I proverbi sardi. — Classificazione e statistica dei proverbi.
— Le superstizioni studiate nel proverbio. — Virtù, vizi ed usi
ricercati per questa via. — L’agricoltura, la medicina popolare e
la meteorologia dei proverbi. — Corsa attraverso i proverbi morali,
filosofici e satirici.
Nei proverbi e nella poesia popolare di un popolo sta gran parte del
suo carattere, e chi volesse tentare una psicologia comparata delle
razze umane troverebbe in essi preziosi elementi per tracciare le prime
linee del suo ardito lavoro. Noi studieremo i proverbi e la poesia
popolare in Sardegna e verremo così a conoscere più da vicino la natura
di quelli italiani che nascono e vivono nell’antica Icnusa.
Nei proverbi d’un popolo voi avete sempre la sua sapienza e i suoi
pregiudizi; la sua morale e la sua ironia; che è quanto dire che in
questo evangelo inedito e anonimo d’una nazione voi potete trovare
il pensiero colle sue malattie; il carattere coi suoi sali. Sia
che il pensiero scatti come scintilla improvvisa dal cervello d’un
uomo d’ingegno; sia che maturi lentamente come grano nella spiga
del granaio; sia che guizzi come lampo nelle lotte amichevoli della
conversazione o fra il tintinnio dei bicchieri; o sorga come grido
di tutto un popolo dinanzi ad un grande avvenimento; il pensiero
non diventa proverbio, se non quando passa di bocca in bocca e perde
le asprezze o si aguzza, secondo che è aforismo di morale o arguzia
di satira; non diventa proverbio, se non quando, perduto lo stampo
dell’individuo, diviene patrimonio di un popolo intiero.
Un uomo di ingegno, innanzi morire, dice e scrive mille pensieri
diversi, ma pochi fra questi diventano popolari, pochissimi passano
alla gloria immortale del proverbio. Un pensiero di poeta o di filosofo
non diventa proverbio, se non incarna in sè stesso una parte dello
spirito nazionale, se non s’informa alle tendenze, alle glorie, alla
storia intellettuale e morale d’una nazione. Allora dinanzi a questo
sublime battesimo del consenso di tutti, il pensiero perde la sua
firma e l’autore ne perde per sempre la proprietà; ma divien goccia di
sangue che circola nell’organismo di un popolo; moneta che sdruscita
dagli anni non porta più immagine di re o di console, ma ha un valore
riconosciuto da tutti. I proverbi sono quindi fra i libri sacri d’una
nazione, e tu trovi in essi l’aforismo del vecchio che in sè concentra
l’esperienza di una lunga vita, l’ingenua parola dell’uomo bambino e la
perla escita dalle rosee labbra d’una fanciulla in un bel mattino della
sua primavera; tu trovi il morso della satira e l’amara ironia del
giovane isterico o dell’uomo stanco d’aver troppo vissuto.
Il canonico Spano ci ha dato una buona raccolta di proverbj sardi,
dove ci duole per la storia completa del pensiero di non trovare che
pochissimi degli immorali, degli indecenti e dei superstiziosi. Io ne
ho fatto una statistica e li ho potuti distribuire in questi gruppi
naturali.
Proverbi filosofici 928
» satirici 905
» morali 383
» medici 102
» agricoli 38
» meteorologici 27
—————
2383
Accanto a questi metterei sette od otto proverbj di pregiudizj che
l’illustre Spano ci regalò nella sua preziosa raccolta, e che gli
sfuggiron di mano, mentr’egli tentava invano di escluderli dai suoi
studj.
E noi, quasi a punirlo della sua avarizia, incominciamo da questi.
_Bier de s’abba de sa billellera_: vuol dire un pazzo; e l’origine
del proverbio è da Sorso, dove si crede esistesse quest’acqua,
_billellera_, che alla sua volta potrebbe esser corrotto da elleboro.
_Sa luna est affacca ad s’isteddu_, _homine que bocchint_, _o cosa que
succedit_. La luna è vicino alla stella, uomo ammazzano o disgrazia
succede.
Ingenua espressione del sacro terrore che diffonde la luce misteriosa
della luna.
_Qui naschet sa nocte de Nadale bardiat septe domus de su bighinadu._
Chi nasce la notte del Natale guarda dalle disgrazie sette case del
vicinato.
Proverbio religioso che misura il rispetto per uno dei più santi giorni
dell’anno.
_Deus nos bardet de oju de literadu._ Dio vi guardi d’occhio di
letterato.
Dice lo Spano che questa è una superstizione che hanno i rozzi e le
femminuccie che gli ammaliamenti dei letterati sono più potenti degli
altri; ed io aggiungo che è questo un grido selvaggio che in ogni paese
si eleva dai bassi fondi della società.
_Sonar campaneddas in s’orija_, suonar campanelle nell’orecchio.
Proverbio antico fondato nella credenza del volgo che dice, quando
uno ha i zuffoli all’orecchio destro, ne dicono bene; al contrario se
nell’orecchio sinistro. L’istesso credeva il popolo romano ai tempi di
Plinio (Spano).
_Su solitariu cantat in cobertura, cosa mala que succedit._ Il passero
solitario canta nel tetto; qualche disgrazia ci accade.
Proverbio superstizioso di origine romana. _Importunæque volucres signa
dabunt_... (Virgilio, Georg. I. 470). Fra i segni superstiziosi della
morte di Cesare fu riferito questo: _Aves solitariae in forum delatae._
(Spano).
_Sos canes urulant, malu signale._ I cani urlano, cattivo segno.
Proverbio romano come il precedente di cui è quasi gemello.
_Obscoenique canes signa dabant._ (Virg. Georg. I, 470). Appiano
riferisce tra i segni che precedettero la morte di Cesare: _canes
ululabant ex composito instar luporum._ (Spano).
E lo studio dei proverbi superstiziosi della Sardegna è finito;
perchè lo Spano, troppo caldo amatore della sua patria, ha voluto che
conoscessimo meglio che i pregiudizi, la sapienza e il nobile carattere
dei suoi paesani.
Bellissimi infatti sono i cinque proverbj sardi che io ho potuto
spigolare fra i 2000 dello Spano, che riguardano l’ospitalità. Son
degni d’esser tradotti e segnati nel libro d’oro di un popolo.
_Sa domo est minore, su coro est mannu._ La casa è piccola, il cuore è
grande.
_Ad s’istranzu non l’abbaides sa bertula._ All’ospite non guardar mai
la bisaccia.
_Mossu partidu bene odidu._ Boccone diviso fa buon pro.
_Mossu partidu appizzigat de plus._ Boccone spartito fa più buon pro.
_De su pagu, paghittu._ Del poco pochetto. Dicesi per indicare il buon
cuore, quando si fa un regalo insignificante.
_Non semus de cuddas partes._ Non siamo di quelle parti.
Proverbio curioso dei Sardi per esprimere un piacere quando fanno un
favore pregiandosi dell’ospitalità. _Cuddas partes_ chiamano ogni terra
al di là del mare (Spano).
La gelosia, passione di tutti i popoli orientaleschi, è condannata
crudelmente dai Sardi nel loro proverbio, _belosu ses, corrudu moris_;
geloso siete, morirete cornuto.
Sull’amore hanno i Sardi bellissimi e caldissimi proverbj,
incominciando da questo: _Ogni dolore est dolore; ogni sentimentu est
dannu; pero non est tantu mannu, que i su perder s’amore_; ogni dolore
è dolore, ogni angoscia è sventura; ma nessuna è tanto grande quanto
perder l’amore. — Son pur belli anche questi altri:
_Amore et signoria non querent cumpagnia_, amore e comando non vogliono
compagnia.
_Amare et non esser amadu est tempus ingannadu_, amare e non essere
amato è tempo perduto.
_Qui de amore se leat, de arrabbia si laxat._ Chi si tol d’amore di
rabbia muore.
_Amore et tussin non si podent cuare_; l’amore e la tosse non si ponno
nascondere.
_S’amore noa que cazzat sa bessa._ L’amor nuovo caccia il vecchio.
_Ama si queres esser amadu_, amate se volete esser riamato.
Fratelli dei proverbj d’amore son quelli sulle donne.
_Femina tabbaccosa, femina vitiosa_, donna che prende tabacco, donna
viziosa.
_Inue non penetrat sa femina, mancu su diaulu_, dove non arriva la
donna, nè manco il diavolo.
_Niente plus pestiferu de sa femina_; che non ha bisogno di traduzione.
_Femina lanza, corriatta_; donna magra, forte.
_Sa femina est que i sa mela, fora bella et intra puneta_: la donna è
come la mela, fuori bella e dentro tarlata.
_Sa femina est su retàulu. De sa morte et de s’inferru. Pro qui tenet
in s’internu. Sas transas de su diaulu._ La donna è il fondamento della
morte e dell’inferno, perchè cova le massime del diavolo.
_So battu et sa femina jughent septe fiados._ Il gatto e la donna hanno
sette fiati.
_Tres cosas sunt reversas in su mundu, s’arveghe, s’ainu et i sa
femina._ Tre cose sono testarde nel mondo, la pecora, l’asino, e la
donna.
Non son certo proverbi galanti, nè son questi i peggiori che i sardi
scaglino contro la donna.
Nei suoi proverbi il sardo confessa le sue predilezioni e i suoi vizi.
Ottimo cavaliere egli vi dice: _S’homine de paga impita, abbaidadilu
a caddu_, l’uomo di poco valore, guardatelo a cavallo. — Facile alla
vendetta e assetato di giustizia vi dice spesso: _Justitia pronta,
vindicta fatta_; e _Megus terra senza pane, que terra senza justitia_;
meglio terra senza pane, che terra senza giustizia. _Su perdonare
est de Deus, su ismentigare est de macus_; il perdonare è di Dio, il
dimenticare dei pazzi. — Il sardo adula sè stesso con molta grazia, là
dove fa l’elogio degli uomini piccoli: _linu muzzu, tela longa_; lino
corto, tela lunga.
Il rispetto all’autorità, che è uno dei caratteri più salienti del
sardo, figura nei suoi proverbi: _Contra ad su Re non andat niune._
Contro il re non va nessuno — _Cum Deus et cum su Re, pagas paraulas._
Con Dio e col re poche parole — _Sa casaca de su Re iscuru ad quie
non la rispectat._ Guai a colui che non rispetta la divisa del re; —
_Sas minetas de su Re si devent timire._ Le minaccie del re si devono
temere.
Il canonico Spano non ha potuto raccogliere che tre proverbi sardi
che parlan del mare; e anche in questa lacuna vediamo fedelmente
rappresentata la ripugnanza di quel popolo per l’onda salsa che pure
offriva loro tante liete promesse di commerci e di ricchezze. Anzi di
questa ripugnanza non solo abbiamo nei proverbi le prove negative, ma
troviamo anche quello che dice: _andare ad s’imbarcare_, e che indica
una cosa grave, difficile, complicatissima.
È singolare la ricchezza di proverbi che parlano della pazienza. È
forse perchè questa è virtù difficile ai Sardi, o meglio forse perchè
essi ebbero per molti secoli occasioni frequenti per esercitarla?
L’arduo problema ai posteri.
Mettete assieme i pochi proverbi da me citati e vi troverete dinanzi
già a quest’ora un quadro del carattere dei Sardi, più fedele di quello
che traccia l’artista che alla natura aggiunge troppo del suo; un vero
quadro come lo vorrebbe Tacito, fatto _sine ira et studio_. Ma non
è qui tutto il tesoro psicologico che possiamo scavare dal vangelo
popolare, chè dopo aver veduto il cuore e palpate le carni, i proverbi
ci riveleranno anche le foggie del vestito e la varietà delle forme.
Vediamo le rivelazioni spontanee che ci offrono sui costumi e la storia
della Sardegna.
_Qui non hat amigos non andet a festa._ Chi non ha amici non vada alla
festa. — Non trovandosi locande in molti paesi della Sardegna questo
proverbio dice che chi non ha amici sta male.
_Faghere sa figura de s’assu de cupas_, far la figura dell’asso di
cuori. — Vale fare una tristissima figura, e la similitudine è presa da
un giuoco sardo in cui l’asso è di nessun valore.
_Sos qui ti toccant sa barba ti querent narrer corrudu._ Toccarti la
barba è lo stesso che dirti cornuto. — Qui troviamo che in Sardegna
così come in molti altri paesi maltrattare la barba è un segno
d’ignominia.
_Sos benes de Don Nofre Foi._ I beni di Don Onofrio Fois. — Questo
proverbio ha avuto origine da uno straricco del Maghine, il Creso sardo
e ironicamente dicesi ad un povero (Spano).
_Ingher su brassu de Jorgie Laiosa._ Avere il braccio di Giorgia
Laiosa. Proverbio preso dalla tradizione popolare di una gigantessa di
questo nome.
_Non hazu pagadu ancora sa Citade._ Non ho anco pagato la città, che è
quanto dire non son facchino; perchè questo proverbio ha origine dalla
città di Sassari in cui i facchini pagavano un diritto alla Città.
_Esser comente Sanctu Johanne ad sa festa_, esser come San Giovanni
alla festa. — Vale uno ha fatto l’opera e l’altro ha gli onori.
L’origine è dalla festa di San Giovanni Battista che fanno i servi
di Maria in Sassari nel dì del Santo, giorno della fondazione della
Confraternita dei dolori, portano in processione la Vergine, mentre il
Santo sta nell’altare (Spano).
Alcuni proverbi ricordano persone e fatti che la tradizione ha
smarrito, per cui riesce impossibile interpretare la loro ragione.
_Così gli scrupoli di frate Giovan Gallo, così la giustizia di Rivalò,
così la fortuna di Pietro Feghe_; così i bosani citati parecchie volte
in proverbi satirici, come in quel che dice _fagher comente faghent in
Bosa, quando pioet laxant pioer_. Far come fanno in Bosa, quando piove
lasciano piovere.
Uno di questi però ha infamato per sempre un tale che per giuoco si
divertiva a pungere col coltello la moglie _Sos jogos de Donnu Jagure_
che dicesi a chi scherzando punge troppo.
Della passione dei Sardi per le fave trovate le traccie in parecchi
proverbi, e tra gli altri in questo: _S’anna qui det pioer faa cum
lardu_, l’anno che pioverà fave con lardo.
_Maccu que loa_, pazzo da catena. Questo proverbio pare abbia avuto
origine da qualche pazzo così appellato, oppure dalla _lua_ (titimalo)
che rende stupidi i pesci nell’acqua. Simile a questo avevano i
Siciliani il proverbio antico, _stultior morycho_. Morico è un epiteto
di Bacco, al quale facevan i mustacchi col sugo di questo frutto, il
moro (Spano).
_Sardu villanu_, è proverbio della Gallura, di Sassari e di altri paesi
settentrionali dell’isola; e lo Spano ne cava un segno che queste son
colonie sopraggiunte nell’isola.
_Tristu que i s’annada mala_, tristo come l’anno 1812, anno fatale per
la Sardegna, in cui si provaron tutti i mali della carestia (Spano).
Infine questi due proverbi sullo staccio, vi dicono quanto importante
sia l’industria della farina nella casa del sardo — _Sedattu meu
sedattu, su qui mi faghes ti facto_, setaccio mio, quello che mi fate
vi faccio — _Su zoccu de su sedattu est s’allegria de domo._ Il rumore
del setaccio è l’allegria di casa.
L’asino, uno dei penati della casa sarda, ha l’onore di dare trentasei
proverbi alla raccolta dello Spano; e la filosofia e la morale e la
satira attingono bellissime ispirazioni da quel povero animaluccio
ridotto in Sardegna a mostrare l’ultimo, l’infimo anello della scala
dell’asinità. Il gatto, che è pur il gatto, non ha che dieci proverbi,
il cavallo ne ha trentaquattro, la volpe diciannove; per cui nella
fauna dei proverbi rimane pur sempre la palma all’asino.
L’agricoltura è bambina ancora in Sardegna; ed io non ho potuto
raccogliere che 30 proverbi che la riguardano. Eccovi alcuni dei più
espressivi.
_Abba et sole, trigu a muntone, subta sa cappa de nostra Segnora._
— Acqua e sole, grano in quantità sotto la protezione di Dio nostro
Signore.
_Quando s’aradu non fundat, su trigu non affundat._ Quando l’aratro
non affonda, il grano non mette le radici. — Proverbio che vi sembrerà
tanto più saggio, quando sappiate che si usa soltanto nel Logudorese
dove le terre sono argillose.
_Sa fa bettala in infusta et su trigu in asciutu._ Le fave seminatele
in tempo piovoso e il grano in terreno asciutto.
_S’annu qui hat a pioer faa cum lardu_, l’anno che pioverà fave e lardo.
_Attunzu ispilidu, baccarzu famidu_, autunno spelato, vaccaro affamato.
_Iscassia et fogu, saccajos cum piogu_, scarsezza di pascoli e calori
dell’estate, agnelli coi pidocchi.
_Silva manna, fructu minore_, selva grande, poco frutto; proverbio
sapientissimo.
_Dai sa die de Sanctu Larentu mandiga mendulas chentu, dai sa die
de Sancta Rughe mundiga chentu nughe._ Dal giorno di San Lorenzo (7
agosto) mangiate cento mandorle. Dal dì di Santa Croce (14 settembre)
mangiate cento noci. Proverbio economico per significare che a quel
tempo son maturi quei due frutti e che non conviene far prima la
raccolta.
_Sarmentu curtu binnenna longa_; ramo corto vendemmia lunga; proverbio
che sicuramente vorranno sottoscrivere i migliori viticultori, e che è
quasi sinonimo di quest’altro:
_Binza manna et paga ua_, vigna grande e poca uva.
E l’uva ha questi altri:
_Ua agra binu aghedu._ Uva acerba, vino acido.
_Non seghes mai ua pioende_, non mozzar mai l’uva allorchè piove.
Nei proverbj di tutti i popoli la medicina occupa sempre un posto
distinto, ed ora accigliata e con piglio ippocratico ti schicchera
un aforismo diagnostico o prognostico; or penetrando nei più segreti
misteri della generazione, predice le virtù o i vizj del neonato, or
fa da fisiognomista, or insegna l’igiene ed ora il pregiudizio. Fra
i proverbi sardi ne ho trovati 102 di medici. Eccovene alcuni dei più
interessanti.
_Abba currente non fràzigat bentre_, acqua che scorre non fa marcire il
ventre.
_S’appititu et su mezus condimentu de su cibu_, l’appetito è il miglior
condimento delle vivande.
_S’aranzu su manzanu est’oro, su mesu die meighine, su nocte est
velenu._ — L’arancia la mattina è oro, a pranzo medicina, la notte è
veleno. — Proverbio che ha il suo corrispondente nello spagnuolo.
_Su bezzu o morit de guta o morit de ruta._ Il vecchio o muore di gotta
o di caduta.
_Si ti queres sanu abba su vinu_, se volete esser sani, inacquate
il vino. Proverbio molto igienico nella Sardegna che ha vini
spiritosissimi.
_Su casu fittu, su pane ispugnatu_; il cacio fitto, il pane spugnoso.
_Ad su cattarru su carru._ Al catarro il carro, cioè lo stomaco pieno.
In questo proverbio la rima potè più della sana igiene.
_Su dolore pius duru est su morrer de famine._ Il dolore più forte è
morir di fame.
_A sa femina partorza istat sa sepoltura baranta dies abberta._ Alla
puerpera sta la sepoltura aperta quaranta giorni.
_Sa bezza quando benit ad su fogu si offerit._ Quando la donna diventa
vecchia ha bisogno di fuoco.
_Sa frebbe continua finit sos meuddos_, la febbre continua consuma le
midolle.
_Sa frebbe terzana non est toccu de campana._ La febbre terzana non fa
mai suonar campana.
_Sa frebbe quartana sos bezzos bocchit et sos jovanos sanat._ La febbre
quartana i vecchi uccide e i giovani risana.
_Sa frebbe attunzale o est longa o est mortale._ La febbre autunnale o
è lunga o è mortale.
_Sa frebbe atterat finza su leone._ La febbre atterra anche il leone.
_Sa frebbe senza sidis, malu signale._ La febbre senza sete, cattivo
segno.
_Furfurinu, paga vida_ — Passerotto (libertino) vita corta.
_Homine in pasu ischini forte_, uomo che riposa ha la schiena forte.
_S’imbreagadura noe dies durat_, una buona imbriacatura nove giorni
dura.
_Sos cegos hant pius penetra_, i ciechi hanno maggior talento.
_Conca manna, conca de judiciu_, testa grande, testa di giudizio.
_Corpus qui non dormit, malaidu sinde pesat_, corpo che non dorme,
ammalato se alza.
_Su corpus istat ad su qui li ponent._ Il corpo sta a quello che lo
avvezzano.
_Dentes biancas, gente sana_, denti bianchi, gente sana.
_Benzat sa salude siat dai su diaulu_, venga la salute, anche sia dal
diavolo.
_Dormire pagu vida meda_, dormir poco vita lunga.
_Ad sos males sa dieta_, nelle malattie dieta.
_Qui meda mandigat, pagu mandigat; et qui pagu mandigat, meda
mandigat._ Chi molto mangia, poco mangia; e chi poco mangia molto
mangia.
_Su mandigare ad contra animu est peccadu mortale_, il mangiar contro
voglia è peccato mortale.
_Su tantu mandigare segat su cabidale._ Il tanto mangiare rompe il
cuscino (lo stomaco).
_Martu marzosu, marzo marcioso_; perchè in questo mese la mortalità è
grande.
_In sole de martu ponet su marcu._ Il sole di marzo mette il marchio.
_In su mese abrilu non tocches unu pilu — In su mese maju, non lexes su
saju._ — Nel mese d’aprile non toccare un pelo; nel mese di maggio non
toccare il sacco.
_Orizi longu, vidale, orizi curtu, vida curta_, orecchio lungo, vita
lunga, orecchio piccolo, vita corta. — Proverbio che i Sardi hanno
comune con molte nazioni.
_Dai sa bucca buddit sa padedda_, dalla bocca bolle la pignatta; cioè
uno che mangia assai sta bene.
_Pane bene coctu, faghet bonu ructu_, pane ben cotto è ben digerito.
_Pane, suighelu bene et coghelu male, dalu ad su cane; suighelu male et
coghelu bene, dalu ad quie quieres._ Il pane, se lo impastate bene e lo
cuocete male, datelo al cane; se lo impastate male e lo cuocete bene,
datelo a chi volete.
_Pane de cabidauni et de Santuaini, abba calda et bene pesadu._ Pane di
settembre e di ottobre, acqua calda e ben fermentato.
_Su parturire est imbellire, s’allactare est imbezzare._ Il partorire è
imbellire, l’allattare è invecchiare.
_Piccinnu anticipadu, roba de su Chelu_, piccino d’ingegno precoce,
muore presto. Orazio diceva: _Odi puerulos praecoci ingenio_ e Plinio:
_Maturae mortis signum juventa senilis_ (Spano).
_Homine pili murtinu o totu bonu o totu malu._ Uomo da capelli rossi o
tutto buono o tutto cattivo.
_Homine pili murtinu, coi altu_, uomo dai capelli rossi, uomo doppio.
_Homine pilosu, homine coraggiosu_, uomo peloso, uom coraggioso.
_Sa salude et libertade non bi hat oro qui la paghet_, la salute e la
libertà non vi è oro che le paghi.
_Si queres viver sanu, pesadi chito su manzanu._ Se vuoi viver sano,
alzati per tempo.
_Su sole de abrile ponet brunchile._ Il sole di aprile mette segno.
_Su sole de martu lealu de passu_, il sole di marzo prendilo di passo,
cioè passeggiando o lavorando.
_Su sole de martu ponet su nappu et i su de abrile ponet su nappile._
Il sole di marzo mette il marchio e quello d’aprile il mascherone.
_Titta de costa lacte de substancia_, mammelle piccole, latte di
sostanza.
_Mezus suerare qui non tussire_, meglio sudare che non tossire.
I popoli agricoltori senza avere osservatorii meteorologici son
però tutti indagatori diligenti delle vicende atmosferiche e nei
loro proverbi incarnano i frutti dell’esperienza. Io non ho potuto
raccogliere che ventisette proverbi meteorologici, nè tutti hanno un
vivo interesse. Eccovi quelli che hanno fisonomia più inarcata.
_Arcu de marnano, abba de sera; arca de sero, abba de manzanu._ Arco di
mattino, pioggia avvicina; arco di sera buon tempo spera. (Per arco di
mattino vuol dire arco a levante; e per arco di sera, arco a ponente).
_Aeras rujas bentu annuntiant._ Arie rosse annunziano vento.
Sa dir de sanctu Callistu
Quand’est asciutta et bentosa,
Annada sicca et belosa.
Quand’est infusta et serena
Annada bona et piena.
_Quando nel dì di San Callisto fa vento l’annata è parziale. Se fa
pioggia serena la raccolta sarà buona._
_Octo dies innantis, odo dies pustis de Sancte Maria ispezzat attunzu._
Otto giorni prima, otto poi della Natività della Madonna, principia
l’autunno.
_Bentu bosanu battit abba_, il vento bosano porta l’acqua; cioè il
ponente libeccio, così detto perchè Bosa sta a quel punto col Logudoro
(Spano).
_Candela qui instinchiddat et faghet cugumeddu, tempus de abba._
Candela che scintilla e fa funghi, segno di acqua. Rammenta il verso
delle Georgiche: _Scintillare oleum et putres concrescere fungos._
(Georg, v. 350) Spano.
_Frearzu facies facies_: il febbraio ha due faccie, cioè è mese
incostante, traditore.
Di egual valore meteorologico è quest’altro:
_A frearzu lealu quando benit._ A febbraio prendetelo quando viene.
Questo proverbio poi si applica alle persone moleste o ai mali
personali.
_Lughia netta, Pascha brutta: Lughia brutta, Pascha netta._ Se il dì
di Santa Lucia è bello, il Natale sarà nevoso: e se al contrario sarà
in neve il giorno di Santa Lucia il Natale sarà bello. Proverbio dei
pastori del Logudoro.
_Sa luna naschet clara, nocte bella faghet._ Quando la luna nasce
chiara, fa bella notte. S’intende parlare della luna nuova. Anche
Virgilio aveva scritto nelle Georgiche: _Pallida luna pluit, rubicunda
fiat, alba serenat._ (Georg, v. 427).
_Monte Sanctu est cuguddadu, in Minerva hat neulore, temporada manna
est custa._ Monte Santo è coperto di nebbia, come pure il monte
Minerva, segno di gran temporale.
_Nocte isteddada, die imbruttada_, tempo che si cambia di notte non
dura.
_Nocte isteddada, nie a carrada_, notte stellata neve a carri.
* * *
Pochi forse fra quelli che metteranno gli occhi su questo mio scritto,
avranno la pazienza di leggere queste pagine dedicate allo studio dei
proverbi sardi; ma io ogni giorno mi vado persuadendo che la vita
circola più attiva e sottile nei meandri capillari, e i più grandi
fenomeni della nutrizione si compiono negli ultimi labirinti dei
nostri tessuti. E così è appunto dello spirito delle nazioni, che vuol
essere studiato più nei sentieri che nelle vie maestre, più nelle
piccole venuzze delle membra che nelle grandi arterie del tronco.
Che se questo mio ragionamento non valesse ad infondere in voi la mia
stessa persuasione e a fortificare la vostra pazienza, saltate inanzi;
perch’io non ho ancora finito la mia escursione fisiologica attraverso
i proverbi della Sardegna.
I proverbi morali son quasi sempre gli stessi in tutte le nazioni
civili; e se quei di Sardegna hanno una tinta loro propria, la
attingono dal sentimento religioso. Farei eccezione per il bellissimo
motto: _abba abba, vino vino_ (acqua acqua, vino vino) che è quasi una
copia dello spagnuolo _pan pan, vino vino_ e che appunto è ripetuto
spesso da due popoli d’indole diversa ma che si distinguono per un
grande amore alla verità, per un abituale franchezza. Eccovi un piccolo
saggio di proverbi morali della Sardegna:
_Qui hat unu amigu, hat unu tesoro_; che non abbisogna di traduzione.
_Faghidebos amigos_, fatevi amici; è quasi un testamento che lasciano i
Sardi ai loro figli.
_Sos amigos qui siant nè meda, nè nudda._ Gli amici nè molti, nè
nessuno.
_Un anzone guastat totu su masone._ Una pecora marcia ne guasta un
branco.
_De s’arrabbia de su sero, arribbadinde ad su manzanu._ Della rabbia di
sera conservatene alla mattina.
_Iscura cudda banca qui non bi hat barba bianca_; misera quella tavola
(casa), dove non vi è barba bianca.
_Su bocchire toccat ad Deus_, l’ammazzare tocca a Dio.
_Su bonu fagher non morit mai._ Il ben fare non muore mai.
_Non serres sa bucca de quie ti queret bene._ Non chiuder la bocca di
chi ti vuol bene.
_Est mezus dolu in buscia qui non dolu in coro._ È meglio aver dolore
nella borsa che nel cuore.
_Non dispreties a niunu, nen cosa in terra amena._ Non disprezzare
nessuno nè cosa alcuna in terra altrui.
_Quiem su fizu non corregit, su fizu odiat._ Chi non corregge il
figlio, odia il figlio.
_Miseru babbu et mama qui fidat fizu a teracca_, infelici quei figli
che affidano alle serve i figli.
_Su geniu faghet totu_, il genio fa ogni cosa; proverbio che aveva
sempre in bocca Biante. (_Meleti to pan, assiduitas omne_) Spano.
_Gente devota non la cretas tota_, gente devota non la crediate tutta.
— E una fortuna che in questo caso la rima, che storpia in molti
proverbi la verità in servizio del suono, sia riuscita invece a trovare
un arguta verità.
_De s’homine est su errare, de su diaulu su perseverare._ Dell’uomo è
prender sbaglio, del diavolo è perseverar nell’errore.
_Su mezus remediu ad sas injurias est s’ismentigu._ Il miglior rimedio
alle ingiurie è l’obblio. — Proverbio generoso, fratello dell’altro
spagnuolo: _el olvido es el remedio de las injurias_ la dimenticanza è
il rimedio delle ingiurie.
_Qui trabagliat pregat_, chi lavora prega.
_Qui non ischit pregare, si qu’ andet a mare._ Chi non sa pregare, vada
in mare.
_Sa buglia est bella quando totus rient._ La burla è bella quando tutti
ridono.
_Mezus bruiare una citade qui non ponner una mala costumen._ È manco
male abbruciare una città che mettere una cattiva usanza.
_Qui dat prestu dat ad duas boitas_, chi dà presto, dà due volte.
_Sa die de hoe est su mastru de cras._ Il giorno d’oggi è il maestro di
domani.
È vero che io ho scelti i migliori fra i proverbi sardi; ma è
anche verissimo che questi pochi sono informati da un alto concetto
dell’umana responsabilità; sono nobili, elevati, virili. E i Sardi li
insegnino ai loro figliuoli, con essi li commentino; che questo è un
vangelo e dei migliori.
* * *
Tipo dei proverbi filosofici, così com’io li intendo, sarebbe questo:
_Leada sa causa, mancat s’effectu_, tolta la causa, manca l’effetto;
ma più volte il proverbio, invece di affermare un domma logico come
questo, s’addentra nei segreti delle leggi sociali o insegna l’arte
della vita; e diviene precetto di politica o di prudenza; altre
volte degna di sorridere di una leggera ironia e s’avvicina allora ai
proverbi satirici. Quand’anche non adottiate la mia classificazione
naturale dei proverbi, date uno sguardo a questi che scelgo fra i
migliori dei 928 da me raccolti nella ricca collezione dello Spano.
_S’abba bessit dai su mare et ad su mare torrat._ L’acqua esce dal mare
e al mar ritorna.
_S’abbilastru non si trattenet a cazziar e musca._ L’aquila non si
trattiene a cacciar mosche.
_S’ainu s’abbigat de su beranu de qui qu’ est passadu._ L’asino
s’avvede della primavera dopo passata.
_In s’arovore ruta ognuno bi faghet linna._ Nell’albero caduto ognuno
fa legna.
_Iscura s’arzola qui timet sa formigula._ Meschina l’aja che teme la
formica.
_Barberi jovanu et mèigu bezzu_, barbiere giovane e medico vecchio.
_Qui dormit a pizzinnu pianghet a bezzu._ Chi dorme in gioventù piange
vecchio.
_Niune si nerzat biadu finas qui siat interradu_, nessuno si dica beato
finchè non sia seppellito.
_Sa coghine minore faghet sa domo manna._ La cucina piccola fa la casa
grande.
_Pro male cojiuadu, mezus una persona sepultada_; per essere una
persona mal maritata è meglio morta.
_Mezu conca in domo sua qui non coa in domo anzena._ Meglio testa in
casa propria che coda in casa altrui.
_In conca macca pagu durat berritta_; in testa pazza poco dura il
berretto.
_Chentu concas, chentus berritas_; cento teste, cento berrette.
_Sa consientia est qu’ et i su cori cori, quie lu timet et quie non._
La coscienza è come il solletico, chi lo teme e chi no.
_Su dinari de sos locos si qu’ andat in fustes et roccos._ I denari de’
pazzi se ne vanno in bastoni e truccioli.
_Qui hat dinari, pastinat binza in sa codina._ Chi ha quattrini pianta
la vigna nella roccia.
_Mezus dare lira a mastru qui non soddu a dischente._ Meglio dare lira
a maestro che un soldo a garzone.
_Faedda pagu pro non ti fuddire meda._ Parla poco ed ascolta assai, che
non fallirai.
_Iscuru a quie confidat in homines._ Misero colui che confida negli
uomini.
_Pra connoscher s’homine est precisu mandigare unu saccu di sale
cumpare._ Per conoscere l’uomo bisogna mangiare con esso un sacco di
sale.
_Cum sos mannos ista coment et in su fogu, ne tantu accurzu, nen tantu
allontanu._ Coi grandi state come al fuoco, nè tanto lontano, nè tanto
vicino.
_Queres benner Paba, ponedilu in conca_, vuoi diventar papa, mettitelo
in testa.
_Inuè est su Paba in cuddae est Roma._ Dove è il papa, ivi è Roma.
_Poverittu, allegrittu_, poveretto, allegretto.
_Sa povertade est plus dolorosa ad sa bezzesa._ La povertà è più
dolorosa nella vecchiezza.
_Tempus temperat_, il tempo tempera.
_Sa vida est que unu fiore, benit et passat._ La vita è come un fiore,
viene e passa.
* * *
E se ora volete accompagnarmi nel campo più ameno dei proverbi satirici
o ironici, che vogliate chiamarli, vi prometto di non abusare della
vostra pazienza, benchè io ne abbia raccolti 905.
_Abba passada non tirat molinu_, acqua passata non tira il molino.
_S’ainu non connoschet sa coa finzas qui non la perdet_, l’asino non
apprezza la coda se non quando la perde.
_S’avaru non faghet bene si non quando morit_, l’avaro non fa bene se
non quando muore.
_Andadu ses azu, torradus ses chibudda_, sei andato aglio e sei
ritornato cipolla.
_Basa mattones et caga diaulus_, bacia i mattoni e caca diavoli. Dicesi
dei bacchettoni.
_Bestidu su bastone paret unu barone_, vestito il bastone sembra un
barone.
_A tempus ismentigadu si cojuant sas battias._ A tempo dimenticato si
maritan le vedove.
_Su bentre non lo bidet niunu._ Il ventre non lo vede alcuno. Si dice
di chi risparmia nella tavola per non far trista figura.
_Bentre pieno cantat et non camija bianca._ Pancia piena canta e non la
camicia bianca.
_Mezus birbante qui non macu_, meglio birbo che pazzo.
_Su bizonsu faghet sa bezza a currer._ Il bisogno fa correr la vecchia.
_Bucca besada non perdet fortuna_; per cui non occorre traduzione.
_Caddu et muzere in podere de quie dat_; il cavallo e la moglie secondo
che cadono.
_Ad su caddu s’isprone, ad sa femina su bastone_, che è meglio non
tradurre.
_Non tinde sonant de campanedda in culu_, non ti suonano campanello in
culo. Dicesi di uno che non inclina al sacerdozio.
_Qui cum su cane si corcai, puligosu sinde pesat._ Chi si corica coi
cani, si leva colle pulci.
_Cavagliere poveru quircat pabiros bezzos_, cavalier povero cerca carte
vecchie.
_Sa chezura de binza faghet sa ruffiana._ La siepe della vigna fa la
ruffiana.
_Azzurradore de sa chijina et isbaidore de sa farina_; economizza la
cenere e getta la farina.
_Don senza din balet quatrin; din senza don balet denaron._ Proverbio
bellissimo e che tradotto perde ogni brio.
_Qui andat a furare, su qui li dant leat_, chi va a rubare prende quel
che gli danno.
_Bènnida s’hora càzzadi fora_, venuta l’ora, andatevene fuori.
_Qui semenat ispinas non andet iscalzu._ Chi semina spine non vada
scalzo.
_Ispina subta ludu_; spina sotto il fango; frase pindarica con cui si
stigmatizza un maligno.
_Qui dormit in lectu anzenu, non dormit quantu queret._ Chi dorme in
letto altrui, non dorme quanto vuole.
_Leges meda, pobulu miseru_, molte leggi, povero popolo. Quanta
sapienza in questo proverbio!...
_Su machina hat trinta sex genias, et ognunu tenet su pagu sou._ La
pazzia è di trentasei specie ed ognuno ne ha il suo poco.
_Si andas a mare non incontras abba_, se vai al mare non trovi acqua.
L’ironia e la satira non possono davvero andare più in là di questo
proverbio.
_Monza de Ecclesia, demoniu de foghile_, monaca di Chiesa, demonio di
casa.
_Sos padres intrant senza si connoschere, vivent senza si amare, morint
senza si piangher._ I frati entrano senza conoscersi, vivono senza
amarsi, muoiono senza piangersi.
_Su paladu est minoreddu, et que falat palattu et casteddu._ La bocca è
piccola, ma basta ad ingoiare palazzo e castello.
_Vida de padre, vida de mandrone_, vita da frate, vita di poltrone.
_In sos padres non bi hat ite fidare._ Nei frati non vi è da fidarsi.
_Sa pedde tua non la die comporare in debadas_, non comprerai la tua
pelle gratuitamente.
_Qui pretat, unu restat in camija et i s’ateru nudu._ Di due che
litigano uno resta in camicia e l’altro nudo.
_Su ruffianu hat semper mala paga._ La spia ha sempre cattiva paga.
_Devotione de sagristanu, consientia de moralista, deunzu de
coghineri._ Divozione di sagrestano, coscienza di moralista e digiuno
di cuoco.