Come certe cose procedono sempre a un modo per tutti, non è da far
meraviglia che anche per Gaspare ed Erminia le nozze, il viaggio di
nozze e il resto, tutto procedesse bene. Ma per Erminia e Gaspare la
luna di miele sarebbe durata Dio sa quanto, se Dio non avesse permesso
a una cattiva donna d'intorbidarne il dolce chiarore; di provare quel
che possa l'odio di una donna e a che perfidia la sospinga la vendetta.
Fu così: l'ingegner capo, quando Bicci tornò all'ufficio, riebbe ore
di umor buono; durante una delle quali disse a lui, il solo benvisto
subalterno: — Silvia desidera fare la conoscenza della sua signora.
Contentiamola. Tanto, da mia moglie sua moglie non imparerà nulla che
già non abbia imparato.
Tredòzi errava, ignorando che Silvia qualche cosa sapeva la quale
Erminia non avrebbe dovuto saper mai. E a parte anche ogni sospetto,
a un uomo onesto quale Bicci ripugnava un'alleanza tra sua moglie e
l'antica amante.
Sarebbe un'immoralità! Faremo una visitina di dovere, e basta....
Ingenuo! La signora Silvia, ch'era sagace, in questo mentre aveva
conchiusa amicizia con la Squiti; cosicchè la relazione temuta e
sconvenevole diventò naturale, necessaria.
Eppure Gaspare s'illudeva ancora; perchè alle conversazioni in casa
Tredòzi venivano, oltre che gli Squiti, molti altri; e si ciarlava e
sonava (solo Tredòzi fuggiva appena vedeva il clarinetto); nè rimanevan
tempo e agio per confidenze tra Silvia e Erminia.
Ma a poco a poco la perfida donna, abile a non farsi scorgere da
alcuno fuorchè dalla sposina, cominciò a tormentar Gaspare con
occhiate patetiche. E non bastava: gli susurrava, fugacemente, parole
all'orecchio; parole di nessun conto, ma piano piano, quasi in segreto.
«Se Erminia non ingelosisce — pensava Bicci — è un angelo».
Più! più! La cosa andò tant'oltre che egli dovè pensare:
«Se non ingelosisce, non mi ama». Ah! l'infelice — molto infelice, tra
breve — non imaginava in che belva l'angelo si trasformerebbe, in che
demonio scatenato!
Infatti incontratolo un giorno per via, Silvia gli disse:
— Oh, caro amico! Andiamo! Accompagnatemi a casa.
Si schermì: non poteva; l'attendeva Erminia.
— Allora accompagnerò io voi.
— Non importa....
Ella sorrise.
— Non temete che Erminia sia gelosa. Non è una stupida, lei!
Altro che gelosa! Lo accolse, dopo, un mostro infernale.
— Miserabile! Infame! Vi ho sorpresi, finalmente! Quella sfacciata
t'accompagna anche a casa, dopo i convegni!
— Non è vero!
— Sì: me l'han detto! lo so! lo sapevo! Chi era quella che veniva a
trovarti quando io era fidanzata a Enrico? E me ne sono accorta troppo
tardi! Assassino!...
— Erminia, t'inganni....
— Infame! Mi son lasciata ingannare! Io! A questo modo! Io! da te!
La bile si disciolse in pianto; ed ella prese a invocare il morto, in
guisa che straziava l'anima:
— Ah Enrico, Enrico! Tu mi amavi! Tu mi saresti rimasto fedele
eternamente!... Non mi avresti tradita, tu, con la moglie del tuo
capoufficio! Oh il mio Enrico!... È un'infamia! un'infamia!
Proteste, giuramenti non valsero; la confessione sincera e piena non fu
creduta; la felicità di due che s'adoravano, distrutta per sempre; il
letto coniugale diviso per sempre....
*
No: il letto restò diviso solo due notti; chè Erminia volle togliere al
marito ogni ragione di tradirla.
Ma certi libri dello zio spaventarono, atterrirono Gaspare un mattino
ch'egli li consultò, sentendosi alcune fitte alla nuca. Urgeva, secondo
quei libri, un rimedio.
«Mi farò trasferire lontano di qui; dove mia moglie non abbia più
ragione d'amarmi tanto».
Maledetta però la gelosia! Dice il proverbio _chi sta bene non si
muova_; e chiedere un trasferimento da Bologna valeva come sfidare
la pazienza dei superiori. Ah quanto fu brutto quel mese d'incertezza
affannosa nell'attesa del trasloco!... Lo manderebbero in Sicilia? in
Sardegna? in Calabria? Dove? Dove, buon Dio?
.... Fu trasferito a Milano. Ma eccoli che anche questo bel colpo
di fortuna non fu sufficiente alla pace di tutti, alla contentezza
assoluta di Gaspare. Perchè, alla notizia, Luigi divenne cupo; scosse
il capo mestamente.
— A Milano? A Milano, io? Signorino, le due torri io non le lascio!
Eppoi, se con la signora, andiamo poco d'accordo a Bologna, s'imagini
a Milano! Insomma, io non ci vengo.
— Luigi, ti prego....
Ogni preghiera fu inutile. Asciugandosi gli occhi, Luigi scoteva il
capo, e ripeteva nel suo linguaggio:
— Povero padrone! Che «zuccata!» Oh che «zuccata» abbiamo avuta!