicai ai miei amici le
mie impressioni, e tutti accolsero i miei progetti; appena fummo
esciti, ci capitò proprio la palla al balzo! Mecheri, Polese, ci
dissero, senza che noi loro facessimo interrogazione alcuna, di entrar
nelle guide, di cui si stava formando il quarto squadrone, e noi senza
frapporre tempo di mezzo andammo alla foreria, dove c'inscrivemmo nei
ruoli. Possedere un cavallo e seguitare sempre il Generale, per uno
che è abituato a andare a piedi e a venerare più d'ogni altro uomo nel
mondo Garibaldi non ci poteva esser prospettiva più attraente. In
seguito si vedrà, come anche questa bella visione non fosse per noi
che una Fata Morgana.