Una profonda gioja è dentro di lui: nessuna nebbia offusca il suo

cervello; nessuna paura turba il suo spirito. Egli vede, ode, respira

liberamente. E l’aria del mattino lo delizia come un elisire; e il

frullo d’ali, il cinguettìo dei passeri su gli alberi, gli strilli dei

galli sparsi per la campagna gli accarezzano dolcissimamente l’udito

come una musica; e quel cielo pallido pallido, dove qualche raro astro

tremula ancora, quel paesaggio raccolto, vergine, un po’ nebbioso,

affascinano la sua vista e lo rapiscono. Egli esce dall’estasi e

rientra nella vita col sentimento orgoglioso e sereno di chi ritorna

in patria dal paese della Fortuna. — È giorno? È un nuovo giorno che

s’avanza? E benedetto sia questo giorno che lo ridesta alfine tra le

braccia della Felicità!

— Flavia, ti amo — egli esclama, volgendo le pupille piene di luce

verso di lei, prendendole la mano come per esprimerle tutta la

gratitudine che gli fluttua nell’animo.

Ella arrossisce, si turba, si svincola tremante e inquieta dalla sua

stretta. Lo sgomento, onde fu assalita, in vece di diminuire, sembra

che aumenti sotto lo sguardo beato e riconoscente che tutta l’avvolge.

— Dio mio, che ho fatto! — mormora, coprendosi il viso colle palme,

rabbrividendo forte al ricordo del fallo irreparabile. — Che penserai

tu di me, ora?

— Penso che tu sei la _mia_ donna e che nessuno omai mi ti può

contendere, perchè sei mia, interamente mia.

Ella gli gitta un’occhiata obliqua e paurosa, e s’avvicina un poco a

lui, timida, umile, sottomessa come una schiava.

— Oh, Aurelio, — continua con la voce implorante: — tu non devi pensar

male di me, non devi accusarmi.... Sei tu che l’hai voluto, tu che

m’hai inebriata, tu che m’hai resa folle... Ora tu devi amarmi molto,

soccorrermi, salvarmi, perchè, lo vedi, io son debole e non ho più che

te solo al mondo.... Puoi far di me ciò che tu vuoi... Io sono una cosa

tua, io t’appartengo....

— Tu m’appartieni ed io pure t’appartengo, Flavia, — egli interrompe,

sorridendo, rassicurandola con un gesto calmo e affettuoso. — Se tu

temi, se dubiti di me, sei ingiusta. Quest’ora di beatitudine che m’hai

data, è la prima ora felice della mia vita, ed anche la prima sincera.

Io non potrò dimenticarla mai, intendi? mai, ed essa mi lega a te più

di qualunque giuramento, di qualunque rito, di qualunque legge.

— Bisogna ch’io discenda, adesso, — ella prorompe d’un tratto,

concitata, scrollando la testa, distogliendo gli occhi da quelli di

lui. — Forse è già troppo tardi!.. Ah, che imprudenza! Che imprudenza!

Fa l’atto di levarsi bruscamente in piedi, ma le forze l’abbandonano ed

ella ricade di peso su la terra.

— Lo vedi? Son morta!... Ajutami, per piacere.

Il giovine di scatto s’è alzato. Sembra che sia più grande, più valido,

più forte che non mai, tanto energico e fiero è il suo portamento.

Offrendole le due mani aperte, egli l’attira a sè e la solleva ritta

senza il minimo sforzo, come una piuma.

— Addio, Aurelio, — ella dice freddamente, sotto voce, senz’osare di

guardarlo, arrossendo di nuovo poi che si trova in piedi d’avanti a

lui.

— Non vuoi che t’accompagni?

— No, no! È meglio che tu resti qui, è meglio ch’io discenda sola....

Posso incontrare qualcuno in giardino....

— A più tardi, dunque!

La riprende con dolcezza tra le braccia e soggiunge con un accento

teneramente carezzevole:

— A più tardi, anima, e.... per sempre!

— Oh, sì, per sempre, Aurelio! Per sempre!

È questo l’ultimo fuggevole lampo di passione in lei — il primo dopo il

risveglio.

Ella lo bacia su le labbra con un furore disperato; si scioglie

immediatamente da lui; tenta di ricomporre un poco il disordine dei

capelli e delle vesti; poi, senz’altro, gli volge le spalle ed esce in

corsa dal nascondiglio.

— Ti amo! Ricordami! — le grida dietro il giovine, che il suo sgomento

e la sua confusione sembrano aver reso anche più sereno e più grato.

Ella non fa cenno d’averlo udito.

Attraversa il prato a brevi passi assai rapidi; giunge all’imbocco

oscuro della pineta e, senza più rivolgersi, s’occulta d’un tratto in

questa, — anzi meglio è dire, per esprimere la sensazione ch’egli n’ha

avuta, vi si sprofonda.

Rimasto solo, Aurelio s’incammina lentamente verso il poggio, sospinto

da un bisogno intenso di spazio e di frescura. Persiste dentro di lui

quel sentimento di placida allegrezza, che l’ha invaso destandosi dal

suo sogno di delizia, riprendendo la coscienza della vita al fianco

d’una donna amata, nei limpidi prestigi mattutini. Pare a lui in quel

momento che tutta la bellezza dell’Universo gli si spieghi d’avanti

agli occhi soltanto per festeggiare la sua presenza. Pare a lui che

la luce della propria persona sia quella che illumini con palpito

crescente le cose circostanti e la vólta del cielo. Un’onda di poesia

gli scorre nel sangue; i polmoni gli si dilatano ai sapidi effluvii

della campagna; le idee gli balzano dalla mente agili e leggere,

ciascuna portando in sommo l’imagine incantatrice; e una rifioritura di

giovinezza gli si schiude nel cuore, come un’aspirazione possente alla

semplicità originaria, ai salubri esercizii corporali, a una vita di

piacere quasi selvaggia, alla grande e spensierata e primitiva libertà

degli infimi o degli eroi.

E la sua anima dice, esultando: «Ah, finalmente: anche la mia festa

è incominciata! Finalmente: anche per me è battuta l’ora divina

della rivelazione! A che soffrire? A che combattere? Perché inseguire

affannosamente una Chimera, che sfugge a ogni presa e, anche raggiunta,

non lascia tra le mani se non un cencio vacuo e inutile? Amare!

Magnificamente amare! Ecco il segreto della gioja di vivere! Ecco la

causa suprema e il supremo scopo d’ogni esistenza creata!»

Egli vuol rivolgersi in dietro ancora una volta verso il Dolore e verso

l’Ideale; ma non riesce più a scorgere nè l’uno nè l’altro. La Donna è

venuta; e con essa il riposo, l’oblio, l’umiltà, l’acquiescenza beata

all’eterna incommutabile legge che regola nell’infinito spazio il

trasmutare della materia organica.

Così egli sale, solitario tra i mobili rossori dell’aurora, la dolce

erta impressa dalle orme di mille passanti, verso un’altura limitata

perduta tra altre innumerevoli alture.

Intorno a lui, i rami degli alberi vacillano a pena a pena,

abbandonando al vento qualche foglia vizza o qualche stilla di

rugiada. Nella calma pallidezza dell’aria un nuvolo di passeri mette

un cinguettìo vivace; i galli, delle fattorie sparse su le colline,

mettono i loro gridi spavaldi; e le pecore dai chiusi, qualche tenero

belato; e le giovenche, qualche profondo cupido mugghio; e un asino

dalla valle, il suo immenso singhiozzo, unico lamento nell’universale

gajezza delle cose.

Egli è giunto al sommo dell’altura e deve sostare, sconosciuto

pellegrino stretto intorno dall’umile giogaja, avendo a tergo,

invisibili, le creste alpestri baciate dal cielo.

D’innanzi è la natività del sole, e in questa s’affissa ebro il suo

sguardo. Da un mare di nebbie quasi sanguigne si libera un gran disco

vermiglio e s’estolle con lento moto fatale verso l’alta purezza degli

spazii.

L’Illuso leva le due braccia trionfalmente e lo saluta, come

l’apportatore d’un giorno senza tramonto.

_Cerro Verbano, luglio 1894._

_Quinto al Mare, dicembre 1896._

FINE DE _LA SIRENA_.

INDICE.

LA SIRENA.

I. L’apparizione _Pag_. 1

II. L’incontro » 30

III. I fantasmi e le idee » 63

IV. L’Albero del Bene e del Male » 86

V. Echi del passato » 105

VI. Prime nebbie » 123

VII. Al bivio » 151

VIII. Una festa » 183

IX. Il Sogno » 205

X. Tra l’Amore e la Morte » 251

XI. Solo » 303

XII. Il Poema eterno » 338

Segue LA CHIMERA.

_OPERE DI E. A. BUTTI._

ROMANZI E NOVELLE:

L’Automa. 4.ª ediz. (Ed. Treves) L. 4 —

L’Anima. 4.º migliaio. (Ed. Galli) 4 —

L’Immorale. 3.ª ediz. (Ed. Galli) 3 —

L’incantesimo. (Ed. Treves) 4 —

La Chimera (_di prossima pubblicazione_).

Un apostata (_in preparazione_).

L’Eroe del domani (_in preparazione_).

TEATRO:

Il Vortice. (Ed. Galli) 1 50

L’Utopia. (Ed. Galli) 2 —

Gli atei (_in preparazione_).

VERSI:

Le dolorose (_in preparazione_).

CRITICA:

Né odii né amori. (Ed. Bocca) 3 50

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo

senza annotazione minimi errori tipografici.

L'incantesimo · 第 23 / 23 段