=Giubbone.= Sopravvesta a vita, elegante e di lusso.

=Lattovaro.= Composto di varie materie medicinali ridotte a consistenza

di manteca, e che ha per fondamento lo zucchero o il miele.

=Leggiadro.= Fu detto anche per Svenevole, Affettato, Lezioso, e simili.

=Libbra.= Fu detto anche per Imposizione, Gravezza, Imposta.

=Madama.= Fu titolo che si dette alle gran dame, ed anche alle Regine.

=Maestro.= Era il titolo che davasi comunemente a' medici; e dicendosi

assolutamente _il Maestro_, si intendeva _il Medico_.

=Monachino.= Colore scuro tendente al rossiccio, come erano

generalmente le cappe e le tonache de' frati.

=Monsignore.= Titolo d'onore che soleva darsi a' principi, specialmente

della casa reale di Francia; ed anche a' grandi personaggi.

=Natività.= L'oroscopo, La predizione astrologica fatta alla nascita,

per sapere qual sarà la vita di alcuno.

=Oste.= L'esercito in campagna; e il campo stesso ove è l'esercito

pronto a combattere.

=Pancale.= Panno con fregi di nobile lavoro per distendere sopra le

panche come ornamento.

=Partito.= T. arald. A strisce, come or si direbbe. _Panno cupo partito

vermiglio._ Panno cupo a strisce vermiglie.

=Pateríno.= Si chiamarono con tal nome alcuni eretici del secolo XII;

ma si durò ad usarlo per Eretico in generale.

=Peverado.= Brodo; così detto perchè vi si soleva mettere del pepe.

=Piacere.= _Che vi piace?_ Cortese modo di rispondere a chi ci si fa

innanzi in atto di domandare qualcosa. Ora si dice: _Che vuoi?_ o _Che

vuole?_ _In che posso servirti?_ _Che desideri?_ ec.

=Piacere.= _Se vi piace._ Formula di pregare altrui cortesemente che

faccia una data cosa: simile al _s'il vous plaît_ francese. Allora fu

usitatissima anche fra noi. Ora si dice: _Di grazia_, o _Per favore_.

=Poltrone.= Uomo vile e spregiato, di bassa condizione.

=Posta.= _A posta di._ In balía di, A discrezione di.

=Provvigionato.= Soldato, Persona che serve militarmente per una data

quantità di tempo e di denari.

=Punto.= _Dare il punto._ Indicare, dopo osservazioni di astrología,

qual è il punto più favorevole a cominciare un'impresa.

=Puzza.= Veramente significò Marcia, e quel che i medici chiaman

tuttora _Pus_. Ma si usò anche per Obbrobrio, Vitupero o simili.

=Rimedio.= _Per rimedio dell'anima sua._ Era questa la formula dei

lasciti che si facevano alle chiese.

=Rubello.= _Fare rubello._ Dichiarare che uno è ribelle, ed è incorso

nelle pene contro i ribelli.

=Saettame=. Lo stesso che Saettamento.

=Saettamento=. Projettili, Frecce, Dardi, e tutto ciò che si scagliava

da archi, balestre, e macchine da lanciare.

=Savio di guerra=. Uomo pratico e valente in cose di guerra; come or si

direbbe _Strategico_.

=Scaggiale=. Cintura con fibbia; e si disse tanto di quelle di cuojo

semplice, quanto di quelle di materia nobilissima, e preziosamente

fregiate.

=Sciámito=. Drappo nobilissimo simile al velluto, che prende il nome

dal fiore Sciámito, che è quello detto anche Fior velluto.

=Sciugatojo=. Si disse per ciò che ora chiamasi _fisciù_; che è quel

panno con cui le donne si cuoprono il seno e le spalle, più o meno

adorno e guarnito, secondo i gusti.

=Scuro=. Si disse per Oppresso dal dolore, Mal ridotto o simile. E così

_Scurità_ per Stato dolorosissimo, e pericoloso, di oppressione.

=Se= di buon augurio.

=Se Dio vi ajuti=. È particella che si premetteva alle formule di

augurar bene a qualcuno: simile al _Sic_ dei Latini.

=Segno=. Così chiamavasi la orina che si mostrava al medico: perchè

dal guardarla attentamente se ne pigliava criterio a giudicar della

malattía.

=Sere=. Si diede già questo titolo ai parochi, ed ai curati.

=Sestiere=. Firenze allora era divisa in sei parti, e si chiamavano

Sestieri; e _Sestieri_ si chiamavano anche le case dove risedevano i

capi di ciascun Sestiere.

=Signore=. Detto assolutamente voleva significare Principe con potestà

assoluta.

=Sire=. Fu titolo d'onore che si dava a' gran cavalieri, e personaggi

di grande affare.

=Soppidiano=. Era una cassa di legno, assai bassa che soleva tenersi a

piè del letto, per riporvi bianchería, abiti, gioje ec.

=Sopransegna=. Veste di seta, coi colori della propria divisa, e spesso

collo scudo sul petto, che si portava da' cavalieri sopra l'armatura, e

cinta alla vita. Si disse anche Soprasberga.

=Tavoliere=. La Tavola sopra cui si giuoca a Tavola reale, e come

dissesi _a tavole_.

=Terra=. Si disse per Città, anche nobile e grande.

=Uomo= _di corte_. Così chiamavansi i Giullari, i Trovatori, e

i Menestrelli, ed altri che frequentavano le corti de' Signori,

esercitando quella che allor dicevasi la gaja scienza.

=Viatico=. Ciò che serve per sostentarsi nel viaggio. Ora si usa

solo spiritualmente per l'Eucaristia che si dà a' moribondi quasi per

sostentamento dell'ultimo viaggio per l'altro mondo.

COI TIPI DI F. A. BROCKHAUS, LEIPZIG.

NOTE:

[1] Le note in calce vennero da noi aggiunte.

[2] Il valore militare del Fanfani venne in seguito rimunerato mediante

la medaglia della guerra del 1848.

[3] Egli è tuttora bibliotecario della Marucelliana a Firenze.

[4] Naturalmente, avendo egli scritto sopra diverse materie. Del resto

oso affermare che tutte le opere del Fanfani sono importantissime e

fanno onore alla letteratura italiana moderna.

[5] Sopra questo lavoro lessicografico del Fanfani così scriveva

_Francesco Prudenzano_ nella sua: _Storia della letteratura italiana

del secolo XIX_ (Napoli 1864. pag. 159): «Recentissimo vocabolario

della lingua italiana è quello di Pietro Fanfani, chiarissimo filologo

fiorentino; succoso e pensato lavoro, utile veramente a' giovani

studiosi del gentil nostro idioma. È più presto un compendio, che

un esteso vocabolario: ma fra i molti buoni e tristi che inondano

tutto giorno l'Italia, è certo il migliore e più esatto compendio.

Il chiarissimo Prospero Viani, nel suo _Vocabolario di supposti

francesismi_, notò parecchie (benchè lievi) mancanze, e lievissime

inesattezze di definizioni e di voci e maniere di dire, nel Vocabolario

del Fanfani; i quali pallidi néi spariranno, siam certi, in una

ristampa che l'insigne filologo farà del suo lavoro.» Oggi questa

ristampa è già fatta (Firenze, Le Monnier), e i difetti della prima

edizione, se pur ve ne erano, sono stati corretti. Questo del Fanfani è

indubitabilmente il migliore fra i vocabolarii compendiati ed il solo,

come dice anche il Pitrè, che può consultarsi a fidanza dalla gioventù

studiosa.

[6] Una seconda edizione di questo insigne e profondo lavoro, che è un

vero tesoro di erudizione e di finezze filologiche, si fece a Firenze

nel 1871. Oltre a quello che conteneva già la prima edizione, in

questa seconda si ristamparono pure diversi altri opuscoli filologici

dell'autore, nonchè due lavori di altri.

[7] In seguito i Cruscanti diedero ragione al Fanfani anche in altro

modo come diremo fra poco.

[8] È questo il giudizio subbiettivo del Pitrè e di altri critici, che

io non sottoscrivo. Del _Vocabolario dell'uso toscano_ ragioneremo in

seguito.

[9] Uscivano tre appendici per settimana.

[10] Questa data si trova in alcuni Prioristi manoscritti.

[11] Che poi si chiamò, e tuttor si chiama, S. Maria del Fiore, o il

Duomo.

[12] Oggi la loggia del Bigallo.

[13] Oggi Via Calzajuoli.

[14] Dante, parlando nel _Purgatorio_, XX, della venuta di questo

Carlo, dice in persona di Ugo Capeto a modo di profezia:

Tempo vegg'io non molto dopo ancoi,

Che tragge un altro Carlo fuor di Francia,

Per far conoscer meglio e sè e' suoi.

Senz'arme n'esce, e solo colla lancia

Con la qual giostrò Giuda; e quella ponta

Si ch'a Fiorenza fa scoppiar la pancia,

Quinci non terra, ma peccato ed onta

Guadagnerà, per sè tanto più grave

Quanto più lieve simil danno conta.

[15] Più probabile ci sembra che Cecco scrivesse il poema negli ultimi

anni della sua vita. _Nota dell'Editore_.

[16] Forse Acerba perchè il poema è un'acerba vendetta di Cecco

d'Ascoli contro la Divina Commedia. _Nota dell'Editore_.

[17] Ai 16 di Decembre. _Nota dell'Editore_.

[18] Qui abbiamo il principio dei tre colori italiani; e forse questi

tre colori uniti avevano qualche significato appresso gli antichi

fiorentini, dacchè anche Dante gli pone addosso alla sua Beatrice, la

quale descrive così:

Sotto _candido_ vel, cinta d'_uliva_

Donna m'apparve di gentile aspetto

Vestita di _color di fiamma viva_.

[19] Era tuttora fresca nella memoria dei fiorentini la strage

dei Paterini fatta in Firenze per opera principalmente di San Pier

Martire, che vi rimase ucciso pur egli. Per gli altri, qui si vuole

alludere all'arsione di altri per eretici, di Pietro Carnesecchi, del

Savonarola, e di Cecco stesso, a cui si fa qui fare questa predizione,

nella quale si suppone che vegga le condanne così in genere,

senza avere la certezza delle persone che si condannerebbero: chè,

altrimenti, avrebbe dovuto prevedere anche la sua.

[20] Né sono senza curiosità gli altri cenni statistici di quel

tempo, registrati dal Forti nel suo _Foro toscano_ manoscritto, e che

qui registro anch'io come quelli che danno molta luce alla storia,

e chiariranno come tra noi si conoscesse fino da tempo remotissimo

l'importanza della statistica.

La città aveva 90,000 anime, senza i forestieri e i religiosi; i

forestieri erano 1500; i frati, monache o preti 5000. Ogni anno si

battezzavano in S. Giovanni circa a 6000 persone. Vi erano nello studio

da 1000 scolari: alle scuole d'abbaco famiglie 1200 in più scuole:

alla grammatica e logica in quattro scuole 600 fanciulli. Vi erano 110

chiese: cioè parocchie con popolo 57, badíe 5, prioríe 2, monasteri di

donne 26, regole di frati 10: vi erano 30 spedali: medici, cerusici

e fisici buoni 60: giudici 80: notari 600: botteghe di calzolaj,

pianellaj, zoccolaj 300, botteghe di speziali 100, botteghe di fornaj

126. Ogni giorno si consumava in Firenze 140 moggia di grano, e 70 mila

boccali di vino: tra buoi e vitelle se ne consumava 40,000 ogni anno,

e castroni e pecore 60,000, capre e becchi 20,000, porci 30,000; nel

solo mese di luglio entravano in Firenze 2000 some di frutte. La zecca

batteva ogni anno 40,600 fiorini d'oro, e libbre 200,000 di quattrini.

[21] I medici antichi facevano la diagnosi della malattia guardando

accuratamente le orine del malato; e queste chiamavansi _il segno_.

[22] Cecco diceva veramente di avere uno spirito di questo nome, che lo

governava e lo guidava nelle cose scientifiche.

[23] Nel Novellino si racconta un fatto simile, ma più strano, avvenuto

alla Corte di Federigo per opera di un negromante.

[24] Il vino del Reno ha conservato fino ai tempi nostri la sua fama.

[25] Ciò si racconta che lo facesse in bottega d'un barbiere; ora

lo veggiamo fare continuamente dai prestigiatori; e solo qui si può

opporre che Cecco nella loggia dei Gherardini non potea aver preparato

quel che bisognava a questa illusione ottica. Basti il fatto; il

restante mi si conceda per acconcio del mio racconto, in queste sole

magie favoloso.

[26] V. _Forti_, Foro toscano.

[27] Che sotto Pistoja vi fu battaglia, lo afferma il Salvi, storico

pistojese.

[28] Non parrà questa cosa troppo strana a chi sa che allora le

clausure non erano molto strette, e che le donne di alcuni monasteri, e

specialmente le badesse, avean grande e certo troppa libertà.

[29] _Credenza_ = Silenzio, segretezza. — _E feci loro giurare

credenza_. Dino Comp. Cron. lib. II. ec. _Nota dell'Editore._

[30] _Propagginare_ era una specie di supplizio per cui il reo si

piantava in terra a capo all'ingiù, a moda delle viti; e si punivano

così gli assassini e i traditori.

[31] Gli storici da cui traggo notizie sono il Villani, Melchiorre di

Coppo Stefani e Goro Dati.

[32] L'Ammirato dice che le potenze furono introdotte dal duca d'Atene,

cioè un sedici anni dopo il tempo di questo racconto; ma il Becchi

assegna buone ragioni da far tener per certo, che le vi furono molto

prima. In principio le potenze furono sei: ma poi il loro numero crebbe

ne' varj tempi, tanto che nel 1588 le vediamo giunte fino a trenta, nel

1610 a 44, nel 1629 a 49, nel qual anno però cessarono.

[33] Gli storici tutti dicono, l'onore di tale impresa doversi a un

cavalier provenzale, che salì il primo sulle mura del castello; e nei

particolari della battaglia ho seguito scrupulosamente gli storici

stessi.

[34] Non creda il lettore che questa festa sia di mia invenzione; ne

ho tolto la descrizione dalla carta originale dove si dà ragguagglio

di una festa simile, fatta in Firenze nel secolo medesimo per nozze

illustri.

[35] Così dicevasi allora per dire _il santo vangelo_.

[36] Questa è copia quasi testuale della sentenza che si trova in

parecchi codici.

[37] Dove poi furono fatte logge da Cosimo II, dette pure le Logge del

Grano, e dove ora è il teatro delle Logge.

[38] La porta della giustizia era là dove ora si chiama la Zecca

vecchia, in fondo a via delle Torricelle e la chiesa di Santa Maria

del Tempio era una chiesetta dove i condannati a morte si fermavano

a pigliare gli ultimi conforti della religione innanzi di essere

giustiziati.

[39] Becattini, _Istoria della Inquisizione_.

[40] Nel racconto lo abbiamo seguitato per tutto il doloroso viaggio, e

di lì vedemmo non esservi, nè esservi potuto passare.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo

senza annotazione minimi errori tipografici.

Cecco d'Ascoli: racconto storico del secolo XIV · 第 26 / 26 段