Salvatore, intanto, vedeva Fanny rare volte; la marchesa non le dava
molti permessi d'uscire, ed a palazzo egli non poteva andare tutti i
giorni.
Per questo, quando ad agosto, dopo che la signora andò in campagna,
finalmente il matrimonio fu celebrato, Salvatore era innamorato di sua
moglie ancora più di quando l'aveva conosciuta.
Appena entrata in casa, vista la ragazza di servizio presa da
Salvatore, la Fanny aveva detto:
— Chi è questa stracciona? È lei che deve servirmi?
— Non ti piace? — rispose Salvatore — Il mese venturo ne prenderemo
un'altra.
— E intanto cosa pretenderesti, che facessi la serva io?
— Ma che ti scappa di bocca!
E Salvatore perdette la caparra e la mesata, cercando subito un'altra
persona di servizio che piacesse a sua moglie. Egli non voleva dare
nessun dispiacere a Fanny; le stava sempre d'attorno, spiando i suoi
desiderii, trascurando i proprii affari, lasciando il salone in mano ai
giovani di bottega. La carezzava, la vezzeggiava come una bambina; non
gli pareva vero di poterla chiamare sua moglie, di sentirsela vicino,
per sempre.
— Chi l'avrebbe mai detto! Mi par di sognare.
La guardava andare e venire per la sua casa, pieno di meraviglia, come
se non fosse una persona, ma una fata venuta a rallegrarlo e pronta
a scappar via. La chiamava coi nomi più dolci, le prestava tutte le
bellezze delle eroine dei suoi romanzi; voleva guadagnare una fortuna
soltanto perchè lei ne disponesse.
Fanny metteva ogni sua cura a sfoggiare le galanterie e gli abiti che
la marchesa le aveva regalati.
— Ti stanno così bene! — esclamava suo marito.
Ma lei non restava mai contenta.
— Queste buccole non sono di buon gusto. Roba da contadine!
Salvatore glie ne comperava un altro paio. Sua moglie non doveva parere
una contadina, doveva parere una signora e far la sua figura come le
altre, meglio delle altre.
— Fanny è piena di voglie: buon segno! — andava dicendo, fregandosi le
mani.
Poi, in primavera, lei volle andare in campagna, come facevano
tutti. Salvatore affittò subito, dietro la Barriera, in una posizione
bellissima, due stanze con un giardinetto, dove c'era una magnifica
veduta. Non gli importava di lasciare la città, di piantare il salone
e gli affari, pur di contentarla. E poi, lei si poteva bene cavare quel
capriccio, con le due mila lire che aveva portato di suo!
Ma, appena arrivata, Fanny cominciò a smaniare:
— Che oppressione!... Come si fa a viver qui!... Ma che idea di cercare
una casa dietro il camposanto!
A manca, in fondo, oltre i tetti di alcune casipole, spuntavano infatti
le cime dei cipressi.
— Scusami, non me n'ero accorto! Un vero malaugurio! Gli è che io non
ho occhi se non per te. Vogliamo andar via?...
— Ora che ci s'è, ci si resta — disse Fanny, quando Agostino, con la
sorella, venne a villeggiare nelle vicinanze.
L'amico, veramente, era occupato in città durante tutta la giornata;
la sera soltanto gli era permesso di andare a respirare un po' d'aria
fresca. La domenica, spesso anche qualche altro giorno della settimana,
Salvatore lo invitava a desinare.
— È il meno ch'io possa fare — diceva a sua moglie, giustificandosi —
per disobbligarmi dei servigi che mi rende alla bottega.
Appunto Fanny, che era avvezza a veder gente, si sentiva opprimere
nella solitudine.
— Venite a trovarci, la sera — insisteva Salvatore — quella povera
figliuola non vede anima viva.
Con Agostino lei stava volentieri; era una vecchia conoscenza e la
divertiva con le sue chiacchiere. Lui non mancava di portarle qualche
cosa, delle confetture, dei pasticcini, per contraccambiare le cortesie
di Salvatore.
— Ma io non posso permettere!... Se vi incomodate ancora, me n'offendo.
E facevano a chi obbligasse più l'altro.
Quando Agostino non potè venire, neanche la sera:
— Ora torniamo a casa — disse Fanny.
Anche a Salvatore pareva tempo. Per quanto onesti fossero i suoi
commessi, e l'amico Agostino vigilante, la baracca non poteva andare a
lungo a quel modo. L'occhio del padrone ingrassa il cavallo, si dice,
ed egli lo vedeva con prova. Le pratiche che volevano esser servite
da lui, a casa, si lamentavano della lunga assenza; il salone aveva
bisogno d'esser corredato di tutto il necessario, continuamente, e per
questo non c'era che lui.
Così vi ritornò, badando di nuovo agli affari, procurando di allargare
la sua clientela con le sue belle maniere, rifornendosi di tutti quegli
arnesi che il tempo aveva logorati, per mantenersi sempre nella bella
fama che s'era acquistata. L'amico Agostino gli era sempre di grande
aiuto, nel fargli i conti, nello scrivergli la corrispondenza con i
fabbricanti dai quali ritraeva i suoi articoli, nel tenergli d'occhio
la bottega quand'egli non poteva venirvi.
— S'aiutano l'uno coll'altro! — diceva Saverio Conterino al calzolaio
che stava a fianco. — L'amico fa andare il salone e lo strappa-denti
gli dà in cambio la moglie.
— Come avete detto? — esclamò quello.
— La sacrosanta verità. Quando lo strappa-denti sbatte saponata o lava
teste, l'amico fa il comodo suo, con l'amica. È una cosa combinata da
un pezzo...
— Come, come?
— Già, loro si conoscono da un pezzo, da quando erano in casa
Roccasciano tutt'e due. All'amica le piaceva scherzare, ma scherzare
soltanto, veh! chè voleva trovare un marito, lei. E poi, entrata in
casa Motta, l'amica ci fece venire anche lui, per mezzo della marchesa
che non le può negar niente, perchè è nelle sue mani. E adesso che lui
le ha fatto trovar un marito — e così paziente! — vanno tutti d'amore
e d'accordo.
Senza Agostino, veramente Salvatore si sarebbe sentito come perduto.
A lui egli confidava i suoi piccoli dispiaceri, i suoi imbarazzi; a
lui suggeriva di farlo rappattumar con la moglie, se si erano un po'
bisticciati, per una cosa da nulla, e domandava consigli per l'affare
del mutuo, giacchè era passato più d'un anno e ancora non aveva potuto
metter niente da parte, malgrado s'ammazzasse a lavorare, senza un
lamento, perchè sua moglie non mancasse di nulla e si potesse acchetare
anche il debito.
— Non ve ne curate! — gli diceva l'amico Agostino, alzando le spalle.
— Come, non debbo curarmene? Se ho preso i denari, bisogna bene che li
restituisca.
Egli studiava economie, non spendeva più niente per sè, tranne i soldi
delle dispense illustrate; ma, invece di risparmiare, le entrate del
salone non gli bastavano più.
— Caro Agostino — ricorreva all'amico — potete procurarmi un centinaio
di lire?
L'amico portava la somma, contro la firma d'un pezzo di carta.
Fanny aveva bisogno d'abiti e di vezzi; andava spesso a trovar la
marchesina, e non poteva presentarsi alla sua antica padroncina come
una cameriera. Poi era stata sempre abituata a portar cappellini, e non
poteva adattarsi all'uso dello scialle paesano.
— Un uso stupidissimo! Allora tanto vale andare attorno vestite di
casa, se l'abito non s'ha da vedere!