PANURGO, ALESSIO.

PANURGO. O Alessio carissimo, come comparite a tempo! parmi questa una

ventura dal Cielo. Voi solo mancavate al buon disegno.

ALESSIO. Eccomi al tuo comando, Panurgo caro.

PANURGO. Tu, Alessio, sei l'istesso e commune aiuto degli amici; però

aiutaci: il bisogno ne fa importuni.

ALESSIO. M'uccidi tardando tanto a dirmi che vogli.

PANURGO. Essandro vi prega, straprega e scongiura che l'accommodiate

per un giorno d'una veste da dottore.

ALESSIO. A che vuole egli servirsene?

PANURGO. Lo saprete poi: non lo dico adesso per non dar fastidio a

questi che stan qui, che l'hanno inteso un'altra volta.

ALESSIO. A questo potrò servirti agevolmente; che Facio mio padre se

n'ha fatto far certe nuove per andare a leggere a Salerno nello

Studio, e or sta in casa aspettando maestro Rampino che gli le porti.

Partito che sará, che fia tra poche ore, ti potrò accomodar di quelle

che lascia, per parecchi giorni.

PANURGO. Per chi le mandarete?

ALESSIO. Per Tofano, mio servidore, che vi conosce; o ne cercará altre

in presto. Attendete all'altre cose da farsi, che subito partito mio

padre, le manderò; sol fate che non vi abbi a cercare.

PANURGO. Io abito qui presso: fate solo che compaia qui, che sará

veduto.

ALESSIO. Cosí farassi.

PANURGO. Ma quello di che ti aremo maggior obligo, è la prestezza, che

non è cosa di che abbiamo maggior bisogno. Al vostro servo promettete

la mancia da nostra parte, accioché corra e usi diligenza.

ALESSIO. Vado.

PANURGO. E se non possiamo per adesso darvene piena ricompensa, almeno

conosceremo il beneficio e resteremo con obligo di riservirvelo; e

perdonateci del fastidio che vi diamo.

ALESSIO. Or queste parole sí, che mi danno fastidio; che non potrei

aver consolazione a par di quella che ricevo, che Essandro si avaglia

dell'opra mia.

PANURGO. Ma io veggio Morfeo parasito che vien verso qua; non potrebbe

comparir a tempo piú opportuno.

La fantesca · 第 23 / 96 题