.... — E perchè fuggire da un paese come l'Eldorado?
— Ero infelice — mestamente rispose Edon, e rilevò gli occhi dal
vocabolario italiano-volapuk che Polla, la mattina, gli aveva portato
a casa e da cui egli in due ore aveva imparato quanto linguaggio
basterebbe a certi eruditi professori per uso domestico se non
universitario.
Alla risposta dell'amico, Polla s'intenerì. Non potendo credere che in
un paese dove per le vie e per i campi tutti potevano raccogliere di
quei tali ciottoli, ci fossero divisioni di classi, nè che dove gli
uomini volavano ci fossero tiranni e mancasse la libertà, pensò che
qualche terribile sventura, fuori dell'ordine economico e politico,
avesse colpito l'uomo a lui caro, ormai, più che un fratello; e si
propose di tenerlo allegro, distrarlo in ogni modo e, sopratutto,
nascondergli i guai della nostra vita civile. «Edon ha cuore —
diceva fra sè —; ha l'intelligenza di un uomo perfetto; dunque per
non affliggerlo con suicidi, delitti, miserie e con le carneficine
internazionali e i resoconti dei Parlamenti, abolisco i giornali
quotidiani!» Gli premeva insomma che, essendo irreparabile l'ordigno
per volare, l'amico non scappasse per ferrovia appena fosse deluso e
stanco del vecchio mondo e dopo che si fosse accorto del pregio che vi
hanno i diamanti, gli smeraldi, i rubini e anche i pezzi d'oro.
Certo, sarebbe stato meglio per ambedue che Edon non apprendesse mai
il potere delle gemme e dei quattrini in cui Polla le convertiva; e da
bravo amico Polla ci si provò, recandosi lui solo dai gioiellieri con
una o due pietre alla volta e piccine, e pagando di nascosto i conti
all'albergo nel quale s'erano trasferiti. Ma presto l'altro volle
andare in tram, dove curiosamente vide scambiare i soldi coi biglietti.
— Non usano questi da voi? — chiese l'amico con faccia tosta,
mostrandogli le monete.
Edon sorrise; negò col capo; cercò di esporre l'ordinamento economico
della sua patria. Ivi i quattrini non usavano più da secoli, perchè
vi abbondavano i frutti della terra da cui la scienza chimica traeva
e riduceva gli alimenti; vi abbondavano inoltre i prodotti del suolo
necessari alle arti e alle industrie, sì che ciascuno viveva secondo il
proprio bisogno e secondo il proprio desiderio.
Polla era rimasto intontito, quasi a ricevere un colpo di mazza sulla
testa.
— Come? — gridò poi. — Non solo ci avete la realtà dell'ideale
socialista, ma anche dell'ideale anarchico!
— Ideale socialista?... — ripeteva Edon traendo il vocabolario, —
Ideale anarchico? —; e intanto Polla ricorreva alla difficoltà più
grande che aveva incontrata ne' suoi studi e nella sua fede.
— Dite, dite — domandò: — in che modo vi regolate, voialtri, per la
misura del lavoro?
Edon non comprendeva e stava per chiedere più ampia spiegazione,
quand'ecco uscì lui pure in un oh! di meraviglia, perchè scorse
scintillare la mano di una _cocotte_ che avevano di fronte.
Il socialista era divenuto di bragia in volto, non per pudore. Susurrò
in fretta all'orecchio dell'amico:
— È un brillante falso!... È una _cocotte_.
Ma già lo sguardo di Edon aveva sorpreso in altre mani senza guanti,
oro e smeraldi, e fu bell'e fatta; che se gli anelli si portavano
per ornamento, avevano un pregio, e se avevano pregio gli anelli,
ne avevano anche le pietre; e se per andare in tram erano necessari
i soldi, più soldi dovevano essere necessari per adornarsi mani e
orecchie.... In conclusione, Polla dovette chiedere l'ordinamento
finanziario ed economico del nostro sciagurato paese, e, quasi fosse
una bella cosa, permettere all'ingenuo fratello di tornare a casa
perchè voleva pietre da cambiare subito in valute!
Ah quanto Polla fu pentito di non aver messo da parte per sè alcuno dei
brillanti più grossi! Che colpa essere troppo onesti!
Per fortuna Edon era buono, ingenuo al pari di un bambino, nè avvertì
altri guai dopo quello della moneta. Anzi per le strade e per le
piazze manifestava una giocondità, una meraviglia, una beatitudine
a cui era difficile trovare confronto. Si meravigliava e godeva come
noi quando fossimo trasportati d'improvviso in una illustre città al
periodo splendido del Rinascimento e vivendo di quella vita, per noi
oggi storica e fantastica insieme, conservassimo l'illusione per cui
il passato ci sembra più bello del tempo presente, e di quella età
conoscessimo i beni senza conoscerne male alcuno. Ora attonito, ora
ilare, ora meditabondo a cercare la ragione di una cosa e, trovatala,
giulivo ed entusiasta, Edon non si stancava di correr qua e là sebbene
non fosse avvezzo a girar molto e quantunque tanto frastuono di ruote e
di carri lo stordisse. In estasi a dirittura lo traeva la vista delle
signore, così eleganti negli abili diversi; così agili e provocanti
nelle forme; così facili al sorriso nel salutare; così flessuose
nell'incedere, così graziose nell'arrestarsi, nel sogguardare, nel
porgersi allo sguardo altrui. Commentando l'ammirazione sua propria,
che le costringeva a dolci soliloqui, egli con interrotte parole
riferiva all'amico che nel suo paese ragioni di pubblica salute avevano
privata di grazia la donna abolendo busti e cinture, e che l'igiene
v'imponeva una sola e pallida tinta nelle stoffe, e, che, per di più,
il perfezionamento della specie aveva condotto il genere femminile
a quasi un sol tipo; onde qua da noi gli piacevano fin le brutte. Ma
quasi non minore diletto gli dava la vista dei cavalli, il nobile e
mite animale espulso d'Eldorado dal progresso meccanico.
— Non ci avete nemmeno asini? — domandò Polla.
— Asini? — Edon consultò il vocabolario.
Più resistenti, di asini ne restava qualcuno anche là. E i tram?
I tram elettrici non gli erano riusciti del tutto nuovi, ricordandosi
d'averne visti, sebbene costruiti meglio, nella sua fanciullezza.
Del resto, troppo ci sarebbe a dire intorno le impressioni ch'egli
riceveva dalla vita multiforme e molteplice della grande città; dai
monumenti storici per noi e quasi preistorici per lui; dalle case e
dai palazzi moderni per noi e per lui antichi: basti affermare che un
ragazzo venuto di campagna o un barbaro si sarebbe divertito meno.
Ma nessuna sorpresa di Edon doveva superare quella che per Edon
medesimo ebbe Polla. Il quale, non potendo accontentare l'amico
desideroso di vestire a mo' d'un ufficiale dei corazzieri o di un
ufficiale di cavalleria, il giorno dopo fu costretto a istruirlo
intorno agli eserciti permanenti e a rivelargliene i danni con non
poche maledizioni tribunizie a tutte le nazioni europee.
Ebbene, Edon il quale già parlava spiccio (oh che disposizione alle
lingue!) ribattè che quella degli eserciti gli sembrava un'istituzione
saggia. Aggiunse press'a poco:
— La guerra è nella natura delle cose, degli animali e degli uomini;
ma noi d'Eldorado, che abbiamo aboliti gli eserciti, abbiamo violata la
natura. Miseri noi!
Polla, che non voleva disgustarlo, si strinse nelle spalle e si limitò
a ripetere che gli eserciti costavano troppo.
Invano: l'uomo d'Eldorado era già persuaso che nel costo delle cose,
cioè nel comprare e nel vendere, e nell'uso del denaro fosse la più
attiva forma di civiltà e di progresso; giudicava che il lavoro a
salario fosse proficuo alla «produzione» e alla vita d'un popolo; e
ragionava press'a poco così:
— Chi spende di più, è più forte! Chi è più forte, è più potente! Chi
è più potente, è più temuto! Chi è più temuto è più glorioso! Chi è più
glorioso, è più contento! Beati gli europei! beati voi, o italiani!
Allora Polla, invece d'urlare come nei comizi, tacque; finchè disse:
— Levatemi una curiosità. In che modo vi regolate da voi per lo scambio
dei prodotti? Mi spiego: voi che professione esercitavate laggiù..., o
lassù?
— Il giardiniere.
— Bella professione! Ma che regola avevate nel dare i fiori in cambio o
dei cibi o dei vestiti o degli ordigni per volare? Che regola vi hanno
tra loro i commercianti, i professori, gli operai?
Sorridendo alla domanda strana e inutile, rispose Edon:
— L'educazione.
— L'educazione? — urlò Polla.
Già: per educazione lavoravano tutti; per educazione non richiedevano
più del ragionevole negli scambi. Ad esempio lui, Edon, che faceva
il floricultore, non avrebbe mai voluto da un meccanico più d'un paio
d'ali, o più d'una poesia da un poeta, per un mazzo delle sue rarissime
rose azzurre.
«Oh povero me! — pensava Polla — in Eldorado sono a tal punto?» In che
modo avrebbe dunque potuto illudere e ingannare a lungo nelle belle
apparenze della nostra società un uomo disgraziato senza dubbio in
famiglia, ma allevato in una società così perfetta?
— A parte le disgrazie domestiche — mormorò il socialista, prima uso a
sbraitare, — quali cittadini, voi d'Eldorado, sarete felici.
Non l'avesse mai detto!
— Felici? — gridò Edon a voce alta, rosso in viso quale non era stato
mai. — Felici in un paese dove il valore delle cose è determinato
dall'educazione? dove la ricchezza non è premio alla fatica? dove non
si lavora per guadagnarsi il pane col sudore della fronte? — Si arrestò
mormorando a sua volta qualche parola del suo armonioso linguaggio:
forse bestemmie, forse insolenze; poi, data un'occhiata al vocabolario
per rimettersi, riprese: — In Eldorado è sconosciuto il piacere
d'adempiere i propri doveri, la voluttà del sacrificio! L'istinto
battagliero dell'uomo vi si è perduto! Mentre voi avete fino i re,
i presidenti di repubblica, i pontefici, noi non abbiamo nemmeno i
_policemen_! Oh sì.... la felicità degli uomini è nella disuguaglianza
economica, civile, morale!
«È pazzo!» pensò Polla, mentre si mordeva le labbra; e taceva. Egli,
che amava le polemiche, era costretto a non discutere, per paura di
disgustar l'amico; era costretto a non svelare i mali segreti della
nostra misera civiltà. «È matto da legare!»
La sorpresa e la paura del bravo socialista scemavano solo al pensiero
che un ignoto dramma domestico avesse turbate le facoltà mentali
dell'amico.
Ma l'altro intanto pareva attendere una conferma alla sua sentenza.
E allora Polla, non ostante il suo prudente proposito, non potè non
sorridere e non dire:
— Io però credo che in Eldorado non si stia male come voi dite. Vorrei
andarci!
L'amico lo guardò negli occhi. A vedere che non scherzava, rimase
triste e silenzioso. Non parlò più sino a che non rientrarono
all'albergo; dove, abbandonando il vocabolario, parlò per chiedere:
— Come chiamate voi uno a cui?... — e fece con la mano un gesto che
significava il cervello andato a rovescio.
Polla comprese.