I.

Finito di fare il soldato e tornato al suo paese, Isidoro Spina

trovò massaro Francesco suo padre che gli voleva dar moglie, temendo

ricominciasse un'altra volta la commedia con Anna Laferra. Ma le

ragazze di Napoli avevano fatto scordare a Isidoro quella cristiana,

per la quale s'era prima tanto disperato: che se il povero Alfio

Balsamo fosse andato via per un po' di tempo anche lui, non sarebbe

morto a causa di quella mala femmina. Basta: da buon figliuolo Isidoro

fece la volontà di suo padre, e presasi in moglie Santa Fiorito, se ne

andò a stare a Monserrato, dove c'era lavoro per lui. Quel matrimonio

incontrò l'approvazione generale: la ragazza era saggia, sapeva far

di tutto e gli portava anche la _roba a dodici_, vuol dire un corredo

dove le camicie e le mutande, le tovaglie e le lenzuola si contavano a

dozzine — oltre un bel paio di canterani di noce e quattro materassi di

lana. Lui aveva portato il resto della mobilia, com'è l'uso: l'armatura

del letto, le tavole, le seggiole, la fornitura della cucina: ogni

cosa fatta senza economia, chè era il tempo degli agrumi, e il mestiere

d'incassatore di aranci e di limoni gli consentiva una certa agiatezza,

senza contare che suo padre lo aveva aiutato come meglio poteva. Il

matrimonio fu celebrato con gran pompa, tra le congratulazioni dei

parenti e degli amici che auguravano ad una voce:

— Adesso bisogna pensare a un bel maschietto!

Gli sposi si volevano bene, e presto ebbero la certezza che la

loro unione era benedetta. Già le comari facevano arrossir Santa,

guardandola con dei sorrisi d'intelligenza ed esclamando: «Sia

lodato!... Non avete perduto tempo!...» Già la levatrice prediceva:

«Allegri, è un maschio; mi giuocherei il collo!...» Già Isidoro, tutto

felice all'idea di avere un figliuolo, invitava parenti ed amici alla

festa del battesimo e picchiava sulla spalla di massaro Francesco,

dicendogli: «Vedete, padre, che vi facciamo onore!... e fra giorni

ci sarà un altro Francesco Spina al mondo!...» quando, una notte, sua

moglie mise al mondo una bambina.

Lì per lì, Isidoro provò un certo senso di contrarietà e fu sul punto

di rispondere male alla levatrice che protestava: «È una cosa da non

credersi!... C'erano tutti i segni!... Mi sarei lasciato tagliare

il collo, se non era un maschio!...» Poi, come Santa, pallida e

disfatta, sorrideva di beatitudine alla sua creatura; come suo padre

lo confortava, dicendo: «Sarà per un'altra volta!... Avete tempo

ancora!...» egli si mise a contemplare la sua figliuolina, carezzando

con le mani callose la fronte della moglie che gli chiedeva dolcemente:

— Non le vorrai meno bene, perchè è una femminuccia?...

— Ma no!... Ma no!... È nostra figlia!... Poi, ci sarà tempo!

Vi fu festa pel battesimo, come se fosse venuto l'aspettato figliuolo;

e la bambina crebbe tra le carezze del padre e della madre.

Non era passato un anno, che Santa fu nuovamente sul punto di

dare alla luce un'altra creatura. Questa volta non poteva esservi

dubbio: la levatrice aveva assicurato: «Potete andare a rivelarlo al

Municipio...!» e tutte le donne incinte del vicinato mettevano al mondo

dei maschi. A Santa nacque un'altra femmina.

Il broncio di Isidoro durò un poco di più. Ma poichè tutti tornavano a

ripetere che non c'era da scoraggirsi, che erano giovani tutt'e due,

che il maschio non poteva tardare a venire, egli finì per sorridere

anche a quest'altra bambina. Santa gli disse, timidamente:

— Non l'hai con me, non è vero?

Allora il suo dispetto si dileguò del tutto.

— Perchè dovrei averla con te? È colpa tua? I figliuoli li manda Dio,

e bisogna prenderli come vengono...

Erano sempre d'accordo, marito e moglie; e in casa c'era la pace. In

breve, la speranza del maschio tornò a sorridere; Santa era incinta

un'altra volta. La levatrice, dopo i granchi presi, non arrischiava

alcun pronostico; ma si vedeva, a una cert'aria saputa, a certe scosse

del capo, a certe reticenze discrete, che era sicura del fatto suo.

Isidoro non diceva nulla, non parlava più del figliuolo come se fosse

già nato: gli pareva veramente impossibile che questa volta non dovesse

venire, ma aveva paura di dirlo, quasi il contarci su, come aveva fatto

prima, potesse riuscirgli di malaugurio, quasi una jettatura potesse

mutare il sesso del nascituro in grembo alla madre. Così, quando nacque

un'altra bambina, egli borbottò con tanto di muso:

— E tre! Viva la divina Provvidenza!

Adesso il suo malumore non andava via, e sua moglie lo divideva anche

lei. Trovava che quelle figliuole bastavano, le pareva finalmente

tempo che il maschio venisse, e nel suo zelo di massaia solerte e

previdente quasi s'incolpava di non esser buona a contentar suo marito

e suo suocero, chè massaro Francesco l'aveva con lei. Cominciò così

a far voti al Patriarca san Giuseppe, a san Francesco di Paola, alla

Bella Madre delle Grazie: accendeva lampade, prometteva ceri, recitava

preghiere. Isidoro non parlava più del suo desiderio, ma si vedeva che

pensava sempre a una cosa. Ora, quando qualcuno sosteneva dinanzi a lui

che i figliuoli sono tutti eguali, egli scrollava il capo:

— Già, eguali!... per mangiare, la bocca l'hanno la stessa!... Ma le

femmine non son buone che a portar via la roba, quando vanno a marito,

nelle case degli estranei, dove si scordano perfino di chi le ha fatte!

Invece, i figliuoli, se avevano la bocca per mangiare, avevano anche

delle braccia per aiutarvi a sbarcare il lunario, quando si facevano

grandicelli; e portavano il vostro stesso nome, e lo perpetuavano.

Se egli pensava a un bel ragazzo che gli avrebbe tenuto compagnia,

a cui avrebbe appreso il suo stesso mestiere, che sarebbe stato il

bastone della sua vecchiaia; se vedeva gli altri babbi seguiti dai loro

figliuoli, inorgoglirsene, vantarne la forza e la destrezza, un moto

di ribellione lo faceva sgarbato, cattivo con le bambine. Talvolta se

la prendeva con sua moglie; quell'aspettazione inappagata scemava il

bene che le aveva voluto. Pensava adesso, come tutti i maschi, che le

donne valgono poco più delle bestie, salvo il battesimo; che hanno il

cuore piccolo e niente cervello: e Santa e le sue figlie gli parevano

egualmente inutili. Dacchè aveva uso di ragione, era stato abituato a

considerare il figliuolo come l'erede della potestà paterna, il futuro

padrone, l'orgoglio della casa. Come vedeva che sua moglie era dello

stesso sentimento, il suo rancore se ne andava. Allora tutti e due si

mettevano ad affrettar coi voti il compimento del loro lungo desiderio.

I re e le regine non aspettavano con maggiore ansietà la nascita dei

_Reuzzi_, degli eredi del trono.

La sorte · 第 36 / 54 题