E venuta la contessina col poeta Cioccolani. Questa volta lui si ricorda
chi sono io; e dice:
-- Buon giorno, caro Sconer.
-- Cavalier Sconer, se permette. _Caro Sconer_ me lo faccio dir dalle
amiche. (Mi pare che non abbiamo mai mangiato pasta e fagioli insieme.
Buon giorno? ma veramente era sera oramai).
-- Delizioso, delizioso, -- esclama la contessina -- questo _chalet_,
sepolto nel verde. Venite a vedere, Cioccolani. Oh, come l'avete
scoperto, Sconer?
-- La prego, contessina -- dico -- non entri. Staremo fuori, qui nel
giardino.
-- Avete misteri? qualche ninfa dei boschi e prigioniera forse nel
vostro castello, Sconer?
-- Contessina, che cosa sento mai! Con la di lei imagine nel cuore, e
possibile?
-- M'avete l'aria di essere donnaiolo, voi.
-- Oh!
-- Siete forse un uomo pudico, voi?
La contessina chiama il suo mammalucco per giudicare se io sono
donnaiolo o uomo pudico. Ma subito dopo e chiamato per altra faccenda:
-- Cioccolani, Cioccolani, venite, venite. Ah, superbo!
Cioccolani e la contessina sono saliti su la montagnola. Sento lei che
dice:
-- La, la, dall'altra parte, quella sciabolata di luce verdelettrica! I
cipressi che si incendiano lassu come candelabri pazzi! Quella nuvola
che si sfalda; ecco ecco: cadono le torri, i cornicioni d'oro. Cavalle
in corsa frenetica, liocorni, chimere!
-- La demogorgone! -- risponde lui.
Che cosa era successo? Una cosa che accade tutti i giorni: tramontava il
sole.
Lei gestiva e gridava come fa la Valchiria quando si rappresentavano le
opere tedesche alla Scala. Lui, immobile, pareva Napoleone primo che
assiste a una battaglia.
Io ne approfitto per andare alla villa dell'avvocato: -- Lisetta, presto
-- dico -- fate il piacere: ho degli ospiti. Pregate la signora se ha
qualche cosa da servire, quello che c'e: caffe, rosolio, vermut.
Mi vien da ridere: mi pare di essere corso per chiamare i pompieri che
vengano a spegnere l'incendio della contessina.
-- Ma dove era lei? -- mi dice quando io ritorno. -- Ha perso un
magnifico spettacolo: il sole agonizzava col suo piu rosso e soffocato
singhiozzo.
-- Lo vedremo domani a sera.
-- Siamo venuti -- dice la contessina -- a leggere i _Canti Ermetici_.
Si ricorda, vero?
"Proprio no", ma rispondo: -- Perfettamente! Eccellente idea! E perche,
scusi, "ermetici"?
-- Perche in apparenza non si capiscono....
-- Ah, benissimo.
-- Non si capiscono -- corresse Cioccolani -- nel senso delle parole
tradizionali; ma danno il senso panico anche alla persona piu idiota.
-- Cosi che lei vuol vedere che effetto fanno i suoi versi sopra una
persona idiota? Caro lei, non si confonda: dica pure. Pero guardi che
lei e un bel tipo.
Non si confonde mica.
-- "Idiota" vuol dire -- dice gravemente -- nel suo senso primitivo,
_persona non iniziata_.
-- Per lei vorra dire cosi, per me vuol dire, "stupido". Ma lei parla in
poesia e la cosa non mi riguarda.
-- Sconer, vedete -- si affretta a dire la contessina --, e come per la
messa cantata di cui vi parlavo. Ammetterete, Sconer, che il popolo non
comprende i versetti rituali; ma ne subisce la suggestione.
L'incidente e esaurito.
Viene Lisetta. Porta un bell'apparecchio: tovagliolini, rosoli gialli,
biscottini, e.... caramelle.
La contessina si drappeggia in una sedia di vimini.
La seduta e cominciata. Quanto e durata? Non so. Certo molto tempo.
Ricordo che la Lisetta aveva portato poi due lampade da giardino: da
principio le due fiammelle non facevano lume. C'era ancora sospeso il
crepuscolo: poi fiammeggiarono, poi si consumavano rapidamente.
Deve essere trascorso molto tempo.
Da principio sospettai che si volessero prendere gioco di me. Io non
capivo niente. No: facevano sul serio. E allora mi venne da ridere
dentro di me.
Lei stava ora immobile come una statua: e lui in piedi, con il libro in
mano, si sbracciava e strideva forte con quella vocina: _Io sono un
bolide lanciato nell'infinito. I grilli, seghe che sfaccettano il nero
enorme della notte cristallina; i grilli, tendini di musica tesi
disperatamente nello sforzo di tener ferma la notte che straripa._
Era poesia, ma mi e venuto questo pensiero: "Se io dovessi scrivere cosi
ai clienti, mi sospenderebbero il pagamento delle tratte"; e allora ho
provato una gran compassione per quel povero Cioccolani.
-- Stia attento -- mi avverte lei, toccandomi.
Sobbalzai.
-- Arrivano gli spettri.
-- _Gogo, gogogo, Orin Orin!_ -- fa lui. -- _Arrivano di corsa gli
spettri! ecco gli scheletri che battono le nacchere: gogogo!_ -- e
faceva una voce che mi venne in mente la gatta di quella mattina. --
_Noi siamo insaziati di volutta, gogogo! La vita non ci ha dato la
volutta! Gogogo!_ -- Povero giovane!
Forse leggera tutto il libro. La contessina stava immobile, e anch'io:
ma io guardavo la contessina. Quelle due cosine gelatinose, di cui la
signorina Oretta e tuttora sprovvista, li, invece, davanti alla
contessina, si sollevavano lentamente e poi si abbassavano. Anche se non
sono di moda, stanno sempre bene. _Gogogo!_ Venivano i brividi anche a
me. Le caviglie delle gambe ogni tanto le guizzavano; e guizzavo
anch'io.
-- _Gogo, gogogo.... Orin!_ -- seguitava lui.
E lei diceva a me:
-- Sente i ritmi, gli anapesti, gli ottavini?
Ma io, negli intervalli del _gogogo_, sentivo certi tuffi soffocati.
Sono corso via, un momento. Era la Lisetta, dietro lo _chalet_, che
scoppiava dal ridere.
-- Fa il piacere, va via!
*
La seduta e finita. C'era la luna. Cioccolani si asciugava il sudore.
Mi parve che seguisse un po' di silenzio imbarazzante.
-- Veramente di effetto -- dissi io.
-- Vero? -- esclamo la contessina, come riscossa da un sogno. -- Mi fa
piacere, Sconer, sentir lei parlare cosi. E una lirica assolutamente
pura! Adesso lei non prova che un _arriere-gout_; ma ad una seconda
audizione, sentira tutto il dinamismo del Pan ultra-sensibile.
-- Perfettamente.
Silenzio con la luna.
Per me la "lirica" era lei, e ne sentivo tutto il dinamismo.
-- E l'_Attileide_, signor Cioccolani -- domandai a lui -- e del genere?
-- Supera -- dice la contessina.
-- Gli altri poeti -- declamo allora Cioccolani -- hanno plasmato
modeste imagini; noi abbiamo soffiato il nostro alito dentro le imagini
stesse. Non basta! Quella era l'umanita. Noi vogliamo superare
l'umanita. Ed io ho l'onore, o signore, -- conclude tragicamente -- che
al mio paese mi chiamano imbecille.
-- Anche a me e accaduto qualche volta -- risposi, -- ma io non ci bado.
Sono cose che accadono agli uomini superiori.
-- Bravo, Sconer -- esclama la contessina con entusiasmo. -- Fate largo
alla divina giovinezza che viene!
Ma la luna si era fatta bianca e alta lassu: le candele gocciolavano.
Dico io: -- Contessina, se loro vogliono accettare la mia ospitalita,
ben volentieri. Ma li prevengo che l'ultimo tram passa alle undici e
mezzo. Mi dispiace che lo _chauffeur_ dorma lontano di qui, se no, li
farei accompagnare con la mia _auto_.
*
Cosi li ho accompagnati sino al tram. C'era la luna, e un lume nella
campagna come di giorno.
Disse la contessina: -- Sventuratamente bisognera per l'_Attileide_
rinunciare al teatro all'aperto come era nostra intenzione, e sopprimere
molti Unni.
La luna batteva in pieno sul volto della contessina. Pareva di
madreperla. Parlavano poi della luna. Che cosa dicessero non so bene, ma
parlavano della luna. Disse la contessina guardando la luna: -- Tutta
questa terribile bellezza da sostener da sola!
-- Ah, poteste, Ghiselda, sostenere voi la parte di Genoveffa! -- disse
Cioccolani.
Ma che facciano proprio sul serio? Perche, dopo tutto, anche per i poeti
viene il momento di farsi una posizione riconosciuta.
E percio domandai:
-- Lei, signor Cioccolani, intende anche nella vita di seguitare a fare
il poeta?
Mi guardarono tutti e due come se il pazzo fossi io.
-- E i suoi genitori sono contenti?
-- Non parliamo di quella gente -- disse la contessina. -- Suo padre
avrebbe la pretesa che andasse dietro alla trebbiatrice a contare i
sacchi di grano. I genitori sono inutili quando non comprendono un
figlio di genio.
Finalmente arrivarono gli occhioni bianchi del tram.