II.

Per una settimana, Salvatore non si potè levar di capo il ricordo della

serata della marchesa.

— Com'erano magnifici quei grandi saloni, con quei grossi tappeti

sotto i piedi, con tante galanterie e tante ricchezze!... Già, quando

s'era trovato nel giardino, dinanzi alla signora, egli non aveva capito

come l'amico Agostino ne potesse parlar male: era tanto buona, tanto

affabile! S'ha un bel dire, ma il garbo e la distinzione si trovano

soltanto in casa della nobiltà! Perfino i servi avevano belle maniere,

e il cameriere che lo aveva accompagnato in giardino, e poi nella sala

dei rinfreschi, pareva avesse fatto strada a un barone, a dir poco!

Soltanto quel gelato non gli era andato nè per dritto nè per traverso,

perchè, sul più bello, era entrato a rotta di collo un diavolino,

strillando e pestando coi piedi, domandando i dolci, e poi era venuta

la governante, vestita come una dama, e l'aveva portato via, chiedendo

scusa a lui, Salvatore, con un'aria e una voce così gentili, che egli

non era riuscito neppure a rispondere: Ma nulla!

— Che ne dite? Un bel pezzo di ragazza, quella Fanny? — chiedeva

intanto l'amico Agostino. — Quei fianchi, li avete visti?... e il

resto?...

— Sempre a una cosa voi pensate? — rispose Salvatore, ridendo un po'

tra i denti.

— Io? Guardate cos'è il mondo! Io pensavo al bene, e se vi dico che è

una bella ragazza, gli è perchè farebbe giusto per voi.

Salvatore lasciò cadere il discorso, affinchè quello se ne andasse. La

testa gli frullava ancora da quella sera, e l'imagine di Fanny non gli

si voleva levar via dagli occhi. La vedeva ancora, come se gli stesse

innanzi, bionda, graziosa, elegante; gli risuonava ancora all'orecchio

l'accento simpatico e per lui nuovo della sua voce melodiosa.

— Non dev'essere delle nostre parti; anche il nome lo dice.

La sorte · 第 27 / 54 题