I.

— Viva San Placido!

— Vogliamo la festa!... Viva la festa!... Viva San Placido, o diamo

fuoco al Municipio!...

Napoleone, il procaccia che faceva anche il lampionaio ed il messo

municipale, venne fuori al balcone, agitando le braccia:

— Silenzio! Pace!... Volete finirla?... Insomma, con questo fracasso il

Consiglio non può deliberare!

Ma, sedate le grida, tutti cominciarono a parlare, in una volta:

— Sono tre anni che dura la commedia!... col pretesto che non c'è

denari!

— Sicuro che non ce n'è, dopo che se li mangiano tutti loro!...

— E il segretario che s'è fabbricata la casa!

— E la maestra continentale!...

— Come se da noi ne mancassero, delle ciabatte!...

— O non tirano fuori l'altra scusa del colera?...

— Il colera!... Che ha paura del colera, San Placido?

— E il sindaco che ha il contravveleno!...

— Saremo noi che creperemo!

— E noi vogliamo la festa!... Viva la festa!...

Nella sala del Consiglio, il baccano non era meno grande che in piazza:

le teste si andavano riscaldando e la discussione minacciava di finir

male. Il sindaco don Delfo, intabarrato malgrado il gran caldo prodotto

dai fiati e dai lumi, rivolgeva degli sguardi sospettosi alle finestre

aperte, e badava a ripetere:

— Ma il colera!... signori miei, il colera!... Il prefetto non darà il

permesso!...

Come se il prefetto non avrebbe fatto meglio a contrammandare

l'ordine di spargere il veleno! Quando s'era mai sentito che le feste

producevano il colera? E finalmente, per qual ragione il sindaco era

così contrario? Aveva forse paura che Rocco Minna, restando in paese

per la festa, lo sorprendesse con sua moglie, e lo scannasse come un

agnello?

— Viva San Placido! — urlavano fuori.

Ma prima di San Placido bisognava pensare a finire il camposanto —

gridavano gli oppositori — e a riparare le strade!... e a migliorare

l'illuminazione!... e a completare l'edificio scolastico!...

La confusione cresceva, il Consiglio pareva dividersi in due campi

eguali e don Delfo, tossendo, spaventato dal tono rauco della sua voce,

faceva segno a Napoleone perchè chiudesse le finestre.

Napoleone non s'accorgeva di niente, e allungava ogni tanto il capo

nella sala, per sentire a che stato erano le cose, e se la festa

finalmente si deliberava. Egli faceva il conto di quel che gli aveva

fruttato, gli altri anni: tanto di soprassoldo, tanto di mancie, e i

generi in natura che gli avanzavano: lo spago, i chiodi, il petrolio,

la cera...

— Viva la festa!... Vogliamo la festa!

— Insomma! — esclamò don Delfo, battendo col pugno sul tavolo — Io non

voglio pigliare un malanno! Metto la festa ai voti; chi è contrario

resti seduto, chi è favorevole si alzi.

Come un sol uomo, tutti i consiglieri si alzarono.

Il sindaco li guardò un momento, sbalordito; poi, alzandosi anche lui:

— E andate a farvi... friggere!

Dal balcone, gridando con quanta voce aveva in canna, Napoleone

annunziò:

— La festa si farà!... Gridiamo tutti: Viva San Placido!

— Viva San Placido!

In un lampo, i suonatori andarono a cercar gli strumenti e, attaccato

il _Funiculì-Funiculà_, percorsero il paese, da un capo all'altro,

intanto che Napoleone issava la bandiera all'asta del balcone e che

alle finestre del _Circolo degli Operai_ e del _Casino dei Contadini_

mettevano fuori i lumi, fra la generale esultanza.

— Festa!... Festa!... Viva San Placido!

— Allegro, don Tino! Ne venderete di quei gelati!

— E voi, zio Vito, di quelle caldarroste!

— Marotta, tu ne cucirai di quegli abiti!

— Avete inteso, comare Venera? Ora San Placido potrà far la grazia a

vostro figlio, di restituirgli l'udito!

— San Placido glorioso! Così possa guarire anche mio marito dal vizio!

— Peppe Duro, toccherà a te di farti onore, coi fuochi!

— E a voi, Ribottazzo, coi cavalli!

Mentre tutti gridavano, arrivò don Gerolamo il farmacista, a sentir le

notizie. La gente lo prese in mezzo, e tutti a vociare in una volta:

— Festa, don Gerolamo!... Festa!...

— Don Gerolamo, voi potrete chiuder bottega!

— Vogliamo crepare, ma d'allegrezza!

— Meglio taverna che farmacia!

Don Gerolamo, mezzo assordato, portò le mani alle orecchie, e disse:

— Ogni Santo sprovvisto, Iddio provvede.

La sorte · 第 21 / 54 题