I suoi occhi espressero un grande stupore.

-- Io certo no, -- risposi. --..... Un bamboccio ottenuto con onesta

collaborazione -- aggiunsi.

Le sue labbra sorrisero di un piccolo pallido sorriso, che mi

incoraggio.

-- E poi?

-- Lei poi da il latte al suo bamboccino.... -- continuai

persuasivamente.

-- Io dare il latte?

-- Lei o la balia, come preferisce.

-- E poi?

-- E poi il bamboccino diventa grande..., un bel bamboccione.

-- E poi?

-- E poi dara il braccio a mama: diventera la consolazione di papa e

mama, cioe crescera sano, buono, ordinato....

Io parlavo, e lei mi seguiva docilmente, come trascinata da me.

-- E poi? -- domando ancora.

-- E poi, e poi! E poi passa la vita.

-- Allora perpetuare la specie?

Mi guardo con due occhi cosi attoniti che io vidi passare per essi

l'imagine bianca della follia, onde dissi a me stesso: "Ginetto, sta

attento a quello che fai": ma quel giorno ero deliberato a tutto.

Rimasi anch'io sorpreso a quella domanda, _allora perpetuare la specie_.

Io stavo per affrontare una grande battaglia. Colmai i bicchieri: io

bevvi, ella bevve.

-- Contessina -- dissi -- anch'io ho inteso dire che il matrimonio e in

crisi, che e una formula oramai superata: ma con tutto questo, che vuol

che le dica? Mi pare che una mogliettina graziosa, intelligente, buona,

capace di ricevere e dare consigli, congiunta ad un uomo solido,

equilibrato, intelligente, corpo d'un cane!, sia sempre una bella

instituzione.

-- Io dovrei -- disse -- allora diventare proprieta di un uomo.

-- E un uomo, viceversa, sarebbe sua proprieta.

-- Ed io dovrei essere oggetto di piacere per un sol uomo?

-- Questa certo sarebbe la formula desiderabile. Quanto poi al piacere

-- osservai pudicamente --, mi pare che sarebbe una cosa reciproca.

Ella non sorrise nemmeno.

-- E se io mi stancassi? -- domando.

Ella aveva fatto questa domanda impura con tanta purita che io

palpitavo, ma non osai di toccarla.

-- Ah, contessina -- dissi -- ma chi sara mai l'uomo che possedendo lei

non fara di tutto perche lei non si stanchi?

Sorrise come ascoltasse una fola lontana, e disse: -- Io allora dovrei

fare come le altre fanciulle che cercano marito.

Allora io mi buttai nella voragine.

-- Contessina, premetto; -- dissi -- ma nella fattispecie lei non ha

bisogno di cercare, perche vi sono io.

-- Lei?

Con che tenerezza, con che languore proferi quel _lei_! Le sue pupille

mi guardarono. Io vi ero caduto dentro come nel mare.

Ella sorrideva. Non so perche, rimasi attonito anch'io quando quel _lei_

mi fece capire che _lei_ ero _io_. Ripetei.

-- Perche no? Io!

Mi guarda.

-- Non capisco che cosa ci trovi di strano, che mi guarda cosi. Lei

trova tutto bello, tutto delizioso: l'acqua, i fiori, le bestioline. A

me pare che potrebbe trovare passabile anche Ginetto Sconer. Io sono

uomo di parola, io la faccio _basilissa_ sul serio. Lei ha la sua villa

delle Cipressine. Lei le vuol bene perche ci e nata. Noi supponiamo che

vi siano i vetri rotti, i soffitti che cascano, e, sopra, tante

ipoteche. E allora noi porteremo via le ipoteche, metteremo i vetri

nuovi, rifaremo i soffitti. Se poi invece di un bamboccio, ne vogliamo

far due, ne faremo due, ne faremo tanti. Quanti lei vuole. Tanti

contessini e contessine, vestiti di bianco, per il giardino delle

Cipressine, rimesso a nuovo, con tanti bei fiori; e dietro una _nurse_

inglese col manto di viola. D'inverno staremo a Milano, nella mia

palazzina, o andremo anche in riviera, se fa bel tempo. Faremo anche

qualche bel viaggio, se le piace. Non le pare un bel programma? Ma la

pianti con Cioccolani e l'_Attileide_!

Io ero liquefatto, come si vede, da essere raccolto col cucchiaio, come

dicono a Milano. Mi aspettavo di essere raccolto, e invece lei disse:

-- Ah, no!

Ed ella proferi questo _no!_ con tanta passione che l'incanto fu rotto,

e mi sentii come da una forza centrifuga trasportato ancora dalla

voragine del mare su la riva. Il sangue pero mi girava nella testa, e

intanto sentivo la sua voce quasi piagnucolosa che diceva:

-- Anche lei, Sconer, come tutti, contro Cioccolani.

-- Ma vuol mettere me con Cioccolani? Capisco quell'altro, ma

Cioccolani, evvia! Io non potevo farle il torto di credere che lei fosse

innamorata di quel Mardocheo....

-- Ah! -- esclamo come la avessi punta. -- Non lui, ma il suo genio.

-- Ma che genio! Genio, caso mai, sono io che ho realizzato dal nulla.

Io ero furente: io avevo affrontato la pazzia, la poverta, la

letteratura, il matrimonio, per suo amore. Invece niente. Come avessi

raccontata una fola. Nemmeno l'onore del rifiuto.

Io non fumo che in circostanze solenni, ma in quel momento accesi una

sigaretta senza nemmeno domandar compermesso.

Sentivo ancora la sua voce, monotona come la pallina della _roulette_,

che cadeva ancora dentro Cioccolani: sentivo queste parole, _Attileide,

ascesi, genio, superamento, fanciullino, tutti contro il genio che

appare_.

-- Oh, non l'abbandonero io.... -- disse in fine.

-- Se lo tenga.

-- E nemmeno abbandoneremo la partita. Voi ci aiuterete, Sconer, e vero?

Incredibile! L'incoscienza di quella donna arrivava sino al punto di

ignorare che lei aveva offeso mortalmente un uomo come me.

-- In che modo aiutare? Sono un letterato di Roma o di Milano forse io?

-- Ma voi siete amico di Lionello.

-- Ebbene? Che c'entra Lionello?

-- Lionello e un puro.

-- Con qualche riserva. Puro ero io, signora.

-- Intendo dire nel senso che Lionello e un uomo arrivato, superiore

all'invidia, accolto in tutte le grandi riviste, in tutti i grandi

quotidiani. Egli potrebbe far l'atto generoso di aiutare un suo

confratello annunciando con articoli entusiastici, come sa far lui, la

prossima epifania dell'_Attileide_. Che ve ne pare?

-- Uhm! Non ne so nulla.

-- Avevamo pensato ad un giro per l'Italia, dando lettura

dell'_Attileide_.

-- Eccellente idea.

-- E questione della voce....

-- Gia, manca le _phisique du role_.

-- Pero la stampa dell'_Attileide_ e decisa. Prima si penso ad una

grande rivista, poi abbiamo deciso per il volume.

-- Ah, benissimo.

-- La casa editrice di Milano ha pero mandato un preventivo di spesa un

po' forte: diecimila lire.

-- Gente mercantile a Milano. E poi col rincaro della carta....

-- I suoi genitori che non sanno che figlio hanno....

-- Io credo che lo sappiano....

--.... si sono rifiutati di dare dieci mila lire....

Intervallo di silenzio.

-- Per questo motivo anche giovedi scorso sono venuta da voi.

Secondo intervallo di silenzio.

-- Avreste voi, Sconer, da prestare dieci miserabili mila lire?

-- Dieci mila lire, contessina, non sono mai dieci miserabili mila lire.

-- Per me si.

-- Non discuto: sul danaro esistono opinioni disparate, che spiegano il

loro frequente trasloco da una tasca ad un'altra.

Lei si era venuta a sedere vicino a me su di uno sgabelletto, e comincio

a piegarsi per accarezzare con la manina la stoffa dei miei calzoni.

Faceva la boccuccia, e girava gli occhi smorti.

-- Faccia il piacere, contessina, stia ferma con quelle mani.

-- Caro, caro Sconer, fate un piacere a me. Naturalmente il denaro vi

sara restituito, perche il libro avra un enorme successo.

-- Quale libro?

-- L'_Attileide_.

-- Ah, si, l'_Attileide_! Non ne dubito, la fiducia nel successo e la

prima condizione del medesimo. Ma io non ne tratto.

-- E perche non volete trattare?

-- Perche e un affare che non conosco, ed e sistema della nostra Casa di

non trattare gli affari che non si conoscono.

-- Ma se ve ne ho parlato tanto....

-- Non dico di no: ma non e la mia partita.

-- Ebbene, Sconer, trattiamone esclusivamente come affare. Volete una

cambiale firmata da me e da Cioccolani?

-- Me ne guarderei bene.

-- Allora, come volete, Sconer, trattarne come affare?

-- Ne vuole trattare proprio come affare, contessina?

-- Oh, caro, caro Sconer.

-- Contessina -- ripetei -- lei e disposta proprio a trattare come

affare?

-- Certamente.

Cominciai: -- Il fatto e questo: lei vuol varare l'_Attileide_ del suo

Cioccolani.

-- Precisamente.

-- Lei faccia come la signorina Ester.

Io cerco moglie! Romanzo · 第 44 / 50 题