Il signor VANNUCCI e DON PAOLO, poi il MAESTRO.
_Don Paolo_
_(si è appisolato sulla vecchia poltrona, con le spalle volte al signor
Vannucci. Ha davanti il tavolinetto su cui sono una tazzolina vuotata e
un mazzo di carte.)_
_Vannucci_
_(è seduto presso la scrivania, curvo sopra un registro aperto, e
scrive. Un lungo silenzio. A un tratto, si lascia scivolare con mal
garbo la penna dalle dita)_ Ih, che inchiostro! Che inchiostro! _(Prende
l'orciuolo e versa inchiostro nel calamaio. Quindi, stringendo fra le
labbra i peli più lunghi dei baffi, borbotta:)_ Si va male. Male assai!
_(Guardando il registro)_ Punti scadenti in grammatica, punti scadenti
in geografia, punti scadenti in condotta...: punti scadenti sempre!
Fatiche buttate via con queste fanciulle benedette! L'istruzione
obbligatoria?... A che pro? A che pro?... Fisime, caro don Paolo,
utopie, sogni! La scuola nel villaggio! Uhm! Che sbaglio! Ignoranti
vogliono restare, ignoranti! Ed è meglio!... Oh, la santa, beata e
comoda ignoranza! Altro che progresso! Diceva bene il celebre Giuseppe
Verdi: «Torniamo all'antico!» Già, voi siete un progressista
sfegatato!... Menate vanto di seminare in campagna le idee della città e
quindi non potete essere della mia opinione. Non è così? Eppure, voi,
che dite di conoscere a fondo l'umanità, dovreste capirmi. _(Un
silenzio.)_ Don Paolo, parlo con voi. _(Un silenzio.)_ _(Alzando la voce
e chiamando:)_ Don Paolo, don Paolo!
_Don Paolo_
_(svegliandosi)_ Oh!... Sono all'ordine. _(Pigliando il mazzo di carte)_
Faccio carte io.
_Vannucci_
Ma, don Paolo, non è l'ora della partita. Vi eravate addormentato?
_Don Paolo_
Il vostro caffè è... un narcotico potentissimo!
_Vannucci_
Bravo!
_Don Paolo_
Ma perchè non si può fare la partita?
_Vannucci_
Devo mettere in libertà le classi femminili, adesso. Sono le sette e
forse più.
_Don Paolo_
Come lo sapete? L'orologio della vostra scuola non è di quelli che
camminano. Oh, no!
_Vannucci_
_(alzandosi)_ Il mio vero orologio è il sole. Vedete: l'ultimo raggio ha
già lasciato il mattoncello lesionato. _(Indica un punto del
pavimento.)_ Nondimeno, per la scolaresca, l'orologio a cucù, che è
l'orologio ufficiale, funziona perfettamente. _(Prende di su la
scrivania una stecchetta di osso.)_ Non cammina?... Che importa?...
Introducendo questa stecchetta nelle sue viscere, io ottengo quanti
ululati voglio. E nelle scuole, caro don Paolo, tutto è forza morale.
State a sentire. _(Con la stecchetta, comincia a martoriare
l'ingranaggio dell'orologio, il quale mette fuori sette suoni
affannosi.)_
_Don Paolo_
Bella, questa forza morale!
_Vannucci_
_(dopo il settimo suono)_ Ecco, sono le sette. _(Indi, va a tirare la
cordicina della campanella, che riempie l'aria del suo strepito.)_
_Don Paolo_
_(portando le mani alle orecchie)_ Altro saggio di forza morale!
_(Si ode sùbito un rumore di panchette smosse e un gaio e fanciullesco
vocìo femminile.)_
_Il Maestro_
_(di dentro, con voce nasale)_ Calma, ragazze, calma! Caspita, che
fretta!
_Vannucci_
Ma ci scommetto che il maestro ha più fretta delle scolare. _(Torna a
sedere presso la scrivania.)_
_Il Maestro_
_(schiudendo l'uscio del fondo e facendo comparire soltanto la testa
calva con i relativi occhiali e un paio d'orecchie a ventaglio)_ Valgo a
servirla, direttore?
_Vannucci_
_(quasi tra sè)_ Se l'ho detto io che ha più fretta lui!... _(Al
maestro)_ Nulla di nuovo?
_Il Maestro_
Nulla, direttore. Servo suo, direttore.
_Vannucci_
E dica, professore: hanno imparato i quattro punti cardinali?
_Il Maestro_
Non tutti e quattro, direttore. Mi sono riserbato il Nord per la volta
ventura.
_Vannucci_
Ha fatto bene.
_Il Maestro_
Grazie, direttore. Servo suo, direttore.
_Vannucci_
Si conservi. E le raccomando...
_Il Maestro_
Che cosa?
_Vannucci_
Il Nord.
_Il Maestro_