-- Certo -- continuo Melai -- bisognerebbe non ritornare in Italia!
Sanno che io nei primi giorni avevo la nostalgia dei tremila metri? A
Torino, a Milano, caffe aperti, cinematografi aperti, la luce elettrica,
la gente che vi guarda con occhi strani. Batte le mani, guarda con
curiosita. Non sanno che andiamo a morire? Gli amici vi riconoscono e
dicono: "Oh, chi si vede!" Come dire: "Non sei ancora morto?" No, il
paese non sente la guerra! Quegli altri si, la sentono! Anche il nostro
soldato non sente la guerra; si batte bene, muore; ma per lui la guerra
e _disgrazia_. Chi sa? Forse per questo siamo eroi. Ma i giornali questo
non l'han detto.
-- Ma non interessano i giornali? -- domando l'avvocato.
-- Non interessano.
-- E chi vincera la guerra?
-- Non interessa! Interessa a chi poi scrivera la storia; a chi, dopo,
dividera la terra; ma a chi deve morire non interessa.
-- Ma la patria? ma la gloria? -- domando l'avvocato.
-- Si, certo -- disse Melai. -- Ma non so perche: tutti quelli che
sentono la patria o la gloria se li porta via la morte. Sono come dei
predestinati.
Madama Caramella era con la gola aperta, come avesse dentro una domanda
che voleva venir fuori. E venne fuori.
-- Fanno molta paura i morti?
-- Molta paura? No. Un po' di notte che sembrano guardare la luna, ma
paura, no. Sono morti. Un po' di puzzo.
-- Cosi che lei non avrebbe paura -- domandai io -- ad ammazzare una
persona.
-- Perche dovrei aver paura?
-- Ma non siamo tutti cristiani? -- usci dalla bocca aperta di madama
Caramella.
-- Si dice: ma nella guerra si domanda la mia pelle, e io gli domando la
sua.
Soltanto una volta Melai aveva provato un certo senso....
Lo preghiamo di raccontare.
Racconto.
-- C'erano, lassu, in una villetta due signorine molto gentili, che
erano rimaste sole: parlavano veneto con grazia, accoglievano a
trattenimento i nostri ufficiali. Una notte, il capitano scopri che
dalla villetta partivano segnalazioni. Non c'era dubbio: le signorine
avevano gli apparecchi in casa. Del resto la sorella maggiore ha
confessato, e si e presa la responsabilita anche per la piu piccola.
-- Ed e stata messa in prigione? -- domando Oretta.
-- No, la abbiamo fucilata.
Oretta guarda smarrita Melai. Lo guardiamo anche noi. Melai sorride: --
E come si fa?
Silenzio.
-- Ed e morta?
-- Eh, gia.
-- E come e morta?
-- Molto bene: avanzo, grido: "Franz Joseph, Urra! Urra!". Caduta,
pareva una rondine.
Silenzio.
Oretta trema; l'avvocato aveva il sigaro spento.
In quel punto nel silenzio della campagna si senti _tin tin_,
dolcemente. Era l'Ave Maria.
Oretta fece il segno della croce. Quasi ci segnavamo anche noi.
*
Abbiamo accompagnato Melai al tram per la partenza definitiva. La
signora mia suocera lo ha avvertito che in fondo alle calze trovera la
sorpresa di una caramella.
Io gli ho detto affettuosamente:
-- Lei, signor Melai, e un po' alto di statura. Veda di non sporgere con
la testa. E se mi permette, eviti le azioni cavalleresche. Io, intanto,
le mandero della polvere di nostra creazione contro le bestioline.
Il ritorno fu molto eloquente fra me e l'avvocato; monosillabico con la
signorina Oretta.
-- Si ha da vedere -- dice l'avvocato -- dopo tanti anni che e stato
fabbricato il mondo, dopo Grozio, dopo Alberigo Gentile, che gli uomini
si devano scannare, massacrare! Chi l'avrebbe mai detto?
-- Qualche cosa, pero, si capiva -- dico io. -- Mi ricordo
dell'esposizione di Milano, nel 1906. Qui c'era il padiglione della
Francia: era l'arte _de se deshabiller_. Di fronte c'era il padiglione
della Germania. Bene, sa lei che cosa ci avevan messo all'ingresso
principale? Due bocche di cannone. "Ohi la!" mi ricordo che ho detto. E
l'anno scorso, un commesso di una casa di Lipsia mi diceva: "Fate buoni
acquisti, signor Sconer, perche quando nostro imperatore dara il
segnale, la Germania si muovera come un serpente d'acciaio". Cosa vuole?
Non avevano piu soldi, e l'imperatore ha detto: "Ragazzi miei, perche
volete rubare in casa del vostro buon papa? Andiamo a rubare in casa
degli altri". E stata una festa per tutti i partiti. Se la va, la va! La
guerra e un affare.
-- Ah, -- esclama forte madama Caramella-e perche non c'e piu religione.
-- Brava! -- dico io. -- Quello che diciamo noi a Milano: _non c'e piu
religione._
Ma ecco che l'avvocato _da fuori da matto_, e dice:
-- Se non ci fosse quest'angioletto, andrei a farmi ammazzare anch'io.
Allora l'angioletto _da fuori da matta_ anche lei, e dice:
-- No, papa! no, papa, anche tu.
-- Ma ci sara bene la Divina Provvidenza! -- dice ancora madama
Caramella.
-- Gia, ma non si muove -- le dico io. -- Ma sa, avvocato, che ora
abbiam fatto? Oramai e mezzanotte. E domattina devo essere a Genova.
Parto con l'automobile.
*
Mentre lo _chauffeur_ metteva in ordine la macchina, l'avvocato diceva:
-- Guarda che luna!
Gli alberelli, fermi nella luna, parevano d'argento.
-- E pensare, in una notte cosi serena, quella povera Francia, quel
povero Belgio....
-- E anche questa povera Italia, caro avvocato -- dico io --, perche non
si sa mai! -- Ma tu -- dissi allo _chauffeur_ -- non guardare la luna e
non pensare al Belgio, perche vogliamo arrivare a Genova: e non a Vega,
o in fondo a qualche burrone.