UNA PAROLA AL LETTORE

_Questo scritterello tirato giù alla buona, più col cuore che colla

squadra, era destinato ad uscire modestamente in qualche rivista: ma in

questi nostri tempi anche le riviste hanno i loro regolamenti, le loro

frontiere, le loro dogane; e il mio lavoro, già piccino per sè, fece il

caparbio e il superbuzzo, nè volle rassegnarsi a comparir pei giornali

tagliato a fette, nè ci son riuscito a condurlo a più modesti consigli.

Ecco perchè un libro, che non è un libro, vi compare impaginato, col

suo frontispizio e il suo indice, col nome dell’editore nella prima

pagina e colla triste parola di_ fine _nell’ultima. Non badate però

alla veste superba, perchè sotto la scorza c’è un galantuomo, che

chiacchiera con voi senza pretensione di scrittore che voglia dir cose

nuove o ripeter cose vecchie meglio degli altri._

_Amando il vero più che il brevetto d’invenzione, io godrò assai

di ripetere sulla Sardegna cose già dette da altri; ma ad un patto

solo, ch’io sia riuscito cioè a farvi amare un’isola bellissima e

infelicissima, che noi altri italiani abbiamo il torto di dimenticar

troppo e di amar troppo poco._

_Io poi vorrei dirvi un’altra parola che mi riguarda, e per farmela

perdonare voglio rubarla al nostro Giusti. Voi sapete che l’Io è

come le mosche, più le scacci e più ti ronzan d’intorno; sicchè devo

confessare che ho scritto questo libro non libro per amor mio, per

pagare almeno in parte un debito di riconoscenza verso i Sardi così

cortesi, così ospitali, così delicatamente generosi. Mi parve che a

saldare il conto non dovesse bastare quel po’ di lavoro utile che potrò

fare in Palazzo Vecchio come membro della Commissione d’inchiesta e

come deputato. Mi parve che fosse mio dovere scrivere una parola calda

d’affetto per la Sardegna, farla conoscere anche a quei molti italiani

che non possono leggere e studiare le grandi opere che son privilegio

delle biblioteche e dei pochi signori che comprano i libri grossi e

costosi._

_Può darsi che la mia parola riesca qua e là severa od acerba; ma

son sicuro che i miei amici di Sardegna non vi troveranno ombra di

fiele. Chi molto ama, molto castiga; ed io amo fortemente quell’isola,

così povera di presente, così ricca d’avvenire; e in nome di questo

affetto fraterno, confido che l’asprezza sarà interpretata come burbera

tenerezza d’un galantuomo, come rabbuffo amoroso d’amico ad amico._

Rimini, 2 agosto 1869.

Profili e paesaggi della Sardegna · 第 2 / 23 题