Nulla dirò intorno al modo con cui sono nominati i professori, e

regolati i pubblici esperimenti dei concorrenti a quei posti; nulla

dei maestri mandati direttamente da Vienna, a dispetto dei corpi

accademici e degli scuolari; nulla dei quesiti spediti da Vienna per

temi degli esperimenti pubblici degli aspiranti alle cattedre; quesiti

i quali, stesi in italiano da un Austriaco, sono spesse volte

inintelligibili, e quasi sempre assurde. Questi inconvenienti, che

sono assai più numerosi ch'io non dica qui, e che in pari tempo sono

gravissimi, non possono però venire imputati al mal volere

dell'Austria. Le scelte sono mal fatte e i pubblici sperimenti mal

diretti, però che gli Austriaci sono di lor natura melensi; i quesiti

proposti ai candidati sembrano destinati a muovere il riso e per la

stessa cagione; e cosiffatti quesiti sono inviati da Vienna, perchè

gli Austriaci presumono assai di sè stessi; i professori viennesi

occupano molte cattedre a dispetto di tutto il corpo accademico,

perchè è più bello il tener per sè un posto lucroso, che non sia il

darlo ad un altro. Sono questi meri inevitabili effetti della

straniera signoria, nè in tali fatti, veramente incresciosi, puossi

riconoscere l'espressa intenzione di nuocere alla Lombardia. Ma quando

io poi veggo scuolari dai venti ai ventiquattro anni d'età, stivati

nelle scuole, inchiodati sui loro scanni, non poter permutare il posto

fra loro ned appressarsi gli uni agli altri senza incorrere in un

solenne e pubblico rabbuffo del professore; quando veggo i professori

interrompere la propria lezione ed intimare agli scuolari di ripetere

ad alta voce quel tanto che hanno udito; quando io so che l'infrazione

di siffatti regolamenti, o l'essere entrato nella sala col cappello in

capo, l'essersi affacciato alla porta con un cane dietro, il non avere

rasa la barba, ec., bastano per condannare uno studente a ricominciare

da capo gli studi; allora io comincio a riconoscere nella costituzione

delle Università quella istessa tendenza che già ho notata altrove, a

spogliare il Lombardo del sentimento della propria dignità, del

proprio valore, della propria forza. Il Consiglio nelle cui mani sono

posti i destini dei candidati alla laurea viene a deliberazione

intorno a questi tre punti: Il candidato è egli istrutto? È egli stato

diligente? Ha egli buoni costumi? Se lo studente ha imparato molto

senza essere stato diligentissimo, non si tien conto della sua

dottrina, e gli s'ingiunge di ricominciare gli studi dell'anno

trascorso. Che se non è stato diligente per nulla egli è scacciato

dall'Università, quand'anche egli fosse un Galileo redivivo. Evvi

altronde la diligenza così propriamente chiamata, ed evvi la reverenza

delle usanze e dei regolamenti universitarii, ch'entra a far parte

della diligenza richiesta. Basta, per così dire, che uno studente

annodi il collare altrimenti che i suoi condiscepoli, per infrangere

le usanze universitarie e tirarsi addosso lo sfratto dall'Università.

Passiamo ora a dire del giudizio sui buoni costumi. Questa materia

soggiace alla direzione speciale della polizia centrale, che è come il

riepilogo di tutte le polizie aizzate sugli studenti; perocchè essi

sono invigilati dalla polizia dell'Università stessa, da quella del

vescovado, da quella del delegato della provincia, da quella

particolare della città, da quella del corpo municipale, e da non so

quante altre polizie. Se uno studente ha omesso in un dato giorno

festivo di andare ad ascoltare la messa, se ha mangiato carni in un

giorno di magro, se ha fischiato od applaudito in teatro, se ha

altercato con qualsiasi agente del governo, se gli è uscita di bocca

una qualche parola un cotal poco leggermente detta contro i pubblici

ufficiali o i loro atti, se ha un libro condannato, se ha contratto

una qualche relazione disonesta con alcuno, ed uno di questi

mancamenti gli viene apposto da alcuna delle dette polizie, tutta la

dottrina di un Cuvier o d'un Humboldt, accoppiata con un'applicazione

da Benedittino, non varrà a preservarlo da un avvilitivo sfratto. Ora

sono queste le cose che i professori dell'Università hanno dritto di

esigere dai giovani confidati alle loro cure? L'Università è essa un

convitto di putti? I giovani in procinto di diventare uomini devono

essi venir trattati come fanciulli? Sì, certamente, in Austria, ove

l'intento così del legislatore, come dell'esecutore delle leggi, o

altrimenti l'idea sulla quale è fondato il sistema della pubblica

amministrazione, è appunto l'attutamento dell'energia umana, la

trasformazione degli uomini in ragazzi, di creature ragionevoli,

imputabili e dotate di volontà in creature passive, obbedienti

ciecamente, che non presumano di giudicare nè di volere. I fanciulli

di cui ho parlato di sopra, la cui educazione non è stata diretta

dalla mano ferma ed abile del padre, la cui puerizia non è stata

preparazione all'adolescenza, troveranno essi negl'istituti di

pubblica istruzione il mezzo di riparare il tempo perduto, potranno

essi coltivare, nell'adolescenza, i germi della virilità? Passano essi

i giorni dell'adolescenza all'Università, in quel modo che hanno

passato gli anni della puerizia presso una madre poco scorta o presso

vecchi congiunti acciecati da rancidi pregiudizi. Non v'è nulla in

quell'educazione di acconcio a formare un uomo, a maturarne il

carattere e il senno, ad addestrarlo a comprendere ed a volere. Vi

sono in Lombardia cuori onesti, sensitivi e buoni; vi sono ingegni ben

colti, ma ben pochi sono i caratteri virili. Gli uni sono frivoli e

leggeri come fanciulli, gli altri sono semplici e candidi, parimenti

come i fanciulli; haccene di quelli che amano lo studio, che

comprendono facilmente, e che tengono a mente senza sforzo, ma

parecchi fanciulli posseggono queste belle doti. Il divario che passa

tra l'uomo e il fanciullo non consiste soltanto nella cognizione che

dee aver l'uomo di sè stesso e d'altrui, ma anche, ed anzitutto, nel

sentimento della propria importanza, di quanto si aspetta da lui, di

quanto ei vale ad operare, dell'influenza cui può esercitare,

dell'idea cui vuole dedicarla. Tolgasi tutto ciò di mezzo, e non

rimarrà cosa nell'uomo, che non appartenga egualmente al fanciullo,

non rimarrà cosa che gli si possa invidiare; null'altro insomma gli

rimarrà che un cuore meno espansivo, una mente meno vivace, un sorriso

meno aggraziato, uno sguardo meno sereno, e delle fattezze appassite.

Il Lombardo non esce mai dall'atmosfera snervante preparatagli

dall'Austria. I ricchi godono d'una certa quale libertà, in quanto

però non si mostrano disposti a farne uso altrimenti che nell'angusto

cerchio dei puerili sollazzi. Chi compra cavalli e carrozze, chi

rinnovella ogni anno la mobiglia, chi mantiene concubine con grave

spesa è ben veduto dal Governo. Ma chi impegni il nome e i capitali in

qualsiasi intrapresa, chi si faccia a proteggere le arti e il

commercio, chi apra istituti di beneficenza; chi inventi od introduca

macchine, chi proponga miglioríe in qualsivoglia ramo della pubblica

amministrazione, chi si dia a scientifiche investigazioni, diventa ben

presto sospetto. S'ei batte la via delle cariche, deve deporre ogni

speranza di avanzamento, e apparecchiarsi a soffrire le sorde

persecuzioni di un governo ipocrita ed implacabile. Se aspira ad un

posto vacante, non l'otterrà, perocchè la Polizia, o, per dir meglio,

le innumerevoli polizie che stendonsi a guisa d'inestricabil rete su

tutto il paese sono interrogate relativamente ad ogni nomina, e basta

che alcuna di esse dica: il candidato N. non è ben pensante, i suoi

sentimenti sono biasimevoli, o qualche generale taccia gli apponga

della stessa fatta, per troncargli la via. Sarà aggravato dal

soverchio lavoro, sarà a bella posta trattato sdegnosamente, ad ogni

piè sospinto sarà rimproverato, gli si supporranno mancamenti per

rabbuffarlo o punirlo, gli si apporranno a colpa le relazioni con

persone malvedute dal Governo, gli si imputerà d'avere proferite

lagnanze o di averne udite. Una sua domanda a pro dello stabilimento

cui è addetto, per quanto siane rilevante od utile lo scopo, non sarà

mai ascoltata. I suoi congiunti, i suoi figliuoli, ove battano

parimenti la via delle cariche, incorreranno essi pure nel disfavore

in cui egli è caduto, sicchè alla fine ei dovrà riguardare sè stesso,

ed a ragione, come il flagello della propria famiglia. Sonovi in

Lombardia stabilimenti commerciali che caddero d'improvviso in

disgrazia del Governo, e ve ne furono di quelli che succumbettero

sotto le persecuzioni, perciò che uno de' figliuoli del proprietario

avea sposato la figliuola d'un uomo in mala vista dell'autorità. Nè

speri alcuno in tal caso ottenere giustizia, venire in cognizione dei

torti che gli sono imputati, discussare i fatti, farne accettare la

giustificazione. Qualunque instanza tendente a quest'uopo sarà un

novello gravame aggiunto ai precedenti. Il direttore della Polizia lo

farà chiamare, l'accoglierà a quel modo che i cadì turchi

accoglievano, dugent'anni fa, i venditori d'aranci del loro risôrto

che contrafacevano alle leggi; gli chiederà adirato, di che abbia a

lagnarsi, e se creda che i magistrati sieno tenuti di giustificare

presso di lui i sentimenti che inverso a lui nutrono, ed esorterallo

alla fine ad interrogare a tale proposito la sua coscienza. Dopo del

che ei sarà ancora più malveduto di pria, poichè sarà apparso in fatto

poco disposto a riverire i capricci de' suoi padroni e della

moltitudine dei loro cagnotti. Tale si è il destino dei pubblici

ufficiali, i quali abbiano, anche con una sola parola, esternato i

virili loro sentimenti o il loro amore del bene.

Evvi per avventura un ordine di cittadini che potrebbe viversene ed

anche lietamente in onta delle malevoli disposizioni del Governo. Che

può di fatti temere colui il quale, ricco essendo ed indipendente, nè

possedendo nè desiderando onori o dignità, si sta sempre nei termini

della legge e non si espone perciò a legali processure? Costui,

invero, non ha nulla a temere, ad eccezione però di quell'infinito

numero di soprusi e di contrarietà che sono fatte a bella posta per

porre alla pruova qualunque pazienza umana, e per affrontare le quali

richiedesi forse maggior coraggio che non se ne richiegga per

affrontare la bocca del cannone. Nelle città lombarde picciola essendo

la compagnia, i varii partiti vi si incontrano continuamente; e il

dovizioso che sia in mala vista del Governo vi è esposto agl'insulti

continui di tutti i partigiani di questo; insulti altronde con

sufficiente accortezza combinati acciò non gli sia concesso di porvi

termine con un duello. Tutti i regolamenti di polizia e di finanza,

così vessatorii che non sono mai eseguiti, verranno posti ad effetto

contro di lui col massimo rigore; talmentechè non potrà uscir di città

nè entrarvi senz'essere fermato alla porta e assoggettato a

minutissima investigazione; che le guardie daziarie gl'imporranno

l'istessa penitenza ogniqualvolta in lui si avverranno sia in città,

sia nel contado; ch'ei sarà costretto di andare di passo in certi

quartieri o in certe vie; che il direttore di Polizia lo farà tratto

tratto chiamare per rimproverarlo da senno perch'egli non si sia

cavato il cappello nel passare dinanzi al vicerè, non abbia salutato

il governatore, ec. Se in teatro egli avrà fatto le fischiate ad un

tristo attore, un agente di polizia lo minaccerà subito di porgli le

mani addosso. Nè qui sta il tutto. Le persone o le cose per le quali

egli pigliasse interesse, saranno perciò solo malvedute e

perseguitate. Se a lui fosse data l'amministrazione di un instituto di

beneficenza, quell'instituto avrà tosto a cozzare contro il Governo,

cui non mancano i mezzi di nuocergli, e vedrassi inoltre spossessato

della pubblica confidenza, che se ne scosterà come da un corpo che sta

per disfarsi. Se un Comune lo scegliesse per suo deputato politico, ad

esso Comune non verrà più concesso di aprire una strada, di scavare un

canale, d'intraprendere in somma qualunque opera pubblica per la quale

richieggasi l'approvazione del Governo. Basterà che un libro sia a

costui dedicato per portarne il divieto, ch'ei faccia venire un

giornale straniero per veder chiuso a quel foglio il confine: nulla,

per dirla in breve, potrà riuscirgli a bene. Per un lungo tempo fu in

uso un altro genere di persecuzione, il diniego cioè di passaporto. Se

una persona sospettata presentavasi alla Direzione della Polizia per

ottenere un passaporto, era condotta dal Direttore, il quale,

cupamente guardandola, cominciava ad interrogarla in questi termini:

«Volete andare in Francia, signore?»--«Appunto, signor Direttore».--«E

perchè, di grazia?» Supponendo che l'instante, male accogliendo questa

interrogazione, avesse risposto di non esser tenuto a render ragione

delle cose sue alla Polizia, di voler andare in Francia perchè tale

era la sua intenzione, e così via via, il Direttore, facendosi brusco,

rispondeagli: «Non vi parrà male, signore, che, per non esser meglio

giustificato il vostro progetto di viaggio, io vi neghi il

passaporto»; e accommiatavalo poscia, non senza dargli a conoscere che

un'ulteriore sua instanza sarebbe un tal fatto da compromettere

gravemente l'autore. Era questo il trattamento che toccava ad un

chieditore di passaporti stizzoso. Ora ecco il destino di quello che

fosse più umile. Rispondeva questi all'interrogazione del Direttore:

«Io mi reco in Francia per affari».--«Di qual natura sono questi

affari?» L'instante esponevali alla meglio, ma riportava per lo più

questa risposta: «Io non veggo, o signore, che si tratti qui d'affari

importanti e pei quali sia indispensabile la vostra presenza. Potete

mandare una procura». A dei giovani, i quali alla domanda del

Direttore intorno al motivo che gl'induceva ad andare in una contrada

straniera, risposero volervisi recare per cagione di salute o per fare

i loro studi, replicò il Direttore: «L'aria di Vienna vi farà meglio»;

oppure: «Andate a studiare in Vienna».

Ond'è che l'uomo il quale, malveduto dal Governo per essersi lasciato

intendere, stretto perciò dall'urgente bisogno di sottrarsi per alcun

tempo all'acerba soggezione in cui sentivasi posto, e speranzoso

altronde di farsi sdimenticare da' suoi persecutori e di ammansirli

col tenersi lontano da loro, diliberavasi ad uscir dallo Stato, non

poteva ottenerne il permesso. Era egli fieramente rituffato

nell'atmosfera letale che lo soffocava, una ferrea mano tenealo fermo

in luogo, e le sue instanze aggravavano la mala disposizione altrui.

Duopo è, mi si dice, il saper resistere alle persecuzioni e non

piegarsi sotto di esse. La qual cosa so anch'io; ma quegli che

condanna lo sgraziato oppresso dalla soma, non è mai stato certamente

nel caso di doverne portare una eguale. Si resiste per un tempo più o

meno lungo; si surroga un'intrapresa novella ad una che sia stata

sventata; si pone in opera novelli mezzi; picchiasi ad ogni porta, nè

si cade d'animo insino a tanto che si spera ottenere un resultato, per

quanto sia tenue. Ma giugne il giorno in cui la convinzione di nuocere

alla causa cui vorrebbe servire s'impadronisce dell'uomo anche

animoso. Gli sovvengono ad un tratto alla mente tutte le faccende che

sono ite a male nelle sue mani, tutte le persone cui ha recato danno

col volere proteggerle; e questa ricordanza, questa convinzione

mortalmente lo feriscono. Tutta la sua energia da quel punto vien

meno; ei si rimprovera i suoi sforzi, vergognasi del suo errore e

delle sue illusioni, abbandona ogni intrapresa, e col cuore straziato

ei corre a nascondere il suo scoramento in un qualche luogo solitario,

in una qualche villa remota, ove si fa agricoltore od artiere. Ne ho

vedute io pur tante di queste ammirabili angosce, di queste acerbe

abdicazioni!

Non cada al lettore di mente che un tale sistema aggrava la Lombardia

di già da due generazioni. La prima resistè valorosamente, nè cedette

senza pugna; la seconda, allevata per l'obbedienza, si è sottomessa

più prontamente.

Dirò, per compendiare il fin qui detto, che il perno del Governo

austriaco è la Polizia; che questa gode di un'autorità sconfinata; che

non la trattiene riguardo di giustizia o di lealtà; ch'essa fa anzi

pompa della sua ingiustizia e della sua slealtà; che non è sottoposta

a verun sindacato, nè ad alcuna responsabilità, tranne quella delle

idee liberali che potrebbero diffondersi, o delle mosse che potrebbero

tentarsi; che nulla accade in Austria senza che essa abbiavi parte;

che non è conferita una carica, sia nei tribunali, sia negl'istituti

della pubblica istruzione, sia nelle finanze, sia nella Chiesa, nella

Corte o nell'esercito, non è concesso favore alcuno, nè inflitto

gastigo, nè fondato un istituto, nè dato, infine, qualsivoglia

provvedimento senza che la Polizia potentemente abbiavi cooperato.

L'onnipotenza della Polizia e del suo direttore si deriva ed estende a

tutti i suoi ufficiali. Ogni uomo che abbia che fare con la Polizia

per segreti o palesi relazioni, è posto al di sopra delle leggi; la

sua testimonianza non potrebb'essere rivocata in dubbio, le sue

pretensioni sono sempre ben fondate. Se non che il titolo o la qualità

che gli conferisce di sì bei diritti alla infallibilità, il titolo

cioè o la qualità di inserviente alla Polizia, lo priva ad un tempo

del titolo e della qualità d'uomo onesto ed onorato; donde avviene che

l'ordine più infamato della società è appunto per questo l'ordine più

potente. Arrogi che quest'ordine è assai numeroso e sempre più cresce

di numero, perocchè la spia essendo tal fatta d'uomo che inspira minor

fiducia d'ogni altro, non appena è trovato, che si pruova subito il

bisogno di farlo spieggiare da altri. Ed ecco in quali termini stieno

le cose, verbigrazia, in un villaggio. L'invigilatore d'offizio del

Comune per la polizia, è il commissario di Distretto; ma in cambio di

far fondamento sopra di lui, il direttore dà all'aggiunto l'incarico

d'invigilare attentamente sopra di esso; ma non appena l'aggiunto ha

accettato l'onorato incarico, che la sospettosa sollecitudine del

direttore è di nuovo ridestata. Perocchè, come può egli confidare che

costui sarà più fedele del suo capo, mentre ha un salario minore? Per

lo che il primo commesso è fatto invigilatore sopra l'aggiunto, e fa

riguardo a questi l'istesso ufficio che l'altro fa riguardo al

commissario. Lo spionaggio forma in tal guisa una catena in cui

vengono ad annodarsi anche i contadini che hanno un po' di

intendimento e d'ambizione. Il parroco è anch'egli talora uno degli

annelli principali di questa catena; e il suo esempio, accompagnato

dalle sue esortazioni, non basterà esso a persuadere ai semplici

abitatori del contado che lo spionaggio è il punto in cui coincidono e

felicemente si uniscono l'interesse e il dovere?

Ho detto che gli uomini della presentanea generazione, sottentrante a

quella del 1821, si trovarono posti fin dalla più tenera infanzia

nella condizione di orfanelli allevati da una madre timida e di corto

senno, o da vecchi congiunti, ancor più timidi e meno assennati. Ho

detto che l'educazione pubblica che ricevettero nella loro adolescenza

non tendeva ad altro scopo che a fiaccare in loro ogni energia, ad

inspirar loro l'unica virtù dell'obbedienza, ad inculcar loro queste

massime: dovere l'uomo prudente cansare ogni briga; esser tenuto

l'uomo giusto e buono a nodrire una sconfinata riconoscenza inverso al

sovrano, che, nello spogliarlo d'ogni diritto, lo esime da ogni

imbarazzo per non lasciargli altro debito da adempire che quello della

sommessione. Ho detto che all'uscir dalla Università, colla mente

ancora colpita dalle mostruose dottrine che loro sono state insegnate,

quei giovani si trovano oppressi effettivamente sotto il sistema di

spionaggio e di tirannia che è stato loro annunziato o, sto per dire,

promesso come il migliore possibile governo. Veggono gli uomini

generosi ridotti alla impotenza di procurare il bene, perseguitati ed

angustiati persino nelle loro cose domestiche; e scorgono, dall'altro

canto, i vili ed imbecilli servitori che hanno posto a frutto i

funesti ammaestramenti della loro infanzia, insigniti dei segni

esteriori della pubblica considerazione, conseguire l'intento di tutte

le loro intraprese, passeggiare fastosi per le vie della città, col

sorriso sulle labbra, la cera d'uomo contento, grassi e ben pasciuti.

Chi meraviglierà che il più gran numero di questi giovani esposti

senza schermo ad una serie di seduzioni, ch'ebbe principio, per così

dire, fin dalla loro nascita, si lasci trascinare dalla corrente, cada

in un certo quale torpore e si persuada da senno che la sua resistenza

non avrebbe buon esito? Chi meraviglierà, perimenti, che il picciol

numero di quelli il cui animo non può piegarsi a mostrarsi soddisfatto

di un tale stato di cose, non sappia trovare altro migliore compenso

che quello di abbandonare le città e il mondo per andare a sospirare

liberamente ne' campi?

Studi intorno alla storia della Lombardia negli ultimi trent'anni e delle cagioni del difetto d'energia dei lombardi · 第 14 / 15 段