un corpo, in cui la dose di fuoco elettrico è alterata, e che si sforza
continuamente di ristabilirsi. Si conviene generalmente, che questo
sforzo sia corrispondente alla quantità di fuoco tolto, od accresciuto;
ma io vado più innanzi, e sostengo aver'altresì un rapporto colla
costituzione del corpo medesimo. E non si ha egli fondamento di
supporre, che quanto più un corpo avrà di elaterio, di solidità, che
è quanto dire più parti riunite, le quali reagiscano contro un dato
grado di elettricità, tanto più presto giugnerà a scuoterla di dosso,
e a liberarsene? In questa supposizione, e per tal verso ben si vede,
che il vetro la vince sopra ogn'altro corpo elettrico, come resine,
legno tosto (di cui ora parliamo) seta ec...... Lo sforzo, che fa
il vetro per vomitar in seno del conduttore il fuoco, onde tende a
disfarsi è il più vivo, ed energico...... per breve che sia il tempo
in cui sta a fronte del Conduttore, troppo v'incalza di scaricarsi di
questo fuoco; per non isgorgarne una quantità considerabile...... la
quantità del fuoco posto in moto negli altri corpi (legni, resine ec.)
è spesse fiate più grande, ma questo moto è men vivo, e pigro anzichè
no...... In questa inerzia, se mi è lecito dir così, che hanno tai
corpi di cacciar fuora, e comunicare ad altri la loro elettricità, io
trovo la spiegazione di alcune altre particolarità molto considerabili:
a cagion d'esempio come un cilindro di legno tosto, un bastone di
ceralacca strofinati, sebbene attirino una leggier foglia in distanza
assai più grande, che non fa un bastone di vetro, non s'affrettino poi
di rispignerla, ne con tanta vivacità, come si fa da esso vetro: come
togliendo, e riponendo alternativamente le armature a una lastra di
legno, o di resina dopo la scarica, le vicende dell'elettricità, che si
è chiamata _vindice_, si protraggano a più lungo tempo, e i segni non
s'estinguano che assai lentamente».
Queste idee potran sembrare ardite, e non abbastanza sviluppate;
confesso io pure, che non rendono adequatamente ragione della
prodigiosa differenza, che passa tra le resine, e il vetro, rispetto
alla virtù di ritenere l'elettricità: in questo ordinariamente non si
mantiene che pochi minuti, in quelle non giorni, ma settimane, e mesi.
Ciò nondimeno le ho volute quì recare, per esser quelle idee che mi
han messo sulla via di giugnere a farmi padrone d'un elettricità, che
ho potuto a buon dritto chiamare _indeficiente_. Ad assegnare però la
compiuta ragione della succennata differenza, altro non rimane, che
di far conto dell'umido, e della grande affinità che ha con quello
il vetro, laddove pochissima ve n'hanno i corpi resinosi. Ma come? Se
anche appannata coll'alito della bocca, o col vapore di acqua bollente
la faccia della resina punto, o poco smarrisce della sua elettricità;
quando al contrario il vetro spogliato ne viene senza pur contrarre
visibile appannamento? Non importa: ho detto, doversi far conto
dell'umido, e dell'affinità del corpo elettrico con questo umido: quì
sta il forte. Nella memoria, che sto preparando verrò a rischiarare
questo punto importante: quì solo dirò essermi accertato con esperienze
dirette, che il vetro può trovarsi in circostanze di mantenere a più
giorni l'elettricità, e quel ch'è più, di non lasciarsela involare
tampoco dall'alito della bocca, che lo appanni visibilmente, appunto
come un simile appannamento non l'invola alle resine.
[40] Lettre d'un Abbé de Vienne a un de ses amis de Presbourg sur
l'Electrophore perpetuel. Vienne 1775.
[41] Questa lettera è stata estratta dal T. I. degli Opuscoli scelti di
Milano.
[42] Osservò Franklin che alcuni fili annessi al catino i quali per
l'elettricità indottavi aveano acquistato un certo grado di divergenza,
l'andavan mano mano perdendo a misura che egli traeva fuori per
mezzo di un cordoncino di seta, e distendeva la catena che trovavasi
prima ammucchiata nel catino; e conchiuse quindi giustamente, che
l'elettricità andava così diradando mercè del propagarsi via via
dalla superficie del catino a quella della catena a misura che questa
svolgevasi: ed in tale spiegazione fu viepiù confermato dal vedere
che lasciata cadere di bel nuovo ad ammucchiarsi la catena in seno al
catino invigoriva la divergenza de' fili; segno evidente, che soppressa
la superficie della catena la porzione di elettricità che toccata le
era, ricorreva ad addensarsi tutta sulla superficie sola del catino.
[43] _Dissertatio de Electricitate_ etc. _Genevae_ 1766.
[44] Comecchè sia più che sufficiente la prova di calare profondamente
nella cavità del pozzo elettrizzato un corpo qualunque perfettamente
isolato (si adopera comunemente un cilindro di carta dorata appeso
ad un fil di seta, e si chiama _secchia_) il quale tuttochè venga a
toccare o il fondo o le pareti giù verso il fondo del pozzo, non ne
tragge la più piccola scintilla, e non ne riporta punto di elettricità;
a me piace più, ed è più palpabile quest'altra prova: accosto la
secchia pendente dal filo ad un lato esteriore del pozzo, o all'orlo,
e veggo che ne trae una scintilla, e capisco che l'elettricità si
comparte dal pozzo alla secchia in ragione delle respettive capacità.
Allora immergo la secchia così elettrizzata nella cavità del pozzo fin
verso il fondo, e vedo che là torna a vomitare la scintilla restituendo
al pozzo l'elettricità da esso poc'anzi ricevuta; infatti tratta fuori
la secchia, trovo che ha smarrita ogni elettricità. Un sol grado
non ne vuol dunque stare nell'interiore dei corpi; ma tutta quanta
l'elettricità si porta, e si raccoglie sulla faccia esteriore.
[45] Questo sperimento veramente originale è riportato, e spiegato
nell'Opera profondissima di Epino (_Tentamen theoriae electricitatis,
et magnetismi_) pubblicata già venti anni addietro, ma molto rara; che
ho avuto occasione una volta sola di scorrere rapidissimamente; e che
ardisco dire non sembra abbastanza conosciuta o intesa dalla più parte
dei Fisici che hanno scritto in appresso sull'Elettricità.
[46] Dopo scritta la prima parte di questa lettera, e terminata quasi
la seconda, scorrendo la Storia dell'elettricità di PRIESTLEY, mi sono
avvenuto in alcuni passi nei quali l'osservazione del vantaggio che ha
un Conduttore, di cui la superficie è estesa molto in lungo, sopra un
Conduttore che ne ha un'eguale ma meno in lungo esteso, e più in largo,
è toccata più che leggermente. Il passo più formale è il seguente
«Io devo quì osservare, che il Sig. MONNIER, il giovine scoprì, che
l'elettricità non si comunica ai corpi omogenei in proporzione della
loro massa, o quantità di materia, ma bensì in proporzione della loro
superficie, e che tutte le superficie eguali non ricevono un'eguale
quantità d'elettricità; ma quelle ne ricevono di più che sono estese
in lunghezza. Così, per esempio, un piede quadrato di stagno, riceveva
molto minore quantità d'elettricità che un bastoncello dello stesso
metallo, che avesse una superficie eguale a quella del piede quadrato».
Phil. Trans. Abridg. V. X. pag. 309, PRIESTLEY hist. of. Electr. Part.
I. Per. VIII. Sect. II. Se pertanto debbo riconoscere d'aver detto
troppo poco coll'insinuare, che di tale scoperta _qualche cenno_
solamente ne avea potuto dare _taluno_, credo d'altra parte aver
detto giusto col soggiugnere che _lungi è bene che la cosa sia stata
posta nel lume che merita_. Quando dunque mi si conceda d'averle io
dato il suo giusto lume, o almeno un nuovo aspetto, avrò pur fatto
qualche cosa: avrò schiarita, e promossa una scoperta che diviene,
e per la teoria, e per la pratica interessante. Mi lusingo d'aver
dimostrato che tal fenomeno dipende dall'azione delle atmosfere
elettriche; alla teoria delle quali ho condotto omai i principali
capi di tutta la teoria elettrica; come a suo tempo farò vedere.
Certamente nè WATSON, nè MONNIER, nè altri che ha parlato comechessia
del vantaggio di prolungare i Conduttori piuttosto che ingrossarli,
hanno motivata la spiegazione ch'io dò dedotta dall'azione delle
atmosfere elettriche. V'ha, se ben mi ricordo, chi si è argomentato
di spiegare la forza maggiore cui giugne l'elettricità ne' Conduttori
lunghi colla legge generale dei fluidi, che esercitano sopra una data
base maggior pressione in ragion che cresce l'altezza della colonna.
Ognun vede quanto una tale spiegazione idrostatica, ed altre consimili
che si siano ideate puramente meccaniche, son lontane dalla mia.
Finalmente dee pur convenirsi, che poco o niun caso si è fatto fin
quì della scoperta di cui parliamo, quando si riflette come si sono
attenuti generalmente i Fisici elettrizzanti ai grossi cilindri, e
sfere per i loro gran Conduttori: al qual uso raccomando io in oggi
i lunghissimi, e discretamente sottili, e mostrandone palpabilmente
i tanto considerabili vantaggi per via di esatti confronti, e troppo
decisi resultati, e coll'esempio del mio gran Conduttore formato d'una
serie di bastoni inargentati di 96 piedi di lunghezza, potrò lusingarmi
d'avere, dopo promossa la teoria intorno alla capacità de' Conduttori,
giovato eziandio alla pratica.
[47] Veggasi Giorn. di Rozier, Febbrajo 1777, secondo problema di
Fisica sopra l'Elettricità.
[48] Questa Memoria è stata estratta dal Tomo 72. P. 1. delle
Transazioni filosofiche di Londra (1782).
[49] Come ciò segua si spiegherà nella 2.ª parte di questa Memoria.
[50] È stato creduto per molto tempo che il calore, e molto più
la liquefazione del solfo, e delle resine, bastasse senz'altro ad
eccitarvi l'elettricità. Ma tranne la _tormalina_, ed alcune altre
pietre, che sì veramente concepiscono l'elettricità pel solo calore, le
resine, e il solfo non è mai che lo facciano, se loro non sopravvenga
qualche stropicciamento, o tocco almeno d'altro corpo. L'errore è
nato come ha avvertito il P. Beccaria con altri, da che ogni legger
tocco della mano, o di checchè altro può bastare in tali circostanze
favorevoli. Senza questo la materia fusa abbandonata a se stessa nel
rapprendersi e dopo, tanto è lungi che contragga alcuna elettricità,
che anzi perde quella qualunque che per sorte aver potesse prima della
fusione, come le nostre sperienze ci assicurano. Nè fia maraviglia;
giacchè tutti i corpi coibenti per un forte grado di calore divengono
conduttori; e i corpi resinosi in ispecie lo sono già, quando si
trovan molto rammolliti, e molto più allorchè cominciano ad entrare in
fusione.
[51] A questo proposito non debbo omettere, che ne' pochi giorni
in cui m'applicai a spiare l'elettricità atmosferica col soccorso
del _condensatore_, non son rimasto senza buon frutto raccorne. Il
Sig. Canton, ed altri assicuravano di aver ottenuto dall'apparato
atmosferico de' segni elettrici più vivi dell'ordinario in tempo di
qualche aurora boreale; ma molti de' fisici non sono persuasi ancora
che l'elettricità influisca in queste meteore, e alcuni lo negano
apertamente. Io stesso ne dubitai moltissimo: ora però parmi la cosa
certa, e posso dire d'averla veduta, e toccata con mano. In quella
bellissima aurora comparsa nella notte dei 28 ai 29 Luglio dell'anno
1780 quando salendo a poco a poco dall'orizzonte fu ascesa tra le
4, e le 5 ore Italiane allo zenit, spargendo tutt'all'intorno un
vaghissimo lume rossigno, il cielo altronde essendo sereno, e ventoso,
si ottennero coll'ajuto dell'apparecchio condensatore da un conduttore
atmosferico ordinario (posto in casa di un mio amico, e dilettante
di Fisica il Sig. Canonico Gattoni di Como) molte belle scintillette
chiare, e crepitanti; quando in tutti gl'altri tempi sereni, e in ogni
ora del giorno, e della notte dall'istesso conduttore, e coll'ajuto
dell'istesso condensatore o non ottiensi scintilla o minutissima
soltanto; e ciò perchè quel conduttore atmosferico non è alto molto; nè
molto ben situato.
[52] Veggasene la descrizione nel suo _Trattato completo di Elettricità
teorica, e pratica, con sperimenti originali_, tradotto dall'Inglese.
Firenze 1779 parte IV, pag. 431.
[53] Vedi il suo trattato, cap. VI. p. IV. pag. 494.
[54] Vedasi la prima memoria latina, della presente collezione dalla
pag. 22 alla pag. 25.
[55] Suppongo quì che siano eguali tra loro i gradi dell'Elettrometro,
voglio dire che segni ciascuno un'eguale quantità di elettricità, in
quella maniera che ciascun grado di un buon Termometro di mercurio
segna un egual addizione di calore. Nel _quadrante elettrometro_
del Sig. Wenly che è il migliore di quanti elettrometri si sono mai
immaginati, e ch'io ho in qualche parte perfezionato, la divisione de'
gradi fatta col compasso non è altrimenti giusta; ma ha bisogno di una
correzione intorno a che mi sono non poco applicato con un successo
maggiore anche di quello che avrei potuto sperare. Penso ora a rendere
tale strumento del tutto _comparabile_: al che se giungo, come ho
luogo di sperare, non tarderò guari a pubblicarne la descrizione in
un colle osservazioni necessarie per ben servirsi in generale degli
elettrometri, ed in particolare di questo mio.
[56] Questa spiegazione bene intesa ci conduce a render ragione in
generale della _virtù delle punte_. A parlar giusto una punta non
isolata, presentata a un corpo elettrico non ha alcuna virtù propria
per attirarne l'elettricità, ella si comporta semplicemente come un
conduttore non isolato che non oppone resistenza al passaggio del
fluido elettrico. Se il medesimo conduttore presenta al corpo elettrico
invece della punta una palla od una superficie piana, non oppone già
egli per questo maggiore resistenza; onde è dunque che l'elettricità
non vi si getta egualmente all'istessa distanza dal corpo elettrico?
Ciò viene dall'indebolita _tensione_, ossia azione elettrica di
cotesto corpo in virtù della più larga superficie presentatagli da
quel conduttore non isolato, la quale superficie componendosi ad
un'elettricità contraria, offre maggior _compenso_ che una punta,
come si è quì sopra spiegato. Adunque in luogo di dimandare perchè una
punta tragga, o getti sì da lungi l'elettricità, dovrebbesi domandare
piuttosto perchè una palla o un piatto egualmente conduttore non
lo facciano: allora io farò osservare che non è già un difetto di
questa palla, o di questo piano, come non è una virtù propria della
punta che metta tale, o tanta differenza; ma bene lo stato del corpo
elettrico e della sua atmosfera (con cui intendo anche l'aria che lo
circonda _attuata_ ad una tensione di elettricità omologa) il quale
decade dalla sua forte tensione a proporzione che s'immergono in detta
sua atmosfera, e si affacciano a lui più punti d'un conduttore non
isolato. Affievolita pertanto l'azione elettrica, è egli sorprendente
che non possa più superare la resistenza di quel grosso strato d'aria
interposta tra il corpo elettrico, ed il conduttore, che supera
agevolmente, quando non presentandoglisi alla medesima distanza che
una punta sottile, la _tensione_ di esso corpo elettrico, e dell'aria
infinitamente meno bilanciata, sussiste nel suo pieno vigore?
[57] Nella mia memoria sulla capacità de' conduttori semplici dimostro
la grandissima _capacità_ che ha una boccia di Leyden comparativamente
alla sua mole appunto perchè l'elettricità che s'infonde ad una
superficie trova un gran compenso nell'elettricità contraria che
prende la superficie opposta, ciò che produce la solita diminuzione
di tensione ec. Ivi fo vedere come 16 pollici quadrati di superficie
armata hanno una capacità eguale a un conduttore di verghe inargentate
lungo presso a 100 piedi, il quale ne ha una grandissima, tal che le
sue scintille producono la vera _commozione_ in un grado abbastanza
forte. Ivi anche accenno come tutti i fenomeni della carica, e della
scarica degli strati isolanti, dell'elettroforo, delle punte ec.
possono dipendere dall'istessa azione delle atmosfere elettriche,
combinata, per ciò che appartiene agli strati isolanti, con una certa
non molto grande resistenza che prova l'elettricità ad affiggersi
alla superficie di questi egualmente che ad escirne, e con quella
incomparabilmente più grande, e può dirsi insuperabile che la impedisce
di diffondersi attraversandone la spessezza. Intorno a che fin dal
tempo in cui pubblicai la descrizione, e le principali sperienze del
mio elettroforo, che fu nel 1775 (vegg. la scelta d'Opusc. interess.
di quell'anno) io avea promesso di esporre tutte le mie idee in
un trattato che avrebbe per titolo _Dell'azione delle atmosfere
elettriche, e de' fenomeni che ne derivano negli strati isolanti_.
[58] Cioè fino al Maggio del 1782. Dopo tal tempo le ho replicate
moltissime volte sempre con egual successo, e molte persone le hanno
vedute.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
senza annotazione minimi errori tipografici.