ESSANDRO, Panurgo.
ESSANDRO. Sí che, di grazia, narrami l'inganno che hai tu pensato per
disturbar questo matrimonio.
PANURGO. È tanto a proposito e grazioso che mi muoio delle risa
pensandovi.
ESSANDRO. Parla presto, di grazia, che non passi l'ora di trovarmi con
Cleria.
PANURGO. Voi mi avete detto ch'eglino non si conoscono di vista.
ESSANDRO. No; ma la loro amicizia è sol per lettere.
PANURGO. Ascoltate, di grazia. Troveremo un uomo vecchio dell'etá di
Narticoforo e un altro giovanetto storpiato, o lo sconciaremo noi piú
della mala ventura, e li faremo oggi smontar in casa di Gerasto, che
lui, veggendolo cosí brutto, si vergogni darlo per marito a sua figlia
e gli dii licenza.
ESSANDRO. E quando Gerasto volesse pur darglilo, per contentarsi egli
di poca dote, essendo molto ricco...?
PANURGO. Faremo che Cleria non si contenti.
ESSANDRO. Cleria è timida, rispettosa; non ardirá questo.
PANURGO. Mancherá di trovar il pelo all'uovo? Ho detto il disegno cosí
in grosso, poi tanto voltaremo di qua e di lá e l'anderemo polendo e
accommodando, che stii a modo nostro.
ESSANDRO. Se ben Gerasto non è degli accorti uomini di questa terra,
pure con questo inganno ingarbugliaremmo altro cervello che il suo. Ma
chi sará costui che saprá fingere Nartícoforo, e Cintio quel giovane
cosí storpiato?
PANURGO. Stimate voi che disponendomi io a questo, non sappi fingere
Narticoforo, quel maestro di scuola?
ESSANDRO. Ma bisognarebbe alle volte sguainare qualche parola in «bus»
e in «bas».
PANURGO. Se ben pensate ch'io sia qualche poveruomo, son pur nobile;
che per certe fazioni della mia patria fu bisogno scamparne fuori, e
non avendo avuto modo come vivere, con quelle poche lettere che avea
imparate in casa mia per mio trastullo, col fare il pedante in diversi
paesi ho vissuto onorevolmente. A prima giunta gli darò in faccia un
«_Quanquam te, Marce fili..._».
ESSANDRO. Ti conosco di tanto ingegno che saresti per aggirar altro
capo che il suo. Ma chi fingerá Cintio?
PANURGO. Ci sono il Capestro, il Truffa, e Morfeo parasito, che è il
miglior di tutti, perché attaccandomi un fegadello al tallone, me lo
strascinerò appresso dieci miglia, ed è poco conosciuto in questa
terra.