Appena in grado di levarsi la signora partì per la città ad affrettarvi
i preparativi delle nozze e la riparazione dello scandalo: questo
tanto più ingiusto in quanto che era seguito a una disgrazia grave. Ma
incrudelivano nelle chiacchiere i vecchi compagni di gioco; e quindi
una nuova ragione per Limosa a detestare le carte. Egli, in quel
mentre, rimeditava la purissima luna di miele anticipata; le ore di
felicità trascorse al letto dell'inferma quando, parlassero o stessero
cheti, sì dolci cose s'erano dette.
Era un fenomeno stranissimo: pareva a Gianni che Claudia si adattasse a
lui con le parole, gli sguardi, i sorrisi, le intenzioni del pensiero
e dell'animo; nè avvertiva che lui s'adattava a lei, s'ingentiliva,
poetizzava sè medesimo; e parlava a voce sommessa; e camminava in punta
di piedi....
Come ebbero risoluti tutti i problemi della felicità avvenire e scelti
i luoghi da stare durante le quattro stagioni, e i viaggi da fare, e
i metodi da tenere nell'educazione dei figlioli maschi e femmine, e
contenuti i trasporti d'amore, per divagarsi si eran dati alle Letture.
Limosa leggeva _I tre Moschettieri_, ritrovandosi non in Porthos, a
cui rassomigliava un poco, ma in D'Artagnan; ed ella trovando lui in
Aramis, al quale non rassomigliava affatto. Oh la beatitudine di quelle
ore!; la gioia di comprendersi a vicenda, di conoscersi ogni dì meglio!
Inutile dire che le carte non eran state desiderate dalla signora, la
quale avrebbe dovuto giocare (ohibò!) con un braccio solo e sul letto;
e che il buon Limosa alle carte quasi non ci pensava più. Pensandoci
diceva tra sè: «Se mi sbagliai nel metodo di correggere Luisella, che
è una bestia, non sbagliavo certo per Claudia, che è un angelo. Nessun
dubbio che dalla mia abnegazione era già nata la pietà, e che dalla
pietà sarebbe venuto l'amore. Luisella però — che sia benedetta in
eterno! — l'ha fatta innamorare e guarire del vizio in un colpo solo.
Adesso posso star sicuro che di gioco non se ne parlerà mai più.»
Infatti chiodo scaccia chiodo, o un diavolo scaccia l'altro.
Compiuti dunque i preparativi, subito Claudia telegrafò: _Sono pronta_;
e Gianni, che era pronto da un pezzo, accorse....
*
.... I testimoni e i congiunti più stretti hanno accompagnati gli
sposi alla ferrovia, ammirando la disinvolta esperienza nella sposa,
la semplicità d'uomo un po' inesperto in certe cose di circostanza, ma
sicuro di sè, nello sposo. E senza lagrime si affrettan gli addii; sono
giocondi gli auguri di buon viaggio.
_Tatà_.... Un fischio.... Partenza!
Nè il treno è ancor fuori della tettoia che già lo sposo tira le
tende della carrozza, forse perchè il sole a loro festa dardeggia i
cristalli, o perchè non gl'importa, a Gianni, della veduta esterna.
Or come la sposa lascia cadere il mazzo di fiori, che effondono una
fragranza soverchia, lo sposo mormora:
— Finalmente soli! liberi! Sei mia, Claudia! Legàti per sempre! Oh
Claudia!
Ella sorride in un modo, in un modo....
Ma ecco: si alza, si svincola; e mentre col braccio risanato trattiene
lui e l'impedisce, dalla tasca del mantello trae fuori un pacchetto, e
mostrandolo vittoriosa, gloriosa, irresistibile:
— Facciamo una partita?
Doni nuziali.