DON PAOLO e gli ALTRI.
_Don Paolo_
_(fermandosi sulla soglia della porta in fondo)_ Piano, piano, piccina
mia. Non confondere il signor direttore coi santi. Lui, è un altro
genere!
_Vannucci_
_(voltandosi con rabbioso rancore)_ Ah, don Paolo, siete voi che mettete
i mariti nel cervello delle fanciulle?
_Don Paolo_
Io non ce li metto, mio caro: io ce li trovo.
_Vannucci_
_(esasperandosi)_ A quell'età, è una cosa orribile!... Orribile!
_Don Paolo_
Non esageriamo. _(Con serenità sacerdotale)_ Quando il terreno è
propizio e l'aria è pura, si può anticipare la seminagione.
_(Nina e Ferdinando si avvicinano al signor Vannucci, l'una da un lato,
l'altro dall'altro, supplichevoli e insistenti.)_
_Nina_
Signor Direttore....
_Ferdinando_
Signor Vannucci....
_Nina_
Accompagnate Ferdinando e me dalla mamma.... È così tardi.... Ella sarà
in pena.
_Ferdinando_
Sì, sì, non perdiamo più tempo....
_Nina_
Proteggeteci....
_Ferdinando_
Aiutateci....
_Don Paolo_
Animo, direttore, animo!...
_Vannucci_
_(scattando con un accento di strazio)_ Anche voi, Don Paolo, anche voi
contro di me?! Ma è inutile! Io non mi lascio imporre da nessuno,
perdinci!, e non sarò mai il complice d'una mostruosità! Mai! Mai!... E
poi, per quale ragione dovrei aiutarli? Perchè sono buono? E chi lo dice
che sono buono? Lo pensa lei _(indicando Nina)_ e s'intende che lo pensi
visto che lei è una piccola egoista a cui fa comodo di pensarlo. Ma non
sono buono io, no che non lo sono, e non è possibile d'esser buoni
quando si vive come io vivo, senza il ricordo d'un sorriso..., senza la
speranza d'un sorriso! _(In una crescente esasperazione di malinconia)_
Coltivo un giardino che non è mio e che è di tutti gli altri, e, per
questi fiori che vedo sbocciarmi dinanzi belli e rigogliosi, io sono un
estraneo... un estraneo; e alla mia mano che vorrebbe difenderli perfino
dalla rugiada troppo fredda o dal raggio di sole troppo ardente, essi
preferiscono quella che li strappa senza pietà e che li porta ad
appassire... chi sa dove!... Non sono buono io, no, non lo sono, e non
voglio esserlo, non voglio esserlo!... Don Paolo, non mi cacciate in
codesta faccenda, e non mi fate predicozzi, chè, tanto, non mi
convincereste. Questi ragazzi mi hanno dato un dolore, un gran dolore;
e, adesso, che se la sbrighino tra loro e mi lascino in pace. _(Siede
sulla vecchia poltrona presso il tavolino, e non sa dissimulare la sua
sofferenza.)_ Ciascuno per sè e Dio per tutti; e se c'è qualcuno che
vuol morire d'amore, muoia, muoia pure, e buon viaggio! Io me ne lavo le
mani!
_(Un silenzio.)_
_Don Paolo_
_(gli si avvicina e, guardingo, insinuante, semplice, solenne, gli parla
all'orecchio:)_ Signor Vannucci... siete sicuro... di non essere voi
innamorato di quella fanciulla?
_Vannucci_
_(levandosi come per una violenta scossa elettrica e spalancando gli
occhi in un misto di stupore e di raccapriccio)_ Io! _(Poi acuisce il
pensiero, impallidisce, abbassa gli occhi e dice a Don Paolo, con voce
fioca e penosa:)_ Don Paolo, voi siete stato crudele,... ma io vi sono
riconoscente!
_Don Paolo_
_(si stringe nelle spalle in segno di bonaria indulgenza sacerdotale e
si scosta da lui, andando verso Ferdinando e Nina.)_
_Vannucci_
_(facendo uno sforzo)_ Sentite, Nina.... Ho riflettuto al vostro
desiderio.... _(Con molta dolcezza)_ È giusto, sì.... Mi occuperò io di
ogni cosa.... Sarete contenta.... Fidate in me.... Ne riparleremo
domani.... Per ora, abbiate pazienza.... Ho un po' d'emicrania.... Ma,
domani, sarà passata... sarà passata.... _(Torna a sedere sulla vecchia
poltrona e piega il capo in una mano, poggiando il gomito sul
tavolino.)_
_Nina_
_(piano, a Don Paolo)_ Don Paolo....
_Don Paolo_
_(piano come lei)_ Cos'è?
_Nina_
_(commossa)_ Gli ho forse fatto del male?
_Don Paolo_
Un poco.
_Nina_
Devo chiedergli perdono?
_Don Paolo_
E perchè no? Sarà un beneficio per lui e anche per te. Va... va....
_Nina_
_(incoraggiata dallo sguardo di Don Paolo, ma pur timidamente, si
accosta al signor Vannucci e gli s'inginocchia ai piedi.)_ Vi chiedo
perdono, signor direttore.... Io non so che male vi ho fatto, ma vi vedo
soffrire, vi vedo molto soffrire... e capisco che ne sono io la causa.
_(Con grande tenerezza)_ Perdonatemi, signor direttore, perdonatemi....
_Vannucci_
_(evitando di guardarla)_ No, Nina, voi non mi avete fatto niente....
Che significa ciò? _(Stendendo il braccio per sollevarla)_ Su, su....
Alzatevi, alzatevi, vi prego di alzarvi!
_Ferdinando_
_(con l'aria d'aver capito, presso la porta in fondo)_ Andiamo via,
Nina!
_Nina_
Sì, mi alzerò; ma permettetemi almeno, permettetemi di baciarvi questa
mano. _(Glie la prende con effusione.)_
_Vannucci_
_(ritraendola bruscamente, come per una gran paura indefinibile)_ No,
no, no!... _(Indi, mutando il tono di paura in un tono di contenuta
affettuosità)_ No, Nina, non ce n'è bisogno.... Grazie... grazie.... _(A
un tratto, le lagrime gli sgorgano dagli occhi copiosamente; ed egli si
affretta ad incrociare le braccia sul tavolino e a nascondervi il viso,
singhiozzando in silenzio.)_
_Nina_
_(lo guarda attonita e lentamente si alza. Poi guarda attonita Don
Paolo. Poi, di nuovo, con gli occhi fissi sul signor Vannucci,
retrocedendo verso Ferdinando che l'aspetta inquieto e che tuttora col
gesto le consiglia di andar via, mormora quasi tra sè:)_ Come è
strano!... _(Pausa.)_ Come è strano!...