Stupore!
Esco dallo studio dell'avvocato, e incontro per il corso la contessina
con la madre.
Innebriante! Trionfale! Porta un bastoncino, ha grandi piume, pare la
figura della _Tosca_. Accanto alla sua magnificenza saltellava sui
tacchi lucidi il poeta Cioccolani, come un cagnolino al guinzaglio. Era
anche lui, come me, tutto primaverile.
E prima la contessina a fermarmi per ringraziarmi dei _marrons glaces_ e
del mio bellissimo madrigale.
-- Ma si copra, la prego.
Io ero rimasto col capo rigorosamente scoperto, con molta ammirazione
dei buoni provinciali, e soltanto al suo comando deposi la maggiostrina
su la mia lucida capigliatura.
-- Ma lor due non si conoscono? -- domanda la contessina.
-- Mi pare, mi pare, -- fa il poeta Cioccolani.
Parlava con l'_erre_ moscio. -- Mo' vada la che mi conosce! -- dico io.
La contessina lo scusa, dicendo che lui va soggetto a distrazioni
incredibili.
Bella _maggia_ questo poeta, come dicono a Milano.
-- Se lei mi permette, contessina, io devo farle un secondo madrigale:
la sua presenza illumina di vibrazioni moderne queste vie da medio-evo.
Il Comune le dovrebbe dare, almeno, un diploma di benemerenza.
A questo mio complimento la contessina scoppia in una serie di "Ah! ah!
ah!" cosi squillante che la gente si volta a guardare. Ma lei ride
finche ha finito. Quando ha finito, mi dice:
-- Il Comune? Il Comune socialista qui di P***? Se potesse, mi darebbe
lo sfratto. Dica, dica lei, Cioccolani.
-- La fine di Giovanna d'Arco -- dice il poeta.
-- _Je m'en fiche_ -- dice la contessina.
La contessa madre, che ha inteso rumore, si fa tradurre all'orecchio il
mio madrigale, e lo trova molto appropriato. Mi vuole far sapere
personalmente che nell'evo-medio i suoi antenati camminavano per le
strade di P*** come su di un proprio feudo.
*
Ci soffermiamo alla solita pasticceria. La vecchia prende un _melange_
con molto latte, perche con molta cioccolata, perche con molto zucchero,
perche con molte paste. La contessina prende un te molto _frappe_: il
poeta solo del gelo, cioe un gelato.
(Io mi sono servito qualche volta di un poeta per fare versi per le mie
_reclames_. Era un uomo spettrale, che beveva liquidi infiammabili.
D'altronde e notorio che i poeti si nutrono di eccitanti).
Manifesto questa opinione: ma non e approvata.
-- No, no, no, liquori! -- esclama la contessina. -- Precisamente il
contrario. Ora poi che Cioccolani e in istato di grazia e di martirio,
guai se prendesse eccitanti.
Domando se il signor Cioccolani sta poco bene.
-- Sta creando -- dice la contessina.
Mi permetto di domandare che cosa sta creando.
Cioccolani si e irrigidito e non risponde.
-- Un poema drammatico -- risponde per lui la contessina.
-- In prosa o in versi? -- domando io.
Il poeta fa una smorfia di disgusto.
-- Superato! In prosa lirica -- dice la contessina.
-- Ah, benissimo -- dico io. -- E sarebbe?
-- L'Attileide, o Attila re degli Unni, ossia la lotta delle stirpi.
-- Press'a poco come adesso -- dico io.
-- Vedete, vedete? -- esclama la contessina. -- Vedete, Cioccolani, che
capisce anche lui?
(Lui sarei io.)
-- Raccontate, raccontate Cioccolani, quante persone vi saranno su la
scena.
-- Piu di trecento -- dice allora Cioccolani: -- Unni coperti di
pardalidi, vescovi mitrati, cavalle avare, nazarei con le cesarie
intonse, gli ultimi legionari romani, le vergini di Santa Genoveffa. La
tragedia si svolge in tre grandi stazioni; la prima ad Aquileja, la
seconda sui campi Catalaunici, la terza in una cattedrale di Pannonia.
Sinceramente, donna Ghiselda, mi sarebbe necessaria almeno una gita ad
Aquileja per qualche studio archeologico: ma adesso le autorita militari
frappongono difficolta....
-- Scusi -- mi permetto di osservare, -- ma mi pare che Attila re degli
Unni sia un personaggio poco simpatico.
Il poeta non risponde: ma la contessina si infiamma: -- Poco simpatico
Attila? Ah! Il magnifico genio della stirpe, il purificatore sublime!
Mi permetto di non capire.
-- E semplice -- risponde la contessina. -- Attila e la _Nemesis_, che
purifica con l'esterminio l'umanita.
-- Mi dispiace, ma non posso condividere questa opinione.
-- La guerra, egregio signore -- dice Cioccolani, -- e nient'altro che
la catarsi di purificazione: l'olocausto offerto ai geni oscuri delle
stirpi.
Senonche a questo punto il poeta Cioccolani muto voce: -- Ma cameriere,
cameriere, venite qui: e inaudito!
Ha trovato una cosa nera nel gelato bianco.
-- Cosa c'e in questo gelato? Guardate! -- E presento al cameriere la
cosa nera su la punta del cucchiaino.
Una mosca!
Disputa se e una mosca. E una mosca constatata.
La contessa madre, che finora ha vuotato mezzo il cestello delle paste,
si sveglia e vuol vedere.
-- Orrore! Una mosca!
Seconda disputa col cameriere se la mosca era caduta allora, o durante
la mantecazione del gelato.
La contessa madre vuole interloquire e dice misteriosamente: -- Adesso
gli operai fanno apposta a mettere le porcherie nelle robe che devono
mangiare i signori.
Terza disputa se e stato quel cameriere oppure un altro cameriere a
portare il gelato. -- Ma pretendete forse -- dice Cioccolani -- che io
vi guardi in faccia per vedere chi e il cameriere che mi serve? Io
constato una mosca. Ignorate, o ignorante, quanti milioni di microbi si
nascondano sotto le ali di una mosca?
Non dice mica male; ma mi pare che si possa risolvere la questione con
l'ordinare un secondo gelato: e cosi il pericolo della mosca e
eliminato.
-- La guerra -- riprese Cioccolani immergendo la paletta del cucchiaino
nella crema del gelato, -- la guerra e sempre un'opera di purificazione.
-- Sara benissimo. Pero scusi, signor Cioccolani -- mi permetto di
osservare, -- io credo che questa sua tragedia non potra avere oggi un
gran successo. Qualche anno fa era di moda la Germania, e andava bene.
Ma adesso...! Pensi che questo inverno, a Milano, e uscita appunto una
satira contro la Germania, col titolo a un di presso come il suo... (Ma
cosa hanno da ridermi in faccia tutti e due mentre parlo?)
-- Ah! ah! ah! -- fa Cioccolani.
-- Ah! ah! ah! -- fa la contessina.
Mi pare che ridano alle mie spalle.
Quando hanno finito di ridere, la contessina mi spiega: -- Ma non e
Attila che vince! Chi vince e Roma, cioe il genio _latino_.
-- Allora siamo a posto.
-- La potenza della tragedia e immensa, -- mi spiega la contessina. --
Lei sa che quando Attila si presento ad Aquileja, sopra il cavallo,
sotto la cui unghia non crescera filo d'erba, la cosa era molto grave.
-- Lo credo bene.
-- I cristiani con qualche secolo di predicazione pacifista avevamo
smobilitato l'esercito delle legioni romane: ma la venuta di Attila
richiama il Papa sul terreno della realta. Che cosa deve fare il Papa?
Mobilitare! ma che cosa mobilita? Non c'e piu esercito. Allora, secondo
una leggenda, popolare anche oggi, ricorre a San Pietro e San Paolo. Ma
che cosa vuole che potessero fare San Pietro e San Paolo? La leggenda
cristiana dice che San Pietro e San Paolo fermarono Attila. Cio e
assurdo: Attila e il principio antitetico al Cristo: l'uno illumina
l'altro, niente piu! Attila, fin che puo, va avanti e non indietro. Lei
capisce benissimo che il giorno in cui Attila accetta di farsi frate, la
storia si ferma come un orologio che ha consumata la carica. Mi guarda,
signor Sconer?
Io la guardavo infatti, un po' inebetito.
-- No! non e il Papa con le sue ideologie, -- prosegui la contessina, --
che ferma Attila; e una donna sublime, santa Genoveffa, che con la clava
spacca la testa di Attila, e allora Attila capisce subito, ed e anche
fermato.
-- Che vorrebbe significare -- dico io -- che, per persuadere i
tedeschi, non c'e che un mezzo: spaccare la testa.
-- Si! si! si! Vedete, Cioccolani? Capisce anche lui. Capiranno anche le
turbe.
(Lui sarei sempre io. Non e lusinghiero).
-- Scusi, contessina -- domando, -- Attila e veramente morto cosi?
-- Attila veramente e morto in un congresso carnale in Pannonia; ma e
stato Cioccolani a ricavare da questo fatto comune un altissimo
significato simbolico.
Cioccolani e commosso, benche silenzioso. Io mi congratulo con lui.
-- Lo rappresentano a Milano questo dramma?
-- A Milano? -- dice allora Cioccolani. -- Questo dramma non puo essere
rappresentato che a Roma, il centro della latinita.
-- E il dramma -- dice la contessina -- che deve destare l'anima delle
turbe romane.
-- Questa -- mi permetto di obbiettare -- credo che sia una cosa
difficile, commuovere i romani.
-- L'arte puo tutto!
-- Allora non parliamone piu.
A questo punto Cioccolani guarda l'orologio sul braccialetto e dice: --
Sono le undici. La messa e gia cominciata. Venite, basilissa?
-- Mi dispiace; c'e mamma che e un po' debole.
(Mi ha vuotato un cestino di paste e la chiama debole!)
Il poeta se ne va.
-- Anche il signor Cioccolani e cosi religioso?
-- Veramente Cioccolani -- risponde la contessina -- va a sentire la
messa cantata per inspirarsi per il terzo atto dell'_Attileide_. Vedete,
Sconer: la messa cantata contiene elementi lirici e drammatici di
primissimo ordine che agiscono su le turbe. Le turbe non capiscono
niente, ma si muovono con la suggestione lirica. I versi di Cioccolani
sono come la messa cantata: non sono versi, sono ponti lirici, su cui le
turbe devono passare. Devono! Il brivido panico, il furore dionisiaco
investe le turbe, e passano la dove vuole il poeta. -- Qui la contessina
si fermo, guardo con occhi strani, e poi disse: -- Ah voi, ma che dico
voi, nessuno puo comprendere quale tragedia interiore si e svolta
nell'anima di Cioccolani, e anche nella mia!
Non capisco; e si deve vedere che non capisco, perche mi domanda:
-- Conosce lei i _Canti Ermetici_ di Cioccolani?
-- Mi dispiace....
-- E stata la sua prima affermazione lirica: il suo cervello e radio!
(Un milione al grammo!)
-- Ebbene, i _Canti Ermetici_ sono passati inavvertiti in Italia.
L'Italia ignora Cioccolani! Ma non e ignorato in Germania: in una
_Geschichte der jungen futuristichen italienischen Literatur_,
Cioccolani e elencato tra i guerrieri piu audaci, _die tapfersten
Soldaten_ che hanno spezzato il marmo sepolcrale della tradizione. Lei
capisce benissimo che unicamente per questo fatto Cioccolani conserva un
obbligo di gratitudine verso la Germania....
-- Scusi, contessina, anch'io sono sempre stato in ottimi rapporti con
le ditte tedesche, ma mi sembrano un po' macellai.
-- E la caratteristica dei grandi popoli, -- risponde con indifferenza.
Io guardo quel suo volto con sempre maggior stupore. Ella, mentre cosi
parla, prende con la mano la tazza del te: con volutta versa il
contenuto giu nella gola. Sento un gorgoglio. Con la lingua ripassa su
le labbra. Te, liquore, sangue: quella donna mi pare avida di volutta.
-- Inoltre, -- riprese ella, -- noi amiamo la Germania; noi invidiamo
(lei naturalmente non lo andra a riferire) questa _elite_ di guerrieri,
di politici e di scienziati, che fanno marciare tutti i senza-patria del
mondo in servizio dell'unica patria germanica! Ebbene, noi abbiamo
sacrificato questi nostri sentimenti personali, io e Cioccolani: e siamo
al servizio d'Italia, di questa democrazia che e il regno
dell'incompetenza. Questa e la nostra tragedia! Ma cosa vuole? Noi siamo
nobili e il nostro dovere e di sacrificarci.
E strano! Ma anche avendo un cervello ordinato metodico come e il mio,
viene un senso di capogiro. Desidero prendere commiato.
-- Torna a Milano? -- mi domanda.
Dico alla contessina che ho preso in affitto, per la mia genitrice, un
piccolo _chalet_.
-- Verremo una sera con Cioccolani e le faremo conoscere i _Canti
Ermetici_.
-- Contessina, scusi, quel _basilissa_ che dice Cioccolani, cosa vuol
dire?
-- Parola bizantina, vuol dire _regina_.
*
Finalmente sono solo. Vado in cerca della mia anima. Oh, povero Ginetto
Sconer! E io stavo per sposare quella donna cosi istruita. Ma io sarei
finito in una casa di salute!