Altro scoppio di risa, e poi la domanda: -- Lei?
-- Si, io. Perche? Non le sembra l'originale conforme al ritratto? Ma
proseguiamo.
Riprende il _tic tac_ della macchina, ma dopo un po' domanda:
-- Signore, per favore: ho caldo. Non avrebbe un bicchier d'acqua?
Suono. Prego di portare un bicchier d'acqua.
Desdemona ricompare con un bicchier d'acqua e con una faccia, questa
volta, anche piu impressionante.
Cio mi preoccupa: ma la signorina, affatto. Prende il bicchiere dal
vassoio di Desdemona, e beve. Beve con grazia e dice anche lei: --
Delizioso!
Questa parola mi perturba. Ah, dolce malinconia! quel giorno, presso il
pozzo: delizioso tutto, l'acqua, lo _champagne_, la morte: tutto,
fuorche Ginetto Sconer.
-- Proseguiamo, signorina.
Ma dopo un po' interrompe ancora e dice con stupore: -- Ma questo e un
romanzo!
-- Ma le pare? Sono le mie memorie.
-- Ma no, e un romanzo. Io me ne intendo di letteratura.
-- Anche lei si intende di letteratura?
-- Certo, ho fatto le tecniche. Oh, ma delizioso, delizioso,
delizioso....
-- Che cosa?
-- Il romanzo.
E da in uno scoppio di nuove risa, che mi ricordano gli squilli della
contessina Ghiselda.
Ma nel ridere, lo sgabello le sfugge, perde l'equilibrio, e mi cade fra
le braccia.
-- Oh, _pardon, pardon_, signore.
Io la prendo e la rimetto in equilibrio, ma in questa operazione dovetti
constatare che sotto la vestina esistevano due quote gemine di una
consistenza che non si sarebbe sospettato; perche realmente questi
fiorellini rachitici, cresciuti sull'asfalto di Milano, sono piu tenaci
che non si creda a prima vista.
Io non saprei ben ridire come sia avvenuto: io era partito dettando le
mie memorie, e mi sono trovato la signorina fra le braccia.
*
Abbiamo sospeso la dettatura. Del resto e cosa nota anche nei ministeri
che la dattilografia complica piuttosto le pratiche, invece di
semplificarle.
Quando lei ha saputo che io ero gerente della societa X*** e compagni,
fu compresa da molta ammirazione.
Cio mi compenso degli oltraggi subiti da quella stupida Oretta.
Io le raccontai le mie sventure ed ella ne ebbe pieta: -- Oh, povero
signore! Ma quelle signorine -- diceva -- non hanno avuto buon senso.
E sempre quello che e parso anche a me, ma non osavo dirlo.
Io stupisco: ho consumato tanto tempo per cercare chi mi dica: "Io ti
voglio tanto bene"; e la signorina Zeta mi ripete spesso: "Quanto sei
simpatico, Ginetto!"
Certo la signorina Zeta e un surrogato; ma noi viviamo nell'eta dei
surrogati: non e indicata per l'erede; ma e tanto tempo che si sente
ripetere che gli eredi devono essere aboliti. In questo caso pensiamo
soltanto alla nostra felicita personale.
Si trascorre qualche ora piacevole con la signorina Zeta: parla con
garbo, non si stupisce di certe sciocchezze, conosce i nomi delle
_films_ del cinematografo, delle attrici, se ne intende di mode, di
vetrine, e entusiasta della produzione della mia ditta. Tratta l'amore
come un fatto di ordinaria amministrazione. Ha un suo decoro, non manca
di rispettabilita. La posso benissimo condurre in qualche gita con me.
In fondo essa e rappresentativa di una classe che si va sempre piu
affermando: il proletariato; un proletariato senza calli, direi
intellettuale, ma riconosciuto. Potra occupare un buon posto nel mio
stabilimento.
*
Ma io mi sono sempre dimenticato: bisogna che mandi venti lire al dottor
Pertusius per le sue prestazioni.